\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

I nuovi modelli: meglio di quelli vecchi? – Culto di domenica 7 gennaio 2018

Prima Domenica dopo l’Epifanìa

 Il progresso tecnologico dell’umanità in sé stesso è buono perché esprime la facoltà che Dio ha concesso alle creature umane di sviluppare creativamente le risorse materiali a nostra disposizione ponendole al nostro servizio. Il progresso tecnologico va certo controllato responsabilmente, ma in sé non è negativo. Esso, però, ci ha abituato all’idea, del tutto illusoria, che corrisponda ad un inarrestabile progresso morale e spirituale dell’umanità. Non è così. A quel livello siamo rimasti “all’età della pietra”, anzi, alla corruzione che caratterizza la Caduta dalla nostra condizione primigenia, e che, inalterata è rimasta dall’antichità. Le barbarie oggi possono essere più “raffinate” di un tempo, ma tali rimangono. Disfunzioni di ogni tipo, dalla radice morale e spirituale, continuano a fare danni immani ad ogni livello, personale e sociale. Quando nel capitolo 1 della lettera ai cristiani di Roma, espone l’Evangelo, egli mette in rilievo come i problemi, dell’umanità, le sue disfunzioni, sorgano tutti dalla fondamentale ribellione dell’umanità a Dio e alle sue leggi. Quali ne siano le principali (e paradigmatiche) conseguenze, le troviamo nel testo che esaminiamo quest’oggi. Continua qui: https://sites.google.com/site/dottrinariformata/giusti-agli-occhi-di-dio/capitoli/6-i-nuovi-modelli-migliori-di-quelli-vecchi

Letture bibliche: Genesi 1:1-5; Atti 19:1-7; Marco 1:4-11; Salmi 29

Preghiera: Padre celeste, che al Battesimo di Gesù nel fiume Giordano lo hai proclamato il beneamato Tuo Figlio e Lo hai unto di Spirito Santo: Concedi che tutti coloro che  sono battezzati nel Suo Nome possano rimanere fedeli al patto che hanno firmato, e confessino audacemente Lui come Signore e Salvatore; che con te e con lo Spirito Santo vivi e regni, un solo Dio, nella gloria eterna. Amen.

Citazioni a sproposito e biblici scivoloni: “Vi sia un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero”

Sarà il fascino mediatico di Jorge Bergoglio, sarà la sudditanza culturale – ormai del tutto ingiustificata – verso le “chiese protestanti storiche”, ma a volte anche evangelici che rivendicano la propria fedeltà ai principi scritturali sono soggetti a scivoloni biblici, o biblici scivoloni.

Alleanza Evangelica Italiana pubblica, senza firma e senza possibilità di commentare, un articolo a proposito delle norme sulla cittadinanza e sul cosiddetto “Ius Soli”, che sostiene apertamente in nome di “un contributo evangelico” al dibattito in merito. Il complesso dell’articolo è tutto di teoria sociologico-politica e dunque poco ci interessa. Solo, si potrebbe notare che non prende in esame la realtà dei fatti, quella che determina le conseguenze di qualunque legge. Trent’anni fa, la più aperta delle leggi sulla cittadinanza avrebbe avuto poco o nessun effetto pratico sul tessuto sociale dell’Italia: dall’Europa dell’Est, stretta dai regimi comunisti, non arrivavano che poche decine di persone, forse meno, e poche centinaia dal resto del mondo. E la coesione culturale e sociale del Paese era alta. Oggi, in Italia, per ogni 100 nuovi nati italiani, ce ne sono 16 stranieri, arrivano 45 stranieri con i barconi e un’altra ventina in altri modi, mentre almeno 15 giovani italiani emigrano. Questa è dunque la composizione etnica dell’Italia che si va costruendo: ogni 100 italiani (di cui alcuni se ne vanno) 65 stranieri. La cosa avrebbe un’importanza limitata se pure non trascurabile, se non fosse che oltre il 75% degli immigrati sono musulmani (basta vedere la composizione etnico-religiosa dei paesi di provenienza), e che tutte le inchieste sulle opinioni dei musulmani in Europa danno riscontri preoccupanti, come il proposito di sottomettere l’Occidente alla loro religione e alla loro legge, che viene dichiarato da un terzo di loro in Italia e anche di più altrove.

