\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Le conseguenze del dormire… – Culto di domenica 19 novembre 2017

 Dormire è una funzione essenziale per la nostra vita, ma dormire troppo o dove non è opportuno può essere molto rischioso. Dormire è pure una metafora per altre forme di inattività: c’è il dormire della mente, il dormire dello spirito, e c’è anche, come si dice, il sonno della morte. Ai cristiani della comunità di Tessalonica l’Apostolo diceva: “Noi non dormiamo come gli altri” ed è il testo biblico che esaminiamo quest’oggi, 1 Tessalonicesi 5:1-11. Che vuol dire? Ci sono cristiani svegli, attivi ed operosi. Ci sono cristiani, però, che dormono. Di quale tipo siete e quali ne sono le conseguenze?

https://sites.google.com/site/predicazioneriformata/predicazioni/1-tessalonicesi-51-11

Letture: https://goo.gl/EdePGP

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Paolo Castellina

“Teologi”. Un gesuita dice che l’Antico Testamento è un falso storico, e un valdese gli dà ragione

Da anni Radio 3, canale culturale della Rai, porta avanti una trasmissione dal titolo “Uomini e Profeti” condotta dalla scrittrice Gabriella Caramore, laureata in filosofia con tesi sul pensatore marxista Lukács, scrittrice, docente universitaria di “Religione e comunicazione”, nel 2012 ha ricevuto la laurea honoris causa dalla Facoltà valdese di teologia, i cui docenti figurano assai spesso tra gli ospiti-relatori del programma da lei condotto.

Il 22 febbraio 2015 viene mandata in onda una puntata cui partecipano due ospiti:

il gesuita Jean Louis Ska, oggi 71 anni, che ha studiato filosofia a Namur (Belgio), teologia a Francoforte (Germania) ed esegesi biblica al Pontificio Istituto Biblico di Roma, dove ha conseguito il dottorato in sacra Scrittura nel 1984 e tiene corsi sul Pentateuco dal 1983;

il pastore valdese Daniele Garrone, oggi 63 anni, dal 1988 docente di Antico Testamento presso la Facoltà valdese di teologia, di cui è stato anche decano, marito della pastora Maria Bonafede, moderatora dal 2005 al 2012.

I fitti dialoghi di quella trasmissione ci danno un quadro di ciò che va per la maggiore oggi a proposito di Antico Testamento, in ambiente sia cattolico sia valdese, tra i più reputati esponenti teologici. Spunto per la trasmissione era il libro dell’archeologo israeliano Israel Finkelstein, Il regno dimenticato. Israele e le origini nascoste della Bibbia.

Finkelstein ha fatto la seguente operazione storiografica:

1)     ha tenuto a far sapere a tutti di condurre le sue indagini storico-archeologiche senza ritenere la Bibbia una fonte attendibile, attirando così simpatia e sostegno degli odiatori del cristianesimo, dell’ebraismo e dello stato d’Israele;

2)     ha “dimostrato” che non ci sono prove archeologiche dei fatti dell’Esodo; a tal fine ha ignorato vari elementi che invece molti ritengono provarne la storicità;

3)     ha dimostrato che abbondano le prove sull’importanza del regno di Giosia, nel VII secolo;

4)     ha affermato che il regno del Nord era assai più potente di quello di Giuda con capitale Gerusalemme, in modo molto semplice: negando che Davide e Salomone e i loro regni siano mai esistiti, facendo finta di nulla – ad esempio – sul fatto che sono state trovate a Gerusalemme grandissime rovine – facilmente visitabili – della Città di Davide di cui si parla nei libri dei Re, esattamente nel punto indicato dalla Bibbia;

5)     da ciò ha “logicamente” concluso che la Bibbia, sarebbe stata tutta “scritta a Gerusalemme”, e sarebbe una serie di storie inventate dal nulla volte ad attribuire alla città la preminenza rispetto al più importante (sempre secondo lui) regno del Nord; le storie sarebbero queste:

