\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Cosa insegna davvero la Bibbia su donare e accogliere

Ancora un ottimo articolo nel sito in inglese di SAV, dosage Old Waldensian Paths: a volte la libertà religiosa deve essere difesa con le virtù militari e le armi.
Ancora un ottimo articolo nel sito in inglese di SAV, dosage Old Waldensian Paths: a volte la libertà religiosa deve essere difesa con le virtù militari e le armi.
Ancora un ottimo articolo nel sito in inglese di SAV, approved Old Waldensian Paths: a volte la libertà religiosa deve essere difesa con le virtù militari e le armi.
Ancora un ottimo articolo nel sito in inglese di SAV, dosage Old Waldensian Paths: a volte la libertà religiosa deve essere difesa con le virtù militari e le armi.
Ancora un ottimo articolo nel sito in inglese di SAV, approved Old Waldensian Paths: a volte la libertà religiosa deve essere difesa con le virtù militari e le armi.
Ancora un ottimo articolo nel sito in inglese di SAV, ask Old Waldensian Paths: a volte la libertà religiosa deve essere difesa con le virtù militari e le armi.

EVANGELICALISMO, seek LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, drugs e la fede viene definita più dall’appartenenza a una sub-cultura cristiana e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.

L’antintelluettualismo viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l’avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.

La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali (o cattoliche), ma quella autentica, è ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l’antidoto più efficace all’attuale condizione della Chiesa.

"EVANGELICALISMO, LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, e la fede viene definita più dall'appartenenza a una sub-cultura cristiana  e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.</p><br /> <p>L'antintelluettualismo  viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l'avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.</p><br /> <p>La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali o cattoliche, ma quella autentica e ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l'antidoto più efficace all'attuale condizione della Chiesa."

EVANGELICALISMO, viagra order LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, e la fede viene definita più dall’appartenenza a una sub-cultura cristiana e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.

L’antintelluettualismo viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l’avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.

La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali (o cattoliche), ma quella autentica, è ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l’antidoto più efficace all’attuale condizione della Chiesa.

"EVANGELICALISMO, LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, e la fede viene definita più dall'appartenenza a una sub-cultura cristiana  e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.  L'antintelluettualismo  viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l'avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.  La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali o cattoliche, ma quella autentica e ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l'antidoto più efficace all'attuale condizione della Chiesa."

EVANGELICALISMO, approved LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, e la fede viene definita più dall’appartenenza a una sub-cultura cristiana e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.

L’antintelluettualismo viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l’avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.

La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali (o cattoliche), ma quella autentica, è ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l’antidoto più efficace all’attuale condizione della Chiesa.

"EVANGELICALISMO, LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, e la fede viene definita più dall'appartenenza a una sub-cultura cristiana  e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.  L'antintelluettualismo  viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l'avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.  La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali o cattoliche, ma quella autentica e ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l'antidoto più efficace all'attuale condizione della Chiesa."

EVANGELICALISMO, viagra order LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, buy e la fede viene definita più dall’appartenenza a una sub-cultura cristiana e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.

L’antintelluettualismo viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, page l’avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.

La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali (o cattoliche), ma quella autentica, è ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l’antidoto più efficace all’attuale condizione della Chiesa.

"EVANGELICALISMO, LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, e la fede viene definita più dall'appartenenza a una sub-cultura cristiana  e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.</p> <p>L'antintelluettualismo  viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l'avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.</p> <p>La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali o cattoliche, ma quella autentica e ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l'antidoto più efficace all'attuale condizione della Chiesa."

EVANGELICALISMO, LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, sale e la fede viene definita più dall’appartenenza a una sub-cultura cristiana e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.

L’antintelluettualismo viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, ask l’avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.

La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali (o cattoliche), ma quella autentica, è ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l’antidoto più efficace all’attuale condizione della Chiesa.

