\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Eugenio Scalfari ci scrive: “Questo sito è una vergogna. In altri contesti sareste scomunicati.”

Il popolo che camminava nelle tenebre, sildenafil vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte, case la luce risplende (Isaia 9,1)

Cari nel Signore,
vorrei condividere questo versetto con quanti si sentono ancora popolo di Dio e Chiesa di Gesù Cristo, nonostante le delusioni avute dal mondo religioso.

La luce che vediamo dissipa le tenebre che avviluppano le Chiese, ed è la luce del Signore Gesù derivante dalla Sua Parola. Non la teologia asservita al mondo (così precaria ed illusoria) ma la teologia della Parola ci supporta lungo il cammino.
Anni fa, divenni membro della Chiesa Valdese perché volevo affermare i principi della Riforma che rinnovarono la mia vita di fede.  Affascinato dal valore storico del nome valdese, ben presto mi confrontai con una realtà che contrastava con la mia identità cristiana. Più conoscevo i discutibili criteri che regolavano il mondo valdese, più mi ancoravo ai principi della Riforma, alla sana dottrina (Tito 2,1).
Non ho mai voluto guerreggiare con nessuno né intendo farlo ora, perché il combattimento non è contro carne e sangue (Efesini 6,12) ma debbo dire che non mi identifico più con questo modo di fare. Rispetto le persone [che rimangono sempre compagni d’umanità] ma non posso condividere il loro modo di fare. Lungi dal conferire [e revocare] patenti di cristianità,  esorto il popolo valdese a tornare ad una condizione di piena evangelicità. La Chiesa Evangelica Valdese deve riconoscersi davvero giudicata dalla Sacra Scrittura, anziché adeguare la Parola di Dio all’andazzo del mondo in nome di un ideologia così stereotipata e priva di spessore, perché il peccato non è semplicisticamente una mancanza d’amore, ma anzitutto violazione della Legge (1 Giovanni 3,4), e se viene meno il concetto della Legge, allora urge tornare a capire la differenza tra ciò che è sacro e quello che è profano (Ezechiele 44,23) e chi serve Dio e colui che non lo serve (Malachia 3,18).
Se il lessico valdese oggi appare impoverito di parole come redenzione, conversione e peccato è perché si sono smarriti quei sentieri antichi (Geremia 6,16), che come S.A.V. abbiamo deciso di ripercorrere con gioia e semplicità di cuore, convinti che la Parola di Dio interpelli e trasformi ancora.
Cosa dice Gesù? Nessuno, quando ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto un vaso; anzi la mette sul candeliere, perché coloro che entrano vedano la luce (Luca 11,33). La luce di Cristo in noi, radicata sulla Parola di Dio, non va nascosta in nome del quieto vivere, e se è vero che mondo non fa sempre rima con immondo, non significa che la  testimonianza debba venire meno per guadagnare consensi.
A quanti sostengono una fede così condizionata dal mondo, ricordo l’invito di Gesù: Sta’ quindi attento che la luce che è in te non sia tenebre (Luca 11,35).
Dio ci benedica.

Marco Soranno
Il popolo che camminava nelle tenebre, check vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte, la luce risplende (Isaia 9,1)

Cari nel Signore,
vorrei condividere questo versetto con quanti si sentono ancora popolo di Dio e Chiesa di Gesù Cristo, nonostante le delusioni avute dal mondo religioso.

La luce che vediamo dissipa le tenebre che avviluppano le Chiese, ed è la luce del Signore Gesù derivante dalla Sua Parola. Non la teologia asservita al mondo (così precaria ed illusoria) ma la teologia della Parola ci supporta lungo il cammino.
Anni fa, divenni membro della Chiesa Valdese perché volevo affermare i principi della Riforma che rinnovarono la mia vita di fede.  Affascinato dal valore storico del nome valdese, ben presto mi confrontai con una realtà che contrastava con la mia identità cristiana. Più conoscevo i discutibili criteri che regolavano il mondo valdese, più mi ancoravo ai principi della Riforma, alla sana dottrina (Tito 2,1).
Non ho mai voluto guerreggiare con nessuno né intendo farlo ora, perché il combattimento non è contro carne e sangue (Efesini 6,12) ma debbo dire che non mi identifico più con questo modo di fare. Rispetto le persone [che rimangono sempre compagni d’umanità] ma non posso condividere il loro modo di fare. Lungi dal conferire [e revocare] patenti di cristianità,  esorto il popolo valdese a tornare ad una condizione di piena evangelicità. La Chiesa Evangelica Valdese deve riconoscersi davvero giudicata dalla Sacra Scrittura, anziché adeguare la Parola di Dio all’andazzo del mondo in nome di un ideologia così stereotipata e priva di spessore, perché il peccato non è semplicisticamente una mancanza d’amore, ma anzitutto violazione della Legge (1 Giovanni 3,4), e se viene meno il concetto della Legge, allora urge tornare a capire la differenza tra ciò che è sacro e quello che è profano (Ezechiele 44,23) e chi serve Dio e colui che non lo serve (Malachia 3,18).
Se il lessico valdese oggi appare impoverito di parole come redenzione, conversione e peccato è perché si sono smarriti quei sentieri antichi (Geremia 6,16), che come S.A.V. abbiamo deciso di ripercorrere con gioia e semplicità di cuore, convinti che la Parola di Dio interpelli e trasformi ancora.
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A quanti sostengono una fede così condizionata dal mondo, ricordo l’invito di Gesù: Sta’ quindi attento che la luce che è in te non sia tenebre (Luca 11,35).
Dio ci benedica.

Marco Soranno
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Cari nel Signore,
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Marco Soranno
Quali cose potranno deviarci e alienarci dal Vangelo? Saranno le ingiurie, erectile le maledizioni, more about le disgrazie o le privazioni di onori mondani? Ma sappiamo bene che Gesù Cristo ha percorso lo stesso sentiero che dobbiamo seguire noi… Saranno gli esilii, website le proscrizioni, le privazioni di beni e ricchezze? Ma noi sappiamo che quando siamo cacciati da un paese, tutto il mondo appartiene al Signore, e quando siamo cacciati dal mondo stesso, non siamo per questo fuori del Suo regno.

