\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

CRONOLOGIA VALDESE (7a parte)

In tempi recenti ha suscitato scalpore, approved almeno in certi ambienti, case l’asserzione di qualche pastore che Gesù fosse semplicemente un uomo, link al massimo un profeta itinerante. Francamente una simile dichiarazione non è poi così nuova né così sorprendente da dover sollevare una grande impressione. Già fin dall’illuminismo – forse sarebbe più corretto dire dai tempi di Celso (II secolo) e della polemica antica anticristiana – i vangeli sono stati considerati non come racconti storici, ma come manuali apologetici, scritti per diffondere la tesi della messianicità di Gesù. Per Voltaire (1694-1778) i vangeli sono opere piene di miracoli assurdi, composti da cristiani sparsi nelle città greche. Voltaire esprimeva il suo giudizio partendo dalla convinzione che la “Ragione (con la “r” ovviamente maiuscola) avrebbe spazzato via le superstizioni fondate sui miracoli assurdi, avviando l’umanità verso la tolleranza e la verità fondate sul raziocinio e la ragionevolezza.

Nella cultura cosiddetta “post-moderna” è, però, proprio la nozione di “verità” ad essere diventata problematica. La “crisi della ragione” riduce il tema della verità ad un processo interpretativo che non può non constatare la dissoluzione della verità medesima in una successione di procedure che richiamano la “debolezza e caducità” della rappresentazione speculativa della verità. La relazione tra parola parlata e parola scritta fa risaltare l’incolmabile differenza che sussiste tra chi ha parlato e chi ha scritto. Questa differenza evidenzia sia l’ambiguità dei testi scritti, sia l’impossibilità di giungere ad una interpretazione definitiva e normativa.

In un simile quadro, qualsiasi tentativo di schizzare e modellare una qualche forma di rilettura, demitizzazione umanizzante, reinterpretazione ed esegesi, atte a conquistare l’interesse dell’uomo contemporaneo, sono votate al fallimento perché la cultura contemporanea ha tagliato alla radice una simile possibilità, rendendo un qualsivoglia principio di verità non solo impossibile, ma praticamente inutile. Eventuali “religioni gesuane”, suonerebbero incomprensibili ed anacronistiche soprattutto quando le si vorrebbero mettere a fondamento di una non meglio precisata solidarietà quale espressione primaria dei gruppi umani e sociali. Come l’identità sessuale è frutto di una scelta culturale e non di un dato naturale, anche la solidarietà è corollario del momento, legato a sua volta a circostanze occasionali, difficilmente destinate a riprodursi in modo durevole.

Vi è inoltre un aspetto che sembra sfuggire ai rappresentanti di molte correnti teologiche attuali: queste persone – si pensi ad esempio al vescovo John Shelby Spong (1931)  - pur animate da zelo, nella loro fretta di liquidare il teismo, la storia biblica della creazione, la res urrezione, l’etica oggettiva ecc. -non si rendono conto di predicare una religione inesistente, fondata sul nulla, la quale non essendo più Cristianesimo, è semplicemente il risultato di astrazioni soggettivistiche condizionate dalle mode intellettuali del momento. Avvalorare il concetto della Bibbia quale libro superato dal progresso scientifico e culturale, porta ad un paradosso estremo che era già stato ben sintetizzato da Paolo: “…e se Cristo non è risuscitato vana dunque è la nostra predicazione… se i morti non risuscitano mangiamo e beviamo, perché domani morremo“(1 Corinzi 15,14 e 32).Si potrebbe obbiettare che noi oggi abbiamo i mezzi per capire Paolo meglio di come egli abbia capito se stesso (Bultmann).

