\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Una fede …come si deve! – Culto di domenica 29 maggio 2016

Un “diritto” che oggi si crede incontestabile è che: ciascuno abbia titolo di credere in che cosa vuole, quando vuole e come più gli piace, e che questo non solo vada bene, ma che sia pure lodevole: “l’importante è credere in qualche cosa”, si dice. Il sentimento di possedere questo “diritto” è così forte che quando qualcuno “si permette” di dire che c’è un modo giusto di credere ed uno sbagliato, che c’è una “fede vera” ed una “fede falsa”, allora si rimane scandalizzati come se si fosse detta la più grande bestemmia di questo mondo! “Che arroganza, che presunzione!” si dice… Quello non è l’insegnamento della Parola di Dio, che precisa esattamente quale sia la fede che Dio gradisce. Lo vedremo nel testo biblico di Luca 7:1-10.

Domenica 29 Maggio 2016 – Seconda Domenica dopo Pentecoste

Salmo da cantare: 96 [Un canto nuovo a Dio cantate (ginevrino); Cantate un nuovo cantico (Arpa)].

D/R del Catechismo di Heidelberg: Ventisettesima Domenica

Testi biblici: 1 Re 18:20-39; Salmi 96; Galati 1:1-12; Luca 7:1-10

Preghiera: O Dio, la Tua provvidenza che giammai fallisce ha dato ordine ad ogni cosa in cielo e sulla terra. Rimuovi da noi, te ne preghiamo, tutto ciò che fa del male e dacci quelle cose che ci fan del bene; per Gesù Cristo, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: Una fede come si deve (Luca 7:1-10)

Collegamenti:

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Paolo Castellina

“Soddisfazione” di battisti, luterani e valdesi per la legge sulle unioni civili – Un solo rammarico: le adozioni gay ancora non riconosciute – “Ormai è un’altra fede”.

Pubblichiamo per intero una notizia diffusa dall’agenzia di stampa della Federazione Chiese Evangeliche in Italia

Roma (NEV), 18 maggio 2016 – A poche ore dall’approvazione della legge sulle unioni civili dello scorso 12 maggio i rappresentanti delle chiese battiste, luterane, metodiste e valdesi hanno voluto esprimere la loro soddisfazione per quanto auspicato già da tempo dalle stesse chiese, tant’è che negli anni alcune di loro hanno introdotto la pratica della benedizione di coppie dello stesso sesso.

“La nuova legge sulle unioni civili non è una minaccia alla famiglia ma, al contrario, riconosce e tutela famiglie diverse alle quali vanno riconosciuti uguali diritti”, è stato il commento del moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, per il quale la legge “sana una discriminazione e allinea l’Italia a paesi con una solida tradizione in materia di diritti civili”.

Per il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), la nuova legge “assicura a tutte le coppie di vivere un’unione in dignità e certezza di diritti. Come luterano, lo ritengo un contributo fondamentale alla costruzione di una società che consente a tutti di vivere con pienezza i valori cristiani di fiducia, fedeltà e responsabilità”.

Sulla stessa linea anche il pastore Raffaele Volpe, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), per il quale si tratta di una legge “che allarga i confini dei diritti”: “Più riconoscimento significa più inclusione e quindi più giustizia!”.

“Il nostro impegno pastorale prosegue oggi in un nuovo contesto giuridico per sostenere tutte le relazioni familiari e combattere ogni forma di omofobia”, ha aggiunto Bernardini, mentre Bludau ha ricordato come “per troppi secoli le chiese hanno discriminato le persone omosessuali: come CELI riconosciamo da tempo questa colpa e accompagniamo tutti e indifferentemente nel proprio cammino di fede e di vita”. Rimane tuttavia la mancata tutela dei minori che già oggi vivono in seno a famiglie arcobaleno. In merito, il pastore Bludau, pur ribadendo la sua contrarietà a pratiche di maternità surrogata, ha espresso l’auspicio che alla legge sulle unioni civili facciano presto seguito “provvedimenti di salvaguardia dei diritti dei bambini che crescono all’interno di queste famiglie, a partire dal riconoscimento della cosiddetta stepchild adoption”.

Questa notizia è davvero molto indicativa di come ragionano i rappresentanti di queste chiese. Innanzitutto, proprio coloro che non passano più di cinque minuti senza parlare di “laicità dello Stato”, sono accreditati di aver introdotto la benedizione delle coppie dello stesso sesso per spingere lo Stato ad introdurre l’istituto delle unioni civili. Non è una bizzarra idea della Nev, ma si sono espressi in tal senso parecchi esponenti valdesi di spicco. Introdurre modifiche liturgiche per ottenere cambiamenti nella legge dello Stato sembra proprio l’opposto della tanto sbandierata laicità, peraltro poco efficace: sono quasi duemila anni che la chiesa cristiana celebra il battesimo come segno della conversione, eppure “ancora oggi” lo Stato non accoglie il concetto di conversione!

