
CONFESSIONE DI FEDE E ATTUALITÀ
Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese
Cosa professa la chiesa oggi
Continua la nostra analisi del documento che esprime la fede e la dottrina della Chiesa Valdese
ARTICOLO 5 - DIO CREATORE ? SÌ MA IN SENSO SCIENTIFICO NO… ANCHE SE LA SCIENZA NON SPIEGA…
Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche et Apostoliche del Piemonte, confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura (1655)
Noi crediamo
Articolo 5 – Creazione
Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.
PROVE
Genesi 1:1 : “Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.
Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch'è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l'ha santificato.”
Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.
Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.
Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne' cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.”
ATTUALITÀ
“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.
È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa - la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?
Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?
Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta, ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale - in sostanza - il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.
Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.
Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).
Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.
Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana - dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.
Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.
Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! - e continuò, con un sorriso forzato di scherno: - lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l'hanno che i principi.”
Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.
Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.
Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.
Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!
DANIMARCA.
LE COPPIE OMOSESSUALI DELLA CHIESA LUTERANA AVRANNO IL MATRIMONIO RELIGIOSO

In Danimarca le coppie omosessuali appartenenti alla chiesa di Stato, quella luterana, potranno avere un matrimonio religioso. Il governo del primo ministro Helle Thorning-Schmidt ha completato la messa a punto della legge che sarà in vigore dal 15 giugno. I singoli pastori della chiesa luterana potranno però rifiutarsi di celebrare matrimoni religiosi tra persone dello stesso sesso. Anche qualora un pastore si rifiutasse di celebrare le nozze sarà obbligatorio trovare un sostituto che celebri il matrimonio. Lo Stato danese garantirà, quindi, il diritto di sposarsi in chiesa a tutti i cittadini danesi che professino il credo evangelico luterano a prescindere dall’orientamento sessuale.
Dal 1984 ad oggi la Chiesa Danese del Popolo (questa è la denominazione ufficiale) è scesa dal 91,6 all’80,4% della popolazione. In questo secolo il ritmo di decrescita è aumentato e la chiesa perde lo 0,5% all’anno. Sono considerati membri di chiesa tutti i battezzati che non abbiano formalmente dato le dimissioni da membro. In realtà – secondo un sondaggio - la partecipazione settimanale ai culti è attualmente sotto il 5% e solo il 25% dei danesi crede che Gesù sia figlio di Dio, e solo il 18% lo ritiene il Salvatore del mondo. La nostra previsione è che questi numeri ora scenderanno ulteriormente.
Pubblichiamo una ampia riflessione di Donald G. Bloesch, che ci pare molto attuale
LA NECESSITÀ DI UN RINNOVAMENTO SPIRITUALE (1)
di Donald G. Bloesch (2)
La nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio,” “eclissi di Dio,” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,” per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco. Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare. Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede ad un mondo incredulo, bisogna utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.
Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera. Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.
Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora, possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.
Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.
Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo.
(Prima parte)
(1) Tratto dalla raccolta The Crisis of Piety Eerdmans Publishing 1968.
(2) Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992 è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.
VALDESI CHE SI NASCONDONO
È davvero paradossale che solo noi difendiamo la Confessione di Fede che i pastori sottoscrivono! Su questo punto, da quando, ormai quasi due anni fa, abbiamo lanciato l’Appello per la fedeltà ad essa, l’unico pastore ad aver fatto sentire la propria voce è stato il pastore (emerito) Archimede Bertolino, di Terni. Gli altri, più di cento, tutti zitti. Certo, sappiamo di molti pastori e non che in cuor loro e in colloqui privati lo fanno, e danno torto all’andazzo di ciò che definiscono “estremisti” (che saranno pure estremisti ma dominano la vita della Chiesa). Ma a che serve la confidenza privata ? Migliaia e migliaia di valdesi in passato furono convertiti a forza, ad esempio quelli della Val Pragelato: accettarono per salvarsi la vita o per evitare l’esilio chissà dove e la cosa è comprensibile. Essi praticavano ancora l’antica religione, in casa, e la loro partecipazione alla Messa e agli altri aspetti della Chiesa Cattolica erano solo esteriori. Tuttavia loro e i loro figli erano costretti ad accettarne tutti i riti, dal battesimo all’estrema unzione, dalle processioni all’istruzione religiosa dei figli. Il risultato quale fu? Dopo una sola generazione quelle aree erano cattoliche al cento per cento. Gli ugonotti riparati in Olanda appoggiarono il Glorioso Rimpatrio, nel quadro di un piano che contava sulla ribellione dei tanti loro confratelli convertiti a forza appena quattro anni prima. Erano rimasti ugonotti nel cuore – pensavano - e si sarebbero ribellati grazie a tentativi di rivolta promossi parallelamente al Rimpatrio. In realtà, pochissimi lo fecero e rimasero invece attaccati a quella religione che era stata loro imposta e che ritenevano di aver accettato solo esteriormente. A tutti coloro che - pur non pensandola come i Platone, le Letizia Tomassone, gli Esposito, i Comba e le Bonafede - restano allineati e non fanno sentire il proprio dissenso se non in privato, ricordiamo questi precedenti. Ma ricordiamo che quegli ex valdesi e ex ugonotti del Seicento vivevano con la minaccia di morte e confisca dei beni se sgarravano. Oggi tutt’al più arriva qualche telefonata scandalizzata del pastore, e i propri figli non saranno mai assunti in uno dei tanti istituti valdesi. I pastori rischiano di essere assegnati a chiese in posti sperduti. Un rischio inferiore.
Molti di loro dicono, a propria giustificazione: “non vogliamo confonderci con quelli di Valdesi.eu”. Chissà perché poi? Comunque, se non si vogliono confondere, facciano qualcosa di diverso, facciano qualcosa che possa essere di riferimento a tutti coloro che non sanno dove andare; noi ci uniremmo volentieri a loro, non temiamo di confonderci. Invece, nulla. Un comportamento pilatesco? Ci pare di no. Pilato non salvò l’innocente Nazareno dal terribile supplizio, ma almeno disse pubblicamente che era innocente. Eppure anche lui rischiava il posto.
NON METTERE LA BIBBIA DIETRO LE QUINTE
Cari fratelli in Cristo, continuo a leggere con piacere il vostro impegno per far valere i veri valori cristiani quali devono essere, cioè mettendo al bando le correnti che vorrebbero "modernizzare" la Bibbia o metterla dietro le quinte per favorire comportamenti mondani quali il matrimonio gay. Con il peggiorare dei tempi temo che questi modernismi porteranno purtroppo i credenti (anche se non si potrebbero qualificare tali quelli che approvano una condotta immorale) a tradirsi l'un l'altro, in tempi e luoghi di persecuzione. Questa sarebbe la realtà più triste. Per questo tutti noi che abbiamo a cuore il mantenimento dei valori del cristianesimo veri dovremmo restare uniti. Buon lavoro e saluti cari nel Signore. Dio vi benedica.
Samuela
Grazie!
PREGHIERA PER LA FEDE SEMPLICE
Padre nostro, liberaci da tutte le sofisticazioni della nostra epoca e dallo scetticismo a cui hanno portato, che, come una gelata, ha rovinato la nostra fede e ci ha reso deboli. Ti preghiamo: riportaci a quella fede che rende grandi e forti, quella fede che ci rende capaci di amare e di vivere, quella fede che ci rende vincitori, quella fede che sola ci fa camminare con te. Ti preghiamo per un ritorno a quella fede semplice, quella antica fiducia in Dio, che ha reso stabili e illustri le dimore dei nostri padri, coloro che hanno edificato questo buon paese e così facendo lo hanno lasciato a noi in eredità. Nel potente nome di Gesù, il nostro Signore, eleviamo a te questa preghiera. Amen.
Peter Marshall (1902-1949), predicatore americano, cappellano del Senato
BONAFEDE E PLATONE GETTANO CONFUSIONE SULLA FAMIGLIA:
“MATRIMONIO PER TUTTI, TRANQUILLAMENTE”
Prosegue la martellante crociata sui gay della Chiesa Valdese.
Il 14 marzo ecco il comunicato del pastore Platone di entusiastico appoggio al documento del Parlamento Europeo che si rammaricava delle “definizioni restrittive” di famiglia vigenti in alcuni stati europei, diffuso sull’agenzia Nev e pubblicato con tanto di foto di due spose in abito bianco sul sito della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.
Il 21 marzo, in un comunicato stampa, la moderatora Maria Bonafede pretende di allargare il concetto di famiglia ai diversi rapporti affettivi stabili: coppie gay, amiche che condividono l’appartamento, persone sole che si tengono compagnia si curano, e chi più ne ha più ne metta. E a tutte va riconosciuta la reversibilità della pensione!
Il 23 marzo, nella posizione di maggiore evidenza della prima pagina di Riforma, Platone ribadisce il suo concetto sotto il titolo “Di serie a e di serie B ?”, poggiato su un nuovo ragionamento basato su premesse discutibili e una logica non certo aristotelica (infatti lui è Platone!).
Il 30 marzo, ancora su Riforma, un articolo della Moderatora torna a sostenere le posizionigià espresse nel comunicato del 14.
Vediamo, in particolare, l’articolato ragionamento di Platone che tenta di dare una logica alla linea adottata dalla nomenklatura valdese.
Premessa 1: “A me pare che Dio non sacralizzi mai l’autorealizzazione umana, foss’anche la famiglia”. Per la verità uno dei dieci comandamento è di “onorare il padre e la madre”. Se un comandamento non “sacralizza”, non sappiamo che cosa significa “sacralizzare”, espressione del resto piuttosto vaga. Gesù parla di adulterio con criteri dichiaratamente più restrittivi di quelli di Mosé, l’Antico Testamento è chiarissimo nel comandare di tramandare la fedeltà a Dio ai figli e così via. Dunque, o “sacralizzare” non significa nulla, o questa premessa è falsa. Ma se fosse vero che la famiglia non è una cosa importante, la nostra chiesa dovrebbe fare il contrario di ciò che, Platone in testa, fa: dovrebbe abolire le cerimonie di matrimonio nei templi, anziché estenderle alle coppie dello stesso sesso e domani a chissà che cosa.
Premessa 2: “il matrimonio per noi non è un sacramento, non è qualcosa di <sacro>: è sostanzialmente un patto tra due persone responsabili che si amano e intendono consensualmente, liberamente e reciprocamente condividere la loro esistenza”. Un’altra definizione vaga che potrebbe adattarsi a qualunque tipo di vita in comune: dal convento alla comune, dal kibbutz all’appartamento condiviso da studenti o da pensionati, o da fratelli, dalla cooperativa alla s.n.c.. Del resto, noi figli del Patto abbiamo il comandamento (quanto difficile da osservare!) di amare il prossimo come noi stessi, dunque il requisito “che si amano” dovrebbe essere dato per acquisito; ci vuole solo più il “consensualmente e reciprocamente ecc.”, che – per l’appunto è comune a svariate aggregazioni sociali. Il Documento sul Matrimonio ufficialmente in vigore nella Chiesa Valdese, approvato dal Sinodo del 1971 e mai modificato, dice tutt’altro e parla di famiglia formata dall’unione di un uomo e una donna e dai figli dai loro procreati (o adottati). La premessa 2 è dunque ingannevole e generatrice di confusione definendo matrimonio cose che sono sempre state definite in un altro modo. Ed è semplicemente falsa per quanto riguarda l’ordinamento valdese.
Premessa 3. “Non penso che il significato profondo del matrimonio stia nei figli… neppure nella pratica sessuale” [ma] il matrimonio sta in piedi o cade sull’amore gratuito, reciproco [etc.] verso l’altra persona”. Sono parole suggestive e anche lodevoli. Che matrimonio infelice è quello dove ci sono rapporti sessuali, ci sono figli, ma non c’è amore! Da cristiani, da persone civili da figlie, figli, mogli, mariti, madri o padri davvero degni di tal nome non si può che essere d’accordo! Ma il modo in cui questa affermazione è usato crea confusione e inganno. Primo inganno: una cosa è sostenere l’opinione che senza l’amore il matrimonio è ben triste cosa, cosa ben diversa è dire che amore e matrimonio sono la stessa cosa! Dire che senza la palla non si possono fare i campionati mondiali di calcio non significa che dove c’è una palla si stanno giocando i mondiali di calcio! Secondo inganno: è ovvio che l’amore è più importante della “pratica sessuale” , ma si finge di dimenticare che la “pratica sessuale” è quella che dà luogo alla procreazione. Ecco perché tutte le società danno ad essa un rilievo particolare, quasi sempre con istituti di carattere matrimoniale, mentre l’amicizia, la solidarietà, il reciproco aiuto etc., anche quando portate in grande stima e onore, non hanno mai avuto istituti pubblici o religiosi lontanamente paragonabili al matrimonio . Prima confusione: proprio coloro che hanno sempre in bocca la tiritera della “laicità”, vogliono imporre la propria visione del matrimonio allo Stato. Poiché loro (e su questo, da cristiani, siamo d’accordo anche noi), ritengono che l’amore sia la cosa più importante di un matrimonio, pretendono che lo Stato assuma questa convinzione come base delle sue leggi, e ne faccia pagare l’onere a tutti i cittadini (hanno idea di quanto costerebbe la pensione di reversibilità per chiunque dichiari di “condividere la propria esistenza”, per di più senza pubblicazioni e senza che questo comporti obblighi dopo che l’unione si è sciolta, come vogliono le proposte depositate in parlamento?). Per noi cristiani l’amore è uno dei due “grandi comandamenti”, verso tutti e dunque anche verso il coniuge. Ma le leggi dello Stato da nessuna parte parlano di amore (e meno male:ci mancherebbe solo l’amore obbligatorio), neppure dove si parla di matrimonio e famiglia. Proprio coloro che sentenziano sui passi biblici non graditi, dichiarandoli “non parola di Dio” in quanto influenzati dalla cultura del loro tempo, dimenticano che il matrimonio d’amore è concetto che ha meno di duecento anni, essendo nato durante il romanticismo. Seconda confusione: i ragionamenti di Platone, in ogni caso, sono rivolti a chiedere allo Stato di allargare la definizione di famiglia, ma questo non c’entra nulla con il matrimonio per la Chiesa Valdese, che ha altri presupposti e altre caratteristiche e – se ancora sopravvive un minimo di decenza – dovrebbe essere regolato da norme chiare e non dal ghiribizzo del momento. E così torniamo al Documento sul Matrimonio e sulla famiglia approvato dal Sinodo del 1971 e mai modificato o abrogato, che parla di matrimonio di uomo e donna, e di famiglia formata da loro e dai figli da loro generati o adottati e di “reciproca attrazione dei sessi come un dono di Dio (Genesi 2:18)”.
La Conclusione del ragionamento del pastore Platone è (citiamo la frase completa, a scanso di equivoci): “Se il matrimonio è un patto che prevede diritti e doveri nel costruire tra due persone un rapporto di solidarietà, reciproco e responsabile, diamogli tranquillamente un solo nome, con gli stessi diritti e doveri.” Si noti che nel gioco al ribasso è sparito persino il requisito dell’amore, che invece era centrale nella premessa 2 e nella premessa 3! Un gioco delle tre carte esilarante, un ragionamento totalmente mistificatorio. Si parte da varie premesse confuse o false per arrivare a una conclusione, che peraltro è la semplice ripetizione – al forte ribasso - di una le premesse: “visto che nel matrimonio la cosa più importante è l’amore nella solidarietà (e che Dio non sacralizza la famiglia [cosa non vera] e che il matrimonio non è un sacramento), ne concludo che ogni legame dove c’è solidarietà deve essere matrimonio”. Sarebbe come dire: “visto che a Roma ci sono dei monumenti antichi (e visto che i monumenti non sono piramidi e visto che Roma non è New York), ne concludo che qualunque città dove ci sono monumenti (anche non antichi) deve essere, per forza, Roma”. Insomma: un cumulo di assurdità.
Perché questo accanimento contro la famiglia, contro le posizioni sostenute dai valdesi da tempo immemorabile, contro il dettato costituzionale e contro la logica più elementare? È solo entusiasmo per i gay, che sarebbero discriminati? Ma con questo guazzabuglio si rischia di danneggiare anche le richieste di forme di riconoscimento per le unioni dello stesso sesso, se gli stessi diritti che si danno a loro bisogna darli a qualunque aggregazione. Il motivo deve essere un altro.