"EVANGELICALISMO, LIBERALISMO E CATTOLICESIMO in gran parte sembrano ironicamente incontrarsi in un acceso individualismo: ognuno è regola a sé nel suo rapporto personale con Dio, e la fede viene definita più dall'appartenenza a una sub-cultura cristiana  e da slogan solo apparentemente biblici che dalla Verità rivelata nelle Scritture.</p><br /><br /> <p>L'antintelluettualismo  viene alimentato da troppi pulpiti e la diffidenza verso lo studio sistematico della Bibbia, l'avversione alla storia, alla precisione dottrinale e la dispersione delle chiese ne sono naturali conseguenze.</p><br /><br /> <p>La vera fede riformata, non quella deformata dalle correnti evangelicali, liberali o cattoliche, ma quella autentica e ancora vitale in molti contesti; sintetizzata nelle confessioni e nei catechismi, costituisce l'antidoto più efficace all'attuale condizione della Chiesa."

I “fondamentalisti” si sono attirati molteplici critiche per la loro mancanza di interesse in questioni sociali, for sale e anche ingiurie e contumelie per la loro enfasi sul benessere dell’anima. Ma sono stati i “fondamentalisti” a conservare la corretta enfasi della Bibbia, ed che condanna sia l’uomo che accumula ricchezza, doctor sia l’uomo che la dà tutta via, quando entrambi confidano nelle loro azioni per la loro sicurezza e salvezza. La Bibbia insegna che la missione principale della chiesa, e di ogni Cristiano individualmente, è di insegnare alla mente, e non di nutrire il corpo.
Questo ordine di priorità può essere chiaramente visto nella vita di Cristo, che subordinava i suoi miracoli di guarigione al suo insegnamento (si veda, ad esempio, Marco 1:35-38 e Matteo 15:21-28). Cristo, che aveva i pieni poteri per alleviare ogni necessità e guarire tutte le malattie, non ha però così agito. Le sue azioni, o secondo il metro di certuni, la sua mancanza di attenzione per gli altri, sarebbe senza dubbio da costoro criticata, ma questo solo perché hanno sostituito all’etica di benevolenza di Cristo la loro etica altruistica [*]. Cristo soccorreva solo quelli a cui insegnava e disse esplicitamente che egli era venuto a insegnare, dando lo stesso comando di insegnare ai suoi discepoli.
Inoltre, la Bibbia insegna chiaramente che i Cristiani, nel donare, dovrebbero dare la precedenza a certe persone prima di altre, e che non c’è alcun obbligo generale di aiutare chiunque. Infatti ci sono persone che non devono essere aiutate per niente. Quelli della propria casa sono da aiutare prima di quelli di fuori della casa. Un uomo che non provvede alla propria famiglia è peggio di un infedele. Dopo quelli della propria casa, secondi in importanza sono quelli della casa della fede. La carestia a Gerusalemme deve aver colpito sia Cristiani sia non-Cristiani, ma la colletta di Paolo era per “i poveri tra i santi in Gerusalemme” (Romani 15:26). Persone che sono in grado di lavorare ma si rifiutano di farlo, anche se sono Cristiani, non devono essere aiutate affatto. Se uno non vuole lavorare, non deve neppure mangiare. Le giovani vedove non devono essere assistite dalla chiesa, anche se sono Cristiane, ma è comandato loro di sposarsi (si veda 1 Timoteo 5:9-16). Quelle vedove che non avevano un comportamento esemplare non dovevano ricevere assistenza, quand’anche fossero state povere. Paolo non è al corrente di alcun “diritto umano a una esistenza dignitosa”.
I Cristiani hanno un obbligo di aiutare altri Cristiani, proprio come hanno l’obbligo di sostentare i membri della loro famiglia legale. Non hanno invece alcun obbligo di aiutare chiunque nel mondo, e nessuno ha il diritto di pretendere la loro assistenza (a meno che ovviamente non sia stato stabilito da un contratto, come nel matrimonio). I Cristiani non hanno alcuna responsabilità di alleviare la sofferenza di tutta l’umanità. Se ci si ricorda della parabola del Buon Samaritano, questi continuò nel suo viaggio d’affari (era un viaggio d’andata e ritorno, dato che portava con sé vino, olio e monete d’argento) dopo aver aiutato la vittima di qualche socialista impaziente che non poteva attendere la redistribuzione della ricchezza dello sventurato da parte dello stato. Il Buon Samaritano non rastrellò la campagna alla ricerca di altri, né fece lobby a favore di uno sussidio annuale garantito o per un servizio sanitario nazionale. Semplicemente amò il suo prossimo.
La moderna etica che tutti devono essere salvati fisicamente, che qualcosa di inferiore a questo è socialmente ingiusto, così ci viene detto, riflette la moderna teologia che richiede che tutti siano salvati eternamente. L’universalismo teologico e l’universalismo etico sono gemelli. Nessuno dei due è Cristiano, nessuno dei due è vero.
I nostri padri Calvinisti compresero molto bene Paolo e Cristo, ma i loro figli sono stati così sopraffatti da un pernicioso e sentimentale universalismo e altruismo, da trovare i comandamenti di Paolo di negare la carità, di rifiutare di aiutare certe persone, tanto scioccanti quanto la nozione che ci saranno delle persone che andranno all’inferno.