  1. prima, per dare nobiltà a Gerusalemme, sarebbero stati inventati dal nulla i re Davide e Salomone con capitale in quella città;
  2. in un secondo tempo, per appropriarsi del nome e della tradizione del Regno del Nord, che si chiamava Israele, si fabbrica tutta la storia di Abramo, Isacco e di Giacobbe, che prende il nome di Israele; per collegare questi tre personaggi al periodo “realmente” storico, i fantasiosi propagandisti gerosolimitani, attribuiscono a Giacobbe/Israele dei figli o dei nipoti (i figli di Giuseppe) con i nomi delle tribù di Israele (le quali sarebbero – sempre secondo lui – un’accozzaglia eterogenea cui andava data l’illusione di essere un popolo); segue – sempre rigorosamente inventata – la vicenda di Giuseppe stesso in Egitto e i suoi fratelli, e – per collegare il tutto alla Gerusalemme “falsaria” – l’Esodo, Giosuè e le guerre di conquista della Terra Promessa;
  3. ultima ad essere inventata – in un crescendo di megalomania falsaria – sarebbe la Genesi per dire che il Dio di Gerusalemme (che poi si appropria di Israele con tutte le altre storielle) è nientemeno che il creatore dell’universo;
  4. ulteriore invenzione sarebbe l’infedeltà a Dio dei re del Nord, volta a togliere prestigio a quell’entità a beneficio di Gerusalemme.

Abbiamo forse semplificato un po’, ma questo è il filo conduttore.

Gli ingenui potrebbero pensare che il pastore/professore valdese Garrone e il professore gesuita Ska, se non proprio ridicolizzare la teoria di Finkelstein, provino a metterla in dubbio o almeno dicano che va verificata. Ingenui, appunto, poiché, al contrario, per non mostrarsi da meno dell’archeologo, quasi rilanciano. Garrone dice che in realtà queste cose si sapevano già da prima di Finkelstein e Ska non è da meno.

Ma prima di riportare le stupefacenti parole di Garrone e Ska, formuliamo qualche domanda ai tanti che la pensano come loro.

1)     Se quasi tutto l’Antico Testamento è un’invenzione per esaltare Gerusalemme, perché non inventare un po’ meglio? Perché attribuire ai fratelli di Giuseppe comportamenti così turpi se poi li si vuole far passare capostipiti delle tribù? Chi accetterebbe come capostipite della stirpe di cui fa parte uno dei bruti che quasi ammazzano e vendono come schiavo il loro fratello, spezzando il cuore al padre, specialmente se sanno che è una storia inventata? Chi vorrebbe discendere da un padre, Giuda, che ha due figli scellerati, e da una madre, Tamar, che si finge prostituta e si comporta come tale pur di fornicare con il suocero? E perché attribuire Tamar, nonché la vera prostituta Rahab, alla genealogia di Davide, personaggio inventato per  dar gloria alla “insignificante” Gerusalemme?

2)     Se è tutto un’invenzione perché dire che il nome “Israele”, quello che si vuole “rubare” al regno del Nord, non è né quello del patriarca, né quello di suo nipote, ma una sorta di soprannome del nipote? Perché inventarsi l’imbarazzante storia di Giacobbe che non è il primogenito, così come Isacco?

3)     Perché attribuire a Davide, colui che deve dar gloria a Gerusalemme, l’orrendo delitto contro Uria e numerose altre debolezze?

4)     Se si vuole legittimare il popolo delle tribù nella sua terra, perché non dire che il suo patriarca, Abramo, era nato antichissimamente in essa, così come i suoi discendenti, anziché dire che era nato in Mesopotamia e che poi i suoi discendenti hanno realmente preso possesso della terra da invasori provenienti dsall’Egitto, sterminando chi stava lì prima di loro?

Ma, a questo punto, la domanda più importante è questa:

-         Finkelstein è un archeologo di una università laica e può sostenere le teorie che vuole, ma Ska e Garrone, le cui università sono di chiese che – specialmente quella valdese – si fonda sui racconti della Bibbia, con quale coerenza mantengono le loro cattedre? Dovrebbero spiegare a studenti e fedeli che hanno creduto in un inganno e vedere se una università laica trova interessante dare loro una cattedra per spiegarlo a tutti.

Vedremo cosa dicono in proposito i due (a)teologi.