Che dire poi del Moderatore della Tavola Valdese, pastore Eugenio Bernardini, che parla di “discriminazione” per quanto riguarda l’oscuro periodo in cui non c’erano le unioni civili, e di “uguali diritti”? Va notato che allora questa discriminazione viene praticata tutt’oggi dalla Chiesa Evangelica Valdese, da lui legalmente rappresentata, la quale tutt’ora non consente matrimoni fra persone dello stesso sesso, né si è attivata per chiedere di celebrare unioni civili che abbiano valore civile. Oppure, questo vuol dire che arriveremo presto anche a questo? Del resto la senatrice Monica Cirinnà, eroina eponima della “battaglia” sulle unioni civili (battaglia non combattuta perché il Governo l’ha impedito ponendo due volte la questione di fiducia), non certo da sola, dice che questo è solo il primo passo.

Anche il pastore luterano Bludau mostra poca attenzione alla divisione tra chiesa e Stato visto che secondo lui ci vuole una legge per vivere in dignità, e con pienezza “i valori cristiani di fiducia, fedeltà e responsabilità”! E chi non è cristiano, allora dovrebbe essere contro le unioni gay? E pensiamo ai poveri apostoli, a Calvino, agli antichi Valdesi, dei cui matrimoni lo Stato non si interessava minimamente: evidentemente erano persone senza dignità! Da quando la fiducia viene data dallo Stato? È sempre vero che si può avere fiducia nella persona con cui ci si è sposati? E se non c’è una cerimonia in municipio non ti puoi fidare? Allora è vero che occorre una cerimonia pubblica, e magari una liturgia, per sancire un’amicizia. E poi, l’hanno detto al pastore Bludau che la legge approvata non prevede la fedeltà per le coppie omosessuali? Infine, la “responsabilità“! Per che cosa e verso chi? Altro mistero! Responsabilità per i propri peccati? Ma qui si dice il contrario, celebrando ciò che per la Bibbia è peggio che peccato. Si comprano i bambini, li si priva di una madre, che c’è, e poi si pretende che lo Stato riconosca che va bene così, anzi, che stabilisca per legge che sono “padre e padre” di questi poveretti.

Sempre Bludau dice che i luterani della CELI accompagnano tutti e indifferentemente nel proprio cammino di fede e di vita. Per cui, accompagnano “indifferentemente”, parlando di fede, anche buddisti, islamici, atei? E, parlando di vita, anche pedofili, poligami, ladri e rapinatori di professione? Forse sì, visto che chiede “presto” il riconoscimento della “stepchild adoption” per le coppie omosessuali, cioè la compravendita, dei bambini, degli ovociti delle ragazze che rischiano la salute per questa pratica, e del corpo delle donne che portano in grembo un bambino già venduto, e dello stesso miracolo della gravidanza. Effettivamente, sono meglio ladri e rapinatori, che ti portano via le cose, non le persone.

Vediamo una cosa positiva in questo comunicato: non c’è traccia di Bibbia e di Gesù Cristo, a parte lo scivolone dei “valori cristiani”. Ci sono solo gli articoli della nuova fede: la celebrazione dell’omosessualità, la separazione dei rapporti sessuali dalla procreazione e la separazione della procreazione dal prendersi cura della prole (dunque basta con “Onora il padre e la madre”), la guerra alla famiglia. Almeno non si mescolano le due fedi. Del resto: “Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.” (Matteo 6:24)

Ultimi Tempi – La deriva morale della chiesa

Leggendo la storia del Popolo Ebraico, così com’è narrata nella Bibbia (Antico Testamento), non si può non rimanere sorpresi dalla facilità con cui gli antichi Israeliti voltavano le spalle al loro Dio Creatore per rincorrere le false divinità dei popoli vicini. Ci potremmo anche chiedere come sia stata possibile questa serie di “cadute” che si susseguono nel racconto. Perché la punizione inflitta loro da Dio per la caduta precedente era così presto dimenticata? A questa domanda esiste una risposta abbastanza semplice, ovvero, i fatti narrati di seguito nella Scrittura si sono in verità svolti nell’arco di molte decine/centinaia di anni e le nuove generazioni, non più memori delle trasgressioni dei loro padri e delle susseguenti condanne divine, hanno finito per commettere di nuovo gli stessi misfatti (Giudici 2:10-13).

I cambiamenti sociali, infatti, avvengono lentamente, un pezzo alla volta, così come il peccato non si manifesta pienamente come trasgressione totale del volere di Dio, ma come progressivo allontanamento dal suo volere.

Tutti conoscono la storia della rana che, se immersa in una pentola d’acqua bollente salterà subito fuori per sottrarsi a morte sicura, ma che, viceversa, se immersa in un pentolone d’acqua fredda sotto il quale è acceso un fuoco che la riscalda progressivamente, la rana finirà bollita, perché non si accorgerà del continuo innalzamento della temperatura dell’acqua, ma anzi, godrà del temporaneo benessere donatagli dall’acqua tiepida, fino a quando il calore la stordirà e gli toglierà tutte le forze per reagire e quindi morirà bollita!

Non c’è dubbio che se noi “fotografassimo” la situazione attuale delle nostre Chiese (Valdese in testa) che ora ammettono comportamenti come (solo a titolo di esempio), la benedizione delle coppie omosessuali, e presto anche il matrimonio gay/lesbo (di cui il sito Valdesi.eu da un lato, e Riforma dall’altro, chiaramente con posizioni opposte, hanno dato molto rilievo ultimamente), e ritornando indietro nel tempo, potessimo mostrare questa foto ad un vecchio evangelico dell’inizio del secolo scorso, questo fratello rimarrebbe così scandalizzato da questa “deriva morale” della Chiesa, che come la rana immersa nell’acqua bollente, farebbe un salto fuori all’istante, gridando senza mezzi termini che ormai la Chiesa è caduta in preda dell’anticristo (come profetizzato dall’Apostolo Paolo in 2 Timoteo 3:1-8).