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«Ricordatevi di questo giorno, nel quale siete usciti dall'Egitto, dalla casa di schiavitù; poiché l'Eterno vi ha fatto uscire da questo luogo con mano potente». (Esodo 13:3) «Perché cercate il vivente tra i morti?. Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordatevi come vi parlò, mentre era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell'uomo doveva esser dato nelle mani di uomini peccatori, essere crocifisso e risuscitare il terzo giorno» (Luca 24:5-7) |
PASQUA 2012
Tra i tanti messaggi della Pasqua, in questi versetti ne vogliamo ricordare in particolare uno: il Signore mantiene le sue promesse, anche quando a noi paiono folli e superate. A differenza di noi uomini e donne peccatori, che spesso troviamo ogni scusa per venir meno alla parola data, Egli –
proprio quando tutto sembra suggerire che quanto promesso non vale più ed è ormai impossibile – ci sorprende e compie tutto quanto aveva annunciato. E le nostre interpretazioni “simboliche”, “critiche”,
Nessuno può permettersi di raffigurare l’Eterno come certi ciarlatani che dicono una cosa e ne intendono un’altra. Al contrario: “Il piano dell'Eterno dimora per sempre e i disegni del suo cuore per ogni generazione”. (Salmo 33:11)
LA PASQUA NON ARRIVA IN ANTICIPO
Da una settimana non c’è modo di sfuggire agli auguri di “Buona Pasqua”. Anche oggi, il Venerdì della cattura, della flagellazione, della condanna, della crocifissione e della morte di Gesù Cristo, fioccano i “Buona Pasqua”. Il significato della ricorrenza è così totalmente svanito. C’è la resurrezione senza la morte, dunque non c’è resurrezione. Se la nostra chiesa induce anche solo due o tre persone a meditare davvero sulla venuta, sulla predicazione, sulla buona notizia, sulla passione, la morte e la resurrezione di Gesù, essa non è inutile. Se la nostra chiesa distoglie anche solo due o tre persone dal farlo, guai ad essa, cioè a noi che della chiesa siamo membra.
“ IO CREDO: RISORGERO!” di Paolo Brancè
LA RESURREZIONE DI GESÙ, PARADIGMA DELLA RESURREZIONE DEI CREDENTI.(Giovanni 20:1-10; I Corinzi 15:1-34)“Resurrecturis”è la scritta che il visitatore legge quando entra nel Cimitero Monumentale di Verona. È il participio futuro del verbo latino “resurgere”, da cui deriva la parola italiana “Re surrezione”. Il tema dell a resurrezione costituisce per i cristiani il fondamento della fede, è uno dei dogmi fondamentali della rivelazione biblica.
Notizia dell'Agenzia NEV
LA MODERATORA BONAFEDE: "ALLARGARE IL CONCETTO DI FAMIGLIA"
"... NEL SENSO DI UN'ANTICA PAROLA BIBLICA", CHE DICE TUTT'ALTRO

Apprezzamento della moderatora valdese per la sentenza della Cassazione sulle coppie gayRoma (NEV), 21 marzo 2012 - A proposito della sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 15 marzo, in cui si afferma che le coppie omosessuali hanno il “diritto alla ‘vita familiare’” e a “vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità di un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”, la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Sono convinta che fosse necessario allargare il concetto di famiglia ai diversi rapporti affettivi stabili e soprattutto che si allarghino i diritti ai soggetti di queste unioni, ad esempio quello alla reversibilità della pensione o quello di visita in ospedale o nei luoghi di detenzione. Mi rallegro quindi sia della decisione della Cassazione, sia di quella del Parlamento Europeo (vedi NEV 11/2012). E non si tratta solo dei rapporti omoaffettivi a mio avviso. Conosco situazioni di persone che convivono da una vita perché sono amiche, o perché la vita le ha portate a condividere la loro solitudine, persone anziane che hanno trascorso dieci o vent’anni prendendosi cura una dell’altra e che non hanno mai potuto in nessun modo aver diritto di mantenere lo stesso contratto di affitto o percepire la reversibilità della pensione nel momento del decesso della persona con cui hanno ‘fatto famiglia’. Io non credo che si debba necessariamente ricorrere al matrimonio, ma un riconoscimento giuridico delle unioni stabili sì, è importantissimo proprio pensando ad una società in cui il concetto stesso di famiglia si è profondamente modificato e le situazioni affettive e di mutuo soccorso sono effettivamente diventate situazioni in cui si vivono sentimenti forti di tipo familiare. Nel senso in cui va una antica parola biblica che si riferiva ai viandanti confrontati con le difficoltà che comportavano i lunghi spostamenti a piedi: “Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Infatti, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz'avere un altro che lo rialzi!”(Ecclesiste 4,9-10). Il ‘viaggio’ della vita è spesso altrettanto difficile ed è una cosa buona poterla condividere in varie forme. E’ importante che il diritto riconosca le varie forme di unioni di tipo familiare che esistono e le tuteli.”
Nel 2011 il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, a partire dalla benedizione delle coppie di credenti dello stesso sesso, ha invitato le chiese a proseguire la riflessione estendendola ai temi della famiglia e della genitorialità.
LA FAMIGLIA À LA CARTE
FIN DOVE ALLARGARE ?
Forse per chiarire che la posizione del pastore Platone non è un caso isolato, ma la posizione della chiesa, anche la moderatora, pastora Maria Bonafede, scende in campo a favore della famiglia à la carte: Scegli dal menu e prendi quel che ti piace: "diritti all'amatriciana, benedizioni in chiesa à la Platon, niente doveri che non li digerisco, insalata mista di sesso, pensione a volontà tanto la pagano gli altri, fedeltà solo un assaggino con l'aperitivo. Eppure non chiarisce proprio nulla: il sinodo è sovrano e sulla famiglia fa fede il Documento sul matrimonio da esso approvato nel 1971 che dice tutt'altro.E comunque, continuiamo a chiedere agli illuminati vertici della chiesa e della teologia "valdesi": fino a quanto allargare ? Fino alla "famiglia incestuosa", fino alla poligamia, fino al matrimonio multiplo ? Fino all'unione pedofila? Fino al matrimonio con un animale ? Assurdità ? Certo, ma se l'unico criterio è quello, suggerito anche dal pastore Platone, che fra due concetti di famiglia, quello "buono e giusto" è quello più largo, anche la fantasia della moderatora viene facilmente sconfitta da queste semplici ipotesi, alle quali molte altre possono aggiungersi. La cosa più penosa è la citazione mistificatoria della Bibbia, che parla di tutt'altro che di famiglia. Possibile che davvero si pensi che dove ci sono affetti umani, solidarietà, aiuto reciproco - tra l'altro gli atteggiamenti più consoni a un cristiano - la cosa vada per forza confusa con la famiglia e magari con i rapporti sessuali ? Con la parola "omoaffettività" si intendono rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso e, se due persone si vogliono bene bisogna parlare di famiglia. Eppure, al cristiano dovrebbe piacere la verità e non la confusione: "Dio non è un Dio di confusione, ma di pace (I Corinzi 14:33)".
14/03/2012.
MALAN: "GAY: DA EUROPARLAMENTARI ITALIANI FATWA CONTRO COSTITUZIONE
UN PARLAMENTO EUROPEO DOGMATICO INVADE INDIPENDENZA STATI MEMBRI
PER L'ORDINAMENTO VALDESE FAMIGLIA È QUELLA TRADIZIONALE"
"I 342 deputati del Parlamento Europeo che hanno votato un documento in cui ci <si rammarica dell’adozione da parte di alcuni stati di definizioni restrittive di famiglia> hanno dimostrato una visione dogmatica e intollerante e hanno invaso l’indipendenza degli stati membri, i quali hanno ogni diritto di avere una propria definizione di famiglia. Costoro evidentemente ritengono che la loro definizione di famiglia sia quella buona e giusta e quella degli altri sia da condannare e da cambiare, non con i meccanismi democratici ma con fatwe centraliste. In particolare, i deputati italiani che hanno votato in tal senso, dovrebbero sapere che è la Costituzione che dà la definizione di famiglia. Se a loro non piace propongano di cambiarla, ma lo facciano in Italia, cosa che non risulta abbiano fatto. E non provino ad imporre un modello a tutti gli altri.
Personalmente, da valdese, mi rammarico che i mezzi di informazione abbiano recepito l’entusiastico sostegno da parte del pastore Giuseppe Platone alla decisione del Parlamento Europeo come posizione dell’intera chiesa. Il Documento sul Matrimonio approvato dal Sinodo Valdese del 1971, coerente con molti secoli di storia e tuttora vigente, intende per famiglia quella formata da un uomo e una donna, sposati e dai figli da essi generati. Se poi Platone o altri lo rinnegano, se ne assumano personalmente la responsabilità".
Dispaccio d'agenzia Ansa, ore 15:04 del 14 marzo 2012
GAY:VALDESI,BENE STOP PARLAMENTO UE A GOVERNI CONTRARI NOZZE
PLATONE, UN SOLO MATRIMONIO PER TUTTI CON STESSI DIRITTI-DOVERI (ANSA) –
ROMA - Grande soddisfazione e' stata espressa oggi da Giuseppe Platone, pastore della chiesa
valdese di Milano, in seguito al voto favorevole del Parlamento Europeo sui diritti delle coppie gay. Per il Parlamento europeo è inammissibile che alcuni governi 'mettano in atto definizioni restrittive della definizione di 'famiglia' allo scopo di negare la protezione legale alle coppie dello stesso sesso e ai loro bambini'.
Non ha dubbi il pastore Platone che l'anno scorso celebrò nel tempio di Milano la prima benedizione di una coppia omosessuale dopo l'approvazione di un rispettivo ordine del giorno da parte del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste nel 2010: 'Serve un solo matrimonio per tutti con gli stessi diritti e doveri - afferma -. Il matrimonio non è, per noi, un atto sacro, è semplicemente un negozio giuridico che prevede diritti e doveri nel costruire un rapporto di solidarietà, reciproco e responsabile. Per un credente questo negozio, questo 'patto', è una vocazione che Dio rivolge alla persona umana nella condizione naturale in cui e' stata creata'.
Concludendo con una punta di amarezza, Platone aggiunge: 'In una societa' omofoba come la nostra, dopo secoli di culto della 'sacra famiglia', puntare all'ottenimento di un trattamento uguale per tutti a livello di contratto matrimoniale, è un'ardua corsa ad ostacoli'.
Nel 2011 il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, a partire dalla benedizione delle coppie di credenti dello stesso sesso, ha invitato le Chiese a proseguire la riflessione estendendola ai temi della famiglia e della genitorialita'.
(ANSA).
NON METTERE LA BIBBIA DIETRO LE QUINTE
Cari fratelli in Cristo, continuo a leggere con piacere il vostro impegno per far valere i veri valori
cristiani quali devono essere, cioè mettendo al bando le correnti che vorrebbero "modernizzare" la Bibbia o metterla dietro le quinte per favorire comportamenti mondani quali il matrimonio gay. Con il peggiorare dei tempi temo che questi modernismi porteranno purtroppo i credenti (anche se non si potrebbero qualificare tali quelli che approvano una condotta immorale) a tradirsi l'un l'altro, in tempi e luoghi di persecuzione. Questa sarebbe la realtà più triste. Per questo tutti noi che abbiamo a cuore il mantenimento dei valori del cristianesimo veri dovremmo restare uniti. Buon lavoro e saluti cari nel Signore. Dio vi benedica
Samuela
PROTESTANTI OLANDESI DI CUI NON VI PARLANO
Interessante notare da parte degli attuali valdesi in carica il voler esaltare gli aspetti estremamente liberali dell’Olanda e l’aver completamente ignorato l’esistenza di un partito con forte tradizione protestante calvinista chiamato Christian Union che da più di 10 anni è presente nel governo Olandese anche se con una piccola presenza. Un partito composto di membri che ad ogni incontro, prima di dibattere, leggono passi della Bibbia per poi pregare.
Un partito con una visione etica molto evangelica, che contrasta l’eutanasia, l’aborto e il matrimonio gay, volendo dare la possibilità di astenersi dal celebrarli ai funzionari civili che sono contrari per questioni di coscienza.
Interessante che la classe valdese dominante con cariche ecclesiali sappia tenere completamente nascosto al popolo italiano che anche in un paese tra i più secolarizzati al mondo una simile realtà cristiano protestante esista. Si sono autoeletti papi del protestantesimo in Italia, incaricati di filtrare la conoscenza del protestantesimo passato e presente, tenendo intenzionalmente gli italiani ignoranti in materia ?
Alessio Costa
Il partito, che in lingua olandese si chiama Christen Unie, ha portato all'elezione 5 dei 150 deputati dei Paesi bassi, 2 dei 75 senatori e 1 dei 26 europarlamentari. E di certo gli organi di informazione ufficiali valdesi e della FCEI non ne parlano, forse perché tendono a citare la Bibbia più spesso del vitello d'oro della "laicità".
UN ALTRO MODO DI CELEBRARE IL 17 FEBBRAIO
Invece di celebrare il 17 febbraio nelle nostre quattro mura, perché non condividere la libertà di culto con altre chiese evangeliche?
Ecco cosa ho fatto oggi (19 febbraio 2012 NdR) a Genova.
Questa domenica mattina – per ricordare l’azione di Dio attraverso i valdesi e le “lettere patenti” di Carlo Alberto - mi sono unito ad una delle tante piccole chiese (cosiddetta multietnica) che oggi stanno beneficiando di questa libertà di culto. In una piccola saletta (ex sala da parrucchiera) erano riunite circa 40 persone. Mi è stato chiesto di esprimere qualche pensiero per l’edificazione comune ed in quella occasione ho ricordato ai fratelli e alle sorelle di diverse nazionalità che questa libertà di riunirsi senza paura di essere denunciati (come succedeva negli anni ‘40 quando ero bambino, o nei loro paesi d’origine, o come succede in qualche paese arabo) era anche dovuta a questa libertà data ai valdesi nel 1848. Abbiamo letto e riflettuto insieme sul seguente testo di Colossesi 1:
”3 Noi ringraziamo Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, pregando sempre per voi, 4 perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell'amore che avete per tutti i santi, 5 a causa della speranza che vi è riservata nei cieli, della quale avete già sentito parlare mediante la predicazione della verità del vangelo. 6 Esso è in mezzo a voi, e nel mondo intero porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi dal giorno che ascoltaste e conosceste la grazia di Dio in verità, 7 secondo quello che avete imparato da Epafra, il nostro caro compagno di servizio, che è fedele ministro di Cristo per voi. 8 Egli ci ha anche fatto conoscere il vostro amore nello Spirito. 9 Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10 perché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; 11 fortificati in ogni cosa dalla sua gloriosa potenza, per essere sempre pazienti e perseveranti; 12 ringraziando con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. 14 In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati”.
Con loro credo di aver "partecipato alla sorte dei santi nella luce”. Il momento è stato molto bello e apprezzato da tutti.
Sergio Rastello
CONFESSIONE DI FEDE E ATTUALITÀ
Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese
Cosa professa la chiesa oggi
L’ARTICOLO SULLA LETTURA BIBLICA ROVESCIATO DALLA CHIESA DI OGGI
“CHI LEGGE CON RIVERENZA LA SANTA SCRITTURA RICONOSCE QUESTA ESSERE LA VOCE DI DIO E NON D’UN HUOMO”
Dalla lettera del 5 ottobre 1661 con cui Antonio Legero (così si firma) la presentava ai Valdesi:
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“I nemici più pericolosi della Chiesa non sono quelli che credono di far servitio a Dio perseguitandola esteriormente con ferro e fuoco, ma gl’errori e li vitij che appestano gl’animi nel di dentro col soffio dell’antico serpente, padre della menzogna, e spirito immondo”. |
Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche et Apostoliche del Piemonte, confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura (1655)
Noi crediamo
Articolo 4 – Lettura biblica
Che riconosciamo la divinità di questi libri sacri non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente
dalla eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza la testimonianza la quale ce ne rende la Chiesa, e che ci apre gli occhi per iscoprir i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo col suo divino sapore.