E se saremo spogliati dei nostri beni e impoveriti, avremo un Padre assai ricco che ci nutrirà; e lo stesso Cristo si rese povero affinché noi lo seguissimo nella povertà. Saranno forse le afflizioni, le prigioni, le torture e i tormenti? Ma noi sappiamo, per l’esempio di Gesù Cristo, che questa è la via per arrivare alla gloria. Sarà infine la morte? No, perché la morte non ci priverà della vita da noi desiderata.

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Cari tutti, nurse
accompagna la costituzione del nostro movimento la pubblicazione settimanale delle mie predicazioni sulla base dei testi biblici previsti per ogni domenica dal Lezionario Comune. Si tratta delle letture bibliche che, domenica dopo domenica, vengono lette nelle chiese che decidono di seguirlo (compresa la chiesa cattolica-romana). Ogni domenica, quindi, è possibile sul mio sito leggere un’intera predicazione su quel testo. Può servire per la personale meditazione e crescita nella fede, per prepararsi alla predicazione nella propria comunità, come spunto per chi deve predicare, ma anche per sovvenire in qualche modo a chi una comunità cristiana non ce l’ha. Trovate tutte quelle che abbiamo pubblicate fin ora (76!) all’indirizzo: http://riforma.net/index.php?title=Studi_biblici

Testo biblico e predicazione per Domenica 25 gennaio 2015: “Indizi rivelatori per attenti osservatori”. La scorsa settimana osservavamo come “La verità è scoperta solo da chi sa guardare “dietro” alle apparenze, chi sa discernere, approfondire, ‘vedere oltre’, ‘vedere al di là’, non da persone supeficiali”: E’ quanto viene esemplificato nel primo segno miracoloso compiuto da Gesù e che I vangeli registrano, la trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana (Giovanni 2:1-11). Si tratta di “un segno miracoloso” e non di un “miracolo” come comunemente è inteso, perché le cose stupefacenti che Gesù opera sono un ‘cartello indicatore’, sono sempre finalizzate ad un “messaggio” che è accessibile solo “a chi è dato” di comprenderlo. Per questo, I segni miracolosi di Gesù hanno un “effetto discriminante”. La cosa non piace oggi dove un malinteso ugualitarismo vorrebbe che “tutti avessero le stesse chance”. Non così con Gesù, non così nella Bibbia, dove la grazia di Dio è sovrana e “fa misericordia a chi vuole”, a chi Lui sovranamente sceglie. http://riforma.net/index.php?title=Studi_biblici/Giovanni_2:1-10

 Vi saluto fraternamente nel Signore,
Paolo
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Paolo
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Paolo

Riforma non finirà mai di stupirci! L’articolo apparso sul sito di Riforma in data 26 gennaio dal titolo “Gerhard Ulrich: la Bibbia ci insegna ad essere disubbidienti”, generic con riferimento a uno dei più importanti vescovi Luterani della Germania e ad un suo discorso/sermone in un convegno gay/lesbo, see lascia a dir poco perplessi, see per non dire sconcertati.

Eppure, senza entrare nel merito del dibattito sull’omosessualità, questo Vescovo, evidentemente senza volerlo, ha detto una cosa molto giusta e vera. La Bibbia ci insegna veramente ad essere disubbidienti verso il Mondo e verso la Chiesa quando essi propongono posizioni e affermazioni inaccettabili alla luce della Bibbia.

Il Vescovo Gerhard cita ad esempio la scelta dei tre Magi di non ubbidire alla richiesta di Erode, ma è evidente che quando il Mondo, ossia la società civile, ci propone leggi come quella Gender nelle scuole, o le Chiese ci insegnano che l’omosessualità è benedetta dalla Bibbia (ossia da Dio), i veri credenti devono giustamente rifiutarsi di accettare e seguire queste posizioni e rimanere fedeli al dettato Biblico, che è la sola vera luce del credente.

Nikodemos
Riforma non finirà mai di stupirci! L’articolo apparso sul sito di Riforma in data 26 gennaio dal titolo “Gerhard Ulrich: la Bibbia ci insegna ad essere disubbidienti”, buy information pills con riferimento a uno dei più importanti vescovi Luterani della Germania e ad un suo discorso/sermone in un convegno gay/lesbo, illness lascia a dir poco perplessi, per non dire sconcertati.

Eppure, senza entrare nel merito del dibattito sull’omosessualità, questo Vescovo, evidentemente senza volerlo, ha detto una cosa molto giusta e vera. La Bibbia ci insegna veramente ad essere disubbidienti verso il Mondo e verso la Chiesa quando essi propongono posizioni e affermazioni inaccettabili alla luce della Bibbia.

Il Vescovo Gerhard cita ad esempio la scelta dei tre Magi di non ubbidire alla richiesta di Erode, ma è evidente che quando il Mondo, ossia la società civile, ci propone leggi come quella Gender nelle scuole, o le Chiese ci insegnano che l’omosessualità è benedetta dalla Bibbia (ossia da Dio), i veri credenti devono giustamente rifiutarsi di accettare e seguire queste posizioni e rimanere fedeli al dettato Biblico, che è la sola vera luce del credente.

Nikodemos
Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò?

Il Signore è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?

Quando i malvagi, approved che mi sono avversari e nemici,

mi hanno assalito per divorarmi,

essi stessi hanno vacillato e sono caduti.

 

Se un esercito si accampasse contro di me,

il mio cuore non avrebbe paura;

se infuriasse la battaglia contro di me,

anche allora sarei fiducioso.

 

Una cosa ho chiesto al Signore,

e quella ricerco:

abitare nella casa del Signore tutti

i giorni della mia vita,

per contemplare la bellezza del Signore,

e meditare nel suo tempio.

 

Poich’egli mi nasconderà nella sua

tenda in giorno di sventura,

mi custodirà nel luogo più segreto della sua dimora,

mi porterà in alto sopra una roccia.

 

E ora la mia testa s’innalza sui miei nemici che mi circondano.

Offrirò nella sua dimora sacrifici con gioia;

canterò e salmeggerò al Signore.

O Signore, ascolta la mia voce quando t’invoco;

abbi pietà di me, e rispondimi.

 

Il mio cuore mi dice da parte tua: “Cercate il mio volto!”

Io cerco il tuo volto, o Signore.

Non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo;

tu sei stato il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi,

o Dio della mia salvezza!

 

Qualora mia mo padre e mia madre m’abbandonino,

il Signore mi accoglierà.

O Signore, insegnami la tua via,

guidami per un sentiero diritto,

a causa dei miei nemici.