Un evangelico di un secolo fa non avrebbe nessuna remora ad “abbandonare” una chiesa che ammette ed insegna queste cose, con dei Pastori che nella sostanza dubitano dell’esistenza di Dio e dichiarano la Bibbia essere un libro che non è stato ispirato, ma che è una pura invenzione umana, e così di seguito!

Purtroppo, così come gli antichi israeliti ritornavano a commettere i peccati per cui la generazione precedente era stata duramente punita da Dio (vedasi Giudici; 2:1-5; 6:1; 10:6-7;) perché col trascorrere del tempo il peccato finiva per corrompere i loro cuori un poco alla volta, così come la rana immersa nell’acqua fredda trova piacere nel progressivo intiepidirsi dell’acqua e non esce da quello che è una trappola mortale, allo stesso modo le nostre Chiese, i nostri Pastori e Teologi riformati, si lasciano andare al peccato, un poco alla volta, seguendo le mode del nostro tempo, ammettendo e insegnando ciò che la Bibbia (ossia Dio) ha in abominio.

Gli antichi Israeliti alla fine sono pesantemente puniti da Dio per il loro tradimento, la rana finisce bollita, ma cosa accadrà alle Chiese, ai Pastori/Teologi e ai credenti che seguono queste deviazioni dalla Parola di Dio?

Né la “ragione” del Pastore Esposito, né la “teologia liberal” del nostro Moderatore (per non fare che due esempi) sembrano preoccuparsene molto, sicuri della loro ragione e della correttezza della loro teologia e perciò decisi ad andare avanti sulla loro strada, senza segno alcuno di pentimento.

Anche loro scambiano il consenso del mondo alle loro posizioni, come un segno di approvazione del loro operato da parte di Dio, come se Dio oggi (come ieri) esprimesse il suo volere non per mezzo della sua Parola, così come riportata nella Bibbia, bensì dal temporaneo e illusorio successo che viene attribuito dal mondo a coloro che seguono le nuove mode e tendenze che stanno emergendo.

Per coloro che invece sono attenti alla Parola vivificata dallo Spirito di Dio, che ancora alberga nei cuori dei veri credenti, così come insegnato dai Padri della Riforma, non c’è bisogno di spiegare che tutto ciò che va contro la Parola stessa, cioè alla volontà di Dio, non viene da Dio ma viene dal maligno, lo stesso di cui Paolo ci mette in guardia in 2 Timoteo.

I “veri credenti” si stanno progressivamente allontanando dalle “false Chiese” (che si svuotano!) con la stessa velocità con cui quest’ultime si allontanano dalla Parola di Dio per insegnare dottrine d’apostasia. Ogni anno la nostra Chiesa Valdese subisce un pesante calo di vocazioni (così come molte altre chiese evangeliche storiche europee, che hanno intrapreso la stessa strada). È un segno molto chiaro di come la grazia di Dio si stia ritirando da queste Chiese, che insegnano dottrine contrarie alla Bibbia, ma questo ovviamente non scoraggia i falsi pastori, “i mercenari”, che guidano ora queste chiese (compresa quella Valdese) che anzi sono ormai succubi del loro vero signore e sono perciò decisi e determinati a proseguire sul loro cammino di perdizione.

Cosa possiamo fare noi? Sicuramente continuare a denunciare queste derive secolari e testimoniare la verità, che è soltanto quella Biblica, così com’è stata trasmessa dai testimoni fedeli del tempo, senza arrenderci, senza scoraggiarci e senza cedere alle effimere lusinghe di questo mondo, perché l’ultima parola, come sempre, spetterà al nostro Signore che al tempo stabilito ristabilirà la sua Chiesa, così come in passato ha ristabilito Israele dopo averlo purificato dal suo peccato.

Nikodemos

Ricordiamo che lo pseudonimo Nikodemos contraddistingue un nostro fratello valdese imegnato nella chiesa di cui già abbiamo pubblicato altri intensi articoli

L’inganno della “Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia”