ATTUALITÀ
Più ancora del precedente, l’articolo 4 è in stridente contrasto con la dottrina realmente oggi professata da molti, e non contrastati, esponenti della Chiesa Valdese, i quali – se pastori - hanno l’hanno solennemente sottoscritto, insieme a tutto il resto della Confessione di Fede, al momento della consacrazione e comunque hanno affermato di condividerla quando hanno chiesto di diventare membri di chiesa.
Quasi ogni parola di questo articolo collide con quanto viene sostenuto oggi.
Chi oggi parlasse di “divinità di questi libri sacri” verrebbe accusato di essere “fondamentalista”, o più semplicemente verrebbe trattato da povero idiota.
L’affermazione, poi, che la loro divinità si riconosce innanzitutto dalla testimonianza della Chiesa, suona ormai beffarda, dato che proprio la Chiesa, al massimo, ammette a denti stretti che “contengono la parola di Dio”, ma accanto a “incrostazioni culturali”, errori, affermazioni basate su pregiudizi e così via.
Il secondo elemento – dice la Confessione – che ci fa riconoscere la divinità delle Scritture è la “eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta”. E qui ci risiamo: chi esce dalla Facoltà Valdese di Teologia sembra di solito persuaso che la verità stia nella loro personale scienza, che stabilisce di volta in volta dove la Bibbia dice la verità e dove sbaglia.
Il terzo elemento che testimonia della divinità delle Scritture è – secondo la Confessione – “l’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra”. Di male in peggio: secondo la teologia neo-sadducea dominante, più o meno tutti gli ebrei, almeno quelli del tempo antico, erano pieni di pregiudizi dovuti all’appartenenza a una società di tipo patriarcale, spesso coinvolta in situazioni di guerra ecc. Sfortunatamente (sia chiaro che stiamo ironizzando) tutti gli autori materiali dei libri della Bibbia erano antichi ebrei, e dunque ciò che hanno scritto va “interpretato”, “liberato dalle incrostazioni”, “compreso nel suo contesto” ecc. ecc. Altro che “eccellenza, sublimità e maestà”! Siamo al paradosso di una chiesa che pure si dice “evangelica”, fondata sul “sola scriptura”, la quale dice apertamente che le affermazioni bibliche vanno “interpretate” facendo dire loro l’opposto di ciò che dicono, e autorevolmente afferma che la festosa benedizione di ciò che parecchi passi biblici condannano inequivocabilmente è “biblica al cento per cento”.
Il quarto elemento è lo Spirito Santo. Ma qui lo Spirito “fa ricevere con riverenza la testimonianza” che la Chiesa rende della Scrittura. Oggi invece viene definita Spirito Santo la protervia che fa ergere se stessi a giudici della Bibbia: qui è giusta,qui è sbagliata, qui è parola di Dio, qui è incrostazione culturale.
Come se avesse previsto i tentativi di piegare la Bibbia alle proprie personali inclinazioni, o alle incrostazioni culturali (queste sì) che affliggono questa nostra epoca non meno che le altre, l’estensore della confessione usa un linguaggio gastronomico: “corregge il nostro gusto per discernere questo cibo col suo divino sapore”. Il punto è questo: è più importante il nostro gusto o la Scrittura ? Entrambe le posizioni sono sostenibili, ma non per chi afferma di essere “evangelico” e sostenitore della “sola scriptura”, come testimonianza della parola di Dio.
Le prove scritturali rafforzano ulteriormente il contrasto.
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PROVE della Confessione di Fede del 1655 |
REALTÀ ATTUALE |
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Giovanni 4:42: “E dicevano alla donna: Noi non crediamo più per le tue parole; perciocché noi stessi l’abbiamo udito , e sappiamo che costui è veramente il Cristo, il Salvator del mondo”. Così chi legge con riverenza la Santa Scrittura riconosce questa essere la voce di Dio e non d’un huomo.
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Il versetto è tratto dall’episodio dell’incontro di Gesù con la donna samaritana che lo incontra, lo ascolta, crede in lui e chiama la gente del posto ad andare anch’essi da lui. Come sottolinea l’estensore della confessione, leggere la Scrittura “con riverenza” è come ascoltare la voce di Dio. Ma, appunto, occorre la “riverenza”, non la protervia di saperne più della Scrittura. |
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Giovanni 3:31: “[27. Giovanni {Battista} rispose e disse: L’uomo non può ricevere nulla, se non gli è dato dal cielo…] Colui che vien da alto è sopra tutti; colui che è da terra è di terra, e di terra parla; colui che vien dal cielo è sopra tutti”.
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Ecco l’umiltà di Giovanni Battista di fronte a Dio e di fronte a Gesù. Lui “riceve” ed è “da terra”. Sa bene che conta solo ciò che riceve “dal cielo”. Il Battista possa essere un esempio di umiltà, porta alla vera saggezza, per tutti noi che siamo poca cosa davanti a lui. |
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Luca 24:32: “Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi, mentre egli ci parlava per la via, e ci apriva le scritture?”.
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Cleopa e l’altro discepolo si sono accorti che lo sconosciuto viandante che li accompagnava sulla via di Emmaus era il Cristo risorto. E si rendono conto che avevano in qualche modo capito che era lui perché il loro cuore ardeva quando quello sconosciuto spiegava (“apriva”) le Scritture. A loro, che non sapevano spiegarsi la sparizione del corpo di Gesù, egli “cominciando da Mosè, e seguendo per tutti i profeti, dichiarò loro in tutte le scritture le cose ch’erano di lui” (versetto 27). A quanto pare, diversamente da come farebbe gran parte dei pastori di oggi, il Nazareno mostra la verità e l’importanza di tutte le scritture. E va ricordato che, all’epoca le Scritture erano quello che noi chiamiamo Antico Testamento, e gli Ebrei chiamano Tanakh. Per quei due discepoli, quindi, e persino per Gesù, le Scritture sono il metro di paragone. È in base ad esse che Gesù mostra loro chi Lui è veramente, ed è su quella base che i discepoli gli credono e lo capiscono. Per molti teologi e pastori valdesi di oggi, invece, la propria interpretazione, fatta alla luce del loro punto di vista culturale, è il metro di paragone della validità delle singole parti delle Scritture: questo passo va bene, questo no e così via. In altre parole, si mettono al di sopra non solo della Bibbia, ma addirittura di Gesù. Lui “dichiara” le Scritture, cioè le rende chiare, le fa capire meglio. Non le interpreta, né ne rovescia il significato, Lui che pure avrebbe l’autorità per fare persino questo. Ma, a quanto pare, basta qualche anno alla Facoltà di Teologia di via Pietro Cossa per ritenersi superiori al Cristo. |
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Ebrei 4:12: “Perciocché la parola di Dio è viva, ed efficace, e vie più acuta che qualunque spada a due tagli; e giunge fino alla divisione dell’anima e dello spirito, e delle giunture e delle midolle; ed è giudice de’ pensieri e delle intenzioni del cuore”. Salmo 12:6: “Le parole del Signore son parole pure, Argento affinato nel fornello di terra, Purgato per sette volte.” Salmo 19:8: “Gli statuti del Signore son diritti, e rallegrano il cuore; Il comandamento del Signore è puro, ed illumina gli occhi.” |
Definizione sublimi e penetranti delle Scritture. Del tutto incompatibili col farsene gioco rovesciandole a proprio piacimento. Esse sono “giudice” nostro, non viceversa. Sono parole dell’apostolo Paolo e del re Davide. Anch’essi, però valgono poco agli occhi dei sedicenti teologi.
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I Corinzi 2:14-15: “[6. Or noi ragioniamo sapienza fra gli uomini compiuti; ed una sapienza, che non è di questo secolo, né de' principi di questo secolo, i quali son ridotti al niente. 7. Ma ragioniamo in misterio la sapienza di Dio occulta, la quale Iddio ha innanzi i secoli determinata a nostra gloria. 8. La quale niuno de' principi di questo secolo ha conosciuta; perciocché, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signor della gloria. 9 Ma egli è come è scritto: Le cose che occhio non ha vedute, ed orecchio non ha udite, e non son salite in cuor d'uomo, son quelle che Iddio ha preparate a quelli che l'amano. 10 Ma Iddio le ha rivelate a noi per lo suo Spirito; perciocché lo Spirito investiga ogni cosa, eziandio le cose profonde di Dio. 11 Perciocché, fra gli uomini, chi conosce le cose dell'uomo, se non lo spirito dell'uomo, ch'è in lui? così ancora, niuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio. 12 Or noi abbiam ricevuto, non lo spirito del mondo, ma lo Spirito, il quale è da Dio; acciocché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio. 13 Le quali ancora ragioniamo, non con parole insegnate della sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito Santo; adattando cose spirituali a cose spirituali.] Or l'uomo animale non comprende le cose dello Spirito di Dio, perciocché gli sono pazzia, e non le può conoscere; perché si giudicano spiritualmente. Ma lo spirituale giudica d'ogni cosa, ed egli non è giudicato da alcuno. Perciocché, chi ha conosciuto la mente del Signore, per poterlo ammaestrare? or noi abbiamo la mente di Cristo.” |
Quali parole potrebbero essere più chiare? Sembrano scritte apposta per il nostro tempo. La “sapienza che non è di questo secolo” sembra letteralmente ricordare che siamo noi uomini e donne di oggi ad avere le “incrostazioni culturali” e i “pregiudizi dovuti alla mentalità del tempo”. E c’è chi è talmente “incrostato” da pensare di essere lui quello che “ha conosciuto la mente di Dio per poterlo ammaestrare” |
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Tutti i fedeli hanno questo spirito di Dio come insegna San Paolo in Romani 8:9 : “[5. Perciocché coloro che son secondo la carne, pensano, ed hanno l'animo alle cose della carne; ma coloro che son secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. 6 Imperocché ciò a che la carne pensa, ed ha l'animo, è morte; ma ciò a che lo Spirito pensa, ed ha l'animo, è vita e pace. 7 Poiché il pensiero, e l'affezion della carne è inimicizia contro a Dio; perciocché ella non si sottomette alla legge di Dio; imperocché non pure anche può. 8 E coloro che son nella carne non possono piacere a Dio.] Or voi non siete nella carne, anzi nello Spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma, se alcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui.” Cioè non è cristiano. |
Ancora una volta, sembra che la Confessione di Fede sia stata scritta non nel 1655, ma nel 2011! E non solo la Confessione, ma anche la lettera di Paolo. Grazie a Dio, sono state scritte molto prima, altrimenti questa insistenza sulla carne sarebbe accusata di essere un attacco personale a questo o quel “celebrante” o a qualche coppia “celebrata”. In realtà, la Scrittura dovrebbe fare proprio questo: parlare a ciascuno. “De te fabula narratur” scriveva Orazio. E parla a tutti, a noi che scriviamo queste modeste righe, a te che le leggi, forse proprio con questi versetti. Chi invece pensa di non avere bisogno della Scrittura, dello Spirito, “non ha lo Spirito di Cristo, non è di lui”, dice Paolo. “Non è cristiano”, è la sentenza dei valdesi del Seicento che redigono la Confessione. |
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Onde scrivendo a tutti li corinti e tessalonicesi, egli esorta di giudicarne: I Corinzi 10:15: “Io parlo come ad intendenti; giudicate voi ciò che io dico”. II Corinzi 1:13: “[12 Perciocché questo è il nostro vanto… che in semplicità, e sincerità di Dio, non in sapienza carnale,ma nella grazia di Dio, siam conversati nel mondo, e vie più ancora fra voi.] Perciocché noi non scriviamo altre cose, se non quelle che discernete, ovvero ancora riconoscete”. I Tessalonicesi 5, 19 a 21: “Non ispegnete lo Spirito. Non isprezzate le profezie. Provate ogni cosa, ritenete il bene”. |
Contrariamente alle accuse di fondamentalismo di cui gli odierni teologi sono molto generosi, l’apostolo Paolo esorta ad usare ciò che chiameremmo oggi spirito critico: “giudicate”, “discernete”, “riconoscete”, “provate ogni cosa”. Non chiede obbedienza cieca, non vuole che si metta da parte l’intelligenza. Raccomanda però di non “disprezzare le profezie”. Questo sarebbe arroganza e protervia: l’opposto dell’intelligenza. |
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I Giovanni 4:1: “Diletti, non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti, se son da Dio; poiché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo.” |
Con l’ammonizione contro i falsi profeti si chiudono le prove scritturali di questo articolo di fede, ancora una volta con una impressionante sensazione di attualità. |
UFFICIALMENTE INTERROTTO IL DIALOGO VALDESI-PENTECOSTALI
VERTICI VALDESI AVVERTITI GIÀ NEL 2010!
LO DICE, PER SBAGLIO, ANCHE RIFORMA


Da tempo abbiamo segnalato il deterioramento dei rapporti tra la Chiesa Valdese e la Federazione delle Chiese Pentecostali, la seconda aggregazione pentecostale in Italia, forte di oltre 45mila aderenti, più del doppio della Chiesa Valdese, e con un tasso di partecipazione ai culti altissimo e vicino al 100%. Già nel giugno 2010, dopo la benedizione dell'unione della coppia gay nel tempio di Milano, la FCP aveva emesso un durissimo comunicato che esprimeva "netta contrarietà sul piano biblico e teologico".
Ad agosto, poi, un gesto molto forte - censurato dai mezzi di informazione valdesi: il mancato invio di una delegazione al Sinodo Valdese da parte della FCP. Negli ultimi dieci anni non erano mai mancati. Noi per un po' non abbiamo dato la notizia, in attesa di avere la certezza che fosse vera. Abbiamo poi avuto notizia di una lettera inviata dalla federazione pentecostale e abbiamo sperato che ci fosse da parte valdese qualche reazione positiva. Invece nulla. Nel novembre scorso abbiamo così dato la notizia, tenuta nascosta dai mezzi di informazione ufficiali e non "deplorati" dal Sinodo come invece è stato questo sito.
Una reazione c'è stata, ma non positiva. Riforma, nel gennaio 2012 ha pubblicato un articolo su un convegno tenutosi in novembre, nel quale si dava ad intendere che non solo ci fosse ancora un dialogo con le chiese pentecostali, ma che questo dialogo avvenisse proprio sulle benedizioni alle coppie dello stesso sesso. Come abbiamo scritto, la realtà è ben diversa: il dialogo consiste nella partecipazione, due mesi prima, a un convegno con diversi valdesi, peraltro non organizzato dalla Chiesa Valdese, da parte di un pastore appartenente a una formazione nata nel 2006, talmente poco rappresentativa della realtà pentecostale da essersi vista inibire dal Tribunale di Roma l’uso del nome Assemblee di Dio e da raccogliere non più dell’1 per cento dei pentecostali italiani.
Ora però la notizia è un'altra e molto forte. La FCP ha interrotto il dialogo con la Chiesa Valdese. Di questo abbiamo ben tre fonti.
Una è un contatto diretto con la FCP, sia pure di carattere riservato, avvenuto presso la sua sede nazionale di Aversa.
La seconda è sul sito buonanotizia.org, che fa riferimento all’Alleanza Evangelica Italiana. Da qui si apprende che i membri valdesi del tavolo del dialogo erano già stati avvertiti che questo poteva avvenire fin dal 2010, quando il Sinodo Valdese approvò le benedizioni omosessuali. Evidentemente, di fronte all’indifferenza dei dirigenti valdesi, i fratelli pentecostali non hanno potuto che interrompere il dialogo, divenuto ormai oltremodo imbarazzante.
La terza fonte, sorprendentemente, è proprio Riforma. Nel nostro articolo “LE STRAVAGANTI TESI DEL PASTORE…” (che trovate qui sotto) riportiamo una frase del pezzo uscito a gennaio sul settimanale diretto dal pastore Luca Maria Negro, detta dal pastore Tambone della frazione pentecostale che ancora interloquisce con i valdesi: “tanto la decisione della chiesa valdese di ammettere la benedizione delle coppie omosessuali quanto la reazione di molte chiese pentecostali che hanno immediatamente interrotto la collaborazione e il dialogo con la chiesa valdese sono decisioni catastrofiche per la comunione fraterna. Certamente anche i rapporti della sua chiesa con quelle valdesi e metodiste non escono rafforzati e incoraggiati dalla risoluzione sinodale del 2010”. Ecco dunque:il dialogo e la collaborazioni sono interrotti.