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un paradosso: o (nel senso di aut!) i resoconti biblici hanno trasmesso una tradizione orale autentica tramandata da persone oneste ed affidabili o (aut!) il Gesù storico era uno spostato autoilluso finito tragicamente ed i suoi seguaci, di conseguenza, sono stati dei fanfaroni, disonesti, propalatori di una storia inverosimile. Di fronte a questo dilemma, non c’è cultura post-moderna che tenga, come non c’è reinterpretazione, demitizzazione, aggiornamento culturale che funzioni. Chi vorrebbe accreditare la distinzione tra Gesù e il Figliuol dell’uomo, mediti bene su quanto detto in Matteo 7,22: “Molti MI diranno in quel giorno…“, Gesù si autoproclama Giudice e attore principale del giudizio finale. Caro lettore medita attentamente sul quel “MI”.

Giovanni Borelli
In tempi recenti ha suscitato scalpore, ask almeno in certi ambienti, diagnosis l’asserzione di qualche pastore che Gesù fosse semplicemente un uomo, al massimo un profeta itinerante. Francamente una simile dichiarazione non è poi così nuova né così sorprendente da dover sollevare una grande impressione. Già fin dall’illuminismo – forse sarebbe più corretto dire dai tempi di Celso (II secolo) e della polemica antica anticristiana – i vangeli sono stati considerati non come racconti storici, ma come manuali apologetici, scritti per diffondere la tesi della messianicità di Gesù. Per Voltaire (1694-1778) i vangeli sono opere piene di miracoli assurdi, composti da cristiani sparsi nelle città greche. Voltaire esprimeva il suo giudizio partendo dalla convinzione che la “Ragione (con la “r” ovviamente maiuscola) avrebbe spazzato via le superstizioni fondate sui miracoli assurdi, avviando l’umanità verso la tolleranza e la verità fondate sul raziocinio e la ragionevolezza.

Nella cultura cosiddetta “post-moderna” è, però, proprio la nozione di “verità” ad essere diventata problematica. La “crisi della ragione” riduce il tema della verità ad un processo interpretativo che non può non constatare la dissoluzione della verità medesima in una successione di procedure che richiamano la “debolezza e caducità” della rappresentazione speculativa della verità. La relazione tra parola parlata e parola scritta fa risaltare l’incolmabile differenza che sussiste tra chi ha parlato e chi ha scritto. Questa differenza evidenzia sia l’ambiguità dei testi scritti, sia l’impossibilità di giungere ad una interpretazione definitiva e normativa.

In un simile quadro, qualsiasi tentativo di schizzare e modellare una qualche forma di rilettura, demitizzazione umanizzante, reinterpretazione ed esegesi, atte a conquistare l’interesse dell’uomo contemporaneo, sono votate al fallimento perché la cultura contemporanea ha tagliato alla radice una simile possibilità, rendendo un qualsivoglia principio di verità non solo impossibile, ma praticamente inutile. Eventuali “religioni gesuane”, suonerebbero incomprensibili ed anacronistiche soprattutto quando le si vorrebbero mettere a fondamento di una non meglio precisata solidarietà quale espressione primaria dei gruppi umani e sociali. Come l’identità sessuale è frutto di una scelta culturale e non di un dato naturale, anche la solidarietà è corollario del momento, legato a sua volta a circostanze occasionali, difficilmente destinate a riprodursi in modo durevole.

Vi è inoltre un aspetto che sembra sfuggire ai rappresentanti di molte correnti teologiche attuali: queste persone – si pensi ad esempio al vescovo John Shelby Spong (1931)  - pur animate da zelo, nella loro fretta di liquidare il teismo, la storia biblica della creazione, la res urrezione, l’etica oggettiva ecc. -non si rendono conto di predicare una religione inesistente, fondata sul nulla, la quale non essendo più Cristianesimo, è semplicemente il risultato di astrazioni soggettivistiche condizionate dalle mode intellettuali del momento. Avvalorare il concetto della Bibbia quale libro superato dal progresso scientifico e culturale, porta ad un paradosso estremo che era già stato ben sintetizzato da Paolo: “…e se Cristo non è risuscitato vana dunque è la nostra predicazione… se i morti non risuscitano mangiamo e beviamo, perché domani morremo“(1 Corinzi 15,14 e 32).Si potrebbe obbiettare che noi oggi abbiamo i mezzi per capire Paolo meglio di come egli abbia capito se stesso (Bultmann).