Com’è ormai è purtroppo sta diventando consuetudine, in occasione della cosiddetta “Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia” celebrata il 17 maggio, numerose comunità valdesi, battiste, metodiste e luterane partecipano in decine di città a “veglie ecumeniche di preghiera” appositamente organizzate per la ricorrenza. “Amatevi come io vi ho amato” (Giovanni 13,35): questo il versetto che hanno scelto in tutte le iniziative nazionali “per il superamento dell’omo-transfobia”.
Il Movimento “Sentieri Antichi Valdesi” condanna queste iniziative come ingannevolmente “evangeliche”. Di fatto, sono espressione dell’asservimento di alcune chiese all’ideologia eversiva e tirannica che si sta imponendo oggi a livello internazionale. Presentandosi come campione di “diritti” e di “progresso” e “libertà”, di fatto corrompe e sovverte l’antropologia biblica e l’Evangelo stesso “sdoganando” ogni sorta di perversione. L’autentico messaggio biblico ed evangelico, infatti, giustamente discrimina tutto ciò che si oppone agli ordinamenti creazionali (di cui le perversioni sessuali sono una delle espressioni) e in Cristo non lo accetta per “normalizzarlo” ma in vista della sua guarigione attraverso il ravvedimento e la santificazione del comportamento.
Noi non possiamo chiamare un bene ciò che Dio, nella Sua Parola, considera un male e cosa abominevole [ "Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole " (Levitico 18:22)]. L’omosessualità non faceva parte dei progetti originali di Dio per l’uomo e per la donna, come essi ci sono stati rivelati nella Sua Parola. Essa è da considerarsi come tante altre degenerazioni della natura umana che Cristo è venuto per guarire, non per avallare, “normalizzare” o tanto meno benedire.
Sebbene Cristo, con infinita compassione, accogliesse volentieri i peccatori, i malati e gli invalidi per restituirli alla loro dignità di creature fatte ad immagine di Dio, Egli non condonava la loro condizione o la considerava ineluttabile ma, con amore e pazienza li ricuperava, accompagnandoli al ravvedimento ed alla guarigione. Così dev’essere per chi è afflitto da tendenze omosessuali: va accolto in vista del suo ristabilimento nei propositi originari di Dio. Questo può essere un processo più o meno lungo, ma è imprescindibile, per l’omosessualità come per qualunque altra disfunzione fisica, morale o spirituale. Tale la consideriamo checché ne dica oggi la scienza [i pronunciamenti della scienza non sono l'autorità ultima della nostra vita].
Forse che questa persuasione rivelerebbe la nostra “omofobia”? No, noi non temiamo né odiamo gli omosessuali, ma li amiamo tanto da metterli in guardia che un giorno, se non si ravvedono da ciò che Dio considera peccato, saranno respinti dal regno di Dio, come dice la Sua Parola: “Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Timoteo 6:9 ND). Odiarli vuol dire piuttosto illuderli facendo loro credere che quanto dice la Parola di Dio non sia da prendere seriamente.
Vedasi la “Dichiarazione su fede cristiana ed omosessualità” in: https://sites.google.com/site/confessionidifede/fede-ed-omosessualit
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Paolo Castellina

Quando la storia è misconosciuta: l’avvenimento della Pentecoste – Culto di domenica 15 maggio 2016

Quando la storia è misconosciuta: l’avvenimento della Pentecoste. Ci troviamo in un’epoca in cui la maggior parte delle persone vive solo per il presente: la storia ha scarsa importanza e la si conosce poco ed in modo distorto. Ci manca pure una una prospettiva sul futuro di cui essere attivi e responsabili costruttori. Ancor meno, persino fra i cristiani, si conosce la storia del popolo di Dio, la storia della chiesa, storia che accompagna parallela, interseca e trascende la storia “secolare”. L’avvento del Signore Gesù Cristo sta al culmine di questa storia. La storia del popolo di Dio, però, trova negli avvenimenti della Pentecoste una tappa altrettanto significativa della “storia della salvezza”, e questo sia a livello globale che personalmente come cristiani. In che modo? Lo vediamo questa settimana esaminando Atti 2:1-21.

Domenica 15 Maggio 2016 – Domenica di Pentecoste

Salmo da cantare: 104 [(La gloria di Dio (Castel); L'anima mia l'Eterno loderà (Ginevra)].

D/R del Catechismo di Heidelberg: Venticinquesima Domenica

Testi biblici: Atti 2:1-21; Romani 8:14-17; Giovanni 14:8-17; Salmo 104:25-37

Preghiera: Onnipotente Iddio, in questo giorno hai aperto la via che porta alla vita eterna a gente di ogni razza e nazione attraverso il dono promesso dello Spirito Santo: Riversa questo Tuo dono per il mondo attraverso la predicazione dell’Evangelo, affinché possa raggiungere gli estremi confini della terra; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli del secoli. Amen.

Predicazione: Quando la storia è misconosciuta: l’avvenimento della Pentecoste

Collegamenti:

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Paolo Castellina

Il “Documento sulle famiglie Sinodo Valdese 2015 (3) – Frange cattoliche minoritarie diventano punto di riferimento per il Sinodo – Strumentalizzata la violenza sulle donne

Proseguiamo l’analisi del Documento sulle famiglie del Sinodo Valdese 2005. Qui potete trovare la parte precedente (la seconda), e qui la prima parte.

Ancora nella densissima prima pagina, troviamo un ampio riferimento al “Sinodo straordinario sulla famiglia in ambito cattolico romano, in cui ha fatto irruzione la vita concreta dei credenti incoraggiando una riflessione che non fosse solo di principio e teorica”. A stento gli estensori del documento trattengono l’entusiasmo, affermando che quel consesso “ha aperto porte che difficilmente verranno chiuse in vista di una riforma che non può che vederci in un cammino ecumenico convergente”. È difficile credere che dal classico – a volte persino pedante – anti-cattolicesimo, si sia passati così rapidamente a una adesione sfrenata a una riunione di vescovi e alla linea che Papa Francesco pare stia tentando di imporre alla chiesa romana: un’adesione così impetuosa da far dimenticare che il Sinodo dei vescovi ha in gran parte respinto le tesi più innovative sostenute da alcuni prelati.

