\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Culto domenicale – Il Signore della storia

PER IL SINODO PRENDERE SUL SERIO LA BIBBIA È “STRUMENTALIZZAZIONE DA CONTRASTARE” (3) – CONDANNA VERSO LE CHIESE LOCALI CHE NON SI ADEGUANO

(segue dalla seconda parte)

Se ci fosse qualche dubbio sul fatto che l’ordine del giorno “Omofobia” votato dal Sinodo Valdese del 2015 è per “discriminazione” da combattere intende la mancanza di matrimonio e adozioni gay in Italia, symptoms va ricordato che il 23 maggio 2010 il pastore e teologo valdese Paolo Ricca celebrò nel Tempio di Roma, via IV novembre, il battesimo di due bambini, definendo “genitori” i due uomini che li presentano: il padre biologico e il suo compagno. I bambini erano nati con l’ovocita di una “donatrice” e la gravidanza di un’altra donna (presente nel tempio!) che “per amicizia” si era sobbarcata nove mesi di gravidanza. Il tutto era avvenuto in California, ma né là né altrove, né tanto meno in Italia, il compagno del padre biologico era riconosciuto come genitore. Ma tale fondamentale ruolo gli è stato riconosciuto in quello che è forse l’unico momento in cui il ruolo di genitore è fondamentale nell’ordinamento valdese: il battesimo di due bambini, sacramento che viene celebrato appunto per esclusiva richiesta dei genitori. E, presente la donna che ha partorito, i “genitori” erano due uomini!

Già molte volte in passato, i vertici della chiesa valdese hanno impegnato la chiesa intera, e cioè ciascuno dei suoi membri, su questioni politiche assai opinabili, e che era difficile ricondurre ai compiti dell’Assemblea dei credenti. Questa volta, però, si è andati ben oltre.

Questa volta non si tratta di parlare di argomenti politici, generalmente estranei a temi biblici e di fede, e dunque né conformi né contrari alle Scritture. Questa volta si tratta di schierarsi apertamente a favore di pratiche esplicitamente e più volte condannate da esse. Non solo il Sinodo 2015 ha confermato e rafforzato la decisione di benedire liturgicamente queste pratiche, ma ha invitato a contrastare chi le critica.

Con la consueta incoerenza, inoltre, il Sinodo nel 2015 è andato contro la propria stessa decisione presa soltanto nel 2010. Ecco i passaggi essenziali di quella decisione:

Il Sinodo, riconoscendo le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle chiese locali, ed invitando in ogni caso al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa… Chiede di conseguenza alle chiese che, ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi.

Dicemmo ampiamente all’epoca che si trattava di una decisione insensata, non soltanto perché contraria alla Scrittura, non soltanto perché avveniva dopo che qualcuno tali benedizioni le aveva già praticate, ma perché affidava alle chiese locali la decisione se praticarle o no, in aperto contrasto con l’ordinamento che su argomenti di questo genere prevede l’esatto contrario: che nessuna chiesa prenda decisioni senza in consenso di tutte le altre, sulla base del nostro ordinamento presbiteriano e in particolare per non infrangere il “Patto dell’Unione”, stipulato nel 1561, durante una feroce persecuzione, sconfitta in armi dai Valdesi, che di certo trovarono la forza nella comune fede più che nelle proprie capacità militari. La pasticciata soluzione del 2010 serviva però a dare un alibi a chi si opponeva – ma non troppo e con discrezione – alle benedizioni gay, dicendo: “Se non siete d’accordo non celebratele”, in nome “delle diverse sensibilità”. Così molti hanno trangugiato anche quel rospo credendo, o mostrando di credere, che le loro opinioni fossero comunque rispettate. Ed ecco che, solo cinque anni dopo, costoro sono diventati gente che le chiese devono “contrastare”! Quasi una scomunica.