John W. Robbins

(traduzione di Giampiero Giancipoli

[*] Per ”etica altruistica” si intende qui il perentorio obbligo morale di accogliere, ricevere, aiutare “l’altro” senza se né ma. Non la preoccupazione personale per il proprio prossimo.

John W. Robbins nacque nel 1948 in Pennsylvania, si trasferì in seguito in Tennessee. Si laureò in Scienze Politiche in Pennsylvania a 21 anni col massimo dei voti, e a 24 ottenne il dottorato in Filosofia e Teoria Politica.

Lavorò come assistente parlamentare di alcuni deputati, in diverse istituzioni di studi politici e insegnò in varie prestigiose università.  

Nel 1977 diede vita a un think tank cristiano, la Trinity Foundation, che in seguito ha pubblicato centinaia di libri, organizzato conferenze e seminari.  

Fu eletto anziano della Presbyterian Church of America, ed ebbe anche la licenza di predicatore dal Westminster Presbytery, ma lasciò quella denominazione perché non prendeva provvedimenti nei confronti di coloro che “insegnavano un altro evangelo”. Divenne in seguito anziano della Reformation Church.  

Tornò al suo Signore e Salvatore il 14 agosto 2008.

 
I “fondamentalisti” si sono attirati molteplici critiche per la loro mancanza di interesse in questioni sociali, cheapest e anche ingiurie e contumelie per la loro enfasi sul benessere dell’anima. Ma sono stati i “fondamentalisti” a conservare la corretta enfasi della Bibbia, click che condanna sia l’uomo che accumula ricchezza, recipe sia l’uomo che la dà tutta via, quando entrambi confidano nelle loro azioni per la loro sicurezza e salvezza. La Bibbia insegna che la missione principale della chiesa, e di ogni Cristiano individualmente, è di insegnare alla mente, e non di nutrire il corpo.
Questo ordine di priorità può essere chiaramente visto nella vita di Cristo, che subordinava i suoi miracoli di guarigione al suo insegnamento (si veda, ad esempio, Marco 1:35-38 e Matteo 15:21-28). Cristo, che aveva i pieni poteri per alleviare ogni necessità e guarire tutte le malattie, non ha però così agito. Le sue azioni, o secondo il metro di certuni, la sua mancanza di attenzione per gli altri, sarebbe senza dubbio da costoro criticata, ma questo solo perché hanno sostituito all’etica di benevolenza di Cristo la loro etica altruistica [*]. Cristo soccorreva solo quelli a cui insegnava e disse esplicitamente che egli era venuto a insegnare, dando lo stesso comando di insegnare ai suoi discepoli.
Inoltre, la Bibbia insegna chiaramente che i Cristiani, nel donare, dovrebbero dare la precedenza a certe persone prima di altre, e che non c’è alcun obbligo generale di aiutare chiunque. Infatti ci sono persone che non devono essere aiutate per niente. Quelli della propria casa sono da aiutare prima di quelli di fuori della casa. Un uomo che non provvede alla propria famiglia è peggio di un infedele. Dopo quelli della propria casa, secondi in importanza sono quelli della casa della fede. La carestia a Gerusalemme deve aver colpito sia Cristiani sia non-Cristiani, ma la colletta di Paolo era per “i poveri tra i santi in Gerusalemme” (Romani 15:26). Persone che sono in grado di lavorare ma si rifiutano di farlo, anche se sono Cristiani, non devono essere aiutate affatto. Se uno non vuole lavorare, non deve neppure mangiare. Le giovani vedove non devono essere assistite dalla chiesa, anche se sono Cristiane, ma è comandato loro di sposarsi (si veda 1 Timoteo 5:9-16). Quelle vedove che non avevano un comportamento esemplare non dovevano ricevere assistenza, quand’anche fossero state povere. Paolo non è al corrente di alcun “diritto umano a una esistenza dignitosa”.