Leonista

(prima parte – continua)

Giù la maschera! – Culto di Domenica 5 novembre 2017

Domenica 5 Novembre 2017 – Ventiduesima domenica dopo Pentecoste
Giù la maschera! Sono molti oggi che criticano la religione tradizionale rilevando l’ipocrisia e l’indegnità morale di questo o quel conclamato credente, oppure, peggio, di questo o quel prete o pastore, e che per quello dicono che “non metteranno mai più piede in una chiesa”. Il primo, però, a condannare senza mezzi termini l’ipocrisia religiosa era lo stesso Gesù di Nazareth. Riflettiamo oggi sul fenomeno dell’ipocrisia religiosa sulla base di quanto troviamo in: Matteo 23:1-12.
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Paolo Castellina

Il cuore della Riforma: la Bibbia

Nel 1988 un docente universitario valdese, che amava le provocazioni intellettuali,  parallelamente a una sobrietà molto calvinista, ironizzando sulle celebrazioni

Lutero a Worms

previste per l’anno seguente in occasione del trecentesimo anniversario del Glorioso Rimpatrio, a suo parere troppo appariscenti e povere di sostanza, parlava del “Carnevale del Rimpatrio”.

La frase mi viene in mente in occasione delle celebrazioni per i 500 anni della Riforma. Io, che ho una sensibilità diversa da quel docente, non le ritengo troppo appariscenti. Ma troppo povere del vero contenuto sì!

Le chiese protestanti “storiche” avrebbero buon titolo per rivendicare i meriti di Lutero, che persino la Chiesa Cattolica Romana gli sta riconoscendo. Ce l’avrebbero, sì, se – come Martin Lutero, come gli apostoli di Atti 5:29, come i Valdesi dei secoli passati – scegliessero di “obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.

Ma la scelta è proprio quella opposta. I valdesi istituzionali e tanti altri sedicenti protestanti sposano le più estreme (e infondate) teorie sull’Antico Testamento, quelle che lo ritengono – in sostanza – una grande frode, inventata per scopi di propaganda politica allo scopo di illudere le tribù di Israele di essere una nazione. Già diverse volte ne abbiamo accennato e presto ne scriveremo ancora. Quanto al Nuovo Testamento, che ne rimane, dato che è il compimento di quanto avviene nell’Antico e dato che non si vuole credere ai miracoli e comunque lo si ritiene in generale inattendibile?

Che senso ha, per chi la pensa così, rendere omaggio a Lutero, il cui principio principale era SOLA SCRIPTURA, cioè fondarsi sulla Bibbia e non su altro per quanto riguarda le verità di fede? Infatti, abbiamo già citato qui la definizione di ‘Sola Scriptura’ recentemente data da una delle massime autorità teologiche delle chiese “storiche”, il prof. Daniele Garrone: “il modo che noi abbiamo per fare i conti con una parola altra, cioè quello che io penso, dico credo di Dio non me lo trovo dentro, non voglio che sia semplicemente il prolungamento della mia coscienza, ma lo sviluppo come ermeneutica di un discorso che mi è rivolto.”

Per ricordare il coraggio e la fede di Martin Lutero penso che la cosa migliore sia riportare la parte finale del suo discorso alla Dieta di Worms il 18 aprile 1521, quello che, più ancora delle 95 tesi affisse a Wittenberg il 31 ottobre 1517, segna l’inizio della Riforma:

«A meno che non venga convinto da testimonianze delle scritture e da ragioni evidenti — poiché non confido né nel Papa, né nel solo Concilio, poiché è certo che essi hanno spesso errato e contraddetto loro stessi — sono tenuto saldo dalle scritture da me addotte, e la mia coscienza è prigioniera dalla parola di Dio, ed io non posso né voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza. Dio mi aiuti. Amen.»

