\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

CONFERENZA STAMPA – DECISIONE SINODALE SULLA FAMIGLIA (3° parte)

sickness professore di Teologia ” src=”http://www.valdesi.eu/wp/wp-content/uploads/2012/09/Enrico_Benedetto_004.jpg” alt=”Enrico_Benedetto_004″ width=”132″ height=”176″ />Mai citato un passo biblico. Ignorato il fatto che siamo Valdesi

1. Quella di Platone, view sul fatto che “noi protestanti siamo figli di un divorzio” sembrava una battuta, buy information pills tutt’al più uno spunto nominale, mentre il professore di Teologia Pratica Enrico Benedetto la prende molto sul serio e ci ritorna con insistenza. Mai gli passa per la testa di specificare che una coppia è cosa del tutto diversa da una complessa comunità umana per quanto molto particolare, come la chiesa. Tant’è vero che la parola “divorzio” si usa solo rispetto a una coppia sposata, mentre per altre realtà si usano altre parole: divisione, scissione, scisma, e così via. Ma per Benedetto sembra che l’importante sia la “separazione” in sé. “Separazione: buono. Unione: no buono” (parafrasando il Benedetto, il quale a sua volta si rifaceva a un tormentone degli anni ’80 del comico televisivo Andy Luotto), sembra essere il messaggio che più gli sta a cuore, a costo di parlare di cellule. Le persone sembrano essere poco importanti. Sembra anche essere poco importante ricordare che separarsi può essere un male necessario, non certo un bene in sé, sia per le coppie, sia per le chiese, mentre per le cellule è un’altra faccenda. Viene in mente quel pastore che, nel “mandarci al diavolo” ha ricordato l’etimologia della parola ‘diavolo’, che deriva da un verbo greco che significa “dividere, separare”.

2. Né nell’intervento di Ribet né in quello di Benedetto viene mai citato alcun passo biblico. Ribet dice che bisogna anche vedere come si pone la Bibbia su questi problemi (senza però dire nulla al riguardo), ma più che altro per sottolineare che deve prevalere il “dato sociologico”. Benedetto menziona l’Evangelo in modo apodittico, cioè affermando che le sue discutibilissime opinioni sono, non già compatibili con l’Evangelo, ma addirittura sono l’Evangelo. La solita tracotanza comune a molti suoi colleghi: partire dalla propria opinione per decidere qual è la giusta interpretazione della Bibbia. L’opposto di ciò che dice la Confessione di Fede, che – va detto – Benedetto non ha sottoscritto, non essendo stato consacrato pastore valdese.

3. Né a Ribet, né tanto meno a Benedetto, e neppure a Platone, passa per la testa che siamo valdesi, parola e concetto che mai citano. Nella sua lunga e strampalata, e comunque fuori tema, disquisizione sulle chiese che nascono da separazione mai gli viene in mente che sta parlando a nome di una chiesa che c’era almeno tre secoli prima di Lutero e che, anche nella dogmatica storiografia secondo la quale i Valdesi sarebbero nati dal nulla con Valdo, non si separò dalla chiesa occidentale che fa capo a Roma, e non intendeva farlo (tant’è vero che Valdo andò dal Papa per ottenere l’autorizzazione alla sua attività, e la ottenne), ma ne fu espulsa perché voleva svolgerne davvero la missione: predicare l’Evangelo. Nell’altra versione, quella da tutti accettata fino a 150 anni fa, le cose sono ancora più chiare. Scriveva il vescovo Claudio all’inizio del IX secolo: “io non insegno una nuova setta, mi attengo alla pura Verità…  reprimo combatto e distruggo quanto più posso le Sette, gli Scismi, le Superstizioni e le Eresie e non cesserò di farlo, con l’aiuto di Dio”, è il papa Pasquale che fonda “una nuova Setta, abbandonando la Dottrina degli Apostoli”. Certamente a questi signori fa molto più comodo convincerci che non siamo altro che un insignificante scampolo di quelle chiese riformate che vanno perdendo di pari passo fedeli e fedeltà alla Bibbia, mentre la nostra storia è molto più antica e complessa e ci impone responsabilità, se non altro storiche, assai maggiori. Ma non basta. Benedetto torna alla carica dicendo: “abbiamo esordito con il divorzio dalla chiesa Cattolica Apostolica Romana ma abbiamo mantenuto l’allenamento e la forma per così dire, divorziando, continuando un po’ a divorziare, a separarci al nostro interno”. Se chi l’ha nominato  professore di teologia pratica per la Chiesa Valdese non gliel’ha detto, glielo diciamo noi: “Per sua informazione, caro professore, i Valdesi non si sono mai divisi, se non per una piccola scissione del XIX secolo a San Giovanni, rientrata dopo pochi anni. La frase che campeggia nell’abside dell’Aula Sinodale (oggi proibita ai comuni membri di chiesa ma non a lui che è pastore) non è un fatto decorativo o retorico, ma l’impegno preso nel giuramento di Sibaud del settembre 1689, un impegno che vale ancora oggi”. E quell’impegno comprende non creare divisione da parte di chi ha responsabilità: non a caso in quell’occasione “gli Ufficiali [giurarono] fedeltà ai soldati, e i soldati agli Ufficiali”. Gli ufficiali sono oggi i pastori, i membri della Tavola, i professori di Teologia. La loro fedeltà ai soldati, noi membri di chiesa, sta nel non tradire la confessione di fede, che hanno solennemente sottoscritto ed è ciò che ci unisce. Sono cose che ogni bambino valdese sapeva perché gli venivano insegnate. Oggi non le sa neanche più chi ha l’incarico di spiegare ai futuri pastori qual è la loro missione! E se lo sa e fa finta di niente, molto peggio ancora!