E il tentativo di far passare la chiesa del pastore Tambone per “le chiese pentecostali” non fa che aggravare il quadro. La Chiesa Valdese, cui sarebbe normale che tutti gli evangelici italiani guardassero come riferimento non solo storico e attuale, è oggi penosamente isolata, dalla stragrande maggioranza di loro. Al di fuori delle chiese che aderiscono alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, non c’è quasi alcun rapporto. Ecco i tristi risultati cui ci hanno portato.
QUALE 17 FEBBRAIO ?
<<Il 17 febbraio, infatti, noi valdesi non celebriamo la "nostra" libertà ma vogliamo richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema generale della libertà di credere, di non credere e di credere "diversamente" rispetto alle forme codificate dalle varie tradizioni religiose.>> Moderatora della Tavola valdese, Maria Bonafede
Non mi sento di celebrare il 17 febbraio nel modo che ci propone la Moderatora Maria Bonafede, probabilmente condiviso da un gran numero di valdesi.
Perché? I primi cristiani, come i primi valdesi, rispetto a noi, erano certamente meno liberi di credere (o non credere) in Gesù Cristo come loro personale Salvatore. Eppure vi hanno creduto e, considerando l’evangelo e la Bibbia fondamento della loro fede in Lui, per non rinnegare la loro profonda convinzione, hanno scelto il martirio.
Le storie cristiane di martiri valdesi, o quelle dei primi cristiani nelle catacombe sono note a tutti. Come cittadino, pur condividendo i princìpi di libertà e laicità di uno stato europeo (come per altri continenti) mi chiedo che cosa direbbero quei martiri se leggessero la suddetta dichiarazione della pastora Bonafede. Richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica “su questo tema” ci dà l’esempio di testimoniare l’evangelo come facevano uomini e donne che ci hanno preceduto? È questo il nostro compito prioritario di credenti, quello di promuovere il “non credere e credere diversamente”? La libertà che abbiamo acquisito per grazia, in Cristo, è di questa sostanza?
Questo è un altro evangelo! I valdesi doc dovrebbero contrastare il peccato e le opere del diavolo (e non mi si dica che in Italia le sue opere nefaste non siano evidenti!) come facevano i loro predecessori con una testimonianza limpida e radicale, come cittadini del Suo Regno, da far trasparire solo Cristo risuscitato (che ha vinto il diavolo) alla destra di Dio Padre?
Così come ci invita a fare l'evangelo e tutti gli scritti del Nuovo Testamento?
Sergio Rastello
Il 17 febbraio 1848 il Re Carlo Alberto concesse i diritti civili ai Valdesi. Da allora i Valdesi celebrano questo evento, in occasione del quale si tiene anche un culto. Negli ultimi decenni si è sempre più insistito sul fatto che si tratta di un fatto civile e non religioso. Indubbiamente l'origine è un fatto civile e la libertà religiosa per tutti è strettamente correlata a tutta la storia valdese.
Il fatto però è che ogni occasione per la Chiesa Valdese è diventato una fatto civile, di solito politico. Il Sinodo, il momento di massima attenzione pubblica alla Chiesa Valdese (punta dell'iceberg della realtà evangelica italiana) diventa un fatto civile, ricco di prese di posizioni politiche. Le campagne in cui la chiesa si impegna, dalla lotta al sempre più presunto riscaldamento globale al referendum contro gli appalti per la gestione dei servizi pubblici locali ad altre faccende, sono tutti temi civili, dove il grande assente è il Cristo. E persino sulla libertà religiosa, il Sinodo ha bocciato un ordine del giorno che proponeva di devolvere una colletta a favore dei cristiani perseguitati.
LA MODERATORA BONAFEDE È AL SETTIMO ANNO
CHI LE SUCCEDERÀ FRA SEI MESI ?
Mancano poco più di sei mesi al Sinodo 2012, che avrà un’importanza particolare perché l’attuale
Moderatora, la pastora Maria Bonafede, giunge alla fine del settennato. Sette anni è il termine massimo (sette è il numero valdese per eccellenza!) e pertanto l’assemblea ai piedi del monte Vandalino dovrà scegliere il successore, o successora.
Nel 2011 era circolata la voce che la prima donna a ricoprire la massima carica della Chiesa nella lunghissima storia valdese potesse lasciare l’incarico con un anno di anticipo. Tecnicamente non si sarebbe trattato di dare le dimissioni, in quanto il moderatore è rieletto ogni anno, e sarebbe bastato rinunciare alla conferma che, a quanto ne sappiamo, non è mai stata negata a nessun moderatore che ne avesse dato la disponibilità.
Del resto, il predecessore della pastora Bonafede, il pastore Gianni Genre, era durato in carica solo cinque anni, per sua volontà. Anni pesantissimi, però, in quanto, a tutti gli ordinari problemi della Chiesa, si era aggiunta la gravissima crisi degli Ospedali Valdesi, i cui debiti con le banche erano tali che non bastava neppure più la garanzia dell’intero patrimonio immobiliare ecclesiastico: dalla Casa Valdese di Torre Pellice dove si svolge il Sinodo, alla Facoltà di Teologia a Roma, dal Collegio Valdese a tutti i templi, le case dei pastori, tutti gli istituti e luoghi storici di proprietà. Il pericolo che tutto ciò diventasse proprietà delle banche era imminente, e queste, una volta incassati gli immobili, che valevano meno del debito, avrebbero potuto pretendere altri milioni di euro, mentre alla Chiesa Valdese sarebbero rimasti da pagare gli stipendi a pastori e diaconi e le pensioni ai pastori emeriti e alle vedove di pastore.
Tutto questo debito, ovviamente non si era accumulato, se non in piccola parte, sotto la moderatura del pastore Genre, ma quando la massima carica della Chiesa era ricoperta dall’ingegnere Gianni Rostan, il primo non pastore (“laico” è parola impropria perché anche i pastori sono laici, ovvero tutti i membri di chiesa partecipano al sacerdozio) di cui sia rimasto il ricordo, dunque almeno degli ultimi cinquecento anni. Ma il problema, ignorato dai Sinodi e dalle varie edizioni della Tavola, emerse solo con il nuovo moderatore, il quale – sembra – ne apprese la spaventosa entità pochi minuti dopo l’elezione, mentre riceveva le congratulazioni e gli auguri davanti alla Casa Valdese.
Ma, tornando ai giorni nostri, perché si era diffusa la voce di una successione a Maria Bonafede già nel 2011? Chi riportava tale ipotesi la collegava al fatto che il vice moderatore, il pastore Eugenio Bernardini, scadeva proprio in quell’anno da membro della Tavola (anche per i membri della Tavola vale il limite dei sette anni). Aspirando alla carica di moderatore, avrebbe potuto fare il passaggio diretto alla massima carica. Di fatto, però, o la voce era falsa, o la Moderatora ha preferito ignorare le esigenze del suo vice e sta così completando il settimo anno. Il pastore Bernardini, peraltro, pare fosse già in corsa per la successione a Gianni Genre nel 2005, ma prevalse l’idea che, dopo il primo non pastore, dovesse arrivare la prima donna, con la parentesi di Genre, che comunque aveva la particolarità, di giungere a quella carica a poco più di quarant’anni d’età, non proprio “il primo giovane”, ma certamente “un giovane”.
Ecco perciò che, per la carica di terzo moderatore del XXI secolo (almeno l’undicesimo secolo di presenza valdese), c’è da considerare in primo luogo il pastore Eugenio Bernardini, in attesa forse di avere dopo di lui qualche altro primatista: dopo il primo non pastore e la prima donna chissà quale “primo”? Ciascuno può azzardare ipotesi a proposito di quale “primo” o “prima” si potrebbe trattare. Ma Bernardini, attualmente pastore a XXXXXXXXXX, non è una scelta scontata. Altri potrebbero “scendere in campo”, o essere richiesti di farlo.
Chiudiamo ricordando che tutte queste considerazioni sono di tipo umano. Mentre il Sinodo aspira ad essere guidato dallo Spirito Santo e perché ciò avvenga tutti possiamo e dobbiamo pregare. Poiché davvero si tratta di un compito difficile e complesso ed è positivo che si trovino fratelli o sorelle disposti ad assumerlo.
LE STRAVAGANTI TESI DEL PASTORE “PENTECOSTALE” (CHE PIACE A RIFORMA) SU BIBBIA E OMOSESSUALITÀ:
CITA PLATONE, CONFESSORI E SANTI, MA NON LA BIBBIA
(infatti le identiche cose le aveva scritte nel 2004 il quotidiano Repubblica)
Abbiamo già parlato di come Riforma abbia fatto passare l’incontro con un pastore di una frazione che rappresenta forse meno di un centesimo dei pentecostali italiani per “dialogo con le chiese pentecostali” (su questo una precisazione: l’articolo che sulla versione internet del settimanale si intitola "Fede e omosessualità nel dialogo con le chiese pentecostali" nella versione cartacea diventa più prudentemente "Fede e omosessualità nell’ottica del dialogo con le chiese pentecostali"…), mentre in realtà il dialogo con le chiese pentecostali (nella sua componente FCP, 45-50 mila membri) è in grave pericolo principalmente a causa delle benedizioni valdesi alle coppie dello stesso sesso.
Vale ora la pena di dare un’occhiata alle stravaganti tesi sostenute nel convegno del 12 novembre presso la chiesa metodista di Roma dal pastore Eliseo Tambone, tra i massimi dirigenti, e figlio del moderatore, di quelle che Riforma chiama le Assemblee di Dio – AD (da non confondersi con le Assemblee di Dio in Italia – ADI, che rappresentano un numero di aderenti almeno 50 volte superiore) ma che probabilmente oggi si fanno chiamare Chiesa Cristiana Evangelica Assemblee di Dio del Risveglio (ADR).
Nel suo primo intervento, Tambone ha sostenuto che “l’avversione al mondo omosessuale sia piuttosto recente. Ad esempio, Platone nel Simposio ne legava l’accettazione a una società veramente democratica”. Tanto per cominciare, Platone non era un sostenitore della democrazia, tant’è vero che suo zio era il capo dei Trenta Tiranni filo spartani e il suo “compagno di scuola” presso Socrate, Senofonte, sotto quella tirannia era il comandante della cavalleria, che vi svolgeva le stesse funzioni della Gestapo (vedremo in seguito che Tambone non ha responsabilità in questi svarioni). Infatti, la straordinaria avventura asiatica narrata nell’Anabasi, nasce dall’esigenza per Senofonte di andarsene da Atene, dove per lui tirava brutta aria da quando era tornata la democrazia. Ma soprattutto, Platone nel dialogo Repubblica prospetta come società perfetta una sorta di dittatura di filosofi sostenuti dai soldati, ciò che Jean François Revel definì "una via di mezzo tra una caserma di disciplina e una casa di rieducazione per criminali". Per dirla tutta, Platone nel Simposio la democrazia non la nomina neppure e neanche vi accenna, parla solo di leggi sbagliate per la prepotenza dei capi e per la viltà del popolo. Quanto all’omosessualità, però, il filosofo va ben oltre: nello stesso dialogo, tal Pausania spiega che vi è l’eros volgare (quello tra uomo e donna), tipico degli «uomini dappoco» e quello celeste: «quei che sono ispirati da siffatto amore, si rivolgono al maschio, invaghiti essi di chi naturalmente è più forte e di più valoroso intelletto» (usiamo qui la bellissima traduzione di Francesco Aracri). Auspica solo un limite decoroso all’età, ma non a tutela dei minori, bensı` degli adulti: «Starebbe proprio molto bene una legge che non si dovesse amare fanciulli impuberi, acciocché non si sciupi il tempo e il cuore” poiché “non si sa dove si butteranno con l’anima e con il corpo, se al buono o al cattivo». Comunque, Tambone sembra sostenere che i giudizi negativi sull’omosessualità arrivino dopo Platone (428-348). Se avesse letto il Simposio, però, avrebbe saputo che proprio alla sua epoca c'erano città che proibivano l'omosessualità. Ma dovrebbe comunque conoscere il Pentateuco, sicuramente assai più antico di Platone. La tradizione e Gesù stesso ritengono che l’abbia scritto Mosè (vissuto almeno 800 anni prima di Platone). I soliti teologi che ritengono di saperne più di Gesù vogliono che sia stato redatto dopo, ma non oltre il VI secolo avanti Cristo, sulla base di tradizioni molto più antiche. In ogni caso, almeno 150 anni prima del filosofo ateniese.
Tambone prosegue citando “un prontuario d’uso per i confessori del VII secolo” in cui si dava una penitenza di tre anni a un sacerdote che avesse cacciato di frodo, e solo di un anno per atti sessuali fra uomini, e di tre mesi fra donne. Nei prontuari per i confessori medievali si trova notoriamente di tutto e non si capisce cosa dimostri questa citazione, se non che il confessore era molto preoccupato di tutelare il feudatario, in quanto “proprietario” della selvaggina. All’epoca, infatti, le limitazioni alla caccia non avevano certo motivazioni ecologiche e cacciare di frodo significava “frodare” il feudatario della “sua” roba.
La curiosa scorribanda prosegue citando Anselmo d’Aosta (XI secolo) con il quale “forse raggiungiamo il culmine, non avendo il filosofo-teologo alcuna remora a esporre esplicitamente , in una sua lettera a Gilberto, le sue passioni e i sentimenti inequivocabili verso di lui”. Anche oggi si sa di ecclesiastici cattolici che “non hanno alcuna remora” nei confronti anche di femmine o maschi, anche assai più giovani di Gilberto, ma ciò non dimostra che la loro chiesa approvi, e se anche fosse, non capiamo cosa significherebbe. Andrebbe poi aggiunto che la faccenda dell’omosessualità di Anselmo d’Aosta è tutt’altro che scontata, tranne per chi ritiene che il forte affetto non possa essere disgiunto dagli slanci sessuali, ed è basata sul suo linguaggio affettuoso, in particolare verso Gilberto, futuro abate di Westminster. Un autore tutt’altro che bacchettone o filo cattolico, ma grande conoscitore della cultura e della mentalità medievale come Umberto Eco ci spiega molto bene come in materia ci possano essere equivoci, quando nel Nome della Rosa, il giovane monaco Adso di Melk, ossessionato dal pensiero della ragazza con cui aveva avuto un fugace ma intenso rapporto sessuale, chiede al suo maestro Guglielmo se fosse mai stato innamorato. Guglielmo risponde “sì, molte volte… Orazio, Virgilio”…". Era evidentemente un'altro innamoramento.
Per il pastore Tambone, invece, “quindi, su questa tematica non possiamo dare giudizi definitivi, né partire da presupposti morali, religiosi o scritturali”, aggiungendo che “come ha scritto Paolo Ricca a proposito delle benedizioni delle coppie dello stesso sesso, questi sono argomenti né dentro né contro la Scrittura, ma semplicemente al di fuori di essa. Perciò vanno considerati per quello che sono, inerenti la persona e l’animo umano”. A meno che nel resoconto fatto da Riforma manchino parti decisive, la logica è davvero bislacca: un filosofo pagano era fautore dell’omosessualità, un oscuro confessore la puniva blandamente, un monaco teologo era innamorato di un suo collega, quindi la considerazione dell’omosessualità è al di fuori di presupposti morali o scritturali ? E, soprattutto, cosa significa che questi argomenti “sono inerenti la persona e l’animo umano” ? Qualunque comportamento umano dal più lodevole al più esecrabile è “inerente la persona e l’animo umano”.
Ecco ciò che davvero preoccupa in questo assalto al messaggio biblico: non certo la questione omosessuale, in sé secondaria. Nessuno può pensare di essere migliore di un altro perché non pratica l’omosessualità né disprezzare un altro perché la pratica. Pur se la si classifica tra i “peccati”, senza dubbio altri sono sicuramente più gravi e danneggiano terzi non consenzienti. Il problema è che per benedire le unioni omosessuali, da un lato bisogna fare carta straccia delle Scritture e dall’altro declassare qualunque comportamento, in quanto “inerente l’animo umano”. Una teoria che non regge neppure agli occhi di chi la sostiene, poiché c’è sicuramente un comportamento che ritengono esecrabile.
Insomma, per Eliseo Tambone, vale più un passo di Platone, il precetto di un confessore e lo slancio di un teologo cattolico di una serie di passi biblici?