Leonista

Un ministero discreditato, ma… – Culto di domenica 29 ottobre 2017

Domenica 29 Ottobre 2017 – Ventunesima Domenica dopo Pentecoste

Nella migliore delle ipotesi, i ministri della Parola di Dio (preti o pastori che siano) sempre di più sono oggi considerati alla stregua di assistenti sociali e nulla di più e ci si aspetta che “le questioni religiose” siano da essi relativizzate o lasciate da parte. Al di là di questo, la loro persona e funzione è sempre di più discreditata come inutile, superflua o semplice retaggio di un passato che non c’è più. Per questo ed altri motivi, quella del “ministro di Dio” oggi non sembra più essere una “professione ambita”.L’apostolo Paolo era irreprensibile nel suo ministero, eppure anch’esso spesso era contestato. Perché e come affrontava questa situazione? Consideriamolo da quanto dice in 1 Tessalonicesi 2:1-13.

https://sites.google.com/site/predicazioneriformata/predicazioni/1-tessalonicesi-21-13

Letture: https://goo.gl/EdePGP

Paolo Castellina

Halloween, festa pagana contaminata dalla Chiesa Romana – Perché i Valdesi non ne sono mai stati toccati?

Imperversano in questi giorni feste, maschere e cento altre cianfrusaglie per l’importante necessità di “celebrare Halloween”, presunta tradizione completamente sconosciuta in Italia fino a cinquant’anni fa. Halloween, del tutto priva per noi di messaggi spirituali positivi, è un interessante fenomeno di sincretismo (a volte, di “sincretinismo”!), di stratificazione di diverse culture.

Dentro Halloween c’è di tutto. Al di là del nome, che significa “vigilia di Tutti i Santi“, porta con sè tracce di tante cose assai diverse fra di loro. Proviamo, con grande approssimazione, ad elencare:

1)      Lemuria, la festa dell’antica Roma per placare gli spiriti dei morti affinché non facessero sortilegi o attacchi contro i vivi, che si celebrava a metà maggio;

2)      Pomonia, le celebrazioni di Pomona, la dea romana del raccolto, che si tenevano in autunno, tra l’altro con l’offerta di dolcetti per ringraziare dei frutti raccolti ed evitare un inverno troppo rigido o che danneggiasse quelli dell’anno seguente; reca evidenti punti di contatto con Samhain;

3)      Samhain, il capodanno celtico del 31 ottobre, punto di passaggio tra anno vecchio che muore e anno nuovo che nasce, momento di incontro tra mondo dei vivi e mondo dei morti – per il resto dell’anno rigidamente separati, regno di fantasmi, divinazioni con evocazioni degli spiriti dei defunti e ogni sorta di fenomeni paurosi legati all’oltremondo;

4)      la dedicazione del tempio pagano del Pantheon di Roma alla Vergine e ai Martiri il 13 maggio 609, divenuta festa fissa, volta a sovrapporsi a Lemuria e cancellarla;

5)      lo spostamento della festa del 13 maggio al 1° novembre, dedicandola non solo ai martiri ma a Tutti i Santi, avvenuto nell’835 allo scopo di sovrapporsi a Samhain e Pomonia;

6)      l’istituzione (998) della Commemorazione dei Defunti per il 2 novembre nel tentativo di cristianizzare i persistenti residui di Lemuria, Pomonia e Samhain; i poveri e i bambini chiedevano buone cose da mangiare in cambio di preghiere per le anime del Purgatorio; ma in Europa, e specialmente nel Nord, e ancor più specificamente in Irlanda, restano forti tracce, usanze e credenze del tutto pagane;

7)      la “notte di Guy Fawkes”, che celebra l’arresto, il 5 novembre 1605, di Fawkes, cattolico che insieme ad altri organizzava un attentato con esplosivi contro il Parlamento di Londra, roccaforte protestante al tempo di Re Giacomo, quello della nota traduzione biblica, che nei piani dei congiurati doveva essere ucciso; divenne una sorta di risposta protestante a Tutti i Santi, in cui si bruciava in effigie non solo Fawkes, ma anche il Papa;

8)      la leggenda irlandese di Jack O’ Lantern, astuto ubriacone che avrebbe fatto un patto con il diavolo, e che, rifiutato da Paradiso e Inferno, vagherebbe usando una lanterna intagliata in una zucca (originariamente in Irlanda una rapa); la storia e l’uso di lanterne di zucche è parallela ad altre simili diffuse anche in molte parti d’Italia;