I Cristiani hanno un obbligo di aiutare altri Cristiani, proprio come hanno l’obbligo di sostentare i membri della loro famiglia legale. Non hanno invece alcun obbligo di aiutare chiunque nel mondo, e nessuno ha il diritto di pretendere la loro assistenza (a meno che ovviamente non sia stato stabilito da un contratto, come nel matrimonio). I Cristiani non hanno alcuna responsabilità di alleviare la sofferenza di tutta l’umanità. Se ci si ricorda della parabola del Buon Samaritano, questi continuò nel suo viaggio d’affari (era un viaggio d’andata e ritorno, dato che portava con sé vino, olio e monete d’argento) dopo aver aiutato la vittima di qualche socialista impaziente che non poteva attendere la redistribuzione della ricchezza dello sventurato da parte dello stato. Il Buon Samaritano non rastrellò la campagna alla ricerca di altri, né fece lobby a favore di uno sussidio annuale garantito o per un servizio sanitario nazionale. Semplicemente amò il suo prossimo.
La moderna etica che tutti devono essere salvati fisicamente, che qualcosa di inferiore a questo è socialmente ingiusto, così ci viene detto, riflette la moderna teologia che richiede che tutti siano salvati eternamente. L’universalismo teologico e l’universalismo etico sono gemelli. Nessuno dei due è Cristiano, nessuno dei due è vero.
I nostri padri Calvinisti compresero molto bene Paolo e Cristo, ma i loro figli sono stati così sopraffatti da un pernicioso e sentimentale universalismo e altruismo, da trovare i comandamenti di Paolo di negare la carità, di rifiutare di aiutare certe persone, tanto scioccanti quanto la nozione che ci saranno delle persone che andranno all’inferno.

John W. Robbins

(traduzione di Giampiero Giancipoli

[*] Per ”etica altruistica” si intende qui il perentorio obbligo morale di accogliere, ricevere, aiutare “l’altro” senza se né ma. Non la preoccupazione personale per il proprio prossimo.

John W. Robbins nacque nel 1948 in Pennsylvania, si trasferì in seguito in Tennessee. Si laureò in Scienze Politiche in Pennsylvania a 21 anni col massimo dei voti, e a 24 ottenne il dottorato in Filosofia e Teoria Politica.

Lavorò come assistente parlamentare di alcuni deputati, in diverse istituzioni di studi politici e insegnò in varie prestigiose università.  

Nel 1977 diede vita a un think tank cristiano, la Trinity Foundation, che in seguito ha pubblicato centinaia di libri, organizzato conferenze e seminari.  

Fu eletto anziano della Presbyterian Church of America, ed ebbe anche la licenza di predicatore dal Westminster Presbytery, ma lasciò quella denominazione perché non prendeva provvedimenti nei confronti di coloro che “insegnavano un altro evangelo”. Divenne in seguito anziano della Reformation Church.  

Tornò al suo Signore e Salvatore il 14 agosto 2008.