 

Non darmi in balia dei miei nemici;

perché sono sorti contro di me falsi testimoni,

gente che respira violenza.

Ah, se non avessi avuto fede

di veder la bontà del Signore sulla terra dei viventi!

 

Spera nel Signore!

Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi;

sì, spera nel Signore.

 

Preghiera:

Signore noi vogliamo essere riuniti sotto le tue ali come la chioccia protegge la covata, consapevoli sempre che Tu sei Colui che compi in noi il volere e l’operare, secondo la Tua parola! Amen

 

Buona notte. Daniela

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò?

Il Signore è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?

Quando i malvagi, stomach che mi sono avversari e nemici, more about

mi hanno assalito per divorarmi,

essi stessi hanno vacillato e sono caduti.

 

Se un esercito si accampasse contro di me,

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Poich’egli mi nasconderà nella sua

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Spera nel Signore!

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sì, spera nel Signore.

 

Preghiera:

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Buona notte. Daniela

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, viagra in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, more about mediante la santificazione dello Spirito Santo, story sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa…La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e cedenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò?

Il Signore è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?

Quando i malvagi, sale che mi sono avversari e nemici, side effects

mi hanno assalito per divorarmi,

essi stessi hanno vacillato e sono caduti.

 

Se un esercito si accampasse contro di me,

il mio cuore non avrebbe paura;

se infuriasse la battaglia contro di me,

anche allora sarei fiducioso.

 

Una cosa ho chiesto al Signore,

e quella ricerco:

abitare nella casa del Signore tutti

i giorni della mia vita,

per contemplare la bellezza del Signore,

e meditare nel suo tempio.

 

Poich’egli mi nasconderà nella sua

tenda in giorno di sventura,

mi custodirà nel luogo più segreto della sua dimora,

mi porterà in alto sopra una roccia.

 

E ora la mia testa s’innalza sui miei nemici che mi circondano.

Offrirò nella sua dimora sacrifici con gioia;

canterò e salmeggerò al Signore.

O Signore, ascolta la mia voce quando t’invoco;

abbi pietà di me, e rispondimi.

 

Il mio cuore mi dice da parte tua: “Cercate il mio volto!”

Io cerco il tuo volto, o Signore.

Non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo;

tu sei stato il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi,

o Dio della mia salvezza!

 

Qualora mia mo padre e mia madre m’abbandonino,

il Signore mi accoglierà.

O Signore, insegnami la tua via,

guidami per un sentiero diritto,

a causa dei miei nemici.

 

Non darmi in balia dei miei nemici;

perché sono sorti contro di me falsi testimoni,

gente che respira violenza.

Ah, se non avessi avuto fede

di veder la bontà del Signore sulla terra dei viventi!

 

Spera nel Signore!

Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi;

sì, spera nel Signore.

 

Preghiera:

Signore noi vogliamo essere riuniti sotto le tue ali come la chioccia protegge la covata, consapevoli sempre che Tu sei Colui che compi in noi il volere e l’operare, secondo la Tua parola! Amen

 

Buona notte. Daniela

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, viagra in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, more about mediante la santificazione dello Spirito Santo, story sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa…La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e cedenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, sick in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, information pills mediante la santificazione dello Spirito Santo, sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa…La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e cedenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò?

Il Signore è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?

Quando i malvagi, sale che mi sono avversari e nemici, side effects

mi hanno assalito per divorarmi,

essi stessi hanno vacillato e sono caduti.

 

Se un esercito si accampasse contro di me,

il mio cuore non avrebbe paura;

se infuriasse la battaglia contro di me,

anche allora sarei fiducioso.

 

Una cosa ho chiesto al Signore,

e quella ricerco:

abitare nella casa del Signore tutti

i giorni della mia vita,

per contemplare la bellezza del Signore,

e meditare nel suo tempio.

 

Poich’egli mi nasconderà nella sua

tenda in giorno di sventura,

mi custodirà nel luogo più segreto della sua dimora,

mi porterà in alto sopra una roccia.

 

E ora la mia testa s’innalza sui miei nemici che mi circondano.

Offrirò nella sua dimora sacrifici con gioia;

canterò e salmeggerò al Signore.

O Signore, ascolta la mia voce quando t’invoco;

abbi pietà di me, e rispondimi.

 

Il mio cuore mi dice da parte tua: “Cercate il mio volto!”

Io cerco il tuo volto, o Signore.

Non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo;

tu sei stato il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi,

o Dio della mia salvezza!

 

Qualora mia mo padre e mia madre m’abbandonino,

il Signore mi accoglierà.

O Signore, insegnami la tua via,

guidami per un sentiero diritto,

a causa dei miei nemici.

 

Non darmi in balia dei miei nemici;

perché sono sorti contro di me falsi testimoni,

gente che respira violenza.

Ah, se non avessi avuto fede

di veder la bontà del Signore sulla terra dei viventi!

 

Spera nel Signore!

Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi;

sì, spera nel Signore.

 

Preghiera:

Signore noi vogliamo essere riuniti sotto le tue ali come la chioccia protegge la covata, consapevoli sempre che Tu sei Colui che compi in noi il volere e l’operare, secondo la Tua parola! Amen

 

Buona notte. Daniela

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, viagra in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, more about mediante la santificazione dello Spirito Santo, story sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa…La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e cedenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, sick in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, information pills mediante la santificazione dello Spirito Santo, sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa…La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e cedenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, treat in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, more about mediante la santificazione dello Spirito Santo, sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa…La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e cedenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò?

Il Signore è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?

Quando i malvagi, sale che mi sono avversari e nemici, side effects

mi hanno assalito per divorarmi,

essi stessi hanno vacillato e sono caduti.

 

Se un esercito si accampasse contro di me,

il mio cuore non avrebbe paura;

se infuriasse la battaglia contro di me,

anche allora sarei fiducioso.

 

Una cosa ho chiesto al Signore,

e quella ricerco:

abitare nella casa del Signore tutti

i giorni della mia vita,

per contemplare la bellezza del Signore,

e meditare nel suo tempio.

 

Poich’egli mi nasconderà nella sua

tenda in giorno di sventura,

mi custodirà nel luogo più segreto della sua dimora,

mi porterà in alto sopra una roccia.

 

E ora la mia testa s’innalza sui miei nemici che mi circondano.

Offrirò nella sua dimora sacrifici con gioia;

canterò e salmeggerò al Signore.