9)      l’esportazione di questa commistione in America del Nord, specialmente in Virginia, mentre nella Nuova Inghilterra puritana non vi era traccia della festa di Tutti i Santi o di Samhain;

10)  il forte impulso alle vecchie tradizioni paganeggianti dato a metà del XIX secolo dalla grande immigrazione irlandese negli Usa; fra i nuovi arrivati imperversano racconti e usi legati ad elementi particolarmente tenebrosi e inquietanti, anche per il trauma che immigrati portavano con sé a seguito della spaventosa carestia delle patate un cui morì forse un quarto o più della popolazione dell’Irlanda;

11)  l’altissimo numero di morti e di dispersi durante e dopo la Guerra Civile negli Usa (1861-65), quando di molte decine di migliaia di persone non si sapeva più nulla perché i loro cadaveri non erano stati trovati o identificati o erano sopravvissuti ma mai tornati a casa; i racconti di fantasmi si sovrapponevano a vere storie di persone credute morte e ritornate a casa o che si credeva fossero tornate o di chi era stato seppellito perché creduto morto;

12)  l’uso degli “scherzi” di Halloween come pretesto per atti di distruzione e violenza indiscriminata, da parte di bambini, ragazzi e teppisti in genere, divenuto ancora più drammatico ai tempi della Grande Depressione dal 1929 in poi;

13)  la reazione da parte delle autorità per contrastare questi atti rendendo Halloween una festa per le famiglie con innocenti giochi, maschere, scheletri e fantasmi, che ha in seguito portato alla stessa commercializzazione che ha investito il Natale, e dunque alla vastissima diffusione che vediamo oggi.

Papa Silvestro I (314-335). Dopo averlo ammonito sui pericoli derivanti dagli eccessivi favori ricevuti dall’Imperatore, Leone avrebbe lasciato Roma per ritirarsi nelle Alpi Occidentali

A tutte queste cose i Valdesi, così come i Puritani del New England, sono stati sempre del tutto estranei, ben lontani da riti pagani così come dai cattolicissimi culti dei santi e dei morti. A differenza di quanto avvenne tra i Puritani, non risultano però neppure fenomeni di stregoneria con relativa repressione. Potremmo anche azzardare che le radici della specificità valdese sono forse così antiche da precedere le commistioni promosse dalla chiesa di Roma con le feste pagane. Dunque più antiche del VII secolo, così come raccontava Jean Léger nel Seicento, parlando di Leone, amico di Papa Silvestro I, da cui il nome di “leonisti” attribuito ai Valdesi. Non ce ne sono qui le prove, ma un indizio in più.

Leonista

Il mensile diocesano dà spazio alla nostra dissidenza

Il vivace mensile della diocesi cattolica di Pinerolo, Vita Diocesana Pinerolese, ha dato positivo spazio alle posizioni della dissidenza valdese in merito al Documento sulle famiglie votato dal Sinodo Valdese ad agosto.

E’ inevitabile il paragone con gli organi di informazioni della Chiesa Valdese istituzionale che nascondono ogni posizione che non sia del tutto allineata con la nomenklatura dominante. E sì che non risparmiamo critiche alla Chiesa Cattolica quando lo riteniamo giusto! Segno che c’è più pluralismo presso di loro che presso di noi!

L’articolo, a firma di Daniele Barale, è pubblicato solo nella edizione cartacea di Vita Diocesana, dunque lo riportiamo qui.

“Tutto è contro il capo famiglia, contro il padre di famiglia; e di conseguenza contro la famiglia stessa, contro la vita di famiglia. Solo lui è letteralmente coinvolto nel mondo, nel secolo. Solo lui è letteralmente un avventuriero, corre un’avventura”. (Charles Péguy, Véronique. Dialogo della storia e dell’anima carnale).