 
Il dibattito sinodale 2015, prescription tra le molte “oscurità” ha riservato anche qualche sprazzo di luce. Per la prima volta ha sollevato il problema dell’ormai evidente (ma sempre ignorata, viagra 100mg quando non negata) crisi vocazionale che attraversa la nostra Chiesa. Purtroppo la questione è stata proposta soltanto da quell’esigua minoranza che ancora si oppone alla linea ufficiale ed è stata subito zittita dalla sapiente regia sinodale, nondimeno la questione è stata coraggiosamente ripresa proprio da due dei nostri maggiori Pastori e Teologi, Paolo Ricca e Giorgio Tourn, in una “libera chiacchierata” su Riforma (“Una Chiesa in torpore” – 4 settembre).

In buona sostanza i due pastori, cui hanno fatto eco anche i Pastori Pasquet e Garufi (di cui SAV ha già dato notizia) hanno evidenziato come la Chiesa Valdese sia in preda ad una profonda crisi vocazionale, che si concreta poi nel calo dei membri, delle contribuzioni, della presenza ai culti e anche dei candidati al pastorato. Una diagnosi molto interessante e anche toccante perché mette a nudo tutte le criticità della nostra Chiesa, così com’è ora, a causa delle discutibili scelte teologiche degli ultimi venti/trent’anni (teologia liberal), che l’hanno portata lontano dal suo ruolo di fedele testimone dell’Evangelo.

Ricca parla di “incapacità di motivare l’impegno sociale della Chiesa, di disaffezione al culto, di predicazione mediamente insoddisfacente da parte dei nostri pastori”, sottolinea anche come nelle opere diaconali, su cui l’establishment attuale sembra puntare tutto, “la fede si esaurisce lì… e non è in grado di motivare evangelicamente il tuo rapporto con Dio”.

Tourn è ancora più duro e si chiede : “Tu ti illudi che ci sia la fede?” (nella nostra Chiesa), poi attacca la carenza di formazione teologica, lanciando nel contempo un’accusa altrettanto grave contro le opere diaconali: “(i progetti di accoglienza) sono la traduzione in termini evangelici della politica di papa Bergoglio. Un fare la carità”.

L’analisi dei due pastori propone una diagnosi molto interessante, quella già toccata nel dibattito sinodale e ripresa in uno dei culti sinodali dal Pastore Langeneck. La carenza teologica risiede nel fatto che, sostiene Ricca: “C’è una scuola di pietà che non è stata insegnata (anzitutto in Facoltà!) perché probabilmente non è stata vissuta” e anche “tutto il campo delle opere risponde all’amore del prossimo, ma dov’è l’amore per Dio? La malattia è che siamo tutti rivolti al sociale, …ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, fuori da lì siamo muti”.

Ricca quindi conclude dicendo: “Ne usciamo solo con una presa di coscienza. E’ questo che mi manca nel Sinodo. La Chiesa riconosca la sua situazione di malattia”.

Una presa di coscienza che purtroppo la Chiesa, il Sinodo, i pastori, e tutto l’establishment si rifiutano categoricamente di fare, perché di fatto vorrebbe dire “rinnegare se stessi”, rinnegare trent’anni di fallimentare teologica liberal, di studi storico critici della Bibbia, di aperture teologiche su temi controversi e contrari all’insegnamento evangelico.

C’è tuttavia una nota di speranza, derivante dal fatto che nella nostra Chiesa ci sono ancora credenti che sentono l’amore per Dio come l’unica forza che possa guidare un credente.

E c’è purtroppo una nota dolente derivante dal fatto che questi sono spesso soltanto pastori e credenti anziani, formatisi alla luce delle teologia evangelica classica (bathiana), mentre i giovani, in particolare i pastori che sono usciti dalla facoltà negli ultimi decenni, sono schierati su di una teologia che ha prodotto soltanto dei professori laici e non più dei pastori d’anime.

Soltanto Dio potrà a questo punto salvare la sua Chiesa e dobbiamo sperare e pregare affinché questo avvenga, per ora rallegrandoci che dopo decenni di silenzio sinodale, abbiamo potuto udire queste voci di autentiche coscienze cristiane evangeliche.