Da veri valdesi ricordiamo cosa significava, nei secoli delle persecuzioni, l’arrivo, spesso forzato e costituito da poveracci certamente vittime a loro volta, di immigrati cattolici nelle Valli: uno dei tanti modi per tentare di porre fine ai Valdesi in quanto tali annichilendoli etnicamente. Non per nulla era obbligo morale di tutti i Valdesi non vendere case e terreni a cattolici, ma quando c’erano requisizioni in punta di spada non ci si poteva far nulla se non – talora – ribellarsi con le armi, come faceva Gianavello facendo storcere il naso ai benpensanti e agli amanti del quieto vivere. Le cose sono certo molto diverse oggi, ma ci sono anche punti in comune, come il fatto che in molte parti del mondo i cristiani sono perseguitati tanto quanto i Valdesi lo erano un tempo.

Il punto, però, che ci interessa di più commentare dell’articolo di Alleanza Evangelica Italiana, è il riferimento biblico. Curioso, peraltro, che un articolo che si definisce “contributo evangelico al dibattito”, lo confini in una nota a piè di pagina:

Nei testi biblici, l’elemento determinante per definire il trattamento riservato agli stranieri non è l’etnicità. Non c’è, poi, nessuna differenza tra ger e nokri – le due principali parole per descrivere le categorie di stranieri e migranti nella Bibbia. Ad essere determinante era la motivazione e l’auto-identificazione. In ogni caso, l’indicazione è chiara: “Vi sia un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che soggiorna in mezzo a voi” (Esodo 12,49). Ed è in questa cornice che le responsabilità sono articolate e precisate.

Sembra di leggere il solito “teologo” “valdese”, a cominciare dallo sfoggio di parole ebraiche simile a quello che il pavone fa delle penne della propria coda, senza però averne il controllo che il saporito parente del fagiano ha. “Nokri” (נוכרי) è talmente diverso da “ger” (גר), che colui che viene definito così, a differenza del secondo, era comunque escluso dal mangiare della Pasqua, nessuno dei suoi animali poteva essere usato per i sacrifici (Levitico 22:25), i debiti verso di lui non erano rimessi nell’anno sabbatico (Deuteronomio 15:3) e gli si poteva chiedere il pagamento degli interessi su un prestito (Deuteronomio 23:20). In Geremia 2:21 la parola al femminile, “nokria” è usata nel senso di “selvatico” e, nei Proverbi (2:16, 5:20, 6:24, 7:5, 23:27 ecc.), con un significato molto prossimo o uguale a “meretrice”. Infine, va detto che “nokri” è usato solo 36 volte nella Bibbia, contro le 70 di “zar” (זר), che le varie versioni traducono parimenti “straniero”, “forestiero” o simili e dunque non è neppure vero che “ger” e “nokri” sono “le due principali parole per descrivere le categorie di stranieri e migranti nella Bibbia“. Ma queste son pignolerie che citiamo solo per evidenziare la superficialità con cui quella nota è stata scritta.

Veniamo però al fulcro di tutto: la citazione di Esodo 12:49, presentata come definitiva risoluzione, “in ogni caso chiara”, di ogni dubbio. E’ un passo spesso citato anche dai “valdesi” istituzionali e sembra dire qualcosa di estremamente “liberal” e pro-immigrazione. Non c’è però bisogno di aver frequentato la Facoltà Valdese di Teologia (cosa che forse ha fatto l’estensore dell’articolo o colui dal quale ha preso le sue affermazioni), e aver affrontato le difficoltà della lingua ebraica, per fare una cosa molto semplice, e cioè leggere il contesto del versetto per capire cosa significa (Tutti dovrebbero sapere che Gesù non esortava alle gozzoviglie anche se in Luca 12:19 è scritto “mangia, bevi e godi”!). Se poi uno, visto che si diletta con i termini ebraici, avesse dato un’occhiata alla versione in lingua originale, avrebbe visto che propio in quel passo c’è una sonora smentita del fatto che “non c’è, poi, nessuna differenza tra ger e nokri“! Al “ger”, se circoncide sé e tutti i maschi della famigia, si applica la legge citata in Esodo 12:49 e al “nokri” no! “Ahi ahi ahi, signor teologo…!”