O Signore, ascolta la mia voce quando t’invoco;

abbi pietà di me, e rispondimi.

 

Il mio cuore mi dice da parte tua: “Cercate il mio volto!”

Io cerco il tuo volto, o Signore.

Non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo;

tu sei stato il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi,

o Dio della mia salvezza!

 

Qualora mia mo padre e mia madre m’abbandonino,

il Signore mi accoglierà.

O Signore, insegnami la tua via,

guidami per un sentiero diritto,

a causa dei miei nemici.

 

Non darmi in balia dei miei nemici;

perché sono sorti contro di me falsi testimoni,

gente che respira violenza.

Ah, se non avessi avuto fede

di veder la bontà del Signore sulla terra dei viventi!

 

Spera nel Signore!

Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi;

sì, spera nel Signore.

 

Preghiera:

Signore noi vogliamo essere riuniti sotto le tue ali come la chioccia protegge la covata, consapevoli sempre che Tu sei Colui che compi in noi il volere e l’operare, secondo la Tua parola! Amen

 

Buona notte. Daniela

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, viagra in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, more about mediante la santificazione dello Spirito Santo, story sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa…La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e cedenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

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Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

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Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti. In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4, for sale diagnosis 1-20.

In quel tempo, website like this Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. 
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. 
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. 
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». 
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: 
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?
Il seminatore semina la parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. 
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. 
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. 
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

Cesario di Arles, di cui sotto è riportato un breve commento a questo brano dell’Evangelo secondo Marco, fu monaco e vescovo in tempi e luoghi assai difficili per la predicazione dell’Evangelo (ma ne esistono di facili? mi chiedo? essendo il Vangelo segno di contraddizione tra gli uomini?) dovendosi barcamenare, da un punto di vista umano, tra re Visigoti, Ostrogoti e Franchi in lotta per la supremazia nella sua terra.

Perciò si dedicò a mettere ordine in quello che potremmo definire il campo della chiesa, tramite la sua lotta contro le eresie, soprattutto il semipelagianesimo (secondo cui gli esseri umani, ai fini della loro salvezza possono/devono fare da sé stessi il primo passo verso Dio, cioè senza l’aiuto della grazia divina, la quale subentra solo in un secondo tempo) e l’arianesimo (dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256-336), condannata al primo concilio di Nicea (325); sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito).

Si mise quindi all’opera, citando il suo discorso sotto riportato, perché Dio trovasse quanto dava piacere ai suoi occhi. Seminando senza sosta la Parola dell’Eterno, con sermoni, discorsi, esortazioni, regole per la vita cristiana ed ogni sorta di insegnamento. Tutto però sempre rigorosamente centrato sulla Parola di Dio e solo su quella.

Così ciascuno di noi, nel suo proprio ministero, nella sua propria forma di vita, è chiamato senza sosta a seminare l’Evangelo del Signore, la Sua Buona Novella, senza pensare che tutto dipenda tuttavia da sè stesso e dalla sua attività. La Parola di Dio ha una forza propria, intrinseca, che opera anche oltre alla bravura del seminatore nella sua attività.

Il seminatore semina la parola.

Il Signore Gesù è lapidario nella sua formulazione. Egli semina la Parola, poi sarà come è stato stabilito dall’Eterno; c’è chi la rigetterà all’istante, perchè ha il cuore di pietra, ricoperto dai suoi desideri, dalle sue passioni terrene, innaffiate dal satana. Un cuore duro come la pietra, come l’asfalto, dove non c’è più posto per il Signore. C’è l’umanità dal terreno cosparso qui e là di spine e di pietre, sono quegli uomini e quelle donne che ascoltano la Parola ma non l’accolgono pienamente, mischiano ad essa in modo indebito dottrine che sono solo di uomini, cercano in ogni modo quello che ai loro occhi appare un compromesso (in realtà impossibile, Dio non ammette cuori divisi!) con le dottrine di questo mondo e del suo principe sconfitto.

E ci sono infine coloro che accolgono la Parola su un terreno buono, e la Parola si rivela loro, dissoda il terreno,lo rende fertile, fa sì che porti frutto; lì il trenta, lì il sessanta, lì il massimo possibile ad una creatura umana.

Deve essere chiaro però: il seminatore semina la Parola. Ma il vero seminatore è il Cristo, e la vera Parola è solo e soltanto la sua. Come è soltanto Sua opera il frutto della grazia, di cui noi siamo meri collaboratori. Il nostro compito è riconoscerci servi inutili, servi senza pretese, seminare a nostra volta senza sosta, prima di tutto nel nostro campo, nella nostra vita, poi in chi è nostro prossimo. Ma come ci dirà sempre Gesù nel suo Vangelo, l’opera della mietitura, della divisione del grano dalla zizzania, sarà opera dell’Eterno, non certo opera nostra.

Tutto questo discorso fatto per il singolo credente vale anche per la Chiesa e per tutte quelle assemblee di credenti che si danno questo nome. La Parola seminata e diffusa in essa è la discriminante per noi, per capire se una Chiesa è veramente tale. Una Chiesa è veramente tale se si affida solo alla Parola, se attende solo dal Signore la Grazia e ne rende incessantemente lode, se ha fede nel Cristo ed in Lui solo.

Come ebbe a dire Agostino, è possibile si trovino lupi all’interno delle nostre assemblee ecclesiastiche, e pecore del Signore restino fuori. Lo capiremo, se questa sarà la volontà dell’Eterno, proprio dalla fiducia che essi rimetteranno al Vangelo.

Scrisse Giovanni Calvino nella sua Istituzione, e concludo:

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.
Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro.
E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile;ovunque riconosciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa
La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo 
Discorsi, n° 6 ; CCL 103, 32 ; SC 175 
Dare frutto del trenta, del sessanta e del cento per uno

Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima. È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che egli tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo…

Dio si è degnato di affidarci la nostra anima come suo campo; mettiamoci dunque all’opera con tutte le nostre forze con il suo aiuto, perché quando verrà a visitare il suo campo, egli lo trovi ben coltivato e perfettamente in ordine. Vi trovi una messe invece di rovi; vi trovi vino invece di aceto; grano invece di zizzania. Se vi troverà ciò che piace ai suoi occhi, ci darà in cambio le ricompense eterne; invece i rovi saranno destinati al fuoco.

Luca Zacchi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4, for sale diagnosis 1-20.