Nikodemos

Domanda (è una domanda aperta in attesa di risposta, non una domanda retorica): cos’hanno fatto in questi decenni i pastori nominati nell’articolo per contrastare la tendenza di cui commentano con lucidità le conseguenze? Forse tantissimo, ma quasi sempre in modo così “riservato” che il normale membro di chiesa non se ne è accorto. Forse in qualche incontro di pastori, o tra pochi amici. Ma non soffriamo certo di mancanza di pastori, bensì di fedeli. E siamo d’accordo che il vero problema è la qualità, più che la quantita, ovvero: più preoccupante dei templi vuoti, sono i sermoni vuoti, vuoti perché Gesù Cristo è a volte solo di passaggio (vedi l’inaugurazione del Sinodo). Ma, certo, la vocazione non si trova dentro i banchi di un tempio, ma dentro il cuore degli uomini e delle donne. Quanti sono stati allontanati da quell’andazzo che appariva e appare incontrastato?
Il dibattito sinodale 2015, buy tra le molte “oscurità” ha riservato anche qualche sprazzo di luce. Per la prima volta ha sollevato il problema dell’ormai evidente (ma sempre ignorata, website quando non negata) crisi vocazionale che attraversa la nostra Chiesa. Purtroppo la questione è stata proposta soltanto da quell’esigua minoranza che ancora si oppone alla linea ufficiale ed è stata subito zittita dalla sapiente regia sinodale, health nondimeno la questione è stata coraggiosamente ripresa proprio da due dei nostri maggiori Pastori e Teologi, Paolo Ricca e Giorgio Tourn, in una “libera chiacchierata” su Riforma (“Una Chiesa in torpore” – 4 settembre).

In buona sostanza i due pastori, cui hanno fatto eco anche i Pastori Pasquet e Garufi (di cui SAV ha già dato notizia) hanno evidenziato come la Chiesa Valdese sia in preda ad una profonda crisi vocazionale, che si concreta poi nel calo dei membri, delle contribuzioni, della presenza ai culti e anche dei candidati al pastorato. Una diagnosi molto interessante e anche toccante perché mette a nudo tutte le criticità della nostra Chiesa, così com’è ora, a causa delle discutibili scelte teologiche degli ultimi venti/trent’anni (teologia liberal), che l’hanno portata lontano dal suo ruolo di fedele testimone dell’Evangelo.

Ricca parla di “incapacità di motivare l’impegno sociale della Chiesa, di disaffezione al culto, di predicazione mediamente insoddisfacente da parte dei nostri pastori”, sottolinea anche come nelle opere diaconali, su cui l’establishment attuale sembra puntare tutto, “la fede si esaurisce lì… e non è in grado di motivare evangelicamente il tuo rapporto con Dio”.

Tourn è ancora più duro e si chiede : “Tu ti illudi che ci sia la fede?” (nella nostra Chiesa), poi attacca la carenza di formazione teologica, lanciando nel contempo un’accusa altrettanto grave contro le opere diaconali: “(i progetti di accoglienza) sono la traduzione in termini evangelici della politica di papa Bergoglio. Un fare la carità”.

L’analisi dei due pastori propone una diagnosi molto interessante, quella già toccata nel dibattito sinodale e ripresa in uno dei culti sinodali dal Pastore Langeneck. La carenza teologica risiede nel fatto che, sostiene Ricca: “C’è una scuola di pietà che non è stata insegnata (anzitutto in Facoltà!) perché probabilmente non è stata vissuta” e anche “tutto il campo delle opere risponde all’amore del prossimo, ma dov’è l’amore per Dio? La malattia è che siamo tutti rivolti al sociale, …ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, fuori da lì siamo muti”.

Ricca quindi conclude dicendo: “Ne usciamo solo con una presa di coscienza. E’ questo che mi manca nel Sinodo. La Chiesa riconosca la sua situazione di malattia”.