Insomma: è bastato che Bergoglio ci provasse per arrivare quasi al “santo subito”! Il documento del Sinodo valdese cerca di attutire lo slancio papalino menzionando le “divergenze che permangono a livello dottrinale nel concetto di matrimonio e di famiglia nelle rispettive confessioni cristiane”. Ma, notate bene: non si ritiene di menzionare la vera divergenza che dovremmo avere con i Cattolici, cioè che noi ci basiamo sulla “Sola Scriptura” (con tutto quel che segue), ma si parla solo del concetto di matrimonio e nozze, e non per ricordare che a differenza dei cattolici per noi il matrimonio non è sacramento, ma perché per noi il matrimonio parrebbe essere qualsiasi aggregazione sociale “basata su un legame di solidarietà”, come sentiamo tante volte ripetere. Orbene, poiché mai la Scrittura dice né suggerisce questo, mentre sono ben chiare le sue parole contro l’omosessualità, la “colpa” dei cattolici –in questo caso – sarebbe quella di attenersi maggiormente alla Scrittura! Ma, per la gioia dei bergogliani “valdesi”, anche in ambito cattolico emerge chi ha più a cuore seguire le mode politico-culturali che non la Parola di Dio: dunque, avanti con il “cammino ecumenico convergente”!

In questo slancio di ecumenismo viene citato come una grande vittoria “l’appello alle Chiese cristiane in Italia, «contro la violenza sulle donne»: l’appello non si limita alla denuncia bensì promuove un impegno per una cultura che combatta la violenza, rispetti la diversità di genere, sia orientata all’accoglienza che è al cuore della testimonianza cristiana”. Da parecchio sospettavamo di strumentalità questo appello, che peraltro non si capisce perché è alle chiese cristiane non delle chiese cristiane, come se le chiese fossero le principali colpevoli della violenza sulle donne. Appello preso molto sul serio in ambito “valdese”, tanto che in molti templi sono comparse sedie con sopra una borsetta e una maglia rosse e ai piedi della sedia un paio di scarpe con i tacchi a spillo, rosse anch’esse, a simboleggiare le donne vittime di violenza. In una chiesa cattolica si tratta di una macchia di colore in più tra statue, quadri, affreschi e stucchi dorati. In un tempio valdese sembra un incongruo oggetto di culto. Ma ora, con questo documento, abbiamo la prova, poiché all’appello vengono attribuite parole e concetti che nell’appello vero non ci sono: “la diversità di genere” e “l’accoglienza” che sarebbe cuore della testimonianza cristiana. “Diversità di genere” è un’insidiosa espressione per introdurre il concetto di “genere”, categoria del tutto diversa dal sesso, in base alla teoria che gli esseri umani, tutti gli esseri umani, hanno due cose ben distinte: il sesso, determinato dalla natura, e il “genere”, che è come uno si sente a proposito di identità e orientamento sessuale. Per cui il maschio potrà forse essere attratto da una donna ma, con altrettante probabilità, da un uomo, dunque non bisogna “condizionare” i bambini dicendo ai maschi che sposeranno “una principessa” o alle femmine che troveranno “il loro principe”, bensì indurre in loro il dubbio e forse la speranza che in realtà siano omosessuali. Si tratta insomma di assumere il comportamento omosessuale come modello di base, e considerare una eccezione quello eterosessuale, senza il quale l’umanità di estinguerebbe in una sola generazione. Quanto al concetto di “accoglienza”, sappiamo bene come è stato usato: per benedire liturgicamente le coppie omosessuali.

Vediamo dunque che un appello per “la dignità della donna, i suoi diritti e il suo ruolo nel privato delle relazioni sentimentali e di famiglia, nell’ambito della comunità cristiana, così come nei luoghi di lavoro e più in generale nella società” viene usato per l’ormai immancabile propaganda omosessualista, adulterandone il contenuto. Si evidenzia così che attraverso quell’appello la chiesa “valdese” insieme ad altre, tenta si spacciare le proprie posizione omosessualiste come in qualche modo condivise anche con i cattolici e altri cristiani, dei quali ci si rammarica tuttavia per gli “approcci diversi al tema della famiglia”.

Forti reazioni nella Chiesa di Norvegia contro l’approvazione del matrimonio gay

In data 11 aprile 2016, la Conferenza episcopale della Chiesa di Norvegia (CN ) ha approvato il matrimonio di coppie dello stesso sesso , con la creazione di una liturgia apposita. La decisione è stata approvata con 88 voti a favore e 32 contrari, ma anche al di là di questo molti esprimono la loro opposizione al cambiamento dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. La conferenza aveva già esaminato la questione del matrimonio omosessuale nel 2014, bocciando la proposta, ma già nel 2007 aveva permesso l’ordinazione di omosessuali dichiarati.