In quel tempo, website like this Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. 
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. 
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. 
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». 
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: 
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?
Il seminatore semina la parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. 
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. 
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. 
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

Cesario di Arles, di cui sotto è riportato un breve commento a questo brano dell’Evangelo secondo Marco, fu monaco e vescovo in tempi e luoghi assai difficili per la predicazione dell’Evangelo (ma ne esistono di facili? mi chiedo? essendo il Vangelo segno di contraddizione tra gli uomini?) dovendosi barcamenare, da un punto di vista umano, tra re Visigoti, Ostrogoti e Franchi in lotta per la supremazia nella sua terra.

Perciò si dedicò a mettere ordine in quello che potremmo definire il campo della chiesa, tramite la sua lotta contro le eresie, soprattutto il semipelagianesimo (secondo cui gli esseri umani, ai fini della loro salvezza possono/devono fare da sé stessi il primo passo verso Dio, cioè senza l’aiuto della grazia divina, la quale subentra solo in un secondo tempo) e l’arianesimo (dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256-336), condannata al primo concilio di Nicea (325); sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito).

Si mise quindi all’opera, citando il suo discorso sotto riportato, perché Dio trovasse quanto dava piacere ai suoi occhi. Seminando senza sosta la Parola dell’Eterno, con sermoni, discorsi, esortazioni, regole per la vita cristiana ed ogni sorta di insegnamento. Tutto però sempre rigorosamente centrato sulla Parola di Dio e solo su quella.

Così ciascuno di noi, nel suo proprio ministero, nella sua propria forma di vita, è chiamato senza sosta a seminare l’Evangelo del Signore, la Sua Buona Novella, senza pensare che tutto dipenda tuttavia da sè stesso e dalla sua attività. La Parola di Dio ha una forza propria, intrinseca, che opera anche oltre alla bravura del seminatore nella sua attività.

Il seminatore semina la parola.

Il Signore Gesù è lapidario nella sua formulazione. Egli semina la Parola, poi sarà come è stato stabilito dall’Eterno; c’è chi la rigetterà all’istante, perchè ha il cuore di pietra, ricoperto dai suoi desideri, dalle sue passioni terrene, innaffiate dal satana. Un cuore duro come la pietra, come l’asfalto, dove non c’è più posto per il Signore. C’è l’umanità dal terreno cosparso qui e là di spine e di pietre, sono quegli uomini e quelle donne che ascoltano la Parola ma non l’accolgono pienamente, mischiano ad essa in modo indebito dottrine che sono solo di uomini, cercano in ogni modo quello che ai loro occhi appare un compromesso (in realtà impossibile, Dio non ammette cuori divisi!) con le dottrine di questo mondo e del suo principe sconfitto.

E ci sono infine coloro che accolgono la Parola su un terreno buono, e la Parola si rivela loro, dissoda il terreno,lo rende fertile, fa sì che porti frutto; lì il trenta, lì il sessanta, lì il massimo possibile ad una creatura umana.

Deve essere chiaro però: il seminatore semina la Parola. Ma il vero seminatore è il Cristo, e la vera Parola è solo e soltanto la sua. Come è soltanto Sua opera il frutto della grazia, di cui noi siamo meri collaboratori. Il nostro compito è riconoscerci servi inutili, servi senza pretese, seminare a nostra volta senza sosta, prima di tutto nel nostro campo, nella nostra vita, poi in chi è nostro prossimo. Ma come ci dirà sempre Gesù nel suo Vangelo, l’opera della mietitura, della divisione del grano dalla zizzania, sarà opera dell’Eterno, non certo opera nostra.

Tutto questo discorso fatto per il singolo credente vale anche per la Chiesa e per tutte quelle assemblee di credenti che si danno questo nome. La Parola seminata e diffusa in essa è la discriminante per noi, per capire se una Chiesa è veramente tale. Una Chiesa è veramente tale se si affida solo alla Parola, se attende solo dal Signore la Grazia e ne rende incessantemente lode, se ha fede nel Cristo ed in Lui solo.

Come ebbe a dire Agostino, è possibile si trovino lupi all’interno delle nostre assemblee ecclesiastiche, e pecore del Signore restino fuori. Lo capiremo, se questa sarà la volontà dell’Eterno, proprio dalla fiducia che essi rimetteranno al Vangelo.

Scrisse Giovanni Calvino nella sua Istituzione, e concludo:

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.
Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro.
E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile;ovunque riconosciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa
La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo 
Discorsi, n° 6 ; CCL 103, 32 ; SC 175 
Dare frutto del trenta, del sessanta e del cento per uno

Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima. È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che egli tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo…

Dio si è degnato di affidarci la nostra anima come suo campo; mettiamoci dunque all’opera con tutte le nostre forze con il suo aiuto, perché quando verrà a visitare il suo campo, egli lo trovi ben coltivato e perfettamente in ordine. Vi trovi una messe invece di rovi; vi trovi vino invece di aceto; grano invece di zizzania. Se vi troverà ciò che piace ai suoi occhi, ci darà in cambio le ricompense eterne; invece i rovi saranno destinati al fuoco.

Luca Zacchi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4, viagra buy 1-20.

In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. 
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. 
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. 
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». 
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: 
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?

Il seminatore semina la parola.

Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. 
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. 
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. 
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

Cesario di Arles, di cui sotto è riportato un breve commento a questo brano dell’Evangelo secondo Marco, fu monaco e vescovo in tempi e luoghi assai difficili per la predicazione dell’Evangelo (ma ne esistono di facili? mi chiedo? essendo il Vangelo segno di contraddizione tra gli uomini?) dovendosi barcamenare, da un punto di vista umano, tra re Visigoti, Ostrogoti e Franchi in lotta per la supremazia nella sua terra.

Perciò si dedicò a mettere ordine in quello che potremmo definire il campo della chiesa, tramite la sua lotta contro le eresie, soprattutto il semipelagianesimo (secondo cui gli esseri umani, ai fini della loro salvezza possono/devono fare da sé stessi il primo passo verso Dio, cioè senza l’aiuto della grazia divina, la quale subentra solo in un secondo tempo) e l’arianesimo (dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256-336), condannata al primo concilio di Nicea (325); sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito).

Si mise quindi all’opera, citando il suo discorso sotto riportato, perché Dio trovasse quanto dava piacere ai suoi occhi. Seminando senza sosta la Parola dell’Eterno, con sermoni, discorsi, esortazioni, regole per la vita cristiana ed ogni sorta di insegnamento. Tutto però sempre rigorosamente centrato sulla Parola di Dio e solo su quella.

