\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

CHI SIAMO

1805, advice IL MODERATORE VALDESE DICE A NAPOLEONE: SIAMO INDIPENDENTI DAL IX SECOLO

In un sito evangelico olandese revivalsite troviamo una citazione interessante, mind la cui fonte non è specificata. Vi si racconta che Napoleone nel 1805, viagra approved trovandosi a Torino mandò a chiedere al Moderatore della Chiesa Valdese “da quanto tempo siete una chiesa indipendente”. Il Moderatore, il pastore J.R. Peyran, rispose: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino”. Claudio avrebbe retto la diocesi di Torino, all’epoca assai più vasta di oggi e comprendente, tra l’altro, le Valli Valdesi, all’incirca dall’820 all’839. Non per nulla, quando nel 1855 i Valdesi fondarono una loro casa editrice, la chiamarono Claudiana. Oggi, però, lo stesso sito dell’editrice prende le distanze e dice che il suo nome “vuole onorare la memoria di un grande vescovo di Torino, lo spagnolo Claudio, vissuto all’epoca carolingia (sec. IX), considerato un precursore del movimento evangelico per la sua lotta contro la venerazione delle immagini nelle chiese per una conoscenza popolare delle sacre Scritture”. Insomma, secondo il sito, i Valdesi del XIX secolo, tra i tanti modi in cui potevano chiamare il loro principale strumento culturale, scelsero un vescovo cattolico! Un po’ come se la Chiesa Valdese di oggi intitolasse un istituto a Giovanni XXIII o Paolo VI: chi conosce i Valdesi sa che è una cosa del tutto inverosimile.

IL PIÙ IMPORTANTE POEMA VALDESE DICE:

“BENHA 1100 AN COMPLÌ ENTIEREMENT CHE FÒ SCRIPTA L’ORA”

VALDO SI CONVERTÌ NEL 1174…


Molti sono i testi di letteratura valdese medioevale. Quello ritenuto più “valdese” (vedi ad esempio A.Molnar, link Storia dei Valdesi/1 Dalle origini all’adesione alla riforma, Claudiana, 1974, p. 248) è la Noble Leyçon o Nobla Leyczon, straordinario poema in lingua occitana (definita da alcuni filologi “lingua valdese”) contenente una “nobile lezione” di conoscenza biblica, di dottrina e di morale. La Leyczon si definisce valdese e contiene anche una auto-datazione, che a chi l’ha scritta doveva sembrare chiarissima, ma oggi la si pensa diversamente.

Quanto alla definizione di Valdese si trova all’interno di un brano che descrive il comportamento dei falsi cristiani, e dei loro capi che “non sono buoni pastori, non amano le pecore se non per la tosatura e perseguitano i giusti”:

 

Mas l’Escriptura dì, e nos o poen veyre,

Que s’el se troba alcun bon que vollia amar Dio e temer Jeshu Xrist,

Que non vollia maudire, ni jura, ni mentir,

Ni avoutrar, ni aucire, ni penre de l’autruy,

Ni venjar se de li sio enemic

Illi dison que és Vaudés e degne de murir

Ma la Scrittura dice, e noi lo possiamo vedere,

Che se si trova un buono che voglia amare Dio e onorare Gesù Cristo,

Che non voglia maledire, né giurare, né mentire,

Né commettere adulterio, né uccidere, né prender dell’altrui,

Né vendicarsi dei suoi nemici,

Essi dicono che è Valdese e degno di morire.

 

 

La definizione di Valdese è attribuita dunque ai nemici. È certo che all’epoca si faceva molta confusione tra i vari eretici e che il nome “valdese” fosse il più usato (e di questo ci doveva essere una ragione). Nel Medioevo, insomma, poteva succedere facilmente che un cataro o un francescano perseguitato fossero chiamati “valdesi”. Molto difficilmente accadeva il contrario.

Ed ecco la datazione, che si trova proprio nei primi versi del lungo poema:

 

O Frayres entendè une noble Leyçon

Souvènt devèn veglar e star en oreson

Car nos veen aquest mont esser pres del chavon.

Mot curiòs deorian esser de bonas obras far

Car nos veen acquest mont de la fin apropriar.

Benha mil & cent an compli entierement Que fò scripta l’òra, que sèn alderier temp.

 

O Fratelli ascoltate una nobile Lezione.

Spesso dobbiamo vegliare e pregare

Poiché noi vediamo che questo mondo è vicino al suo termine.