Charles Péguy scrisse queste parole, con venature profetiche, nel periodo 1909-1910. La famiglia è sotto attacco. Da sempre un bene prezioso, oggi è in caduta libera. Pochi matrimoni, poche nascite, famiglie ferite. La secolarizzazione, in cui sono immersi i nostri giorni, ci consegna una società liquida nella quale tutti i legami si frantumano. Anziché lavorare per ritrovare la grammatica dei sessi, rimettere in moto la sintassi degli affetti, riarticolare il discorso dell’amore in vista della sua felice riuscita, come asserisce don Roberto Carelli in Alfabeto familiare, si preferisce seminare confusione con il relativismo e il nichislismo. In modo gnostico si lavora per realizzare “nuovi mondi” attraverso una perniciosa rivoluzione biopolitica. E’ quello che certe potenti lobby fanno da anni; pensiamo a Google Amazon Facebook e ai loro progetti postumani. Realtà che si mostrano insofferenti  alle tradizioni, alle religioni, e soprattutto alla Chiesa cattolica, ultimo baluardo tra il loro tentativo di trasformare l’uomo, homo religiosus-viator, quindi con un’identità precisa e in relazione con Dio e le altre persone, in una “monade” liquida, chiusa in se stessa e modellabile secondo certi piani (da qui il gender il relativismo il nichilismo e altri mali).

 Sembra proprio, leggendo il “documento sulle famiglie”, approvato durante l’ultimo sinodo valdese, che le autorità ufficiali della Chiesa Evangelica Valdese non se ne accorgano. Forse ne sono conniventi.. Ma una voce e un’azione di sana dissidenza si sono alzate in seno alla comunità valdese. Non tutti concordano con il nuovo corso mainstream e politically correct, che i pastori hanno imposta ad essa.

Per questo il nostro collaboratore Daniele Barale ha contattato “un avventuriero del nostro tempo” Lucio Malan, padre e senatore, nonché “operatore culturale” di Antichi Sentieri Valdesi. Il quale ha avuto il coraggio di offrire la seguente riflessione.

I Valdesi hanno difeso per molti secoli il loro intendimento di seguire la Bibbia, come regola di fede e di vita (questo dice la nostra confessione di fede, tutt’ora sottoscritta dai pastori) e non altre autorità. Ora però la dirigenza valdese si compiace di fare il contrario. Il ‘Documento sulle famiglie’, ciò che ha attirato maggiormente l’attenzione sul Sinodo 2017, ha stabilito che qualunque tipo di unione può definirsi “famiglia”, rovesciando quanto era scritto nel precedente Documento sul matrimonio del 1971, imperniato sull’insegnamento biblico. Infatti il testo del 2017 si ispira esplicitamente a tutt’altri principi: l’adattamento ai “cambiamenti della società”, alle ideologie alla moda e alle leggi del momento (solo quelle gradite, però).

Ma il punto vero, e noi valdesi dissidenti (coerenti con secoli di storia e fede) lo diciamo dal 2010, anzi dal 1976, è che la Parola di Dio, viene sempre più relativizzata, i “teologi”, purtroppo non solo valdesi, ritengono più importante l’ermeneutica (cioè l’interpretazione, purché sia fatta da loro) della Bibbia stessa, i cui testi vengono presi come metafore e leggende, di cui ci si compiace di dimostrare presunti e inesistenti errori e contraddizioni. Basta dire che al culto d’apertura il pastore Ferrario ha invocato “la Spirita Santa”, una pastora ha annunciato il perdono dei peccati dicendo “l’intera vita è perdonata” e all’assemblea è stato fatto leggere come confessione di fede un testo esplicitamente in contrasto con la Bibbia e con il credo apostolico, che ci accomuna anche ai cattolici e a gran parte degli ortodossi. Non è strano che il numero dei membri di chiesa scenda a livelli mai visti e salgano solo per firme per l’Otto per mille”.

Benedetto il giorno in cui ti ho incontrato? – Culto di domenica 22 ottobre 2017

Domenica 22 Ottobre 2017 – Ventesima Domenica dopo Pentecoste [predicazione (per iscritto), letture e salmo].
 Avete mai detto a qualcuno: “Ringrazio Dio per averti incontrato. La tua presenza, soprattutto nei momenti difficili, è stata veramente provvidenziale per me. Le tue parole, i tuoi consigli, il tuo amore, la tua comprensione, la tua solidarietà… è stata ed è veramente importante. Sei veramente per me come un angelo mandato dal Signore. Voglio esprimerti tutta la mia riconoscenza”. Potremmo esprimere simili sentimenti di riconoscenza per una comunità cristiana? L’apostolo Paolo lo fa per i cristiani di Tessalonica. Come e perché così erano stati per lui? Possiamo anche noi diventare oggetto di riconoscenza per qualcuno? Consideriamolo dal testo biblico di 1 Tessalonicesi 1:2-10.
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Paolo Castellina