Così ciascuno di noi, nel suo proprio ministero, nella sua propria forma di vita, è chiamato senza sosta a seminare l’Evangelo del Signore, la Sua Buona Novella, senza pensare che tutto dipenda tuttavia da sè stesso e dalla sua attività. La Parola di Dio ha una forza propria, intrinseca, che opera anche oltre alla bravura del seminatore nella sua attività.

Il seminatore semina la parola.

Il Signore Gesù è lapidario nella sua formulazione. Egli semina la Parola, poi sarà come è stato stabilito dall’Eterno; c’è chi la rigetterà all’istante, perchè ha il cuore di pietra, ricoperto dai suoi desideri, dalle sue passioni terrene, innaffiate dal satana. Un cuore duro come la pietra, come l’asfalto, dove non c’è più posto per il Signore. C’è l’umanità dal terreno cosparso qui e là di spine e di pietre, sono quegli uomini e quelle donne che ascoltano la Parola ma non l’accolgono pienamente, mischiano ad essa in modo indebito dottrine che sono solo di uomini, cercano in ogni modo quello che ai loro occhi appare un compromesso (in realtà impossibile, Dio non ammette cuori divisi!) con le dottrine di questo mondo e del suo principe sconfitto.

E ci sono infine coloro che accolgono la Parola su un terreno buono, e la Parola si rivela loro, dissoda il terreno,lo rende fertile, fa sì che porti frutto; lì il trenta, lì il sessanta, lì il massimo possibile ad una creatura umana.

Deve essere chiaro però: il seminatore semina la Parola. Ma il vero seminatore è il Cristo, e la vera Parola è solo e soltanto la sua. Come è soltanto Sua opera il frutto della grazia, di cui noi siamo meri collaboratori. Il nostro compito è riconoscerci servi inutili, servi senza pretese, seminare a nostra volta senza sosta, prima di tutto nel nostro campo, nella nostra vita, poi in chi è nostro prossimo. Ma come ci dirà sempre Gesù nel suo Vangelo, l’opera della mietitura, della divisione del grano dalla zizzania, sarà opera dell’Eterno, non certo opera nostra.

Tutto questo discorso fatto per il singolo credente vale anche per la Chiesa e per tutte quelle assemblee di credenti che si danno questo nome. La Parola seminata e diffusa in essa è la discriminante per noi, per capire se una Chiesa è veramente tale. Una Chiesa è veramente tale se si affida solo alla Parola, se attende solo dal Signore la Grazia e ne rende incessantemente lode, se ha fede nel Cristo ed in Lui solo.

Come ebbe a dire Agostino, è possibile si trovino lupi all’interno delle nostre assemblee ecclesiastiche, e pecore del Signore restino fuori. Lo capiremo, se questa sarà la volontà dell’Eterno, proprio dalla fiducia che essi rimetteranno al Vangelo.

Scrisse Giovanni Calvino nella sua Istituzione, e concludo:

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.
Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro.
E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile;ovunque riconosciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa
La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo 
Discorsi, n° 6 ; CCL 103, 32 ; SC 175 
Dare frutto del trenta, del sessanta e del cento per uno

Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima. È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che egli tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo…

Dio si è degnato di affidarci la nostra anima come suo campo; mettiamoci dunque all’opera con tutte le nostre forze con il suo aiuto, perché quando verrà a visitare il suo campo, egli lo trovi ben coltivato e perfettamente in ordine. Vi trovi una messe invece di rovi; vi trovi vino invece di aceto; grano invece di zizzania. Se vi troverà ciò che piace ai suoi occhi, ci darà in cambio le ricompense eterne; invece i rovi saranno destinati al fuoco.

Luca Zacchi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4, for sale diagnosis 1-20.

In quel tempo, website like this Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. 
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. 
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. 
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». 
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: 
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?
Il seminatore semina la parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. 
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. 
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. 
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

Cesario di Arles, di cui sotto è riportato un breve commento a questo brano dell’Evangelo secondo Marco, fu monaco e vescovo in tempi e luoghi assai difficili per la predicazione dell’Evangelo (ma ne esistono di facili? mi chiedo? essendo il Vangelo segno di contraddizione tra gli uomini?) dovendosi barcamenare, da un punto di vista umano, tra re Visigoti, Ostrogoti e Franchi in lotta per la supremazia nella sua terra.

Perciò si dedicò a mettere ordine in quello che potremmo definire il campo della chiesa, tramite la sua lotta contro le eresie, soprattutto il semipelagianesimo (secondo cui gli esseri umani, ai fini della loro salvezza possono/devono fare da sé stessi il primo passo verso Dio, cioè senza l’aiuto della grazia divina, la quale subentra solo in un secondo tempo) e l’arianesimo (dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256-336), condannata al primo concilio di Nicea (325); sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito).

Si mise quindi all’opera, citando il suo discorso sotto riportato, perché Dio trovasse quanto dava piacere ai suoi occhi. Seminando senza sosta la Parola dell’Eterno, con sermoni, discorsi, esortazioni, regole per la vita cristiana ed ogni sorta di insegnamento. Tutto però sempre rigorosamente centrato sulla Parola di Dio e solo su quella.

Così ciascuno di noi, nel suo proprio ministero, nella sua propria forma di vita, è chiamato senza sosta a seminare l’Evangelo del Signore, la Sua Buona Novella, senza pensare che tutto dipenda tuttavia da sè stesso e dalla sua attività. La Parola di Dio ha una forza propria, intrinseca, che opera anche oltre alla bravura del seminatore nella sua attività.

Il seminatore semina la parola.

Il Signore Gesù è lapidario nella sua formulazione. Egli semina la Parola, poi sarà come è stato stabilito dall’Eterno; c’è chi la rigetterà all’istante, perchè ha il cuore di pietra, ricoperto dai suoi desideri, dalle sue passioni terrene, innaffiate dal satana. Un cuore duro come la pietra, come l’asfalto, dove non c’è più posto per il Signore. C’è l’umanità dal terreno cosparso qui e là di spine e di pietre, sono quegli uomini e quelle donne che ascoltano la Parola ma non l’accolgono pienamente, mischiano ad essa in modo indebito dottrine che sono solo di uomini, cercano in ogni modo quello che ai loro occhi appare un compromesso (in realtà impossibile, Dio non ammette cuori divisi!) con le dottrine di questo mondo e del suo principe sconfitto.

