\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Eppure non sarà l’ultimo passo

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Marco Soranno
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Marco Soranno
Il dibattito sinodale 2015, look tra le molte “oscurità” ha riservato anche qualche sprazzo di luce. Per la prima volta ha sollevato il problema dell’ormai evidente (ma sempre ignorata, web quando non negata) crisi vocazionale che attraversa la nostra Chiesa. Purtroppo la questione è stata proposta soltanto da quell’esigua minoranza che ancora si oppone alla linea ufficiale ed è stata subito zittita dalla sapiente regia sinodale, page nondimeno la questione è stata coraggiosamente ripresa proprio da due dei nostri maggiori Pastori e Teologi, Paolo Ricca e Giorgio Tourn, in una “libera chiacchierata” su Riforma (“Una Chiesa in torpore” – 4 settembre).

In buona sostanza i due pastori, cui hanno fatto eco anche i Pastori Pasquet e Garufi (di cui SAV ha già dato notizia) hanno evidenziato come la Chiesa Valdese sia in preda ad una profonda crisi vocazionale, che si concreta poi nel calo dei membri, delle contribuzioni, della presenza ai culti e anche dei candidati al pastorato. Una diagnosi molto interessante e anche toccante perché mette a nudo tutte le criticità della nostra Chiesa, così com’è ora, a causa delle discutibili scelte teologiche degli ultimi venti/trent’anni (teologia liberal), che l’hanno portata lontano dal suo ruolo di fedele testimone dell’Evangelo.

Ricca parla di “incapacità di motivare l’impegno sociale della Chiesa, di disaffezione al culto, di predicazione mediamente insoddisfacente da parte dei nostri pastori”, sottolinea anche come nelle opere diaconali, su cui l’establishment attuale sembra puntare tutto, “la fede si esaurisce lì… e non è in grado di motivare evangelicamente il tuo rapporto con Dio”.

Tourn è ancora più duro e si chiede : “Tu ti illudi che ci sia la fede?” (nella nostra Chiesa), poi attacca la carenza di formazione teologica, lanciando nel contempo un’accusa altrettanto grave contro le opere diaconali: “(i progetti di accoglienza) sono la traduzione in termini evangelici della politica di papa Bergoglio. Un fare la carità”.

L’analisi dei due pastori propone una diagnosi molto interessante, quella già toccata nel dibattito sinodale e ripresa in uno dei culti sinodali dal Pastore Langeneck. La carenza teologica risiede nel fatto che, sostiene Ricca: “C’è una scuola di pietà che non è stata insegnata (anzitutto in Facoltà!) perché probabilmente non è stata vissuta” e anche “tutto il campo delle opere risponde all’amore del prossimo, ma dov’è l’amore per Dio? La malattia è che siamo tutti rivolti al sociale, …ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, fuori da lì siamo muti”.

Ricca quindi conclude dicendo: “Ne usciamo solo con una presa di coscienza. E’ questo che mi manca nel Sinodo. La Chiesa riconosca la sua situazione di malattia”.

Una presa di coscienza che purtroppo la Chiesa, il Sinodo, i pastori, e tutto l’establishment si rifiutano categoricamente di fare, perché di fatto vorrebbe dire “rinnegare se stessi”, rinnegare trent’anni di fallimentare teologica liberal, di studi storico critici della Bibbia, di aperture teologiche su temi controversi e contrari all’insegnamento evangelico.

C’è tuttavia una nota di speranza, derivante dal fatto che nella nostra Chiesa ci sono ancora credenti che sentono l’amore per Dio come l’unica forza che possa guidare un credente.

E c’è purtroppo una nota dolente derivante dal fatto che questi sono spesso soltanto pastori e credenti anziani, formatisi alla luce delle teologia evangelica classica (bathiana), mentre i giovani, in particolare i pastori che sono usciti dalla facoltà negli ultimi decenni, sono schierati su di una teologia che ha prodotto soltanto dei professori laici e non più dei pastori d’anime.

Soltanto Dio potrà a questo punto salvare la sua Chiesa e dobbiamo sperare e pregare affinché questo avvenga, per ora rallegrandoci che dopo decenni di silenzio sinodale, abbiamo potuto udire queste voci di autentiche coscienze cristiane evangeliche.

Nikodemos

Domanda (è una domanda aperta in attesa di risposta, non una domanda retorica): cos’hanno fatto in questi decenni i pastori nominati nell’articolo per contrastare la tendenza di cui commentano con lucidità le conseguenze? Forse tantissimo, ma quasi sempre in modo così “riservato” che il normale membro di chiesa non se ne è accorto. Forse in qualche incontro di pastori, o tra pochi amici. Ma non soffriamo certo di mancanza di pastori, bensì di fedeli. E siamo d’accordo che il vero problema è la qualità, più che la quantita, ovvero: più preoccupante dei templi vuoti, sono i sermoni vuoti, vuoti perché Gesù Cristo è a volte solo di passaggio (vedi l’inaugurazione del Sinodo). Ma, certo, la vocazione non si trova dentro i banchi di un tempio, ma dentro il cuore degli uomini e delle donne. Quanti sono stati allontanati da quell’andazzo che appariva e appare incontrastato?
Mentre nella chiesa valdese (se ancora è tale, link e ci riferiamo sia al sostantivo sia all’aggettivo) il drammatico calo dei membri di chiesa viene generalmente ignorato, con le lodevoli eccezioni dei pastori Pasquet e Garufi, su certi temi l’impegno si accentua e c’è quasi una gara a chi la spara più grossa.