Lettera anonima di sedicenti “veri valdesi” (veramente privi di argomenti)

La busta che contiene la lettera

Pochi giorni dopo l’intervista di Lucio Malan a “Lo

Il raffinato testo della lettera anonima

Spiffero”, da noi segnalata, presso la sua abitazione è giunta una busta inviata il 4 settembre da Torino, senza mittente, contenente un foglio stampato con alcuni insulti, firmata “un gruppo di veri valdesi suoi compaesani”. Poiché la cosa riguarda questioni non legate al suo impegno politico, ma alla sua difesa della Confessione di fede valdese contro le degenerazioni della chiesa “valdese” istituzionale, ce l’ha fatta pervenire. Abbiamo deciso di pubblicarla sia pure cancellando le parole più truci contenute nel messaggio e di fare qualche domanda al nostro fratello Lucio.

Valdesi.eu: “Ti era già capitato di ricevere lettere di questo genere?”

Lucio Malan: ”Attraverso e-mail e social media qualche centinaio di volte, ma pochissime per lettera ‘tradizionale’, forse quattro o cinque volte in ventisette anni di attività politica pubblica. La prima volta era accaduta nel 1990 perché scrivevo articoli sul giornalino del Grup d’Assion Piemonteisa Val Pelis. Ma era sempre stato per motivi politici.”

V: “Oggi invece per motivi, diciamo, ecclesiastici”.

LM: “Credo che il problema sia di carattere psicologico, ma indubbiamente l’innesco viene dalle mie posizioni ‘scandalose’, che consistono nel prendere atto che ciò che si chiama Chiesa Valdese sostiene posizioni opposte alla sua Confessione di fede, alla propria storia, a ciò che sosteneva ancora quando ero bambino. In altre parole, oggi è diventato scandaloso in ambiente ‘valdese’ (mi raccomando le virgolette) prendere la Bibbia sul serio. I nostri antenati per prendere la Bibbia sul serio hanno affrontato discriminazioni, persecuzioni, guerre e morte. Quelli che si proclamano loro eredi, e materialmente lo sono, oggi emarginano chi tenta di essere coerente con il passato e ciò che loro stessi sottoscrivono al momento della consacrazione come pastori. E qualche testa vuota spende 95 centesimi di francobollo per scrivere insulti in proposito.”

V: “Ritieni gli anonimi insultatori rappresentativi della dirigenza valdese?”

LM: “No, perché la dirigenza di solito nega e nasconde l’esistenza di un dissenso interno. Dunque non lo insulta. Il problema infatti non sono ovviamente io, ma il dissenso valdese in generale. Ecco, la lettera anonima equivale all’unico momento in cui hanno ammesso l’esistenza del dissenso, cioè quando nel Sinodo 2011 fu approvato un ordine del giorno che condannava valdesi.eu in base ad accuse false e con un atteggiamento autoritario e prepotente. Anche peggio degli insulti da postribolo dell’anonimo che mi ha scritto.” Si riferisce a quanto da noi riportato ampiamente, ad esempio qui.

V: “Certo che sei stato pesantino nell’intervista allo Spiffero. Hai detto che non ritieni ingiustificata la parola ‘apostati’ verso i valdesi ‘ufficiali’!”

LM: “Per la precisione ho detto che io non userei il termine, ma non mi sentirei di dare torto in senso tecnico a chi lo usasse. A tale proposito, voglio precisare un concetto non chiaro nell’intervista: dico che oggi, per la Chiesa Valdese ufficiale (come per tante altre confessioni) la Bibbia non è più un fondamento, ma un bersaglio, cioè un oggetto di attacchi di ogni genere. E in ciò consiste l’allontanamento dai fondamenti della fede, che tecnicamente può definirsi apostasia. Cos’altro è mettere in dubbio l’autenticità, la datazione, l’attendibilità della Bibbia? Anzi, non mettere in dubbio, ma affermare con tracotanza di saperne più di tutti i suoi autori materiali. La Bibbia come bersaglio di una ‘hybris’, superbia, e la superbia è molto pericolosa. Basterebbe leggere la Bibbia per saperlo.”