E ci sono infine coloro che accolgono la Parola su un terreno buono, e la Parola si rivela loro, dissoda il terreno,lo rende fertile, fa sì che porti frutto; lì il trenta, lì il sessanta, lì il massimo possibile ad una creatura umana.

Deve essere chiaro però: il seminatore semina la Parola. Ma il vero seminatore è il Cristo, e la vera Parola è solo e soltanto la sua. Come è soltanto Sua opera il frutto della grazia, di cui noi siamo meri collaboratori. Il nostro compito è riconoscerci servi inutili, servi senza pretese, seminare a nostra volta senza sosta, prima di tutto nel nostro campo, nella nostra vita, poi in chi è nostro prossimo. Ma come ci dirà sempre Gesù nel suo Vangelo, l’opera della mietitura, della divisione del grano dalla zizzania, sarà opera dell’Eterno, non certo opera nostra.

Tutto questo discorso fatto per il singolo credente vale anche per la Chiesa e per tutte quelle assemblee di credenti che si danno questo nome. La Parola seminata e diffusa in essa è la discriminante per noi, per capire se una Chiesa è veramente tale. Una Chiesa è veramente tale se si affida solo alla Parola, se attende solo dal Signore la Grazia e ne rende incessantemente lode, se ha fede nel Cristo ed in Lui solo.

Come ebbe a dire Agostino, è possibile si trovino lupi all’interno delle nostre assemblee ecclesiastiche, e pecore del Signore restino fuori. Lo capiremo, se questa sarà la volontà dell’Eterno, proprio dalla fiducia che essi rimetteranno al Vangelo.

Scrisse Giovanni Calvino nella sua Istituzione, e concludo:

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.
Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro.
E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile;ovunque riconosciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa
La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo 
Discorsi, n° 6 ; CCL 103, 32 ; SC 175 
Dare frutto del trenta, del sessanta e del cento per uno

Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima. È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che egli tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo…

Dio si è degnato di affidarci la nostra anima come suo campo; mettiamoci dunque all’opera con tutte le nostre forze con il suo aiuto, perché quando verrà a visitare il suo campo, egli lo trovi ben coltivato e perfettamente in ordine. Vi trovi una messe invece di rovi; vi trovi vino invece di aceto; grano invece di zizzania. Se vi troverà ciò che piace ai suoi occhi, ci darà in cambio le ricompense eterne; invece i rovi saranno destinati al fuoco.

Luca Zacchi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4, viagra buy 1-20.

In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. 
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. 
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. 
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». 
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: 
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?

Il seminatore semina la parola.

Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. 
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. 
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Il seminatore semina la parola.

Il Signore Gesù è lapidario nella sua formulazione. Egli semina la Parola, poi sarà come è stato stabilito dall’Eterno; c’è chi la rigetterà all’istante, perchè ha il cuore di pietra, ricoperto dai suoi desideri, dalle sue passioni terrene, innaffiate dal satana. Un cuore duro come la pietra, come l’asfalto, dove non c’è più posto per il Signore. C’è l’umanità dal terreno cosparso qui e là di spine e di pietre, sono quegli uomini e quelle donne che ascoltano la Parola ma non l’accolgono pienamente, mischiano ad essa in modo indebito dottrine che sono solo di uomini, cercano in ogni modo quello che ai loro occhi appare un compromesso (in realtà impossibile, Dio non ammette cuori divisi!) con le dottrine di questo mondo e del suo principe sconfitto.

E ci sono infine coloro che accolgono la Parola su un terreno buono, e la Parola si rivela loro, dissoda il terreno,lo rende fertile, fa sì che porti frutto; lì il trenta, lì il sessanta, lì il massimo possibile ad una creatura umana.

Deve essere chiaro però: il seminatore semina la Parola. Ma il vero seminatore è il Cristo, e la vera Parola è solo e soltanto la sua. Come è soltanto Sua opera il frutto della grazia, di cui noi siamo meri collaboratori. Il nostro compito è riconoscerci servi inutili, servi senza pretese, seminare a nostra volta senza sosta, prima di tutto nel nostro campo, nella nostra vita, poi in chi è nostro prossimo. Ma come ci dirà sempre Gesù nel suo Vangelo, l’opera della mietitura, della divisione del grano dalla zizzania, sarà opera dell’Eterno, non certo opera nostra.

Tutto questo discorso fatto per il singolo credente vale anche per la Chiesa e per tutte quelle assemblee di credenti che si danno questo nome. La Parola seminata e diffusa in essa è la discriminante per noi, per capire se una Chiesa è veramente tale. Una Chiesa è veramente tale se si affida solo alla Parola, se attende solo dal Signore la Grazia e ne rende incessantemente lode, se ha fede nel Cristo ed in Lui solo.

Come ebbe a dire Agostino, è possibile si trovino lupi all’interno delle nostre assemblee ecclesiastiche, e pecore del Signore restino fuori. Lo capiremo, se questa sarà la volontà dell’Eterno, proprio dalla fiducia che essi rimetteranno al Vangelo.

Scrisse Giovanni Calvino nella sua Istituzione, e concludo:

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.
Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro.
E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile;ovunque riconosciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa
La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo 
Discorsi, n° 6 ; CCL 103, 32 ; SC 175 
Dare frutto del trenta, del sessanta e del cento per uno

Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima. È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che egli tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo…

Dio si è degnato di affidarci la nostra anima come suo campo; mettiamoci dunque all’opera con tutte le nostre forze con il suo aiuto, perché quando verrà a visitare il suo campo, egli lo trovi ben coltivato e perfettamente in ordine. Vi trovi una messe invece di rovi; vi trovi vino invece di aceto; grano invece di zizzania. Se vi troverà ciò che piace ai suoi occhi, ci darà in cambio le ricompense eterne; invece i rovi saranno destinati al fuoco.

Luca Zacchi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4, physician 1-20.

In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. 
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. 
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. 
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». 
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: 
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?
Il seminatore semina la parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. 
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. 
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. 
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

Cesario di Arles, di cui sotto è riportato un breve commento a questo brano dell’Evangelo secondo Marco, fu monaco e vescovo in tempi e luoghi assai difficili per la predicazione dell’Evangelo (ma ne esistono di facili? mi chiedo? essendo il Vangelo segno di contraddizione tra gli uomini?) dovendosi barcamenare, da un punto di vista umano, tra re Visigoti, Ostrogoti e Franchi in lotta per la supremazia nella sua terra.