Dovremmo essere molto solleciti a fare buone opere,

Poiché noi vediamo che questo mondo si avvicina alla fine.

Ha compiuto interamente mille e cento anni Da che fu scritta l’ora che siamo agli ultimi tempi

 

 

Jean Léger pensa, senza mostrare alcun dubbio, che il momento dal quale inizia il conteggio dei 1100 anni sia la nascita di Gesù e che dunque il poema sia stato composto poco dopo l’anno 1100. Si potrebbe anche pensare all’anno della morte e della resurrezione di Gesù, e della Pentecoste, e andremmo al 1135 circa, ancora diversi decenni prima della conversione di Valdo.

Il Molnar, invece, con gli altri storici valdesi recenti dà per scontato che il calcolo parta dalla presunta donazione di Costantino, dai cui tempi, viene detto poco dopo, non ci fu più in Roma un vescovo degno. La datazione anteriore non viene da lui neppure presa in considerazione. Per questo ritiene che la Nobla Leyczon risalga al XV secolo.

Ciascuno può farsi la propria idea.

Due cose sono certe. 1) Per molti secoli, almeno fino all’inizio del XIX secolo, quella del 1100 è stata ritenuta l’unica datazione possibile. 2) La Leyczon è scritta in modo molto semplice, rivolta a gente semplice, come si vede anche dai pochi versi riportati. La data più facile da ricordare per chiunque è quella della nascita di Cristo, poiché da essa si parte per numerare gli anni. Riferirsi alla donazione di Costantino, senza peraltro menzionarla, sarebbe stato evidentemente fuorviante e, anche se questa era l’intenzione, era inevitabile la confusione. Anche chi avesse ben presente il fatto, avrebbe avuto grosse difficoltà a datarlo. Si potrebbe poi aggiungere che se invece la data della donazione di Costantino fosse così ben conosciuta, la ragione più probabile è che a quei tempi risalga l’origine della Chiesa Valdese, come l’inquisitore della prima metà del XIII secolo Reynerius Saccone o il teologo del seicento Comenius.

Jean Léger riporta nella sua Histoire Générale des Eglises Evangéliques du Piémont ou Vaudoise (Leyda, link 1669) non si limita a riportare molte fonti che fanno risalire l’origine dei Valdesi ad assai prima di Valdo come un catechismo a domande e risposte, che egli data al 1100, un trattato dottrinario attribuito al 1120 e altri ancora.

Nel Diciannovesimo Capitolo tiene anche a dimostrare che essi non discendono da antiche eresie come gli Arriani, i Manichei e nemmeno dai Catari.

Particolarmente interessante è quanto dice l’inquisitore Reynerus Saccone (ex cataro convertitosi al cattolicesimo nel 1245). Egli definisce i Valdesi “leonisti”, in quanto traggono la loro origine da un tal Leone, contemporaneo ed anche amico di Papa Silvestro I (314-335), che “non potendo sopportare i lussi, le ricchezze e gli onori mondani ai quali Costantino elevava Silvestro e la Chiesa, prevedendo la grande corruzione che queste cose avrebbero portato, non volendo avervi parte, si distaccò dalla comunione con Silvestro, allora Vescovo di Roma, per attenersi alla povertà e alla semplicità apostolica”. Insomma, un inquisitore, che ha agito settant’anni dopo Valdo, non crede che i Valdesi traggano origine solo dal Lionese. Un’opinione almeno rispettabile, data la prossimità temporale.

Molti però confondono i catari (o albigesi) con i valdesi, come Petrus Cenobii Vallis Sernensis, dell’ordine dei cistercensi, che nel suo Historia Albigensium, & Sacri belli in eos ann. 1209 suscepti dice che la città di Tolosa, “mai era stata senza questa pestilenziale eresia Valdese”. Orbene, le antiche origini cui si riferisce sono forse valdesi, ma sembra probabile che a Tolosa l’eresia fosse quella catara.