Partiamo dal versetto 43 e capiamo chiaramente che il senso di Esodo 12 è tutt’altro da ciò che gli si vuole attribuire: “Quindi l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: «Questa è la prescrizione della Pasqua: nessuno straniero (“nekar” che è la forma sostantivata dell’aggettivo “nokri”) ne mangerà; ma qualunque schiavo, comprato con denaro, dopo averlo circonciso, potrà mangiarne. L’avventizio (“toshev”, altra forma ancora di questa stessa area semantica) e il mercenario  non ne mangeranno… E quando uno straniero (“ger”) risiederà con te e vorrà fare la Pasqua in onore dell’Eterno, siano circoncisi prima tutti i maschi della sua famiglia e poi si avvicini pure a celebrarla, egli sarà come un nativo del paese; ma nessun incirconciso ne mangerà. Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero (“ger”) che risiede tra di voi».

Insomma: altro che dare la cittadinanza con facilità, come dice il disegno di legge detto “ius soli”, altro che incoraggiare la “pluralità culturale e confessionale”, come dice il testo dell’articolo! Esodo 12:43-49 dice di escludere comunque dalla Pasqua lo straniero e chi non è circonciso e di far circoncidere un soggiornante se vuole parteciparvi!

Se proprio volessimo  prendere il passo biblico come indicazione di ciò che va fatto a proposito di cittadinanza nell’Italia di oggi (e, palesemente non è questo il senso di Esodo 12) dovremmo semmai dedurne che occorre dare la cittadinanza solo a ebrei o a cristiani, che siano nati in Italia o stranieri! Roba che persino Matteo Salvini non sostiene neppure quando è di cattivo umore! Si parla in realtà di una norma religiosa, non civile.

Non opprimerai lo straniero, poiché voi conoscete l’animo dello straniero, perché siete stati stranieri nel paese d’Egitto.” (Esodo 23:9) Questa sì è una norma civile valida sempre. Ma opprimere e dare cittadinanza “solo” una volta compiuti i 18 anni, non sono certo la stessa cosa. La Bibbia non è fondamentalmente né contro né a favore dello “Ius Soli”. Ma ciascuno di noi è responsabile delle conseguenze di ciò che fa e non può scaricarsi la coscienza con citazioni bibliche errate.

Anche nella discussione politica, sempre utile, il riferimento biblico è importante, ma citare un testo facendogli dire l’opposto di ciò che significa è comunque scorretto e contrario al precetto di dire la verità (Matteo 5:37, Esodo 20:16). Se poi il testo in questione è la Bibbia, la cosa è molto più grave.

Al fratello estensore dell’articolo concediamo l’errore di ingenuità, ma chi non sa non dovrebbe ergersi ad insegnare agli altri: «Può un cieco far da guida a un altro cieco? Non cadranno tutti e due nella fossa?” (Luca 6:39). Se lo ricordi anche a proposito di chi gli ha fornito le “perle” di ebraico e di Bibbia di cui ha fatto sfoggio! Annunciando l’Evangelo di Gesù Cristo non ci si sbaglia mai. Mentre a correre dietro alle idee e le mode del mondo si inciampa spesso.

Leonista

Ci ha lasciati Robert C. Sproul, scrittore, teologo sostenitore dell’inerranza biblica

R.C. Sproul è una delle figure più importanti del mondo riformato che non ha perso il riferimento al centro della Riforma, cioè la Parola di Dio. Pubblichiamo qui l’inizio dell’articolo pubblicato dal sito Coram Deo, al quale rimandiamo per leggere il testo completo.

C. Sproul, teologo, pastore e fondatore di Ligonier Ministries, è deceduto il 14 dicembre, all’età di 78 anni, dopo un ricovero in ospedale per complicanze dovute all’enfisema. Lascia l’amore della sua giovinezza Vesta Ann (nata Voorhis) con la quale era coniugato da cinquantasette anni; la figlia Sherrie Sproul Dorotiak, col marito Dennis; il figlio Dr R.C. Sproul Jr., con sua moglie Lisa; undici nipoti, una nipote deceduta e sette pronipoti.