Una presa di coscienza che purtroppo la Chiesa, il Sinodo, i pastori, e tutto l’establishment si rifiutano categoricamente di fare, perché di fatto vorrebbe dire “rinnegare se stessi”, rinnegare trent’anni di fallimentare teologica liberal, di studi storico critici della Bibbia, di aperture teologiche su temi controversi e contrari all’insegnamento evangelico.

C’è tuttavia una nota di speranza, derivante dal fatto che nella nostra Chiesa ci sono ancora credenti che sentono l’amore per Dio come l’unica forza che possa guidare un credente.

E c’è purtroppo una nota dolente derivante dal fatto che questi sono spesso soltanto pastori e credenti anziani, formatisi alla luce delle teologia evangelica classica (bathiana), mentre i giovani, in particolare i pastori che sono usciti dalla facoltà negli ultimi decenni, sono schierati su di una teologia che ha prodotto soltanto dei professori laici e non più dei pastori d’anime.

Soltanto Dio potrà a questo punto salvare la sua Chiesa e dobbiamo sperare e pregare affinché questo avvenga, per ora rallegrandoci che dopo decenni di silenzio sinodale, abbiamo potuto udire queste voci di autentiche coscienze cristiane evangeliche.

Nikodemos

Domanda (è una domanda aperta in attesa di risposta, non una domanda retorica): cos’hanno fatto in questi decenni i pastori nominati nell’articolo per contrastare la tendenza di cui commentano con lucidità le conseguenze? Forse tantissimo, ma quasi sempre in modo così “riservato” che il normale membro di chiesa non se ne è accorto. Forse in qualche incontro di pastori, o tra pochi amici. Ma non soffriamo certo di mancanza di pastori, bensì di fedeli. E siamo d’accordo che il vero problema è la qualità, più che la quantita, ovvero: più preoccupante dei templi vuoti, sono i sermoni vuoti, vuoti perché Gesù Cristo è a volte solo di passaggio (vedi l’inaugurazione del Sinodo). Ma, certo, la vocazione non si trova dentro i banchi di un tempio, ma dentro il cuore degli uomini e delle donne. Quanti sono stati allontanati da quell’andazzo che appariva e appare incontrastato?
I “fondamentalisti” si sono attirati molteplici critiche per la loro mancanza di interesse in questioni sociali, thumb e anche ingiurie e contumelie per la loro enfasi sul benessere dell’anima. Ma sono stati i “fondamentalisti” a conservare la corretta enfasi della Bibbia, sale che condanna sia l’uomo che accumula ricchezza, sia l’uomo che la dà tutta via, quando entrambi confidano nelle loro azioni per la loro sicurezza e salvezza. La Bibbia insegna che la missione principale della chiesa, e di ogni Cristiano individualmente, è di insegnare alla mente, e non di nutrire il corpo.
Questo ordine di priorità può essere chiaramente visto nella vita di Cristo, che subordinava i suoi miracoli di guarigione al suo insegnamento (si veda, ad esempio, Marco 1:35-38 e Matteo 15:21-28). Cristo, che aveva i pieni poteri per alleviare ogni necessità e guarire tutte le malattie, non ha però così agito. Le sue azioni, o secondo il metro di certuni, la sua mancanza di attenzione per gli altri, sarebbe senza dubbio da costoro criticata, ma questo solo perché hanno sostituito all’etica di benevolenza di Cristo la loro etica altruistica [*]. Cristo soccorreva solo quelli a cui insegnava e disse esplicitamente che egli era venuto a insegnare, dando lo stesso comando di insegnare ai suoi discepoli.
Inoltre, la Bibbia insegna chiaramente che i Cristiani, nel donare, dovrebbero dare la precedenza a certe persone prima di altre, e che non c’è alcun obbligo generale di aiutare chiunque. Infatti ci sono persone che non devono essere aiutate per niente. Quelli della propria casa sono da aiutare prima di quelli di fuori della casa. Un uomo che non provvede alla propria famiglia è peggio di un infedele. Dopo quelli della propria casa, secondi in importanza sono quelli della casa della fede. La carestia a Gerusalemme deve aver colpito sia Cristiani sia non-Cristiani, ma la colletta di Paolo era per “i poveri tra i santi in Gerusalemme” (Romani 15:26). Persone che sono in grado di lavorare ma si rifiutano di farlo, anche se sono Cristiani, non devono essere aiutate affatto. Se uno non vuole lavorare, non deve neppure mangiare. Le giovani vedove non devono essere assistite dalla chiesa, anche se sono Cristiane, ma è comandato loro di sposarsi (si veda 1 Timoteo 5:9-16). Quelle vedove che non avevano un comportamento esemplare non dovevano ricevere assistenza, quand’anche fossero state povere. Paolo non è al corrente di alcun “diritto umano a una esistenza dignitosa”.
I Cristiani hanno un obbligo di aiutare altri Cristiani, proprio come hanno l’obbligo di sostentare i membri della loro famiglia legale. Non hanno invece alcun obbligo di aiutare chiunque nel mondo, e nessuno ha il diritto di pretendere la loro assistenza (a meno che ovviamente non sia stato stabilito da un contratto, come nel matrimonio). I Cristiani non hanno alcuna responsabilità di alleviare la sofferenza di tutta l’umanità. Se ci si ricorda della parabola del Buon Samaritano, questi continuò nel suo viaggio d’affari (era un viaggio d’andata e ritorno, dato che portava con sé vino, olio e monete d’argento) dopo aver aiutato la vittima di qualche socialista impaziente che non poteva attendere la redistribuzione della ricchezza dello sventurato da parte dello stato. Il Buon Samaritano non rastrellò la campagna alla ricerca di altri, né fece lobby a favore di uno sussidio annuale garantito o per un servizio sanitario nazionale. Semplicemente amò il suo prossimo.
La moderna etica che tutti devono essere salvati fisicamente, che qualcosa di inferiore a questo è socialmente ingiusto, così ci viene detto, riflette la moderna teologia che richiede che tutti siano salvati eternamente. L’universalismo teologico e l’universalismo etico sono gemelli. Nessuno dei due è Cristiano, nessuno dei due è vero.
I nostri padri Calvinisti compresero molto bene Paolo e Cristo, ma i loro figli sono stati così sopraffatti da un pernicioso e sentimentale universalismo e altruismo, da trovare i comandamenti di Paolo di negare la carità, di rifiutare di aiutare certe persone, tanto scioccanti quanto la nozione che ci saranno delle persone che andranno all’inferno.