 

Ma Saccone, mostra invece piena coscienza della differenza. Dice infatti:

 

Quod Valdenses bene omnia de Deo credunt, & omnes articulos qui in Symbolo continentur capiunt, solam Romanam Ecclesiam blasphemant & oderunt, et vocant Ecclesiam malignantium

Poiché i Valdesi hanno una corretta credenza riguardo a Dio e includono tutti gli elementi contenuti nel Simbolo; solamente bestemmiano e odiano la Chiesa Romana e la chiamano Chiesa dei maligni

 

Ben diverse erano le dottrine dei catari. Del resto, Saccone era stato cataro e non poteva mancare di trovare le differenze con i Valdesi. Aggiunge infatti che i Valdesi ritengono che la Chiesa Romana abbia cominciato a traviarsi “ai tempi di Silvestro, quando il veleno temporale vi entrò” e che pertanto “è la prostituta dell’Apocalisse, rivoltatasi alla Dottrina Evangelica per attenersi alle Tradizioni. Ritengono inoltre i Valdesi che ogni culto vada svolto in lingua volgare, che il mutamento delle specie nell’Eucaristia non avviene per mano del prete consacrante, ma nella bocca di colui che la riceve degnamente. Tutto questo perché vogliono attenersi alla Bibbia, e non ai Decretali alle Leggende ecc.. Respingono l’invocazione dei santi, l’adorazione della Croce, la Cresima, il Purgatorio ecc.”

In conclusione, i Valdesi sono sì stati confusi con catari, manichei e arriani, ma a torto. Credono infatti nella Trinità, non rifiutano la materia, ma si limitano a praticare la temperanza.

Léger afferma che questo è opera della “ineffabile e meravigliosa Provvidenza Divina, che ha conservato un gran numero di fedeli testimoni per opporli ai figli della perdizione… suscitando Grandi Uomini che resistevano all’anti-Cristo.” E ciò, specialmente nelle valli dove il lume dell’Evangelo ha sempre brillato, benché circondato da tenebre spesse”. Tant’è vero che “fin dai tempi del paganesimo il loro stemma era un lume circondato da sette stelle circondati dalle tenebre, con questo motto: Lux lucet in tenebris. Di qui la principale delle Valli, cioè quella di Lucerna, ha tratto il suo nome”.

 

 

 


Siamo Valdesi con certezze e dubbi.

Noi siamo certi che la Confessione di Fede del 1655 sia quella cui attenersi per poter dire di essere Valdesi. Rispettiamo coloro che hanno altre convinzioni o non ne hanno affatto. Ma non può dirsi Valdese chi non condivide la Confessione di Fede valdese.

Noi siamo certi che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per conservare la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, website like this da tempo immemorabile. Ogni infrazione dell’ordinamento reca un danno gravissimo alla Chiesa, hospital poiché esso è il fondamento del nostro essere chiesa. In particolare, noi ribadiamo che nessuna alterazione alla dottrina valdese può essere apportata se non dal Sinodo, invocando sinceramente l’assistenza di Dio, e senza comunque violare le basi fondanti del patto alla base dell’unione delle Chiese. Nessuna autorità può comunque superare la Bibbia, pur se – ove necessario – interpretata più che per la lettera, per lo Spirito. Nessuno potrà mai pretendersi superiore alla Bibbia.

Noi siamo certi che il passato della Chiesa e del popolo Valdese sia un patrimonio incomparabile, di cui è difficile essere degni. Un passato certamente non privo di errori, ma ancor più certamente un passato da non nascondere o alterare. Su di esso è opportuno, anzi, effettuare altre ricerche e non escludere a priori ciò che non è provato.

Noi siamo certi che le dottrine e le ideologie umane non valgano nulla a fronte della Parola di Dio e che la Chiesa non possa in nessun modo subordinarsi ad esse. La Chiesa può prendere posizione nel caso in cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada, ad esempio, contro il razzismo, per la libertà religiosa o contro la tirannia. Quanto, però, alle posizioni su partiti e specifiche iniziative, riteniamo che la prudenza debba essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all’unica missione che la Chiesa ha: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e far risplendere la luce nelle tenebre (Giovanni 1,5). Chi intende comportarsi diversamente lo può fare assumendosi personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio.

Noi dubitiamo che tra le cose su cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada vi siano questioni come la cosiddetta privatizzazione dell’acqua, il riconoscimento da parte dello Stato di particolari diritti per gli omosessuali, la sperimentazione senza limiti nel settore della genetica e sulle cellule riproduttive umane, l’accettazione delle teorie sul riscaldamento globale causato dall’uomo e il conseguente respingimento delle posizioni di centinaia di scienziati che la pensano in modo diverso. Purtroppo, su questi e altri temi la Chiesa Valdese ha preso posizione ufficiale.

 

Siamo i sottoscrittori dell’appello al Sinodo pubblicato in questo sito.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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