(terza parte – continua)
PER IL SINODO PRENDERE SUL SERIO LA BIBBIA È “STRUMENTALIZZAZIONE DA CONTRASTARE” (3) – CONDANNA VERSO LE CHIESE LOCALI CHE NON SI ADEGUANO

(segue dalla seconda parte)

Se ci fosse qualche dubbio sul fatto che l’ordine del giorno “Omofobia” votato dal Sinodo Valdese del 2015 è per “discriminazione” da combattere intende la mancanza di matrimonio e adozioni gay in Italia, symptoms va ricordato che il 23 maggio 2010 il pastore e teologo valdese Paolo Ricca celebrò nel Tempio di Roma, via IV novembre, il battesimo di due bambini, definendo “genitori” i due uomini che li presentano: il padre biologico e il suo compagno. I bambini erano nati con l’ovocita di una “donatrice” e la gravidanza di un’altra donna (presente nel tempio!) che “per amicizia” si era sobbarcata nove mesi di gravidanza. Il tutto era avvenuto in California, ma né là né altrove, né tanto meno in Italia, il compagno del padre biologico era riconosciuto come genitore. Ma tale fondamentale ruolo gli è stato riconosciuto in quello che è forse l’unico momento in cui il ruolo di genitore è fondamentale nell’ordinamento valdese: il battesimo di due bambini, sacramento che viene celebrato appunto per esclusiva richiesta dei genitori. E, presente la donna che ha partorito, i “genitori” erano due uomini!

Già molte volte in passato, i vertici della chiesa valdese hanno impegnato la chiesa intera, e cioè ciascuno dei suoi membri, su questioni politiche assai opinabili, e che era difficile ricondurre ai compiti dell’Assemblea dei credenti. Questa volta, però, si è andati ben oltre.

Questa volta non si tratta di parlare di argomenti politici, generalmente estranei a temi biblici e di fede, e dunque né conformi né contrari alle Scritture. Questa volta si tratta di schierarsi apertamente a favore di pratiche esplicitamente e più volte condannate da esse. Non solo il Sinodo 2015 ha confermato e rafforzato la decisione di benedire liturgicamente queste pratiche, ma ha invitato a contrastare chi le critica.

Con la consueta incoerenza, inoltre, il Sinodo nel 2015 è andato contro la propria stessa decisione presa soltanto nel 2010. Ecco i passaggi essenziali di quella decisione:

Il Sinodo, riconoscendo le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle chiese locali, ed invitando in ogni caso al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa… Chiede di conseguenza alle chiese che, ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi.

Dicemmo ampiamente all’epoca che si trattava di una decisione insensata, non soltanto perché contraria alla Scrittura, non soltanto perché avveniva dopo che qualcuno tali benedizioni le aveva già praticate, ma perché affidava alle chiese locali la decisione se praticarle o no, in aperto contrasto con l’ordinamento che su argomenti di questo genere prevede l’esatto contrario: che nessuna chiesa prenda decisioni senza in consenso di tutte le altre, sulla base del nostro ordinamento presbiteriano e in particolare per non infrangere il “Patto dell’Unione”, stipulato nel 1561, durante una feroce persecuzione, sconfitta in armi dai Valdesi, che di certo trovarono la forza nella comune fede più che nelle proprie capacità militari. La pasticciata soluzione del 2010 serviva però a dare un alibi a chi si opponeva – ma non troppo e con discrezione – alle benedizioni gay, dicendo: “Se non siete d’accordo non celebratele”, in nome “delle diverse sensibilità”. Così molti hanno trangugiato anche quel rospo credendo, o mostrando di credere, che le loro opinioni fossero comunque rispettate. Ed ecco che, solo cinque anni dopo, costoro sono diventati gente che le chiese devono “contrastare”! Quasi una scomunica.