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un paradosso: o (nel senso di aut!) i resoconti biblici hanno trasmesso una tradizione orale autentica tramandata da persone oneste ed affidabili o (aut!) il Gesù storico era uno spostato autoilluso finito tragicamente ed i suoi seguaci, di conseguenza, sono stati dei fanfaroni, disonesti, propalatori di una storia inverosimile. Di fronte a questo dilemma, non c’è cultura post-moderna che tenga, come non c’è reinterpretazione, demitizzazione, aggiornamento culturale che funzioni. Chi vorrebbe accreditare la distinzione tra Gesù e il Figliuol dell’uomo, mediti bene su quanto detto in Matteo 7,22: “Molti MI diranno in quel giorno…“, Gesù si autoproclama Giudice e attore principale del giudizio finale. Caro lettore medita attentamente sul quel “MI”.

Giovanni Borelli
In tempi recenti ha suscitato scalpore, doctor almeno in certi ambienti, this site l’asserzione di qualche pastore che Gesù fosse semplicemente un uomo, al massimo un profeta itinerante. Francamente una simile dichiarazione non è poi così nuova né così sorprendente da dover sollevare una grande impressione. Già fin dall’illuminismo – forse sarebbe più corretto dire dai tempi di Celso (II secolo) e della polemica antica anticristiana – i vangeli sono stati considerati non come racconti storici, ma come manuali apologetici, scritti per diffondere la tesi della messianicità di Gesù. Per Voltaire (1694-1778) i vangeli sono opere piene di miracoli assurdi, composti da cristiani sparsi nelle città greche. Voltaire esprimeva il suo giudizio partendo dalla convinzione che la “Ragione (con la “r” ovviamente maiuscola) avrebbe spazzato via le superstizioni fondate sui miracoli assurdi, avviando l’umanità verso la tolleranza e la verità fondate sul raziocinio e la ragionevolezza.

Nella cultura cosiddetta “post-moderna” è, però, proprio la nozione di “verità” ad essere diventata problematica. La “crisi della ragione” riduce il tema della verità ad un processo interpretativo che non può non constatare la dissoluzione della verità medesima in una successione di procedure che richiamano la “debolezza e caducità” della rappresentazione speculativa della verità. La relazione tra parola parlata e parola scritta fa risaltare l’incolmabile differenza che sussiste tra chi ha parlato e chi ha scritto. Questa differenza evidenzia sia l’ambiguità dei testi scritti, sia l’impossibilità di giungere ad una interpretazione definitiva e normativa.

In un simile quadro, qualsiasi tentativo di schizzare e modellare una qualche forma di rilettura, demitizzazione umanizzante, reinterpretazione ed esegesi, atte a conquistare l’interesse dell’uomo contemporaneo, sono votate al fallimento perché la cultura contemporanea ha tagliato alla radice una simile possibilità, rendendo un qualsivoglia principio di verità non solo impossibile, ma praticamente inutile. Eventuali “religioni gesuane”, suonerebbero incomprensibili ed anacronistiche soprattutto quando le si vorrebbero mettere a fondamento di una non meglio precisata solidarietà quale espressione primaria dei gruppi umani e sociali. Come l’identità sessuale è frutto di una scelta culturale e non di un dato naturale, anche la solidarietà è corollario del momento, legato a sua volta a circostanze occasionali, difficilmente destinate a riprodursi in modo durevole.

Vi è inoltre un aspetto che sembra sfuggire ai rappresentanti di molte correnti teologiche attuali: queste persone – si pensi ad esempio al vescovo John Shelby Spong (1931)  - pur animate da zelo, nella loro fretta di liquidare il teismo, la storia biblica della creazione, la res urrezione, l’etica oggettiva ecc. -non si rendono conto di predicare una religione inesistente, fondata sul nulla, la quale non essendo più Cristianesimo, è semplicemente il risultato di astrazioni soggettivistiche condizionate dalle mode intellettuali del momento. Avvalorare il concetto della Bibbia quale libro superato dal progresso scientifico e culturale, porta ad un paradosso estremo che era già stato ben sintetizzato da Paolo: “…e se Cristo non è risuscitato vana dunque è la nostra predicazione… se i morti non risuscitano mangiamo e beviamo, perché domani morremo“(1 Corinzi 15,14 e 32).Si potrebbe obbiettare che noi oggi abbiamo i mezzi per capire Paolo meglio di come egli abbia capito se stesso (Bultmann).