“Questo nuovo insegnamento sul matrimonio è contrario alla Bibbia e alla tradizione ecclesiastica ed ecumenica” ha scritto il reverendo Dag Øivind Østereng, una delle figure di spicco dell’ala “confessionale” Chiesa di Norvegia, dopo la decisione. “Abolire il duo uomo/donna come fondamentale del matrimonio è contrario alla volontà rivelata di Dio e alla legge naturale riscontrabile nella stessa creazione. La Chiesa si è inchinata all’ideologia gender che è in aperta violazione della parola biblica e di ciò cui io come pastore sono impegnato a fare. Con questo atto la Chiesa di Norvegia ha mutato aspetti decisivi del suo modo di intendere la Parola di Dio. Il punto qui non è che ci sono punti sui quali dissento: io non posso far parte di una chiesa che insegna queste cose. Con grande tristezza e profonda angoscia, e allo stesso tempo con la pace che viene dal convincimento di essere nel giusto, che devo annunciare come nelle prossime settimane presenterò le mie dimissioni. Dopo il periodo di preavviso cesserò di essere un pastore della Chiesa di Norvegia e cesserò di essere membro della Chiesa di Norvegia.”

Non si tratta di un caso isolato: poco prima del voto 200 pastori hanno reso nota una “Dichiarazione sulla situazione della chiesa” nella quale esprimono dubbi sul rimanere nella chiesa in caso di approvazione di matrimoni fra coppie dello stesso sesso.

Un sondaggio online del sito Dagen ha rivelato che il 44% di coloro che hanno risposto intendono lasciare la chiesa in caso di approvazione, e un altro 34% è incerto al riguardo.

Chissà se anche nella Chiesa di Norvegia raccontano, come fanno certi dirigenti valdesi, che sono tutti contenti della decisione e che gli oppositori sono quattro gatti?

Su “Il tramonto del sacro” (3) – Che senso ha ancora la chiesa (se la Bibbia non conta)? ?

LA BIBBIA – PER LORO – È ININFLUENTE, È SOLO UNO SPUNTO

Insomma, se la ragione è l’unica autorità, si fa dire alla Bibbia ciò che si vuole. Anzi, poco importa ciò che dice la Bibbia, e poco importa se il libro di riferimento è la Bibbia o qualsiasi altro: la “ragione” dirà che cosa è da tenere e che cosa è da buttare, per cui il risultato è lo stesso qualunque sia il testo da cui si parte.

Insomma, un’operazione totalmente assurda. A meno che… A meno che non si ritenga – e ritorniamo sempre lì –

La Cattedrale di Strasburgo, già passata al protestantesimo, qui trasformata in tempio della Dea Ragione (1793)

che la Parola di Dio, cioè ciò che esprime la Sua volontà, non esista, o perché Dio stesso non esiste, o perché non vuole o non può comunicare con noi. A questo punto l’operazione è chiara: tutto il resto è cancellato e resta “la ragione”. Insomma: ateismo radicale, non diverso da quello professato dai tanti atei della storia.

Ecco perché qualcuno ritiene di poter dire che una cosa è bellissima e da celebrare anche quando la Bibbia la proibisce e la definisce un abominio agli occhi di Dio. Perché si è sostituita “la ragione” alla Bibbia. Certo, sarebbe più onesto non usare l’espressione “biblico” quando la Bibbia non c’entra più nulla. Ma bisogna prendere atto della sostituzione linguistica: “biblico” significa ormai “che mi piace”. Sì, perché che roba sarebbe questa “ragione” in nome della quale, tanto per fare un esempio, si ritiene che una coppia di maschi sia uguale a una coppia di uomo/donna rispetto al diventare genitori, come vuole l’ideologia “gender”, una follia che non ha nulla a che fare con la Ragione vera, ma che fior di “teologi” hanno dogmaticamente accettato?

CONSEGUENZA: CHE SENSO HA ESSERE CHIESA, AVERE DEI PASTORI?

Se non esiste cosa che possa essere ritenuta “espressione diretta ed inequivocabile della volontà divina”, né la Bibbia, né la “tradizione” (e su questa siamo d’accordo), che senso ha dar vita o mantenere in vita una chiesa che si definisce “evangelica”? Che senso ha stare in una chiesa che ancora ci parla di “Sola Scriptura”? Che senso ha dirsi cristiani, o anche “gesuani”, se le uniche testimonianze su questo Gesù Cristo sono date da questa Bibbia, che – dice il pastore Esposito – non rappresenta volontà di Dio ed è scritta da persone in modo tale che in essa prevale la psicologia delle persone stesse e non certo una ispirazione superiore e neppure la verità?

L’unico senso può essere questo: “chiesa” va intesa nel suo senso etimologico, neutrale dal punto di vista spirituale o ideologico, una “assemblea” qualsiasi, dove ciascuno dice quello che gli pare eventualmente cercando di convincere gli altri e cercando di avere una qualche posizione di rilievo in essa. In questo senso, ha nuovamente ragione il pastore Alessandro Esposito: “il fatto che io eserciti il ministero pastorale in seno ad una chiesa, significa che io debba mortificare il pensiero e prediligere l’ipocrisia quando gli studi e la riflessione mi conducono a pensare che la codificazione dogmatica di una fede che è esperienza di vita sia da rifiutare nelle sue conclusioni e, ancor più, nel suo metodo anti-storico e intrinsecamente autoritario? Il pensiero, fortunatamente, non conosce restrizioni né ammette autorità che ne limitino il libero esercizio: è per questo che l’eresia, termine che rinvia alla capacità di operare una scelta, rappresenterà sempre il cuore di una fede indomita perché mai paga delle soluzioni approntate dall’ortodossia per mettere a tacere il dissenso.” Infatti, se la Chiesa non ha alcuna posizione definita, perché dovrebbe avercela il pastore? Anche lui dirà quello che gli pare.