Perciò si dedicò a mettere ordine in quello che potremmo definire il campo della chiesa, tramite la sua lotta contro le eresie, soprattutto il semipelagianesimo (secondo cui gli esseri umani, ai fini della loro salvezza possono/devono fare da sé stessi il primo passo verso Dio, cioè senza l’aiuto della grazia divina, la quale subentra solo in un secondo tempo) e l’arianesimo (dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256-336), condannata al primo concilio di Nicea (325); sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito).

Si mise quindi all’opera, citando il suo discorso sotto riportato, perché Dio trovasse quanto dava piacere ai suoi occhi. Seminando senza sosta la Parola dell’Eterno, con sermoni, discorsi, esortazioni, regole per la vita cristiana ed ogni sorta di insegnamento. Tutto però sempre rigorosamente centrato sulla Parola di Dio e solo su quella.

Così ciascuno di noi, nel suo proprio ministero, nella sua propria forma di vita, è chiamato senza sosta a seminare l’Evangelo del Signore, la Sua Buona Novella, senza pensare che tutto dipenda tuttavia da sè stesso e dalla sua attività. La Parola di Dio ha una forza propria, intrinseca, che opera anche oltre alla bravura del seminatore nella sua attività.

Il seminatore semina la parola.

Il Signore Gesù è lapidario nella sua formulazione. Egli semina la Parola, poi sarà come è stato stabilito dall’Eterno; c’è chi la rigetterà all’istante, perchè ha il cuore di pietra, ricoperto dai suoi desideri, dalle sue passioni terrene, innaffiate dal satana. Un cuore duro come la pietra, come l’asfalto, dove non c’è più posto per il Signore. C’è l’umanità dal terreno cosparso qui e là di spine e di pietre, sono quegli uomini e quelle donne che ascoltano la Parola ma non l’accolgono pienamente, mischiano ad essa in modo indebito dottrine che sono solo di uomini, cercano in ogni modo quello che ai loro occhi appare un compromesso (in realtà impossibile, Dio non ammette cuori divisi!) con le dottrine di questo mondo e del suo principe sconfitto.

E ci sono infine coloro che accolgono la Parola su un terreno buono, e la Parola si rivela loro, dissoda il terreno,lo rende fertile, fa sì che porti frutto; lì il trenta, lì il sessanta, lì il massimo possibile ad una creatura umana.

Deve essere chiaro però: il seminatore semina la Parola. Ma il vero seminatore è il Cristo, e la vera Parola è solo e soltanto la sua. Come è soltanto Sua opera il frutto della grazia, di cui noi siamo meri collaboratori. Il nostro compito è riconoscerci servi inutili, servi senza pretese, seminare a nostra volta senza sosta, prima di tutto nel nostro campo, nella nostra vita, poi in chi è nostro prossimo. Ma come ci dirà sempre Gesù nel suo Vangelo, l’opera della mietitura, della divisione del grano dalla zizzania, sarà opera dell’Eterno, non certo opera nostra.

Tutto questo discorso fatto per il singolo credente vale anche per la Chiesa e per tutte quelle assemblee di credenti che si danno questo nome. La Parola seminata e diffusa in essa è la discriminante per noi, per capire se una Chiesa è veramente tale. Una Chiesa è veramente tale se si affida solo alla Parola, se attende solo dal Signore la Grazia e ne rende incessantemente lode, se ha fede nel Cristo ed in Lui solo.

Come ebbe a dire Agostino, è possibile si trovino lupi all’interno delle nostre assemblee ecclesiastiche, e pecore del Signore restino fuori. Lo capiremo, se questa sarà la volontà dell’Eterno, proprio dalla fiducia che essi rimetteranno al Vangelo.

Scrisse Giovanni Calvino nella sua Istituzione, e concludo:

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.
Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro.
E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile;ovunque riconosciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa
La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo 
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Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima. È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che egli tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo…

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Luca Zacchi
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ecco il testo biblico e predicazione per Domenica 1 Febbraio 2015 – “Accadde durante un culto…”. Che cosa vi aspettate che “accada” durante il culto della comunità cristiana nel Giorno del Signore? Certo tutto dipende dal contesto in cui vi trovate, information pills ma in genere non ci si attende un gran che, pills tanto che vi sono coloro che ci vanno solo raramente o hanno smesso di andarci. Sicuramente vi possono essere delle buone e fondate ragioni per assentarsene, ma quando Cristo con la Sua Parola vivente ne è presente, esso assume pienamente le finalità per le quali Dio l’ha inteso e comandato. Quali? E’ quanto esaminiamo dal testo biblico di questa settimana: Marco 1:2 http://riforma.net/index.php?title=Studi_biblici/Marco_1:21-28
Pastore Paolo Castellina
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Pastore Paolo Castellina

“Questo sito è una vergogna. Ringraziate che siete in una chiesa democratica e liberale, buy information pills foste in altri contesti sareste scomunicati, side effects querelati e sbattuti fuori con un sonoro calcio nelle terga.”

Questo ci ha scritto uno dei più noti intellettuali italiani, medicine Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano “Repubblica”, a commento di uno dei nostri articoli. Segnaliamo al nostro illustre interlocutore (lo faremo anche per e-mail) che la “chiesa democratica e liberale” di cui parla, ha provveduto ad essere sempre meno democratica, ci ha censurato in modo sistematico (il link si riferisce solo a uno dei numerosi casi), ha provveduto a fare approvare in Sinodo una pubblica deplorazione, che includeva falsità sul nostro conto, e, abbarbicandosi a cavilli non ha mai risposto alla nostra richiesta di cancellare la deplorazione o motivarla. 

 

 

One Response to “Eugenio Scalfari ci scrive: “Questo sito è una vergogna. In altri contesti sareste scomunicati.””

  1. Paolo scrive:

    Se fossi in voi, sarei orgoglioso del simpatico “attacco” accompagnato da un “sonoro calcio nelle terga” da parte di “uno dei più noti intellettuali italiani”, Eugenio Scalfari, perchè significa che avete, come realmente avete, ragione e avete toccato uno dei suoi tanti nervi scoperti.
    Sembra che la verità faccia sempre molto male al grande giornalista!

    Paolo B.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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