In realtà, il problema sta forse nel fatto che Tambone si è affidato a un articolo di Umberto Galimberti, “GAY – Se l’amore è messo all’indice” uscito sulla prima pagina del Diario del quotidiano Repubblica del 30 ottobre 2004, e citatissimo nei siti gay. Guarda caso, anche lui cita impropriamente Platone (quasi con le stesse parole: "Platone lega l´accettazione dell´omosessualità alla democrazia"), il confessore del VII secolo ("Un manuale per i confessori del VII secolo assegnava un anno di penitenza ad atti impuri tra maschi, 160 giorni tra donne, e ben tre anni a un prete che fosse andato a caccia"; l'unica discrepanza è che i 160 giorni di Galimberti, diventano te mesi per Tambone!) e Anselmo d'Aosta. Purtroppo, a Galimberti non interessa, almeno in quell'articolo, parlare della Bibbia e infatti non ne parla. Dovrebbe interessare a un pastore, ma Tambone, almeno nel resoconto di Riforma, se ne dimentica!
Ci informa Riforma, che il pastore Tambone ha svolto anche un secondo intervento, in cui ha cercato di mediare, affermando che “tanto la decisione della chiesa valdese di ammettere la benedizione delle coppie omosessuali quanto la reazione di molte chiese pentecostali che hanno immediatamente interrotto la collaborazione e il dialogo con la chiesa valdese sono decisioni catastrofiche per la comunione fraterna. Certamente anche i rapporti della sua chiesa con quelle valdesi e metodiste non escono rafforzati e incoraggiati dalla risoluzione sinodale del 2010”. Tambone, insomma, cerca di dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, in modo piuttosto discutibile: se è “catastrofica” la decisione del Sinodo, la reazione di quelle chiese pentecostali (cioè tutte tranne la sua) è ampiamente giustificata. Tuttavia, ammette che persino la sua chiesa, fuori da tutti e tre i principali raggruppamenti pentecostali, e per questo particolarmente interessata al dialogo con i valdesi per rompere l’isolamento, è in difficoltà davanti ai colpi di testa consumatisi a Torre Pellice.
In conclusione, sull'argomento il pastore Tambone non sembra cavarsela meglio dei suoi colleghi valdesi. Contraddizioni, illogicità, svarioni storici. E probabilmente legge anche lo stesso quotidiano! Ma il dialogo fra chiese dovrebbe essere sulla base della Bibbia, non sulla base di un quotidiano.
SECONDO RIFORMA, LA CHIESA VALDESE HA UN "DIALOGO CON LE CHIESE PENTECOSTALI" SULL’OMOSESSUALITÀ.
LA REALTÀ È ASSAI DIVERSA
Nel numero del 13 gennaio 2012, il settimanale Riforma dà conto del convegno «Omosessualità: in dialogo con la realtà pentecostale” svoltosi a Roma il 12 novembre. È curioso il ritardo di due mesi per una notizia così importante che sembra sbugiardare la notizia da noi data a dicembre: "I PENTECOSTALI ASSENTI DAL SINODO 2011 - IN PERICOLO IL DIALOGO CON I VALDESI - La notizia censurata dagli organi di informazione valdesi ufficiali.”
Poiché il Sinodo si è scomodato a deplorare questo sito, potremmo pensare che l’articolo sia un tentativo di affossare il nostro. Ma questo è un dettaglio.
Chi ha ragione ?
Noi abbiamo scritto che il dialogo con i pentecostali è in pericolo, al punto che per la prima volta da dieci anni al Sinodo Valdese dell’agosto 2011 non c’era la loro delegazione. E la ragione - affermavamo - era principalmente la benedizione delle coppie omosessuali sulla quali la Federazione delle Chiese Pentecostali aveva emesso un durissimo comunicato. Riforma invece ci dà conto di un convegno dove non solo si dialoga (il titolo dell'articolo è "Fede e omosessualità nel dialogo con le chiese pentecostali"), ma c'è un pastore pentecostale che, pur dichiarandosi contrario alle famose benedizioni alle coppie dello stesso sesso, dice che l'omosessualità non è contraria alle Scritture, con argomenti simili a quelli comuni, purtroppo, in ambiente valdese.
Il movimento pentecostale è molto forte in Italia, specie se lo si paragona ai numeri sempre più ridotti della Chiesa Valdese (19.031 l'estate scorsa). Solo le Assemblee di Dio in Italia (ADI), nate negli anni ‘20, hanno un seguito valutato in 400mila fedeli da Wikipedia e in 140mila fedeli da altri, la grande maggioranza dei quali frequenta regolarmente culti e attività. La Federazione delle Chiese Pentecostali (FCP), sorta alla fine degli anni ’80, raccoglie chiese che comprendono 45-50 mila fedeli, altrettanto attivi. Ma ci sono anche chiese pentecostali che non aderiscono né alle ADI né alla FCP, secondo Wikipedia raccolgono altre 100 mila persone.
Ebbene: il pastore Eliseo Tambone, la cui presenza al convegno del 12 novembre fa titolare a Riforma sul “dialogo con le chiese pentecostali”, è uno dei principali dirigenti di quelle che il “settimanale delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi” chiama “Assemblee di Dio – AD”, il cui moderatore è Vito Tambone, suo padre. Secondo il sito lanuovavia.org questa organizzazione, nata nel 2006, raccoglie 4500 fedeli. Duemila, invece, secondo il Cesnur.
Sempre secondo il Cesnur, il più prestigioso istituto che studia le minoranze religiose in Italia, il Tribunale di Roma, dopo una causa intentata dalle ADI nel 2007, “inibisce alle AD l’uso della denominazione Assemblee di Dio” e dei siti internet con quel nome, e l’organizzazione oggi “ha dismesso l’uso dei precedenti nomi a dominio, assumendone uno nuovo e preferendo oggi presentarsi con il nome di Chiesa Cristiana Evangelica Assemblee di Dio del Risveglio (ADR)”. Di certo il sito assembleedidio.it non esiste più, le ADI continuano ad usare assembleedidio.org. Peraltro, anche chieseadr.org, che il Cesnur segnala per l’organismo dei pastori Tambone, risulta oggi inusato.
In conclusione:
- Ciò che secondo Riforma è un “dialogo con le Chiese pentecostali” in realtà si svolge con un esponente di una organizzazione nata meno di sei anni fa e che ha un numero di fedeli che, a seconda delle stime, sta tra lo 0,3 e l’1,8% dei pentecostali italiani.
- Se è vero ciò che scrive, non smentito, il Cesnur, Riforma - pronto a scandalizzarsi perché un gruppo di valdesi usa un sito di nome “valdesi” - si riferisce alla denominazione del pastore Tambone con un nome che il Tribunale avrebbe vietato di usare.
- È invece verissimo che:
- le ADI, che rappresentano la maggioranza dei pentecostali in Italia, non hanno alcun dialogo con la Chiesa Valdese, tanto meno sull’omosessualità;
- che la FCP, la seconda organizzazione pentecostale più rappresentativa ha duramente condannato le posizioni valdesi;
- che lo stesso ha fatto l’Alleanza Evangelica Italiana, alla quale aderiscono parecchie congregazioni pentecostali.
DARE VITA A UN GRUPPO CHE TENGA ALTO IL NOME E LA STORIA VALDESEE PRENDA UFFICIALMENTE LE DISTANZE DALLE POSIZIONI INACCETTABILI DELLA DIRIGENZA DELLA CHIESA VALDESE.IL SUCCESSO DELL’INIZIATIVA DIPENDE DA TE CHE LEGGI QUESTE RIGHE
Noi crediamo che non si possa più accettare passivamente quanto sta accadendo nella Chiesa Valdese: - la Bibbia esplicitamente ritenuta secondaria rispetto a “interpretazioni” alla moda che ne rovesciano il messaggio; - la Confessione di Fede sottoscritta con solennità, contraddetta con protervia; - emarginazione, censura e attacchi a chi vuole essere fedele alla Bibbia e alla Confessione di Fede; - trasparenza e meccanismi democratici in declino; - prese di posizioni politiche che suscitano ulteriore divisione e coinvolgono la Chiesa e tutti i suoi membri in diatribe che nulla hanno a che fare con la sua missione. CHI NON REAGISCE INEVITABILMENTE RAFFORZA LE POSIZIONI PRESE DA UN VERTICE CHE NON LO ASCOLTA. OCCORRE PRENDERE CHIARAMENTE LE DISTANZE DAGLI ATTI E DALLE PAROLE CHE RITENIAMO INACCETTABILI E IMPEGNARSI PER CIÒ IN CUI SI VUOLE CONTINUARE A CREDERE.OLTRE ALLE ADESIONI, ABBIAMO RICEVUTO NUMEROSE DOMANDE CHE CHIEDONO CHIARIMENTI. CERCHIAMO DI RISPONDERE.
L’adesione non è impegnativa. Significa semplicemente manifestare il desiderio di reagire in qualche modo allo snaturamento della Chiesa Valdese...
Chi si riconosce nella Confessione di Fede della Chiesa Valdese del 1655 scritta e approvata mentre infuriava una feroce persecuzione armata di francesi e piemontesi..
Certamente sì. La Chiesa e la Storia Valdese di fedeltà sono un patrimonio di tutti gli evangelici e persino per tutti i cristiani. Nel Medioevo con il nome di Valdesi venivano indicate persone assai diverse fra loro..
Nulla, se così vuole. Il suo impegno nella Chiesa, se c’è, non ha ragioni per cambiare. Molto, se vuole...
Nessuno. I nomi che accade di trovare in questo sito sono semplicemente quelli di coloro che hanno intrapreso o aderito a qualche iniziativa. Se ci sarà la necessità di nominare qualche...
Lo decideranno, a maggioranza e se possibile all’unanimità, gli aderenti. L’unica cosa che pare evidente è che il nome dovrà includere la parola “Valdesi”. ORA LA DECISIONE È TUA. Scrivici. |
MA COSA STA SUCCEDENDO ALLE CHIESE PROTESTANTI?
Riforma pubblicò qualche anno fa (2009, se ricordo bene) la notizia che un pastore protestante di una chiesa olandese si professava ateo.
Dopo qualche tempo fu possibile apprendere, ancora su Riforma, della decisione di quella chiesa di non rimuovere quel pastore.
Su Riforma del 30 settembre 2011, si può leggere che nei prossimi dieci anni saranno chiuse un quarto delle chiese protestanti olandesi. Se non si può imputare a questo singolo fatto la causa delle difficoltà della Chiesa protestante olandese, resta comunque un segno di questo tempo. Non si può non concludere che ci sia qualche cosa di stonato negli organismi, e non solo, di quella Chiesa.
Ma cosa sta succedendo alle Chiese protestanti?
Gianni Spettoli
NATALE: LA FESTA DELLE LUCI, DELLA BONTA' E DEGLI AFFETTI , OVVERO LA SOLENNE RIFLESSIONE DEL MISTERO DI GESU', LUCE DEL MONDO CHE IRROMPE NELL'ESISTENZA UMANA OSCURATA DALLA DRAMMATICA CADUCITA' TEMPORALE
"Tu concepirai e partorirai un figlio ,e gli porrai nome Gesù.' Questi sarà grande e sarà chiamato figlio dell'altissimo e il signore gli darà il trono di Davide suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine"(Luca 1:31-33)
Anche quest'anno sta per andare via, l'undicesimo anno del terzo millennio dell'era cristiana. E come ogni fine anno, stranamente, quasi come per magia, l'uomo si ingentilisce e si anima di buoni propositi. Ci si chiede per quale arcano sortilegio l'uomo diventa per brevissimo tempo un amante dell'uomo? La causa sembra essere l'atmosfera incantata, quasi fiabesca, sprigionata dal magico spirito natalizio che aleggia a dicembre, che nei paesi più freddi ammanta di neve la natura addormentata. Lo sa molto bene anche Mr. Scrooge, uno dei più famosi avari della letteratura mondiale, protagonista della famosa favola natalizia "Cantico di Natale"(Christmas Carol). Egli ,ricco,dominato da una incontenibile bramosia di denaro, prepotente, uomo senza scrupoli, freddo e abile calcolatore, è magicamente trasformato dallo spirito natalizio, foriero di nobili sentimenti. Dopo la visita dei tre spiriti natalizi, passato, presente e futuro, Scrooge, investito dalla spirito natalizio dice: "Benedetto il cielo e il giorno di natale". Lo spirito natalizio produce proprio queste piacevoli emozioni, incarnare la bontà umana.
Che frenesia in questi giorni prenatalizi!!! Tutti si affannano, correndo da un emporio a un altro, da un supermercato a un altro. Un gioco caleidoscopico di luci rende più gioioso il rincorrersi l'un l'altro nell'assalto delle vetrine commerciali sapientemente addobbate . Sembra che la crisi economica non intacchi più di tanto le tasche e i portafogli.
Sta tutto qui il Natale? Il Natale è solo una forte, breve, piacevole forza propulsiva di buoni sentimenti e di calde emozioni? È la festa della bontà umana e degli affetti familiari?
Sarebbe utile fare qualche passo indietro, andare a ritroso. Possiamo viaggiare nel tempo, chiedendo in prestito la DeLorean a Doc Emmet Brown, il bizzarro, simpatico scienziato di Ritorno al Futuro, impostando l'anno 4 a.C. e catapultarci a Betlemme, piccola città della Giudea. Ci può aiutare la lettura di alcuni passi evangelici: "Oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo , il Signore” (Luca 2:11).
"Non temere Giuseppe, figlio di Davide, di prendere con te Maria, tua moglie, perché ciò che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu gli porrai il nome Gesù, perché è lui che salverà il Suo popolo dai loro peccati"(Matteo 1:20-219.
"Nel principio era la Parola , e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio…. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità, e noi abbiamo contemplato la Sua gloria come di unigenito dal Padre" (Giovanni 1:1,14).
Silenziosi osservatori dell'evento storico della nascita di Gesù in una tiepida serata autunnale, che ha cambiato radicalmente la storia umana e ha profondamente mutato il suo pensiero, siamo da esso anche interrogati: Che cosa significa per l'uomo cibernetico la natività di Gesù, ossia un Uomo che, per le sue straordinarie e innate capacità spirituali, per il suo eccezionale messaggio di libertà dalla caducità umana, dal malessere esistenziale e dal male supremo della morte, che fa piombare l'uomo in una abissale disperazione e fatale rassegnazione, e per la sua ignominiosa morte, ma anche per la sua gloriosa Resurrezione, è stato proclamato Dio? L'evento della nascita di Gesù è strettamente connesso con l'evento tragico della sua passione e della sua umiliante morte e con quello grandioso della resurrezione. Tutti questi avvenimenti che hanno contrassegnato la vita di Gesù, ne hanno determinato anche la sua natura divina. L'evento Gesù, Uomo-Dio, ha sbrigliato l'uomo dalle corde mortali della sua disumanità (nell'uomo non c'è alcuna innata bontà, ma un nobile ideale umano per perseguirla) e lo ha liberato dalla tirannia della morte(è macabramente suggestiva la ballata di Branduardi, "Ballo in Fa diesis Minore", la quale dipinge la morte come una sovrana che regna sugli uomini con la sua corona sul capo e brandendo la falce nella mano: "Sono Io la morte e porto corona, Io sono di tutti voi signora e padrona, e così sono crudele, così forte sono e dura che non mi fermano le tue mura").
In Cristo l'uomo è ri-creato, umanizzato. In Cristo l'uomo è veramente e pienamente Uomo, capace di amare e di donare disinteressatamente senza un personale tornaconto.
La celebrazione del Natale ha questo unico e solo profondo significato, che "Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna"(Giovanni 3:16).
Se l'uomo è posseduto dall'evento Gesù l'intera pirotecnica, fantasmagorica scenografia dello sfavillio delle luci e del dono dei regali e dei banchetti luculliani acquistano la loro appropriata efficacia di esultanza e di gioia, perché la luce di Dio risplende nel mondo.
Buon Natale
Paolo Brancè
RISPETTO PER TUTTI
Riceviamo e pubblichiamo:
Capisco che si debba dare spazio ad opinioni diverse tuttavia trovo l’intervento di Sergio Rastello (tipico dei valdesi che guidano la chiesa in questo momento) estremamente mancante di rispetto nei confronti di chi non è valdese/evangelico e estremamente offensivo nei confronti di una grande parte del popolo italiano.
Una grande parte dei mie famigliari è cattolica romana praticante e molto impegnata nel vivere coerentemente la propria fede con un amore profondo per Cristo.