R.C. Sproul è stato un teologo al servizio della chiesa. Ammirava i Riformatori non solo per il contenuto del loro messaggio, ma per come lo avevano trasmesso alle persone. Li amava definire: “Teologi di battaglia”. Molti hanno ascoltato per la prima volta i cinque solismi della Riforma attraverso l’insegnamento di R.C. Sproul. Quando esponeva Martin Lutero, era come se lo avesse frequentato nel XVI secolo. La sua dedizione alla sola Scriptura lo aveva spinto a giocare un ruolo chiave nella stesura e promozione della Dichiarazione di Chicago sull’Inerranza Biblica del 1978, assumendo poi la presidenza del Comitato Internazionale sull’Inerranza Biblica. La sua dedizione alla sola fide, la giustificazione per sola fede, lo aveva portato a una forte presa di posizione contro Evangelici e Cattolici Insieme del 1994, le Nuove Prospettive sull’apostolo Paolo e l’orientamento della Visione Federale. Come i Riformatori, R.C. prendeva posizioni nette a difesa delle dottrine essenziali e centrali del cristianesimo ortodosso storico. Difendeva l’autorità della Parola di Dio e del Vangelo.

Da teologo e filosofo erudito, è stato propugnatore di riferimento dell’apologetica classica. Conosciuto per la sua posizione sentita a favore della vita, in un’occasione ha indicato l’aborto come la questione etica forse cruciale dei nostri giorni. Più di tutto, era un teologo. Amava la dottrina di Dio, grazie alla quale aveva individuato l’accesso alla conoscenza di Dio, la sua adorazione e lode. La dottrina di Dio può essere considerata come il mozzo della ruota del suo ministero e lascito, di cui è seminale la sua opera classica The Holiness of God (La Santità di Dio) del 1985. Come un padre e un nonno nella fede, ha aiutato una generazione intera a incontrare il Dio della Bibbia.

Originario di Pittsburgh, Robert Charles Sproul nasce il 13 febbraio 1939 da Robert Cecil Sproul e Mayre Ann (nata Yardis) Sproul. Alla vigilia di Natale del 1942, suo padre, titolare di un’azienda di contabilità nel centro cittadino, sbarca…

Leggi l’articolo completo

Inescusabili! – Culto di domenica 31 dicembre 2017

 - Potrebbe qualcuno, di fronte al giudizio di Dio, di fronte al quale noi tutti compariremo, giustificarsi dicendo: “Di te e delle leggi che hai stabilito io non ne ero a conoscenza, quindi non mi puoi condannare per averti ignorato e per averle trasgredite”. Ecco una delle tante scuse che molti crederanno di poter fare quel giorno. Saranno valide? No, la Parola di Dio ce ne spiega il motivo nel testo biblico che consideriamo quest’oggi: Romani 1:18-23.
Letture bibliche per la prima Domenica dopo Natale: Isaia 61:10-62:3; Galati 3:23-25; 4:4-7; Giovanni 1:1-18; Salmi 147 https://goo.gl/wxdxmA
Onnipotente Iddio, che hai riversato su di noi la nuova luce della tua Parola incarnata, concedici che questa luce, attizzata nel nostro cuore, possa brillare nella nostra vita; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, ora e per sempre. Amen.
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Paolo Castellina

Le aspirazioni dell’apostolo Paolo sono pure le nostre? – Culto di domenica 10 dicembre 2017

Seconda Domenica d’Avvento
 (Riflessioni sistematiche sulla lettera ai Romani)
La capitale dell’impero non era certo un luogo facile in cui vivere come cristiani. “Seguire Cristo” significava essere anticonformisti, significativamente diversi nelle proprie persuasioni e stile di vita in un contesto dove il potere politico e religioso (pagano) imponeva alla popolazione (manipolata) stretta conformità ai “valori nazionali”. La corruzione morale prevalente, inoltre, esercitava forti pressioni su chi, evidentemente, perseguendo la santità di Cristo, a questa corruzione non intendeva adattarsi. Quella dei cristiani di Roma era una fede “eroica” che molti additavano come modello. La fede, però, deve sempre essere, in qualche modo, “eroica”, nel senso che deve essere coerente. Se non è, infatti, coerente, che fede è?
Letture del lezionario per questa domenica: Isaia 40:1-11, 2 Pietro 3:8-15, Marco 1:1-8, Salmi 85:1-2, 8-13 (http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Isaia+40%3A1-11%2C+2+Pietro+3%3A8-15%2C+Marco+1%3A1-8%2C+Salmi+85%3A1-2%2C+8-13%0A&versioni[]=Nuova+Riveduta).
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Paolo Castellina