4. Significativo il passaggio di Benedetto sulla “vita decostruita e destrutturata che è diventata la nostra”, sulla quale non ci deve essere il criterio di “buono e il cattivo”. È molto chic usare le parole “decostruire” e “destrutturare”. Oggi ci sono anche le giacche “destrutturate”, sono mal rifinite come quelle a basso prezzo ma costano come quelle fatte bene perché sono di moda. Ma, al di là delle parole alla moda, ciò di cui parla Benedetto è “vita senza principi e senza regole”. La Bibbia serve, tra le altre cose, proprio a darci qualche principio e qualche regola: “regola della nostra fede e vita” (articolo 3 della nostra Confessione di Fede basata sulla Bibbia). Ci insegna anche – certo – “la benevolenza”, anzi l’amore verso tutti, indipendentemente dai loro peccati, veri o presunti. Ma proprio perché amiamo il nostro prossimo dovremmo trasmettergli il dono di Dio: la Sua parola. Non falsificarla riducendola alla mera “benevolenza”. Siamo cristiani valdesi, non buddhisti dilettanti.

5. Che dire infine dell’affermazione di Platone secondo la quale non abbiamo mai avuto un’idea così fissista del matrimonio, siamo piuttosto persone che addivengono a dei patti, che sono transitori, che non sono indissolubili”? Di nuovo questo attribuire al passato, ad altri, le stravaganze, o piuttosto le aberrazioni proprie di oggi? Proprio lui, che con Ribet mostra di credere che solo dopo il 1971 si siano inventate le “nuove forme di famiglia”, invece vecchie almeno quanto l’Antico Testamento, adesso ci dice che noi, si suppone noi Valdesi, “non abbiamo mai avuto” una idea “fissa” del matrimonio ì? Ma se proprio il Documento sinodale del 1971 (dopo Cristo, non avanti !) definisce il matrimonio “unione duratura per il tempo della vita terrena dei coniugi”! Si potrebbe dire che Platone (ricordiamo quando ha detto che nella chiesa valdese non c’è dissenso sulle benedizioni gay, tutt’al più tra i pentecostali!) non ha mai avuto un’idea così fissista della verità, con la quale addiviene a patti che sono transitori, che non sono indissolubili”… almeno su questi argomenti! Certo, se la sua frase non fosse riferita al passato, ma al presente, sarebbe molto più veritiera: pastori che solennemente sottoscrivono la confessione di fede impegnandosi a professarne le dottrine e che poi fanno tutt’altro non possono certo essere accusati di avere “idee fissiste”.

Dalla lettera del 5 ottobre 1661 con cui Antonio Léger (così si firma) presentava il testo della Confessione di Fede:

I nemici più pericolosi della Chiesa non sono quelli che credono di far servitio a Dio perseguitandola esteriormente con ferro e fuoco, ma gl’errori e li vitij che appestano gl’animi nel di dentro col soffio dell’antico serpente, padre della menzogna, e spirito immondo”.

 

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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