V: “Cosa si sente di dire agli anonimi, o all’anonimo della lettera?”

LM: “Che sono squallidi e vigliacchi, come il loro linguaggio. Anche perché le mie lettere possono essere aperte dai miei familiari. Non ho nulla da nascondere e ricevo tanta posta. Tuttavia è anche palese che costoro sono disperatamente insicuri delle proprie idee. Altrimenti potrebbero benissimo scrivere, anche anonimamente se vogliono, a valdesi.eu che – mi risulta – pubblica tutte le opinioni. Potrebbero spiegare cosa c’è di sbagliato nelle mie affermazioni. Potevano anche scriverlo nella lettera anonima. Invece, l’unico argomento, a parte l’insulto, a parte l’accenno malevolo e qualunquista al mio ruolo politico, è che io ‘faccio loro vergogna’ e li offendo. Lo stesso argomento degli estremisti islamici, per i quali se uno distribuisce bibbie ‘li offende’. È l’argomento dell’intolleranza e del totalitarismo ideologico. Spero che la disperazione che esprimono possa far loro capire che l’unico che dà speranza e vita è il Gesù Cristo della Bibbia. Avendolo abbandonato e sostituito con un Cristo di loro invenzione, che dice ciò che vogliono loro e non ciò ha davvero detto, non hanno più riferimenti. Questo potrebbe essere un punto di partenza per ritrovarlo. Bisogna pregare per questo.”

V: “Condivido! Che dice dell’accusa di parlare male dei valdesi?”

LM: “Non potrei mai parlare male dei valdesi: vorrebbe dire parlare male di ciò in cui credo, dei miei genitori, dei miei nonni, di ciò in cui hanno creduto loro e i tanti che li hanno preceduti nella fede. E non parlo male di chi crede in cose diverse. Ma chi non condivide la confessione di fede valdese non può essere valdese, potrà essere forse discendente di valdesi, magari membro della chiesa valdese, ma non può pretendere di essere come chi per quel credo ha affrontato qualunque ostacolo. Uno si può iscrivere al club dei vegetariani e magari anche diventarne presidente, ma se mangia bistecche, prosciutto e cotechini non è vegetariano.”

Che cos’è la “bibliachia”

Bibliachia, s. f. Allergia patologica che insorge in alcuni cristiani o chiese verso dottrine bibliche come l’inerranza biblica, l’assoluta sovranità di Dio (e il suo corollario la doppia predestinazione), l’unicità di Cristo, il concetto creazionale di famiglia, la corruzione totale dell’essere umano, il principio regolatore del culto, il ministero pastorale unicamente maschile, ecc. A carattere infettivo, questa allergia la si contrae per esposizione continuata ai virus delle ideologie di questo mondo (in particolare l’umanesimo religioso, socialismo, femminismo, il genderismo ecc.) e spesso è ritrasmessa e rafforzata da predicatori o scuole teologiche che ne sono contaminati. Generalmente questa allergia viene combattuta (non guarita ma assuefacendosene) assumendo surrogati della Bibbia e della fede cristiana epurati da suddette dottrine, che danno così l’impressione, a chi se ne nutre, di essere biblici e cristiani pur senza esserlo veramente. Spesso, tanto ci si abitua a questi surrogati che si ritiene che siano essi stessi il prodotto reale e non l’imitazione. Non solo, chi è affetto da bibliachia spesso cerca di infettare in maniera militante chi ne è esente proponendogli le sue diete alternative, salvo ritirandosi scandalizzato ed offeso da chi gli oppone resistenza, rifiutandosi di averne rapporti. La decontaminazione e la guarigione dalla bibliachia è procedimento lungo e difficile a cui si giunge con cure di sana dottrina attraverso applicazioni di teologia biblica e storica, come pure di apologetica, ma soprattutto è frutto dell’opera misericordiosa e sovrana dello Spirito Santo.

Paolo Castellina

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

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