(terza parte – continua)
PER IL SINODO PRENDERE SUL SERIO LA BIBBIA È “STRUMENTALIZZAZIONE DA CONTRASTARE” (3) – CONDANNA VERSO LE CHIESE LOCALI CHE NON SI ADEGUANO

(segue dalla seconda parte)

Se ci fosse qualche dubbio sul fatto che l’ordine del giorno “Omofobia” votato dal Sinodo Valdese del 2015 è per “discriminazione” da combattere intende la mancanza di matrimonio e adozioni gay in Italia, prostate va ricordato che il 23 maggio 2010 il pastore e teologo valdese Paolo Ricca celebrò nel Tempio di Roma, rx via IV novembre, il battesimo di due bambini, definendo “genitori” i due uomini che li presentano: il padre biologico e il suo compagno. I bambini erano nati con l’ovocita di una “donatrice” e la gravidanza di un’altra donna (presente nel tempio!) che “per amicizia” si era sobbarcata nove mesi di gravidanza. Il tutto era avvenuto in California, ma né là né altrove, né tanto meno in Italia, il compagno del padre biologico era riconosciuto come genitore. Ma tale fondamentale ruolo gli è stato riconosciuto in quello che è forse l’unico momento in cui il ruolo di genitore è fondamentale nell’ordinamento valdese: il battesimo di due bambini, sacramento che viene celebrato appunto per esclusiva richiesta dei genitori. E, presente la donna che ha partorito, i “genitori” erano due uomini!

Già molte volte in passato, i vertici della chiesa valdese hanno impegnato la chiesa intera, e cioè ciascuno dei suoi membri, su questioni politiche assai opinabili, e che era difficile ricondurre ai compiti dell’Assemblea dei credenti. Questa volta, però, si è andati ben oltre.

Questa volta non si tratta di parlare di argomenti politici, generalmente estranei a temi biblici e di fede, e dunque né conformi né contrari alle Scritture. Questa volta si tratta di schierarsi apertamente a favore di pratiche esplicitamente e più volte condannate da esse. Non solo il Sinodo 2015 ha confermato e rafforzato la decisione di benedire liturgicamente queste pratiche, ma ha invitato a contrastare chi le critica.

Con la consueta incoerenza, inoltre, il Sinodo nel 2015 è andato contro la propria stessa decisione presa soltanto nel 2010. Ecco i passaggi essenziali di quella decisione:

Il Sinodo, riconoscendo le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle chiese locali, ed invitando in ogni caso al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa… Chiede di conseguenza alle chiese che, ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi.

Dicemmo ampiamente all’epoca che si trattava di una decisione insensata, non soltanto perché contraria alla Scrittura, non soltanto perché avveniva dopo che qualcuno tali benedizioni le aveva già praticate, ma perché affidava alle chiese locali la decisione se praticarle o no, in aperto contrasto con l’ordinamento che su argomenti di questo genere prevede l’esatto contrario: che nessuna chiesa prenda decisioni senza in consenso di tutte le altre, sulla base del nostro ordinamento presbiteriano e in particolare per non infrangere il “Patto dell’Unione”, stipulato nel 1561, durante una feroce persecuzione, sconfitta in armi dai Valdesi, che di certo trovarono la forza nella comune fede più che nelle proprie capacità militari. La pasticciata soluzione del 2010 serviva però a dare un alibi a chi si opponeva – ma non troppo e con discrezione – alle benedizioni gay, dicendo: “Se non siete d’accordo non celebratele”, in nome “delle diverse sensibilità”. Così molti hanno trangugiato anche quel rospo credendo, o mostrando di credere, che le loro opinioni fossero comunque rispettate. Ed ecco che, solo cinque anni dopo, costoro sono diventati gente che le chiese devono “contrastare”! Quasi una scomunica.

(terza parte – continua)
PER IL SINODO PRENDERE SUL SERIO LA BIBBIA È “STRUMENTALIZZAZIONE DA CONTRASTARE” (3) – CONDANNA VERSO LE CHIESE LOCALI CHE NON SI ADEGUANO

(segue dalla seconda parte)

Se ci fosse qualche dubbio sul fatto che l’ordine del giorno “Omofobia” votato dal Sinodo Valdese del 2015 è per “discriminazione” da combattere intende la mancanza di matrimonio e adozioni gay in Italia, symptoms va ricordato che il 23 maggio 2010 il pastore e teologo valdese Paolo Ricca celebrò nel Tempio di Roma, via IV novembre, il battesimo di due bambini, definendo “genitori” i due uomini che li presentano: il padre biologico e il suo compagno. I bambini erano nati con l’ovocita di una “donatrice” e la gravidanza di un’altra donna (presente nel tempio!) che “per amicizia” si era sobbarcata nove mesi di gravidanza. Il tutto era avvenuto in California, ma né là né altrove, né tanto meno in Italia, il compagno del padre biologico era riconosciuto come genitore. Ma tale fondamentale ruolo gli è stato riconosciuto in quello che è forse l’unico momento in cui il ruolo di genitore è fondamentale nell’ordinamento valdese: il battesimo di due bambini, sacramento che viene celebrato appunto per esclusiva richiesta dei genitori. E, presente la donna che ha partorito, i “genitori” erano due uomini!