Sergio Rastello non può abbinare la chiesa cattolica all’omofobia e parlare di un paese scristianizzato: ammesso che l’Italia lo sia, mi domando cosa sia il resto dell’Europa ed in particolare il nord Europa di tradizione protestante che in base ai miei molti anni vissuti in queste zone mi pare ormai di tradizione atea).
Come se gran parte della mia famiglia e dei mie cari amici e conoscenti sostenesse e promuovesse l’omofobia e non avesse alcun tipo di spiritualità.
E poi dover importare la politica nella chiesa in modo così sfacciato facendo chiari riferimenti a schieramenti politici è purtroppo tipico della attuale classe dirigente valdese, desiderosa di fare combaciare la chiesa con un partito.
Alessio Costa
La richiesta di Alessio Costa è legittima. Non si possono dare giudizi affrettati che fanno di ogni erba un fascio. Non crediamo che l’intenzione di Sergio Rastello fosse questa.
NATALE 2011
Possa il vero Natale di Gesù farsi strada fra tutte le vanità che affollano questi giorni. Possa l’amore familiare rendere più gioiosi questi giorni e soprattutto quello di Gesù Cristo portare la pace nei cuori di tutti.
Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo. Romani 15:13.
Or l'Eterno disse ad Abramo: “Vattene dal tuo paese… nel paese che io ti mostrerò. Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. E… in te saranno benedette tutte le famiglie della terra.” Genesi 12:1-4
Lo Spirito dell'Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di potenza, spirito di conoscenza e di timore dell'Eterno. Isaia 11:2
Ma tu, o Betlemme Efratah, anche se sei piccola fra le migliaia di Giuda, da te uscirà per me colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini sono dai tempi antichi, dai giorni eterni. Michea 5:2
Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è opera dello Spirito Santo. Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati. Matteo 1:20-21
Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. Luca 2:11
Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3: 16
I PENTECOSTALI ASSENTI DAL SINODO 2011
IN PERICOLO IL DIALOGO CON I VALDESI
La notizia censurata dagli organi di informazione valdesi ufficiali
La leggete solo qui, sul sito condannato dal Sinodo
Il dialogo tra la Chiesa Valdese e la Federazione delle Chiese Pentecostali (per brevità FCP, con circa 45mila membri di chiesa) è in serio pericolo. Segno evidente di questo pericolo è stata l’assenza della delegazione FCP dal Sinodo Valdese tenuto ad agosto a Torre Pellice. È la prima volta che ciò avviene in oltre dieci anni, ma l’assenza è stata ignorata in Sinodo e accuratamente censurata dai mezzi di informazione ufficiali.
Questo dialogo andava avanti da oltre dieci anni. Su di esso la Claudiana ha pubblicato un libro nel 2002 e ancora il 20 luglio 2010 sull’argomento usciva un testo del teologo Paolo Ricca.
Com’è noto, la FCP ha duramente condannato la benedizione in pompa magna di una coppia gay a Milano e l’atteggiamento di fronte alla Bibbia che ne è il presupposto.
Non stupisce, perciò, la scelta di non mandare inviati al Sinodo.
Dovrebbe stupire invece la totale censura da parte degli organi di informazione valdesi: addirittura, nel sito di Riforma, non risulta citata la parola “pentecostali” nell’ultimo anno!
Nota finale: i documenti del dialogo tra Pentecostali e Valdesi usano giustamente come espressione della dottrina valdese, la Confessione dei Fede del 1655, che ovviamente essi condividono in larga parte. Non sapevano che i pastori valdesi, come ha detto - non smentito da alcuno – uno di loro, Aldo Comba, la firmano, ma “non aderiscono alle sue singole formulazioni”. È indubbiamente difficile il dialogo con chi firma nel modo più solenne cose che poi non rispetta.CONFESSIONE DI FEDE E ATTUALITÀ
Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese
Cosa professa la chiesa oggi
IL PIÙ PESANTE ATTACCO ALLA CHIESA VALDESE DI OGGI:
L’ARTICOLO 3 DELLA SUA CONFESSIONE!
“CON CHE CONSCIENZA DUNQUE IL PAPA AGGIUNGE EGLI TANTE COSE OLTRE ALLA SACRA SCRITTURA ?”
Dalla lettera del 5 ottobre 1661 con cui Antonio Legero (così si firma) la presentava ai Valdesi:
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“L’amor sviscerato verso [le Chiese vostre] m’ha obligato, ricordandomi che tutti li ministri di Cristo deono imitar quel gran pastor delle anime, e sommo sacerdote della nostra professione, portando… sopra le spalle… li nomi di tutte le tribù d’Israele, come San Paolo ce n’ha dato l’esempio…” |
Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche et Apostoliche del Piemonte, confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura (1655)
Noi crediamo
Articolo 3 – Sacra Scrittura
Che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; e ch’ella è pienamente contenuta ne’ libri del Vecchio e Nuovo Testamento; che nel Vecchio Testamento deono esser solo compresi i libri ch’Iddio fidò alla Chiesa Judaica, da lei sempre approvati e riconosciuti per divini, cioè i cinque libri di Moise, Josue, li Giudici, Rut, 1° e 2° di Samuel, 1° e 2° de’ Rè, 1° e 2° delle Cronache, ossia Paraloipomenon, il 1° di Esdra, Nehemia, Ester, Job, i Salmi, Proverbi di Salomone, l’Ecclesiaste, il Cantico de’ Cantici, i quattro gran Profeti, i dodici piccoli: e nel Nuovo i quattro Evangelij, i Fatti delli Apostoli, le Epistole di Santo Paolo, una a’ Romani, due a’ Corinti, una a’ Galati, una alli Efesi una a’ Filippesi, una a’ Colossesi, due a’ Thessalonicesi, due a Timoteo, una a Tito, una a Filemone, l’Epistola agli Hebrei, una di Santo Jacopo, due di Santo Pietro, tre di Santo Giovanni, una di Santo Juda e l’Apocalisse.
ATTUALITÀ
È difficile immaginare qualcosa di più radicalmente lontano dalla concezione che della Bibbia viene diffusa dalla Chiesa Valdese di oggi da questo terzo articolo della Confessione di fede, che sembra scritto oggi come una attacco alla nomenklatura. Potremmo anche dirla in questo modo: se nel 1655 avessero voluto spiegare come la Chiesa Valdese non intende la Sacra Scrittura, sarebbero andati molto vicini a descrivere la deriva odierna.
Se poi andiamo ad analizzare le Prove scritturali allegate all’articolo abbiamo un vero e proprio scontro, punto per punto con la realtà odierna:
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PROVE della Confessione di Fede del 1655 |
REALTÀ ATTUALE |
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Esodo 24:4: “Poi Mosè scrisse tutte le parole del Signore”. Esodo 34:27: “Poi il Signore disse a Mosè: Scrivi queste parole, perciocché su queste parole io ho fatto patto teco e con Israele”.
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Oggi, a dire che Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio sono stati scritti da Mosè si passa per qualcuno che crede alle favole. Se fate notare che anche Gesù glieli attribuisce, le reazioni sono di fastidio. Naturalmente, questi sapientoni non hanno alcuna prova che ciò non sia vero, se non che lo dicono loro. |
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II Pietro 1:21 : “Perciocché la profezia non fu già recata per volontà umana; ma i santi uomini di Dio hanno parlato, essendo sospinti dallo Spirito Santo”.
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Anche oggi piace menzionare lo Spirito Santo, perciò sembra che almeno su questo la Confessione di Fede sia rispettata. In realtà, però, oggi lo Spirito viene inteso in modo opposto. La Confessione, o meglio, l’apostolo Pietro, ritiene che esso operi innanzitutto nell’ispirare, meglio, nel ”sospingere” gli autori materiali dei libri biblici in modo da renderli divini. Oggi invece si tira in ballo lo Spirito Santo come strumento per “interpretare” i testi biblici e far loro dire quello che si vuole, anche l’opposto della lettera. Più semplicemente, coloro che si ergono a unici interpreti della Bibbia ritengono lo Spirito, se non una proprietà, una loro esclusiva. In particolare, ritengono di averne ricevuto – chissà perché - più di Mosè, di Paolo, di Pietro e tutti gli altri autori materiali dei testi biblici. Non è ampiamente sufficiente a squalificarli? |
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Romani 3:2: “[1. Qual è dunque il vantaggio del Giudeo?...] Grande per ogni maniera; imprima invero; in ciò che gli oracoli di Dio furon loro fidati” - Romani 15:4: “Perciocché tutte le cose, che furono già innanzi scritte, furono scritte per nostro ammaestramento; acciocché, per la pazienza, e per la consolazione delle scritture, noi riteniamo la speranza” - II Timoteo 3:15-16: “Tutta la scrittura è divinamente inspirata, ed utile ad insegnare, ad arguire, a correggere, ad ammaestrare in giustizia”.
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Come se avesse intuito che un giorno qualcuno avrebbe deciso che la Bibbia è in parte buona in parte da rifiutare, l’apostolo Paolo in questi tre passi precisa che l’intera Scrittura è divinamente ispirata. Oggi, invece, persone che parlano a nome della Chiesa Valdese, vi raccontano che una parte delle stesse lettere di Paolo sono da buttare, per non parlare del Levitico e di molti singoli passi di altri libri. Con quale criterio ? Dietro lambiccati e intellettualistici ragionamenti, il criterio è di brutalmente semplice: ciò che a loro non garba, va considerato come non divinamente ispirato. Quanto al resto, è comunque meglio sentire prima il loro parere. Un esaltazione clericale quale capita di vedere presa di mira in certi film sul Medioevo. |
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I Tessalonicesi 4:8: “[2. Perciocché voi sapete quali comandamenti vi abbiamo dati per lo Signore Gesù.] Perciò chi sprezza queste cose non isprezza un uomo, ma Iddio, il quale ancora ha messo il suo Spirito Santo in noi”. |
Un ammonimento severo, di cui molti oggi sembrano non curarsi, proprio in nome di quello Spirito Santo.
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Deuteronomio 12:32: “Prendete guardia di far tutto ciò che io vi comando; non sopraggiungetevi nulla e non diminuitene nulla”. |
O quanto oggi si aggiunge, magari dicendo che è “biblico al cento per cento”, e quanto si toglie in quanto “incrostazione culturale”! |
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Romani 1:1-2: “Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato ad essere apostolo, appartato per l’Evangelo di Dio, il quale egli avea innanzi promesso, per li suoi profeti, nelle scritture sante” - Giovanni 5:39 e 45: “39. Investigate le scritture, perciocché voi pensate per esse aver vita eterna; ed esse son quelle che testimoniano di me. 45. Non pensate che io vi accusi appo il Padre; v'è chi vi accusa, cioè Mosè, nel qual voi avete riposta la vostra speranza”. |
Paolo e Giovanni (che riporta parole di Gesù!) sembrano prendere le Scritture assai più seriamente dei sedicenti teologi che ci affliggono. Il paradosso è che l’unica autorità di questi ultimi sarebbe proprio la maggiore conoscenza delle Scritture stesse! Ma, questa presunta conoscenza li fa sentire autorizzati a dare “dispense” agli altri e a se stessi dall’osservarle, secondo una logica così clericale che ormai anche la romana chiesa cerca di usare con prudenza. |
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Fatti 17:11: “Or costoro furon più generosi che gli altri ch'erano in Tessalonica; e con ogni prontezza ricevettero la parola, esaminando tuttodì le scritture, per vedere se queste cose stavano così è [12. Così molti di loro credettero]” .
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Questi primi cristiani cercano nelle Scritture le prove di ciò che è stato loro detto da degli uomini. E sì che questi uomini sono Paolo e Sila! Va notato che “molti di loro credettero”, infatti. Oggi, invece, i soliti teologi cercano le prove per capire se quanto la Bibbia dice è vero nelle proprie personali convinzioni e inclinazioni, queste sì, fortemente influenzate dall’epoca in cui vivono. Se le loro sensibilità personali divergono dai passi biblici, decretano che questi sono influenzati dal loro tempo! Quanti, uditi questi spropositi, credono, si convertono? I numeri parlano. |
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Luca 16:29: “Hanno Mosè e i profeti, ascoltin quelli” […31. Se non ascoltano Mosè e i profeti, non pur crederanno, avvegnaché alcun de' morti risusciti]”. Ecco quanta fide si dee dar alli libri della Santa Scrittura; più che ad uno huomo che fosse risuscitato da’ morti.
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Questo versetto, tratto dalla parabola del ricco e Lazzaro è di grande forza. Il ricco, è fra i tormenti dell’aldilà per non aver dato retta alle Scritture e chiede ad Abrahamo di mandare Lazzaro dai suoi fratelli ancora vivi per ammonirli, ma Abrahamo dice che se non hanno creduto “a Mosè e i profeti”, cioè alla Bibbia, non crederanno neppure a uno che torni dalla morte. E si noti la chiosa del valdese del ‘600: “Ecco quanta fide si dee dar alli libri della Santa Scrittura”! Lo dice anche a noi, valdesi di oggi. |
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Luca 24:44 : “Poi [Gesù risuscitato] disse loro: Questi sono i ragionamenti che io vi teneva, essendo ancora con voi: che conveniva che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, e ne' profeti, e ne' salmi, fossero adempiute”. |
Lo stesso Gesù usa le Scritture come prove a proposito di se stesso. Oggi i “teologi” fanno l’opposto: cercano in se stessi le prove per capire se le Scritture hanno ragione o torto. E si pongono al di sopra del Cristo! |
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Isaia 8:20 : “[Il popolo d’Israele andrà a]lla Legge ed alla Testimonianza; se alcuno non parla secondo questa parola, certo non vi è in lui alcuna aurora”. |
Anche Isaia ribadisce il concetto “Sola scriptura”. Ma Isaia va “interpretato”, dicono i “teologi” di oggi.
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I Corinzi 4:6 : “Ora, fratelli, io ho rivolte queste cose, per una cotal maniera di parlare, in me, e in Apollo, per amor vostro, acciocché impariate in noi a non esser savi sopra ciò ch'è scritto; affin di non gonfiarvi l'un per l'altro contro ad altrui”.
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Ecco che cos’è l’attualità della Bibbia. Ed era già attuale ai tempi di Paolo: non credere di saperne di più della Scrittura, quanto a saggezza. Quanti sedicenti teologi ne sanno più di Paolo, più degli Evangeli, più dei profeti, di Mosè! Insomma, credono di “essere savi sopra ciò che è scritto”. Quanta gonfiezza, e quanta arroganza “contro ad altrui”, contro coloro che invece pensano di saperne meno della Scrittura e ad essa si rivolgono per avere una guida, delle risposte! |
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Galati 6:16: “E sopra tutti coloro che cammineranno secondo questa regola sia pace, e misericordia; e sopra l'Israele di Dio”. |
Amen!
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Galati 3:15: “Fratelli, io parlo nella maniera degli uomini: se un patto è fermato, benché sia un patto d'uomo, niuno l'annulla, o vi sopraggiunge cosa alcuna”. Molto manco è egli lecito mutare o aggiunger cosa veruna al testamento di Dio contenuto nella Santa Scrittura, confermato con la morte di Cristo nostro Salvatore.