Ma, proseguendo su questa linea di nichilismo, che senso ha avere dei pastori? Perché dovremmo attribuire loro un maggior titolo rispetto agli altri, visto che non lo si vuole riconoscere neppure all’apostolo Paolo e agli altri autori biblici? Solo perché sono stati dichiarati “dottori” dalla Facoltà di Teologia? E quale sarebbe l’autorità della Facoltà? Quella di aver studiato di più la Bibbia, quel libro che “non rappresenta la volontà di Dio”? Anche le facoltà teologiche cattoliche studiano la Bibbia: dov’è la differenza? Dal fatto che arrivano a conclusioni dottrinarie diverse? Si vede che anche loro hanno deciso di non “mortificare il pensiero e prediligere l’ipocrisia”, o forse sono ipocriti anche loro: chi può dirlo?

Del resto, abbiamo già letto anni fa, era il 2010, un autorevole pastore affermare sul settimanale della chiesa: “Nel sottoscrivere la confessione di fede Valdese del 1655 i pastori valdesi si impegnano a esercitare il loro ministero nella linea della tradizione teologica riformata, ma non ad aderire ad ogni singola formulazione del documento.” In altre parole: si sottoscrive solennemente una cosa, ma se ne pensa e pratica un’altra, secondo una concezione “dinamica” del testo. Nella vita di tutti i giorni chi dà “interpretazioni personali” a un contratto che firma non è qualcuno con cui si tratta volentieri, ma pazienza! Con queste premesse, appunto, non ha senso la chiesa, non ha senso che ci siano dei pastori. Non ha senso non in senso spirituale, ma proprio in base a quella “ragione” che si vuole mettere sul trono che appartiene a Dio.

Lucio Malan (terza e ultima parte)

L’unica “persona giusta” per te! – Culto di domenica 1° maggio 2016

Conoscere “la persona giusta” sembra oggi rimanere molto importante, per trovare lavoro o persino per vedersi garantire i propri diritti. Per altri versi, conoscere e rapportarsi alle “persone giuste”, soprattutto se buone, oneste, intelligenti, sagge e di fiducia, è molto importante. Non è tanto quello che “si può ricavare” da queste persone, ma per la buona influenza che esercitano su di noi. La “persona giusta”, più importante ed influente che potremmo mai conoscere ed avere rapporto è il Signore e Salvatore Gesù Cristo, perché Egli è l’unico che ci possa veramente “raccomandare” presso Dio. Lo vedremo oggi attraverso il racconto evangelico della guarigione di un uomo che da lungo tempo giaceva invalido presso la vasca di Betesda, a Gerusalemme, Giovanni 5:1-16.

Domenica 1 Maggio 2016 – Sesta Domenica di Pasqua

Salmo da cantare: 67 [Abbia Iddio di noi mercede (Arpa); Abbi pietà, Signor, di noi (Ginevrino)].

D/R del Catechismo di Heidelberg: Ventitreesima Domenica

Testi biblici: Atti 16:9-15; Apocalisse 21:10, 22-22:5, Giovanni 14:23-29; o 5:1-9; Salmo 67.

Preghiera: O Dio, hai preparato per coloro che Ti amano tali buone cose che sorpassano la nostra comprensione; Riversa nel nostro cuore un tale amore per Te che noi, amandoti in ogni cosa ed al di sopra di ogni cosa, noi si ottenga ciò che hai promesso, che va ben oltre a ciò che possiamo desiderare; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, per i secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: L’unica “persona giusta” per te!

Collegamenti:

Il pastore Alessandro Esposito risponde a Paolo Tabacchetti

Pubblichiamo questo nu0vo intervento del pastore valdese Alessandro Esposito. Riteniamo utile questo scambio di idee per comprendere meglio le basi e le implicazioni del modo in cui molti pastori valdesi affrontano la Bibbia, anche quelli che – sia pure solo in privato – dissentono da lui, salvo arrivare a conclusioni molto simili.

A seguito delle riflessioni contenute nel mio articolo Il tramonto del sacro, ho ricevuto diverse osservazioni critiche: in particolare, in questo mio intervento, vorrei replicare alle obiezioni mossemi con estremo garbo e pertinenza dal signor Paolo Tabacchetti, che ringrazio per aver compreso in profondità lo spirito dialogico al quale i miei pensieri intendevano essere improntati. Spero che non me ne vogliano gli altri interlocutori se non ritengo necessario replicare ai pur sinceri inviti al ravvedimento da costoro indirizzatimi, dacché non ritengo che con siffatti presupposti sia possibile instaurare un confronto schietto e fecondo.

Vorrei riprendere qui di seguito quattro osservazioni dello stimato Tabacchetti, attraverso cui il gentile interlocutore mi ha offerto la possibilità di tornare ad approfondire la mia riflessione, consentendomi di riformularla e, mi auguro, di chiarirla ulteriormente.