Già molte volte in passato, i vertici della chiesa valdese hanno impegnato la chiesa intera, e cioè ciascuno dei suoi membri, su questioni politiche assai opinabili, e che era difficile ricondurre ai compiti dell’Assemblea dei credenti. Questa volta, però, si è andati ben oltre.

Questa volta non si tratta di parlare di argomenti politici, generalmente estranei a temi biblici e di fede, e dunque né conformi né contrari alle Scritture. Questa volta si tratta di schierarsi apertamente a favore di pratiche esplicitamente e più volte condannate da esse. Non solo il Sinodo 2015 ha confermato e rafforzato la decisione di benedire liturgicamente queste pratiche, ma ha invitato a contrastare chi le critica.

Con la consueta incoerenza, inoltre, il Sinodo nel 2015 è andato contro la propria stessa decisione presa soltanto nel 2010. Ecco i passaggi essenziali di quella decisione:

Il Sinodo, riconoscendo le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle chiese locali, ed invitando in ogni caso al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa… Chiede di conseguenza alle chiese che, ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi.

Dicemmo ampiamente all’epoca che si trattava di una decisione insensata, non soltanto perché contraria alla Scrittura, non soltanto perché avveniva dopo che qualcuno tali benedizioni le aveva già praticate, ma perché affidava alle chiese locali la decisione se praticarle o no, in aperto contrasto con l’ordinamento che su argomenti di questo genere prevede l’esatto contrario: che nessuna chiesa prenda decisioni senza in consenso di tutte le altre, sulla base del nostro ordinamento presbiteriano e in particolare per non infrangere il “Patto dell’Unione”, stipulato nel 1561, durante una feroce persecuzione, sconfitta in armi dai Valdesi, che di certo trovarono la forza nella comune fede più che nelle proprie capacità militari. La pasticciata soluzione del 2010 serviva però a dare un alibi a chi si opponeva – ma non troppo e con discrezione – alle benedizioni gay, dicendo: “Se non siete d’accordo non celebratele”, in nome “delle diverse sensibilità”. Così molti hanno trangugiato anche quel rospo credendo, o mostrando di credere, che le loro opinioni fossero comunque rispettate. Ed ecco che, solo cinque anni dopo, costoro sono diventati gente che le chiese devono “contrastare”! Quasi una scomunica.

(terza parte – continua)
PER IL SINODO PRENDERE SUL SERIO LA BIBBIA È “STRUMENTALIZZAZIONE DA CONTRASTARE” (3) – CONDANNA VERSO LE CHIESE LOCALI CHE NON SI ADEGUANO

(segue dalla seconda parte)

Se ci fosse qualche dubbio sul fatto che l’ordine del giorno “Omofobia” votato dal Sinodo Valdese del 2015 è per “discriminazione” da combattere intende la mancanza di matrimonio e adozioni gay in Italia, prostate va ricordato che il 23 maggio 2010 il pastore e teologo valdese Paolo Ricca celebrò nel Tempio di Roma, rx via IV novembre, il battesimo di due bambini, definendo “genitori” i due uomini che li presentano: il padre biologico e il suo compagno. I bambini erano nati con l’ovocita di una “donatrice” e la gravidanza di un’altra donna (presente nel tempio!) che “per amicizia” si era sobbarcata nove mesi di gravidanza. Il tutto era avvenuto in California, ma né là né altrove, né tanto meno in Italia, il compagno del padre biologico era riconosciuto come genitore. Ma tale fondamentale ruolo gli è stato riconosciuto in quello che è forse l’unico momento in cui il ruolo di genitore è fondamentale nell’ordinamento valdese: il battesimo di due bambini, sacramento che viene celebrato appunto per esclusiva richiesta dei genitori. E, presente la donna che ha partorito, i “genitori” erano due uomini!