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Ancora una volta, sembra che Paolo scriva per la Chiesa Valdese del XXI secolo. Ci ricorda che anche un patto tra uomini è cosa seria, e non vi si aggiunge né toglie nulla. “Nessuno” lo fa, dice, forse con ottimismo, forse non considerando neppure degni di menzione coloro che invece lo fanno. L’estensore della Confessione di Fede, solennemente sottoscritta da tutti i pastori consacrati negli ultimi tre secoli e mezzo, incluso tutti quelli oggi viventi, sottolinea che a maggior ragione non si deve né cambiare né aggiungere nulla alla Bibbia, Antico e Nuovo Testamento. Ebbene, il monito del versetto anche limitato alla semplice lettera, andrebbe ricordato a quei pastori che, sottoscrivono la Confessione di Fede e poi fanno come pare loro. Come ha scritto su Riforma uno di loro (nel numero datato alla vigilia di Natale 2010!), da nessuno smentito, nonostante i nostri appelli, “Nel sottoscrivere la confessione di fede Valdese del 1655 i pastori valdesi si impegnano a esercitare il loro ministero nella linea della tradizione teologica riformata, ma non ad aderire ad ogni singola formulazione del documento.” La consacrazione di un pastore, oltre ad essere un solenne impegno davanti a Dio, è un patto tra uomini, tra il consacrando e tutti i membri di chiesa, a proposito di come il futuro pastore metterà in pratica l’articolo 2 delle Discipline Valdesi: “la Chiesa professa le dottrine contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua Confessione di fede”. Se egli professerà qualcosa di diverso annullerà quel patto. Una cosa in sé gravissima, che Paolo neppure prende in considerazione: “niuno” fa questo. E annulla questo patto tra uomini, attraverso il mutare l’aggiungere al “testamento di Dio contenuto nella Santa Scrittura, confermato con la morte di Cristo nostro Salvatore”. Sembra davvero difficile immaginare qualcosa di più radicalmente, tragicamente, violentemente contrario alla Confessione di fede e a Galati 3,16. |
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Galati 1:8 : “[7. …vi sono alcuni che vi turbano, e vogliono pervertir l'evangelo di Cristo.] Ma, quand'anche noi, od un angelo del cielo, vi evangelizzassimo oltre a ciò che vi abbiamo evangelizzato, sia anatema. [9. Come già abbiam detto, da capo ancora dico al presente: Se alcuno vi evangelizza oltre a ciò che avete ricevuto, sia anatema. 10 Perciocché, induco io ora a credere agli uomini, ovvero a Dio? o cerco io di compiacere agli uomini? poiché, se compiacessi ancora agli uomini, io non sarei servitor di Cristo. 11 Ora, fratelli, io vi fo assapere, che l'evangelo, che è stato da me evangelizzato, non è secondo l'uomo. 12 Perciocché ancora io non l'ho ricevuto, né imparato da alcun uomo; ma per la rivelazione di Gesù Cristo]”. Con che conscienza dunque il Papa aggiunge egli tante cose oltre alla Sacra Scrittura?
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Ancora parole durissime, di una attualità inquietante. Se qualcuno scrivesse cose del genere nella Chiesa Valdese di oggi, potrebbe essere pubblicato solo da questo piccolo e modestissimo sito internet. Gli organi di informazione ufficiali, in gran parte impegnati in battaglie politiche, potrebbero farlo, solo a condizione di farlo seguire da commenti di “teologi” che chiamerebbero l’autore “bigotto”, “fondamentalista” e altro, che nella loro testa può sembrare più grave. Solo il commento finale potrebbe suonare loro accettabile, in quanto è un attacco al Papa. Per molti valdesi neo-sadducei, attaccare la Chiesa Cattolica appare infatti un ottimo surrogato ad essere fedeli alla fede dei padri (e delle madri, naturalmente!). “Attacco i cattolici, dunque sono un buon valdese”, pensano. Anche l’estensore della Confessione di Fede, infatti se la prende con il Papa. Ma lo fa accusandolo di una cosa che è precisamente ciò che oggi si può attribuire, putroppo, a tanti valdesi, tra quelli cui sono attribuite le maggiori responsabilità nel condurre la Chiesa. |
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Apocalisse 22:18: “Io protesto ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro, che, se alcuno aggiunge a queste cose, Iddio manderà sopra lui le piaghe scritte in questo libro. [19 E se alcuno toglie delle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell'albero della vita, e della santa città, e delle cose scritte in questo libro].” San Giovanni imponendo fine all’Apocalisse, che è l’ultimo libro della Santa Scrittura, ha voluto suggellarla tutta con questa santa protestatione, apposta come freno all’audacia e temerità de gl’huomini.
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L’unica cosa che si può aggiungere è il versetto 22 dello stesso capitolo, l’ultimo versetto della Bibbia: “La grazia del Signor Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen”. |
Evangelici al Quirinale
ANNUNCIANO IL VANGELO DI CARACALLA
GESÙ CRISTO MAI NOMINATO
BUON RILIEVO SUI MEZZI DI INFORMAZIONE
La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia, ha organizzato un convegno dal titolo "Il protestantesimo nell'Italia di oggi. Vocazione Testimonianza Presenza". La cosa ha avuto un buon rilievo sui mezzi di informazione perché, quando i partecipanti sono stati ricevuti al Quirinale, il Presidente della Repubblica ha acceso il dibattito nel mondo politico sulla questione dei tempi occorrenti per ottenere la cittadinanza italiana da parte degli immigrati, e sulla possibilità che anche coloro che non sono ancora cittadini possano votare nelle elezioni a livello locale. La Fcei, infatti, ha focalizzato l’attenzione della giornata su una propria dettagliata proposta di legge di iniziativa popolare in tale senso. Questo ha dato lo spunto al presidente Napolitano per parlare del tema. Nel commentare le sue parole, le varie forze politiche si sono divise, anche fortemente, con pubbliche dichiarazioni. E così gran parte dei mezzi di informazione ha parlato degli evangelici al Quirinale.
Due osservazioni, però, sorgono spontanee.
La prima. La “vocazione, testimonianza e presenza degli evangelici nell’Italia di oggi” trova la sua sintesi nel chiedere la cittadinanza facile per gli immigrati ? È compito della Federazione delle Chiese Evangeliche assumere nuovamente, dopo essere entrata nel comitato promotore dei referendum contro l’affidamento in appalto dei servizi pubblici locali, una dettagliata posizione politica ? Ad esempio, perché dare la cittadinanza “solo” dopo cinque anni? Perché non darla a tutti coloro che la richiedono, che spesso lo fanno solo per avere la pensione sociale quando saranno vecchi ? Se si tratta di un soggetto politico, la risposta è:bisogna trovare un compromesso, ma se è una “testimonianza evangelica”, non ci possono essere mezze misure. Certo, viene in mente che la questione della cittadinanza era tutt’altro che secondaria ai tempi del Nuovo Testamento: l’apostolo Paolo era cittadino romano, come tale invocò le sue prerogative e ottenne un trattamento giudiziario privilegiato di non poco conto, al quale gli altri suoi fratelli in fede, e lo stesso Gesù, non potevano accedere. Tanto per fare un esempio, se Gesù avesse avuto la cittadinanza, non avrebbe potuto essere flagellato senza una condanna né condannato a morte così facilmente, e lo stesso vale per Stefano.
Nonostante questo, Paolo e gli altri cristiani annunciavano l’Evangelo di Gesù e non l’evangelo… di Caracalla (che un secolo e mezzo dopo concesse la cittadinanza a tutti i non schiavi, anche allo scopo di poterli tassare meglio). Chissà se i dirigenti della Fcei si sono chiesti il perché? D’altra parte, sappiamo che i teologi neo-sadducei ritengono di saperne più dell’apostolo Paolo…
La seconda. Proprio i dirigenti delle chiese federate nella Fcei non mancano mai di lamentarsi dell’ignoranza che circonda gli evangelici in Italia, del fatto che molti credono che non siamo cristiani e così via. Ebbene: in questa occasione irripetibile, in cui si è parlato di evangelici, giornali, televisioni e gli altri mezzi di informazione non hanno mai citato Gesù Cristo o qualcosa che lo riguardi. L’unica cosa dalla quale si poteva sospettare che si trattava di cristiani è che la delegazione Fcei ha lodevolmente regalato al Capo dello Stato una Bibbia (che peraltro comprende Levitico 18, Romani 1:26-27 e tutti gli altri brani che secondo i “teologi” neo-sadducei che dominano la Chiesa Valdese – e non solo – ritengono siano da buttare). Questa omissione sarà stata colpa dei giornalisti, cui interessano solo le quotidiane polemiche politiche ? Se pure così fosse, non ci voleva molto a capire che le cose sarebbero andate in questo modo. Ma, in realtà, i giornalisti hanno interpretato fedelmente la giornata “evangelica”. Infatti, i due articoli su quanto è accaduto al Quirinale comparsi sul sito ufficiale della Fcei non riportano una sola parola su Gesù o su qualcuno dei suoi insegnamenti. Al posto suo, istanze di parte politica, che divido esponenti politici come i cittadini, e dunque anche i credenti. E che, per quanto potessero essere giuste e auspicabili, non sono il messaggio che le chiese evangeliche. Eppure il Preambolo dello Statuto della Fcei dice: “La Federazione vuole essere uno strumento comune di servizio e di testimonianza, nella consapevolezza che solo la completa fedeltà alla Parola del Signore rende possibile il superamento delle umane distinzioni e la piena comunione dei credenti.” Ma anche questo statuto, molto più recente del Levitico, e delle lettere di Paolo e della Confessione di Fede della Chiesa Valdese, probabilmente, va “interpretato”. Cioè, lo si rispetta solo se fa comodo.
GUARDATEVI DAI FALSI PROFETI I QUALI VENGONO IN VESTI DA PECORE, MA SONO LUPI RAPACI
LIBERI DAI PORTATORI DI UN ALTRO EVANGELO
GUARDARSI DAI NUOVI SADDUCEI
Meditazione di Paolo Brancè con una potente citazione di Bonhöffer
Testo: Matteo 7:15-20
Lorenzo Abstemius, pseudonimo di Lorenzo Bevilacqua, umanista italiano del XV secolo, ispirandosi alle favole di Esopo, scrisse questa breve favola del lupo che si traveste da pecora:
“Un lupo, vestito con una pelle di pecora, si mescolò con il gregge di pecore, uccidendone ogni giorno una. When the shepherd noticed this was happening, he hanged the wolf on a very tall tree. Il pastore, avendo notato quando stava accadendo, impiccò il lupo su un albero molto alto. On other shepherds asking him why he had hanged a sheep, the shepherd answered: The skin is that of a sheep, but the activities were those of a wolf.'Gli altri pastori, chiedendogli con meraviglia perché avesse impiccato una pecora, il pastore rispose: La pelle è quella di una pecora, ma le attività sono quelle di un lupo”.
Simpatica favola, anche se macabra. Essa vuole insegnare che le azioni di uomini malevoli tradiscono gli abili camuffamenti che essi riescono ad escogitare per confondersi tra la gente dabbene. È vero il famoso detto, “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. Leggendo questa breve favola, non possiamo non accostarla all’accorato monito di Gesù rivolto ai discepoli di essere vigilanti e accorti di fronte a possibili mimetizzazioni di uomini che apparentemente condividono la stessa fede, ma che in realtà sono sostenitori di un altro evangelo(cfr. Gal. 1:6.-9): “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci” (Matteo 7:15).
LA CHIESA È LA CASA SPIRITUALE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO
Desidero personalmente esprimere la mia completa concordanza di vedute con il contenuto dell’articolo riportato dal pastore Castellina.
Considerazioni e opinioni che non sono affatto nuove, ma tuttora “sentite” sia dal mondo evangelico ancorato su solide e oneste basi bibliche, che - oltre ad esistere - risulta in espansione, sia da una grande parte del mondo cattolico, sia dalla stragrande maggioranza del mondo ortodosso.
Per tale motivo rimando molto sorpreso alle reazioni del pastore Esposito a mio parere completamente ingiustificate e nel migliore dei casi a mio parere frutto di molta ingenuità.
Mi sembra poi che il pastore parta con dei presupposti completamente diversi rispetto ai nostri. Presupposti che lo invito per l’ennesima volta a conoscere e che noi tutti abbiamo voluto ribadire molte volte, nonostante vi sia (nel migliore dei casi) una incapacità di comprensione o (nel peggiore) una mancanza di volontà, mascherata da osservazioni e richiami a mio parere devianti dai quesiti vitali che noi abbiamo voluto già da tempo porre e cui una gran parte della nostra controparte rifiuta di rispondere.
Per noi la chiesa non è prima di tutto un luogo di riconciliazione tra persone diverse, ma la casa spirituale del nostro signore Gesù Cristo, che noi non consideriamo un interessante filosofo come molti esistiti, ma l’unico Dio, creatore del cielo e dell’universo, incarnato, morto e risuscitato una volta per tutte e per tutta l’umanità.
Il luogo dove la sua parole arriva a dividere prima di unire e non a unire prima di dividere come mi sembra che lei intenda. La spada del Vangelo, della presenza del Cristo che discerne e separa ciò che è verità da ciò che non lo può essere.
“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.” ( Matteo 10,34-11,1)
Capisco che per lei tutto questo è semplicemente, nel migliore dei casi, intolleranza, e nel peggiore fanatismo. Per tale motivo rimarco il fatto che ci stiamo confrontando con considerazioni scaturire da due diversi vangeli, uno dei due a mio parere sicuramente di provenienza terrestre.
Alessio Costa
L'attuale confusione semantica
VIVA L'EVANGELIZZAZIONE. MA DI QUALE VANGELO ?
di Paolo Castellina
Viviamo in un tempo di grande confusione, dove parole e concetti perdono sempre più il loro significato oggettivo e sono relativizzate. Per questo motivo, nel tentativo di evitare conflitti, molti si accontentano di attribuire a concetti e parole dei significati molto generali, vaghi, illudendosi, magari, che tutti quanti si intenda e si realizzi la stessa cosa.
Nell'ambito del variegato mondo cristiano si parla, per esempio, di "amore" e di "evangelizzazione" (per citare solo due termini fra i tanti) e ci si potrebbe rallegrare quando si vede "un impegno comune" in quel senso. Solo però un ingenuo potrebbe credere che con quei termini tutti intendano la stessa cosa o, peggio, che questo non importi più di quel tanto, che l'importante sia "amare" o "evangelizzare". Di fatto non è così, e quindi c'è poco da rallegrarsi, soprattutto quando il richiamo alla Bibbia, che dovrebbe definire i nostri termini, viene relativizzato dal cosiddetto metodo storico critico e/o influenzato più o meno consapevolmente, da ideologie o "tradizioni" estranee. È questo il caso dell'intendimento dell'ultimo Sinodo della Chiesa Valdese, che, in un ordine del giorno, afferma:
"Il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi ribadisce che l’evangelizzazione, cioè l’annuncio esplicito della salvezza in Cristo, è vocazione imprescindibile della chiesa; sottolinea la necessità di un appassionato e rinnovato impegno delle chiese, dei circuiti, dei distretti, di tutti e di ciascuno nella missione di annuncio dell’Evangelo all’Italia e dà mandato alla Tavola di studiare forme, mezzi e finanziamenti al fine di organizzare una campagna evangelistica a livello nazionale."
Evviva, finalmente, potremmo dire. In realtà c'è ben poco di cui rallegrarsi, visto che cosa viene oggi largamente fatto passare da questa chiesa come "vangelo" che, del vangelo è una visione così "riveduta e corretta" da essere piuttosto di fronte ad un "altro vangelo" il cui contenuto sono indubitabilmente gli slogan dell'umanesimo religioso moderno e della "correttezza politica" che ben poco ha a che fare con il messaggio del Nuovo Testamento. Un simile discorso, sia ben chiaro, può essere fatto per la "evangelizzazione" che vorrebbe promuovere il Cattolicesimo romano, o certa "evangelizzazione" evangelicale a cui si assiste di tanto in tanto, per non parlare poi di quella dei gruppi séttari. Il quadro è davvero disperante. È la confusione profetizzata per "gli ultimi tempi"? Ci sarebbe da crederlo.
Ecco così l'esigenza di definire ciò che intendiamo per i termini che usiamo sulla base delle sempre attuali confessioni di fede della Riforma. Esse, infatti, come siamo persuasi, precisano autorevolmente e definiscono in consonanza con quanto è stato conseguito da quei cristiani che sono stati fedeli al messaggio ed ai presupposti del canone biblico attraverso i secoli. Naturalmente, per lo stesso clima in cui viviamo, vi sarà sempre chi, a gran voce, squalificherà e negherà la legittimità di questo nostro intendimento, ma questo non ci scoraggerà dal continuare a farlo, sicuri che i "contesti culturali" e chi ne è influenzato cambiano costantemente, "...ma la parola del Signore permane in eterno. E questa è la Parola della Buona Novella che vi è stata annunziata'' (1 Pietro 1:25).