Quasi metà della pagina 9 di Riforma del 24 luglio è dedicata al convegno “Identità sessuale e fede: quali percorsi sostenibili?”, organizzato dalle associazioni “Nudi” e “Tgenus”. Spicca fra i partecipanti Elena Salamone, presentata come “membro della commissione Fede e omosessualità della Tavola valdese”, che evidentemente esiste ancora, nonostante la commissione Famiglia, matrimonio e coppie di fatto sia ormai la punta di diamante dell’estremismo omosessualista.

Tutte memorabili le affermazioni della signora Salamone, a cominciare da quella secondo cui la chiesa valdese è “una vera e propria ‘repubblica’ (perché tutto in essa si svolge in termini democratici) che resiste da più di sette secoli nella terra più cattolica del mondo”. Abbiamo ampiamente descritto quanto la democrazia sia ormai sempre più apparente, poiché da circa cinquant’anni il Sinodo è costituito in maggioranza da pastori non eletti, i quali decidono chi e come saranno i loro successori. Un sistema ormai simile a quello della Chiesa Cattolica Romana, dove il Sacro Collegio dei cardinali elegge il papa, che nomina i nuovi cardinali, che eleggeranno il suo successore. Il Sinodo Valdese ha solo l’aggiunta del disturbo, ormai sempre più relativo, di avere anche una minoranza di eletti dai pochissimi membri di chiesa che partecipano alle assemblee, minoranza sempre più ininfluente e omologata ai pastori che generalmente fanno il possibile per pilotarne l’elezione. Ci sarebbe anche da chiedersi cosa ci sia di democratico quando la Fcei prende delle decisioni che coinvolgono tutti i membri di chiesa, come quella di entrare in comitati referendari, pur non avendone mai ricevuto il mandato e tale decisione essendo palesemente fuori dai compiti indicati dal proprio statuto.

Merita qualche attenzione la menzione dei “sette secoli”. Se aggiungiamo sette secoli alla conversione di Valdo, che è del 1173 o 1174, arriviamo alla fine dell’Ottocento. Forse Salamone voleva riferirsi al territorio dell’attuale Italia, dove la presenza valdese è certa fin da prima del 1220. Potremmo vederla così: poco più di sette secoli dopo la Chiesa Valdese ha iniziato un percorso che porta alla distruzione, ma difficilmente lei intendeva questo.

Tuttavia, dopo questo traballante esordio, arriva ben altro: “Se siamo arrivati al punto di benedire le coppie omosessuali lo dobbiamo alle donne della chiesa valdese, al pastorato femminile, e alla teologia femminista.” Infatti, un’altra intervenuta, Manuela Lops, “referente del Centro ecumenico Agape”, finanziato dalla Chiesa Valdese anche con l’8 per mille, ha delineato il percorso che c’è stato nell’avanguardia costituita da Agape: “[n]el 1974 c’è stato il primo campo-donne poi trasformatosi in campo politico donne. Quindi a seguire si sono organizzati i campi gay e i campi lesbiche.” Ogni volta sembrava che fosse la fine di un percorso, invece – apprendiamo – era solo una tappa. Ora si capiscono meglio le ragioni di quei tanti che – esattamente 50 anni fa – votarono contro le donne pastore. Forse non erano retrogradi e, anzi, vedevano molto avanti.

Anche oggi, probabilmente, non siamo alla fine del percorso, ma ipotizzare i passi successivi rischia di essere ridicolo. Chi nel 1965 avesse detto: “Vedrete, di questo passo arriveremo al matrimonio omosessuale!” sarebbe stato coperto dal ridicolo. Anche la TEV fu criticata perché già negli anni ’70 si preoccupava dello “sdoganamento” dell’omosessualità.

Proviamo lo stesso a fare qualche ipotesi di ulteriori follie, anche se è difficile dopo aver assistito a un battesimo di bambini presentati da due “padri”, alla pubblicazione da parte dell’editrice valdese di un libro il cui titolo associa al nome da non nominare invano a pratiche sessuali, a una teologa la quale afferma che le sue esperienze sessuali con uomini e con donne le abbia fatte “come valdese” e altro ancora. Molto presto possiamo ipotizzare di vedere: elezione di pastori dichiaratamente omosessuali in posizioni di grande rilievo pubblico, l’insegnamento della teoria “gender” nelle scuole domenicali (probabilmente si fa già, così come le benedizioni gay erano praticate fin da prima del 2007), matrimoni/benedizioni di transessuali. In un secondo tempo sono ipotizzabili matrimoni con più di due partecipanti e di conseguenza battesimi con più di due “genitori”. Nel lungo termine forse più nulla perché arriverà la fine.

One Response to “Eppure non sarà l’ultimo passo”

  1. Francesco Pollicino scrive:

    La nostra Chiesa ha superato secoli di persecuzioni, di martirio, ha tenuto testa a nemici formidabili, è giunta molte volte sull’orlo dell’abbisso, ed è sempre sopravvissuta, s’è sempre salvata. Qualunque cosa accada, la nostra chiesa sopravviverà.Tragica illusione!
    O chiese dell’Apocalisse: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatiri, Sardi, Filadelfia, Loadicea … dove siete voi ora, perchè siete scomparse? Eppure siete state fondate dagli apostoli e il vostro passato era glorioso!
    E tu, Chiesa Valdese, credi tu d’esser di più di loro? Io ti dico in verità che se non ti ravvedi, similmente perirai.

    Tratto da “Ciò che lo Spirito dice alle Chiese.” Sermone del Past. Gustavo Bertin predicato all’apertura del Sinodo del 1940

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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