Già molte volte in passato, i vertici della chiesa valdese hanno impegnato la chiesa intera, e cioè ciascuno dei suoi membri, su questioni politiche assai opinabili, e che era difficile ricondurre ai compiti dell’Assemblea dei credenti. Questa volta, però, si è andati ben oltre.

Questa volta non si tratta di parlare di argomenti politici, generalmente estranei a temi biblici e di fede, e dunque né conformi né contrari alle Scritture. Questa volta si tratta di schierarsi apertamente a favore di pratiche esplicitamente e più volte condannate da esse. Non solo il Sinodo 2015 ha confermato e rafforzato la decisione di benedire liturgicamente queste pratiche, ma ha invitato a contrastare chi le critica.

Con la consueta incoerenza, inoltre, il Sinodo nel 2015 è andato contro la propria stessa decisione presa soltanto nel 2010. Ecco i passaggi essenziali di quella decisione:

Il Sinodo, riconoscendo le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle chiese locali, ed invitando in ogni caso al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa… Chiede di conseguenza alle chiese che, ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi.

Dicemmo ampiamente all’epoca che si trattava di una decisione insensata, non soltanto perché contraria alla Scrittura, non soltanto perché avveniva dopo che qualcuno tali benedizioni le aveva già praticate, ma perché affidava alle chiese locali la decisione se praticarle o no, in aperto contrasto con l’ordinamento che su argomenti di questo genere prevede l’esatto contrario: che nessuna chiesa prenda decisioni senza in consenso di tutte le altre, sulla base del nostro ordinamento presbiteriano e in particolare per non infrangere il “Patto dell’Unione”, stipulato nel 1561, durante una feroce persecuzione, sconfitta in armi dai Valdesi, che di certo trovarono la forza nella comune fede più che nelle proprie capacità militari. La pasticciata soluzione del 2010 serviva però a dare un alibi a chi si opponeva – ma non troppo e con discrezione – alle benedizioni gay, dicendo: “Se non siete d’accordo non celebratele”, in nome “delle diverse sensibilità”. Così molti hanno trangugiato anche quel rospo credendo, o mostrando di credere, che le loro opinioni fossero comunque rispettate. Ed ecco che, solo cinque anni dopo, costoro sono diventati gente che le chiese devono “contrastare”! Quasi una scomunica.

(terza parte – continua)
Iniziamo la pubblicazione settimanale di un culto, treatment a cura del pastore Paolo Castellina

La narrazione biblica è sommamente realista e radicata nella storia, dosage come tutti i fatti che racconta e che riguardano il Cristo, il Signore della storia, da Lui iniziata, sostenuta e che in Lui avrà compimento, e che quindi raggiungerà solo quello che Lui con essa si era proposto.

Domenica 20 Dicembre 2015 – Quarta Domenica d’Avvento

Salmo da cantare: Salmo 80

D/R del Catechismo di Heidelberg: Quarta Domenica

Testi biblici: Michea 5:1-4; Ebrei 10:5-10; Luca 1:39-55; Salmo 80:1-7.

Preghiera. Purifica la nostra coscienza, o Dio onnipotente, visitandoci giorno per giorno, affinché il Tuo Figlio Gesù Cristo, alla Sua venuta, possa trovarci in un’abitazione preparata per Lui, che vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

Sintesi della predicazione. Non di rado i cristiani sono accusati di perdersi in miti, favole ed astrazioni che non ci permettono di essere realisti e di aver “i piedi piantati in terra”. Al contrario, la narrazione biblica è sommamente realista e radicata nella storia, come tutti i fatti che racconta e che riguardano il Cristo, il Signore della storia, da Lui iniziata, sostenuta e che in Lui avrà compimento. Attraverso la profezia di Michea, apprendiamo questa settimana altri preziosi dati che riguardano l’unico, solo e vero Salvatore del mondo.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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