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un paradosso: o (nel senso di aut!) i resoconti biblici hanno trasmesso una tradizione orale autentica tramandata da persone oneste ed affidabili o (aut!) il Gesù storico era uno spostato autoilluso finito tragicamente ed i suoi seguaci, di conseguenza, sono stati dei fanfaroni, disonesti, propalatori di una storia inverosimile. Di fronte a questo dilemma, non c’è cultura post-moderna che tenga, come non c’è reinterpretazione, demitizzazione, aggiornamento culturale che funzioni. Chi vorrebbe accreditare la distinzione tra Gesù e il Figliuol dell’uomo, mediti bene su quanto detto in Matteo 7,22: “Molti MI diranno in quel giorno…“, Gesù si autoproclama Giudice e attore principale del giudizio finale. Caro lettore medita attentamente sul quel “MI”.

Giovanni Borelli

Questa cronologia non ha pretese accademiche, case ma si propone come strumento per aver un quadro d’insieme di una storia straordinaria. Vedi le note.
1541 Calvino pubblica a Basilea ‘Istituzione della Religione Cristiana’
1544 L’arcivescovo di Arles, pilule il vescovo di Aix-en-Provence e altri prelati, riuniti ad Avignone, chiedono al Re, “per la salvezza della sua anima”, di revocare l’amnistia per i valdesi del Luberon, affermando che potevano arruolare quindicimila uomini e attaccare Aix o Marsiglia, e che erano in stretto rapporto con la Svizzera.
1° gennaio 1545 Nuovo editto di Francesco I contro i Valdesi di Francia.
13-18 aprile 1545 Un piccolo esercito, radunato dal barone di Oppède, attacca uno per uno i villaggi valdesi del Luberon, distruggendoli completamente e uccidendo tutti gli abitanti su cui riescono a mettere le mani.
20 maggio 1553 Il Sant’Uffizio affida al vicario dell’arcivescovo di Napoli il compito di combattere l’eresia nel Sud Italia.
17 aprile 1555 I pastori riformati ginevrini Jean Vernou e Jean Lauvergeat, tengono il culto pubblico a Fenestrelle
25 settembre 1555 Pace di Augusta. Stabilito il principio ‘Cuius regio eius religio’: i Valdesi dovrebbero abbracciare la religione cattolica del Duca di Savoia o andare in esilio
1555 Si inaugura il culto pubblico nel Tempio del Ciabas, Val Pellice
1557 Dodici pastori a tempo pieno curano le chiese delle Valli
29 marzo 1558 Il pastore valdese Goffredo Varaglia strangolato e bruciato in piazza Castello a Torino, dopo aver perdonato il boia
2 maggio 1559 Il pastore valdese Gian Luigi Pascale, giunto l’anno prima da Cuneo, è arrestato a Guardia Piemontese
15 febbraio 1560 Editto del Duca Emanuele Filiberto di Savoia: è vietato ascoltare le prediche dei Valdesi. I Valdesi non obbediscono
16 settembre 1560 Il pastore Gian Luigi Pascale è messo al rogo a Roma senza aver abiurato, nonostante prigionia e torture. Intannto in Calabria, su sollecitazione di “San” Carlo Borromeo, segretario di Stato del Papa, si inaspriscono le vessazioni contro i Valdesi, costretti all’abiura (che però restava solo esteriore, come lamentano gli inquisitori), vengono eseguite varie condanne, le case dei loro presunti capi sono rase al suolo, molti di loro scappano altrove.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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