Le conseguenze del dormire… – Culto di domenica 19 novembre 2017

 Dormire è una funzione essenziale per la nostra vita, ma dormire troppo o dove non è opportuno può essere molto rischioso. Dormire è pure una metafora per altre forme di inattività: c’è il dormire della mente, il dormire dello spirito, e c’è anche, come si dice, il sonno della morte. Ai cristiani della comunità di Tessalonica l’Apostolo diceva: “Noi non dormiamo come gli altri” ed è il testo biblico che esaminiamo quest’oggi, 1 Tessalonicesi 5:1-11. Che vuol dire? Ci sono cristiani svegli, attivi ed operosi. Ci sono cristiani, però, che dormono. Di quale tipo siete e quali ne sono le conseguenze?

https://sites.google.com/site/predicazioneriformata/predicazioni/1-tessalonicesi-51-11

Letture: https://goo.gl/EdePGP

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Paolo Castellina

“Teologi”. Un gesuita dice che l’Antico Testamento è un falso storico, e un valdese gli dà ragione

Da anni Radio 3, canale culturale della Rai, porta avanti una trasmissione dal titolo “Uomini e Profeti” condotta dalla scrittrice Gabriella Caramore, laureata in filosofia con tesi sul pensatore marxista Lukács, scrittrice, docente universitaria di “Religione e comunicazione”, nel 2012 ha ricevuto la laurea honoris causa dalla Facoltà valdese di teologia, i cui docenti figurano assai spesso tra gli ospiti-relatori del programma da lei condotto.

Il 22 febbraio 2015 viene mandata in onda una puntata cui partecipano due ospiti:

il gesuita Jean Louis Ska, oggi 71 anni, che ha studiato filosofia a Namur (Belgio), teologia a Francoforte (Germania) ed esegesi biblica al Pontificio Istituto Biblico di Roma, dove ha conseguito il dottorato in sacra Scrittura nel 1984 e tiene corsi sul Pentateuco dal 1983;

il pastore valdese Daniele Garrone, oggi 63 anni, dal 1988 docente di Antico Testamento presso la Facoltà valdese di teologia, di cui è stato anche decano, marito della pastora Maria Bonafede, moderatora dal 2005 al 2012.

I fitti dialoghi di quella trasmissione ci danno un quadro di ciò che va per la maggiore oggi a proposito di Antico Testamento, in ambiente sia cattolico sia valdese, tra i più reputati esponenti teologici. Spunto per la trasmissione era il libro dell’archeologo israeliano Israel Finkelstein, Il regno dimenticato. Israele e le origini nascoste della Bibbia.

Finkelstein ha fatto la seguente operazione storiografica:

1)     ha tenuto a far sapere a tutti di condurre le sue indagini storico-archeologiche senza ritenere la Bibbia una fonte attendibile, attirando così simpatia e sostegno degli odiatori del cristianesimo, dell’ebraismo e dello stato d’Israele;

2)     ha “dimostrato” che non ci sono prove archeologiche dei fatti dell’Esodo; a tal fine ha ignorato vari elementi che invece molti ritengono provarne la storicità;

3)     ha dimostrato che abbondano le prove sull’importanza del regno di Giosia, nel VII secolo;

4)     ha affermato che il regno del Nord era assai più potente di quello di Giuda con capitale Gerusalemme, in modo molto semplice: negando che Davide e Salomone e i loro regni siano mai esistiti, facendo finta di nulla – ad esempio – sul fatto che sono state trovate a Gerusalemme grandissime rovine – facilmente visitabili – della Città di Davide di cui si parla nei libri dei Re, esattamente nel punto indicato dalla Bibbia;

5)     da ciò ha “logicamente” concluso che la Bibbia, sarebbe stata tutta “scritta a Gerusalemme”, e sarebbe una serie di storie inventate dal nulla volte ad attribuire alla città la preminenza rispetto al più importante (sempre secondo lui) regno del Nord; le storie sarebbero queste:

  1. prima, per dare nobiltà a Gerusalemme, sarebbero stati inventati dal nulla i re Davide e Salomone con capitale in quella città;
  2. in un secondo tempo, per appropriarsi del nome e della tradizione del Regno del Nord, che si chiamava Israele, si fabbrica tutta la storia di Abramo, Isacco e di Giacobbe, che prende il nome di Israele; per collegare questi tre personaggi al periodo “realmente” storico, i fantasiosi propagandisti gerosolimitani, attribuiscono a Giacobbe/Israele dei figli o dei nipoti (i figli di Giuseppe) con i nomi delle tribù di Israele (le quali sarebbero – sempre secondo lui – un’accozzaglia eterogenea cui andava data l’illusione di essere un popolo); segue – sempre rigorosamente inventata – la vicenda di Giuseppe stesso in Egitto e i suoi fratelli, e – per collegare il tutto alla Gerusalemme “falsaria” – l’Esodo, Giosuè e le guerre di conquista della Terra Promessa;
  3. ultima ad essere inventata – in un crescendo di megalomania falsaria – sarebbe la Genesi per dire che il Dio di Gerusalemme (che poi si appropria di Israele con tutte le altre storielle) è nientemeno che il creatore dell’universo;
  4. ulteriore invenzione sarebbe l’infedeltà a Dio dei re del Nord, volta a togliere prestigio a quell’entità a beneficio di Gerusalemme.

Abbiamo forse semplificato un po’, ma questo è il filo conduttore.

Gli ingenui potrebbero pensare che il pastore/professore valdese Garrone e il professore gesuita Ska, se non proprio ridicolizzare la teoria di Finkelstein, provino a metterla in dubbio o almeno dicano che va verificata. Ingenui, appunto, poiché, al contrario, per non mostrarsi da meno dell’archeologo, quasi rilanciano. Garrone dice che in realtà queste cose si sapevano già da prima di Finkelstein e Ska non è da meno.

Ma prima di riportare le stupefacenti parole di Garrone e Ska, formuliamo qualche domanda ai tanti che la pensano come loro.

1)     Se quasi tutto l’Antico Testamento è un’invenzione per esaltare Gerusalemme, perché non inventare un po’ meglio? Perché attribuire ai fratelli di Giuseppe comportamenti così turpi se poi li si vuole far passare capostipiti delle tribù? Chi accetterebbe come capostipite della stirpe di cui fa parte uno dei bruti che quasi ammazzano e vendono come schiavo il loro fratello, spezzando il cuore al padre, specialmente se sanno che è una storia inventata? Chi vorrebbe discendere da un padre, Giuda, che ha due figli scellerati, e da una madre, Tamar, che si finge prostituta e si comporta come tale pur di fornicare con il suocero? E perché attribuire Tamar, nonché la vera prostituta Rahab, alla genealogia di Davide, personaggio inventato per  dar gloria alla “insignificante” Gerusalemme?

2)     Se è tutto un’invenzione perché dire che il nome “Israele”, quello che si vuole “rubare” al regno del Nord, non è né quello del patriarca, né quello di suo nipote, ma una sorta di soprannome del nipote? Perché inventarsi l’imbarazzante storia di Giacobbe che non è il primogenito, così come Isacco?

3)     Perché attribuire a Davide, colui che deve dar gloria a Gerusalemme, l’orrendo delitto contro Uria e numerose altre debolezze?

4)     Se si vuole legittimare il popolo delle tribù nella sua terra, perché non dire che il suo patriarca, Abramo, era nato antichissimamente in essa, così come i suoi discendenti, anziché dire che era nato in Mesopotamia e che poi i suoi discendenti hanno realmente preso possesso della terra da invasori provenienti dsall’Egitto, sterminando chi stava lì prima di loro?

Ma, a questo punto, la domanda più importante è questa:

-         Finkelstein è un archeologo di una università laica e può sostenere le teorie che vuole, ma Ska e Garrone, le cui università sono di chiese che – specialmente quella valdese – si fonda sui racconti della Bibbia, con quale coerenza mantengono le loro cattedre? Dovrebbero spiegare a studenti e fedeli che hanno creduto in un inganno e vedere se una università laica trova interessante dare loro una cattedra per spiegarlo a tutti.

Vedremo cosa dicono in proposito i due (a)teologi.