John W. Robbins

(traduzione di Giampiero Giancipoli

[*] Per ”etica altruistica” si intende qui il perentorio obbligo morale di accogliere, ricevere, aiutare “l’altro” senza se né ma. Non la preoccupazione personale per il proprio prossimo.

John W. Robbins nacque nel 1948 in Pennsylvania, si trasferì in seguito in Tennessee. Si laureò in Scienze Politiche in Pennsylvania a 21 anni col massimo dei voti, e a 24 ottenne il dottorato in Filosofia e Teoria Politica.

Lavorò come assistente parlamentare di alcuni deputati, in diverse istituzioni di studi politici e insegnò in varie prestigiose università.  

Nel 1977 diede vita a un think tank cristiano, la Trinity Foundation, che in seguito ha pubblicato centinaia di libri, organizzato conferenze e seminari.  

Fu eletto anziano della Presbyterian Church of America, ed ebbe anche la licenza di predicatore dal Westminster Presbytery, ma lasciò quella denominazione perché non prendeva provvedimenti nei confronti di coloro che “insegnavano un altro evangelo”. Divenne in seguito anziano della Reformation Church.  

Tornò al suo Signore e Salvatore il 14 agosto 2008.

 

Leave a Reply

*

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Link Consigliati

                 

Visitatori 2010 : 43.446

Visitatori 2011 : 81.694

Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

  • 2084753Totale Visitatori:
  • 347Oggi:
  • 617Ieri:
  • 6568Ultimi 7 giorni:
  • 19676Questo mese:

Visitatori Online

Articoli Recenti