In primo luogo, il mio interlocutore avanza il sospetto che, cito, «una ermeneutica post-moderna» non rappresenti altro se non un «modo per omologare il testo biblico», alla stessa stregua di quel dogmatismo che l’impostazione da me adottata intenderebbe criticare. A tale proposito vorrei sottolineare il fatto che l’approccio ermeneutico alla bibbia è proprio ciò che consente di evitare la deriva della reductio ad unum dei molteplici significati di un testo, dacché non esiste interpretazione di un racconto biblico se non se ne dà, per lo meno, un’altra che ne differisca in maniera più o meno sensibile. Ciò accade in particolar modo con i testi narrativi, la cui ricchezza di rimandi e di significati è letteralmente inesauribile, in maniera tale che limitarne il senso ad un’unica lettura, per quanto pregante, non può che rivelarsi riduttivo. Quello ermeneutico rappresenta un approccio mediante cui è possibile sostenere autenticamente l’ulteriorità di un testo rispetto alla nostra capacità di com-prenderlo nelle sempre troppo anguste categorie concettuali: i racconti biblici ci indirizzano costantemente verso questa ricchezza di significati che vi traspare senza esaurirvisi e che rappresenta il riflesso di una trascendenza intesa nell’accezione del costante rimando ad un senso che non è possibile tracciare in maniera univoca e definitiva.

Vengo così alla seconda osservazione del mio gentile interlocutore, secondo cui riconoscere la ragione quale unica autorità in ambito di interpretazione biblica avrebbe quale esito – senz’altro nefasto, ne convengo – quello di «una nuova ortodossia». Questo sarebbe senz’altro vero nel caso in cui la ragione venisse intesa in senso neo-positivista quale canone rigoroso mediante cui definire la verità del reale e del linguaggio che lo esprime: ma un tale riduzionismo offende la ragione assai più di quanto non la rispetti. Per quel che mi concerne, faccio mia la lezione kantiana che della ragione mette in evidenza il limite e non la pervasività, ricordando entro quale rigoroso perimetro il suo esercizio non si tramuta in tracotanza.

La ragione non fornisce il senso, perché quest’ultimo, pur non svilendola, la eccede: ma ribadire l’importanza che essa riveste nell’ambito dell’interpretazione biblica e della ricostruzione storica di un testo o dei dogmi che hanno inteso cristallizzarne il senso, significa rifiutare recisamente ogni deriva autoritaria in un ambito qual è quello della libera ricerca, scientifica come spirituale, la quale non accetta imposizioni o divieti. Si tratta dell’audacia con cui Giobbe vanifica la granitica ortodossia dei suoi amici, presentandosi al cospetto di Dio con l’esile ma onesto bagaglio delle proprie ragioni, che alfine lo stesso Dio non gli rinfaccerà ma – al contrario – gli riconoscerà.

Sulle altre due critiche mossemi, convengo con il mio interlocutore. Nella prima delle due egli asserisce che «il cristianesimo è per definizione contro-culturale, in quanto non separa mai il divino dall’umano, la fede dalla ragione, l’immanente dal trascendente»: trovo che si tratti di affermazioni profonde e suggestive, che sottoscrivo in toto. Sono persuaso, difatti, che l’immanenza abbia un senso unicamente nel suo rimando costitutivo a ciò che al contempo la trascende e la abita. Se però tra fede e ragione, divino ed umano, non vi è opposizione frontale, nemmeno vi è piena identità: perché vi sia relazione, difatti, è necessario preservare la differenza, mediante cui è possibile istituire una distinzione che non è separazione radicale, iato incolmabile o mutua estraneità. Divino ed umano si interpellano reciprocamente ed è da questo intreccio che nascono sia la narrazione biblica che le sue infinite interpretazioni, luoghi, entrambi, dell’inesauribilità di Dio e dell’insondabilità dell’uomo.

Nella seconda critica da me condivisa, infine, il mio stimato interlocutore fa riferimento al fatto che io limiti le mie indagini ed i miei studi «alla parte cosiddetta liberale» della riflessione teologica cristiana: quanto egli afferma è senz’altro vero. Vorrei però svolgere due precisazioni al riguardo. In primo luogo, la mia scelta è consapevole, poiché lo studio dei “classici” dell’ortodossia riformata ha fatto parte del mio percorso di formazione, benché tali letture non mi abbiano avvinto né convinto: questo, naturalmente, a motivo – anzitutto – dei miei limiti ricettivi, così come a causa della mia scarsa propensione all’impostazione dogmatica della riflessione teologica, che ho sviluppato in senso più storico ed esegetico che non sistematico. In seconda istanza, mi preme precisare il fatto che i miei riferimenti bibliografici sono plurimi ed in nessun modo riconducibili ad un’unica corrente di pensiero o, per così dire, ad un solo “genere letterario”: ciò, beninteso, non mi consente certo di colmare le mie numerose lacune, ma rende lo spettro della mia sensibilità e della riflessione che ne discende più vasto e, per ciò stesso, più difficilmente percorribile e maggiormente esposto alle imprecisioni.

Di questa frammentarietà della mia riflessione e dei limiti che essa implica sono consapevole: cerco pertanto di ovviarvi attraverso il confronto onesto e pacato con chi, come lo stimato Tabacchetti, mi aiuta con le sue osservazioni a tornare sul mio pensiero per ridiscuterlo ed approfondirlo.

Alessandro Esposito

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

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