Leonista

(prima parte – continua)

Giù la maschera! – Culto di Domenica 5 novembre 2017

Domenica 5 Novembre 2017 – Ventiduesima domenica dopo Pentecoste
Giù la maschera! Sono molti oggi che criticano la religione tradizionale rilevando l’ipocrisia e l’indegnità morale di questo o quel conclamato credente, oppure, peggio, di questo o quel prete o pastore, e che per quello dicono che “non metteranno mai più piede in una chiesa”. Il primo, però, a condannare senza mezzi termini l’ipocrisia religiosa era lo stesso Gesù di Nazareth. Riflettiamo oggi sul fenomeno dell’ipocrisia religiosa sulla base di quanto troviamo in: Matteo 23:1-12.
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Paolo Castellina

Il cuore della Riforma: la Bibbia

Nel 1988 un docente universitario valdese, che amava le provocazioni intellettuali,  parallelamente a una sobrietà molto calvinista, ironizzando sulle celebrazioni

Lutero a Worms

previste per l’anno seguente in occasione del trecentesimo anniversario del Glorioso Rimpatrio, a suo parere troppo appariscenti e povere di sostanza, parlava del “Carnevale del Rimpatrio”.

La frase mi viene in mente in occasione delle celebrazioni per i 500 anni della Riforma. Io, che ho una sensibilità diversa da quel docente, non le ritengo troppo appariscenti. Ma troppo povere del vero contenuto sì!

Le chiese protestanti “storiche” avrebbero buon titolo per rivendicare i meriti di Lutero, che persino la Chiesa Cattolica Romana gli sta riconoscendo. Ce l’avrebbero, sì, se – come Martin Lutero, come gli apostoli di Atti 5:29, come i Valdesi dei secoli passati – scegliessero di “obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.

Ma la scelta è proprio quella opposta. I valdesi istituzionali e tanti altri sedicenti protestanti sposano le più estreme (e infondate) teorie sull’Antico Testamento, quelle che lo ritengono – in sostanza – una grande frode, inventata per scopi di propaganda politica allo scopo di illudere le tribù di Israele di essere una nazione. Già diverse volte ne abbiamo accennato e presto ne scriveremo ancora. Quanto al Nuovo Testamento, che ne rimane, dato che è il compimento di quanto avviene nell’Antico e dato che non si vuole credere ai miracoli e comunque lo si ritiene in generale inattendibile?

Che senso ha, per chi la pensa così, rendere omaggio a Lutero, il cui principio principale era SOLA SCRIPTURA, cioè fondarsi sulla Bibbia e non su altro per quanto riguarda le verità di fede? Infatti, abbiamo già citato qui la definizione di ‘Sola Scriptura’ recentemente data da una delle massime autorità teologiche delle chiese “storiche”, il prof. Daniele Garrone: “il modo che noi abbiamo per fare i conti con una parola altra, cioè quello che io penso, dico credo di Dio non me lo trovo dentro, non voglio che sia semplicemente il prolungamento della mia coscienza, ma lo sviluppo come ermeneutica di un discorso che mi è rivolto.”

Per ricordare il coraggio e la fede di Martin Lutero penso che la cosa migliore sia riportare la parte finale del suo discorso alla Dieta di Worms il 18 aprile 1521, quello che, più ancora delle 95 tesi affisse a Wittenberg il 31 ottobre 1517, segna l’inizio della Riforma:

«A meno che non venga convinto da testimonianze delle scritture e da ragioni evidenti — poiché non confido né nel Papa, né nel solo Concilio, poiché è certo che essi hanno spesso errato e contraddetto loro stessi — sono tenuto saldo dalle scritture da me addotte, e la mia coscienza è prigioniera dalla parola di Dio, ed io non posso né voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza. Dio mi aiuti. Amen.»

Leonista

Un ministero discreditato, ma… – Culto di domenica 29 ottobre 2017

Domenica 29 Ottobre 2017 – Ventunesima Domenica dopo Pentecoste

Nella migliore delle ipotesi, i ministri della Parola di Dio (preti o pastori che siano) sempre di più sono oggi considerati alla stregua di assistenti sociali e nulla di più e ci si aspetta che “le questioni religiose” siano da essi relativizzate o lasciate da parte. Al di là di questo, la loro persona e funzione è sempre di più discreditata come inutile, superflua o semplice retaggio di un passato che non c’è più. Per questo ed altri motivi, quella del “ministro di Dio” oggi non sembra più essere una “professione ambita”.L’apostolo Paolo era irreprensibile nel suo ministero, eppure anch’esso spesso era contestato. Perché e come affrontava questa situazione? Consideriamolo da quanto dice in 1 Tessalonicesi 2:1-13.

https://sites.google.com/site/predicazioneriformata/predicazioni/1-tessalonicesi-21-13

Letture: https://goo.gl/EdePGP

Paolo Castellina

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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