ATTUALITÀ DELLA BIBBIA
CHE COSA VA DATO A CESARE, CHE COSA VA DATO A DIO
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"13 Gli mandarono poi alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nelle parole. 14 Ed essi, giunti, gli dissero: «Maestro, noi sappiamo che tu sei verace e non hai riguardi per nessuno, perché non badi all'apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Dobbiamo pagarlo o no?». 15 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché lo veda». 16 Essi glielo portarono. Ed egli disse loro: «Di chi è questa immagine e questa iscrizione?». Essi gli dissero: «Di Cesare». 17 Allora Gesù rispose e disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio». Ed essi si meravigliarono di lui." Marco 15 |
Fede e politica. Tema di infiniti dibattiti. Ma, come sempre, meglio dei dibattiti, sono le parole della Scrittura.
Vediamo innanzitutto come il tema viene introdotto. Gesù viene indotto ad affrontare un tema squisitamente politico, il pagamento delle tasse, "per coglierlo in fallo nelle parole". Chi vuole che lui parli di questo tema lo fa in mala fede, sperando che Lui dica qualcosa che si possa usare per farlo condannare dalle autorità romane. Come sappiamo, ci riusciranno solo con i falsi testimoni.
Nonostante la mala fede dei suoi interlocutori, Gesù risponde. Avrebbe potuto tacere, come farà in seguito in diverse fasi del suo processo, quando si trattava di difendere se stesso. Ma qui Egli parla, perché la cosa non riguarda Lui, ma i suoi discepoli e tutti coloro che credevano in Lui, che avrebbero potuto avere delle gravi conseguenze se non fosse stato chiaro su questo punto. Se avesse, anche solo con il Suo silenzio, indotto i suoi a non pagare il tributo, questi avrebbero potuto subire pesanti castighi, non escluso i più gravi, poiché non pagare le tasse è "evasione fiscale", ma sostenere che non è lecito pagarle è ribellione, e i Romani erano molto sensibili su questo punto. Gesù sa bene che seguirlo costerà la vita a molti, ma una cosa è dare la vita per la fede, un'altra per una ribellione politica. Non che ciò non sia ammissibile, anzi: "Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli" (Matteo 5:10). Ma Gesù ne lascia la responsabilità a ciascuno, mentre per la Fede è Lui stesso a dare l'esempio con la propria vita.
Quanto al fatto politico del tributo, invece, chiede "Di chi è questa immagine?". Sul denaro c'era l'effigie di Cesare, ed era fatto coniare da Cesare, all'epoca l'imperatore Tiberio. E dunque rientra nella sfera di interesse dell'imperatore.
Dove è stampata invece l'immagine di Dio? La Bibbia risponde molto chiaramente: "Poi DIO disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza... " (Genesi 1:26). L'immagine di Dio è stampata su di noi! Non per nulla si legge in due dei passaggi più importanti di tutta la Bibbia: "Tu amerai dunque l'Eterno, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza" (Deuteronomio 6:5). "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Matteo 22:37).
Amare è donare. E cos'altro siamo noi che "cuore", "anima", "mente" e "forza". Ecco ciò che dice Gesù: a Cesare si può ben dare la moneta per il tributo, a Dio dobbiamo dedicare noi stessi.
Gesù non ha quindi voluto essere una guida politica per noi, ma molto di più. Non ci ha chiesto di appartenere a un partito, o di compiere questo o quell'atto politico, ma molto di più: ispirare ogni nostro atto alla Sua Parola e donare noi stessi. Ciò può anche comportare un impegno politico, se tale è la vocazione. Ma su come esercitarlo siamo noi singoli credenti ad assumerci la responsabilità. "Dio lo vuole" gridavano i crociati, anche quelli che massacravano musulmani ed ebrei inermi in Terra d'Israele, ma in realtà lo volevano loro. "Gott mit uns" (Dio è con noi) c'era scritto sulle fibbie delle cinture dell'esercito tedesco anche durante la Seconda Guerra Mondiale, ma in realtà era il loro capo ad essere contro Dio, al punto da tentare di infangarne il nome usandolo peggio che invano.
Il cristiano non dice: "Dio lo vuole", ma "sia fatta la Tua volontà" (Matteo 6:10). Non dice: "Dio è con noi", ma "Darò la mia vita per te" (Giovanni 13:37).
Leonista
NIENTE DI NUOVO DAL PASTORE PLATONE
Finalmente il pastore Platone si è fatto sentire dando voce a mio parere ad uno dei fulcri principali delle deviazioni teologiche non bibliche che la chiesa Valdese già da anni sta assorbendo.
Il pastore menziona risvolti politici che il sito vorrebbe promuovere. Un’affermazione che - devo confessare - mi porta a pensare che forse il pastore semplicemente non sia in grado di comprendere cosa sia per noi il vero cristianesimo in quanto la politica sembra che per lui debba venire prima di una sincera ed onesta lettura biblica.
Come se le sue posizioni non combaciassero quasi perfettamente con delle ideologie politiche facilmente identificabili.
Poi il pastore menziona varie verità proponendo il conosciuto relativismo teologico liberale che afferma l’impossibilità di giungere ad una verità, dal momento che probabilmente per questa scuola di pensiero la verità non esiste. Al contrario, esisterebbero solo varie opinioni che in qualche modo dovrebbero nel migliore dei casi rimanerne parallele, in quanto potrebbero nello stesso tempo essere vere o false in base ad un punto di riferimento variabile nel tempo e nello spazio. Dogmi che con la Bibbia non hanno niente a che fare.
Insomma, Cristo sarebbe morto solo per generare ulteriori perplessità e domande, destinate a creare solo infiniti dibattiti.
La Bibbia sarebbe un Postal Market da consultare, potendo a piacimento prelevare quello che già in partenza si è deciso di appoggiare.
Che confusione, che disastro, e che Dio confuso sarebbe questo, che genera tanta confusione ad un’umanità già lacerata. Un Dio di cui sicuramente, nella mia fragilità umana accompagnata dalla mia sete di giustizia e verità non necessito affatto.
Poi, secondo il pastore il dissenso non esisterebbe nelle chiese Valdesi ed evangeliche ma sarebbe limitato alle realtà pentecostali. Secondo lui sarebbe caratteristica delle altre chiese evangeliche e protestanti possedere una pluralità di posizioni quando nella realtà sappiamo tutti che alcune posizioni come il “sola scrittura” erano indiscutibili.
Non capisco poi perché, secondo il pastore, l’aggettivo valdese dovrebbe essere solo utilizzato dal sito della chiesa e non da altri. Alla faccia della libertà di pensiero e pluralità di posizioni e di identità che il pastore a parole sembrerebbe voler promuovere.
Poi, secondo il pastore, ogni dissenso al di fuori del Sinodo dovrebbe essere completamente azzittito proprio come in un regime dittatoriale.
Insomma niente di nuovo da parte del pastore Platone ma al contrario uno scritto dal mio punto di vista estremamente prevedibile, e pur sempre condito con concetti politici ed ideologie che con il cristianesimo hanno pochissimo da spartire.
Scusate se sembrerò polemico ma sarei rimasto veramente sorpreso dal contrario.
Un saluto caloroso a tutti voi amici del sito.
Se per promuovere Cristo dobbiamo scuotere le anime e le menti magari rischiando di sembrare polemici, be’ io personalmente non posso che rallegrarmene.
Che Dio benedica i sui figli
Alessio Costa
Paolo Brancè ci scrive:
INTOLLERANZA CONTRO CRISTO
Ho leggiucchiato su un topic di Facebook con il titolo "Intolleranza contro i Valdesi" i primi post di Giuseppe Auletta, Giuseppe Lo Verde, e Peter Ciaccio, a commento della scritta "Valdese eretico" in caratteri verdi che sembra sia stata vergata nei pressi di Piazza Cavour a Roma (tanto per intenderci il cuore del sapere teologico dei Valdesi con la loro prestigiosa Facoltà di Teologia), mentre contemporaneamente compariva sulla porta della Facoltà Valdese di Teologia una svastica. Senz'altro noi dissentiamo da tali scritte squadriste e ce ne distanziamo. Nessun cristiano scriverà cose del genere.
Ma senza entrare nei dettagli che possono essere suggeriti dai dialoghi di tale topic, noi vogliamo affermare fortemente che i Valdesi possono andare avanti con la loro teologia suicida. ma Senz'altro si alzerà forte e chiara la voce del dissenso che dirà a squarciagola "intolleranza dei Valdesi contro il Cristianesimo storico" riferendosi all'intero corpo ecclesiale valdese, pastori e membri di chiesa, che sostiene una concezione filosofico-teologica che nega la divinità di Gesù, l’attendibilità delle Scrittura come Parola di Dio, sostituita con l'affermazione "contiene la Parola di Dio", mette in dubbio la risurrezione di Gesù, la Trinità, la nascita virginale di Gesù, un'etica lassista e immorale (quella dell'accoglienza indiscriminata degli omosessuali è la punta dell'iceberg...), la grazia a buon prezzo, la negazione dell'alienazione eterna del non credente da Dio che biblicamente viene definita con la parola "Inferno". Essi sono terribilimente, minacciosamente, cinicamente intolleranti contro chi sostiene le verità millenarie della spiritualità apostolica. Nel topic si parla di ideologia(riporto uno stralcio dell'intervento di Peter Ciaccio, che è stato o è ancora, non l'ho capito, di Refo, Rete Evangelica Fede e Omosessualità: ..."intendo che poche persone erano interessate ad un dibattito nel merito delle questioni o comunque c'è stato un polverone ideologico che non ha permesso la dovuta serenità su questioni che riguardano persone in carne e ossa, con un volto, con una vocazione, e non teorie o supposizioni. Tale polverone ha radicalizzato la situazione e a me un dibattito così non interessa, perché un dibattito dove le parti in causa non sono disposte (almeno in teoria) a farsi convincere dall'interlocutore è un non dibattito)”.
Se c’è una posizione fortemente ideologica è quella che sostiene ideologicamente il valore inalienabile dell'accoglienza del diverso, non solo per orientamento sessuale ma anche per teologia, ma di fatto poi isola i dissidenti che contrastano la concezione teologica neoumanistica atea che porta agli altari il diritto dell'uomo al posto di quello di Dio, e vuole legittimare questa teologia come "Parola di Dio". I Valdesi dell'ultima ora stanno seminando vento e stanno raccogliendo tempesta, non devono meravigliarsi se adesso nel mondo evangelico conservatore si sia presa una posizione forte e chiara contro la loro defezione dal Vangelo della libertà.
LEGGI, STATUTI E AMORE
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“Ora dunque, o Israele, da' ascolto agli statuti e ai decreti che vi insegno, perché li mettiate in pratica, affinché viviate ed entriate in possesso del paese che l'Eterno, il DIO dei vostri padri, vi dà. Non aggiungerete nulla a quanto vi comando e non toglierete nulla, ma impegnatevi ad osservare i comandamenti dell'Eterno, il vostro DIO, che io vi prescrivo.” (Deuteronomio 4:1-2) Il messaggio di Gesù va al di là degli statuti e delle leggi di cui qui parla Mosé, ma per rispondere in modo completo al comandamento di amare il prossimo come se stessi. Gli insegnamenti danno un orientamento in questo mondo confuso, dove è difficile avere punti di riferimento certi. E di fronte a casi in cui seguire i comandamenti ci può ulteriormente confondere, Gesù ci dà un ulteriore criterio: l’amore. È l’amore per la donna adultera che lo muove a impedire che sia lapidata, non certo l’indulgenza verso l’adulterio, verso il quale è più duro di Mosè. È per l’amore nei confronti dei malati che li guarisce nel giorno di sabato, non perché non riconosca l’importanza di avere un momento per sospendere le consuete occupazione e cercare di essere più vicini a Dio. Non si tratta di considerare statuti e leggi cose cattive (pochi versetti dopo quello sul quale riflettiamo oggi troviamo l’affermazione: “Li osserverete dunque e li metterete in pratica; poiché questa sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutti questi statuti, diranno: "Questa grande nazione è un popolo saggio e intelligente!"… E quale grande nazione ha statuti e decreti giusti come tutta questa legge che oggi vi metto davanti?) ma di superarli con ciò che è ancora e assai più importante. |
CHIEDERE UN CONFRONTO E NON TACERE
Dopo aver letto gli ultimi interventi sul vostro sito, vi suggerisco di chiedere l'apertura di un tavolo di confronto ben strutturato e rappresentativo che inizi da ora un esame franco e trasparente sui temi oggetto di polemica in vista di una relazione prioritaria per il prossimo Sinodo. Mi sembra che da una parte ci sia chi vuol difendere a tutti i costi la "rispettabilità" della Chiesa Valdese con i suoi ipotetici successi, mentre dall'altra si stia formando una compagine critica che sottolinea errori ed insuccessi. Che ci sia una spaccatura è evidente, così come è evidente un "carsico" scontento. Quali siano i motivi reciproci vanno valutati in una sede appropriata anche se aperta. I problemi di una chiesa cristiana, evangelicamente non sono dei compartimenti stagni, riguardano tutto il corpo di Cristo. Specialmente nel nostro paese cattolicizzato e scristianizzato. Lo sfacciato esempio che ci dà la chiesa romana con la pedofilia e il nostro governo sono un monito per tutti i credenti ed un invito a NON TACERE.
Sergio Rastello
Grazie al fratello Sergio Rastello, per l’esortazione a non tacere, che accogliamo molto volentieri. Per quanto riguarda il confronto, è la nostra aspirazione, ma troviamo poca disponibilità. I nostri potenziali interlocutori, per ora, o ci condannano o negano che esistiamo. Ma non ci scoraggiamo di certo.
IL PASTORE DICE CHE ARTICOLI COME "IL FUTURO DEL SECOLO" OSTACOLANO IL DIALOGO
Gentile Redazione di valdesi.eu,
sono rimasto letteralmente allibito di fronte alle affermazioni contenute nell'articolo "Il furto del secolo", a firma del pastore Paolo Castellina. Ora, se è vero che il vostro sito ha a cuore il dialogo con i suoi interlocutori, un intervento come quello suddetto non dovrebbe trovarvi spazio. Spero che non chiamiate in causa il principio della libertà di espressione, poiché esso è valido soltanto nella misura in cui un testo non viene meno al rispetto delle opinioni altrui. Le parole del pastore Castellina sono di una violenza tale da dover essere rigettate da chiunque disponga di un minimo di spirito di fraternità. Onde evitare le consuete accuse di arroganza intellettuale risparmio ogni commento relativo al livello culturale ascrivibile a righe che accomunano in un unico, discutibile calderone, femminismo, ecologismo, umanesimo e socialismo, presentati alla stregua di temibili fenomeni demoniaci. I riferimenti al liberalismo teologico e al modernismo quali piaghe insanabili del tessuto ecclesiastico riproiettano chi legge nell'atmosfera illiberale del Vaticano I che, nel 1870, li aveva condannati con espressioni del tutto analoghe. Un ultimo riferimento all'affermazione più inquietante rinvenibile nell'articolo: "Siamo in guerra (evidenziato in grassetto, giusto per non dare adito a fraintendimenti). Una guerra spirituale". Io non mi sento affatto in guerra e, da quanto mi era parso di intendere, si trattava di un atteggiamento deplorato anche da voi. Personalmente, mi sento in dialogo: è evidente, però, che il dialogo richiede che vi siano dei presupposti affinché esso possa aver luogo. Articoli come quello di Paolo Castellina non soltanto ostacolano ogni tentativo di raffronto onesto e pacato, ma lo minano alla base. Se davvero vi stanno a cuore il confronto fraterno e la pace in cui esso è chiamato a svolgersi secondo lo spirito dell'evangelo, sarebbe auspicabile che evitaste, in futuro, di ospitare sul vostro sito interventi di questo tenore.
Cordialmente
Vostro fratello in Cristo
Alessandro Esposito
(Pastore valdese presso la chiesa di Trapani e Marsala)
E' STATO SCRITTO NEL 1967 - SI AL DIALOGO, SE QUALCUNO CI PARLA
Ringraziamo il pastore Esposito per la sua lettera. Apprezziamo molto che lei ci ribolga la parola e ci indichi chiaramente i punti sui quali dissente da noi. È un atteggiamento assai raro nella "chiesa del dialogo e dell'accoglienza", e gliene siamo fraternamente riconoscenti.
In primo luogo, sottolineiamo che in fondo all'articolo al quale si riferisce ("Il furto del secolo") c'è scritto, in evidenza: "Articolo adattato da California Farmer: 227:3 (August 5, 1967), p. 32". La data indica chiaramente che esso non si riferiva alla Chiesa Valdese, tanto meno alla Chiesa Valdese di oggi. Noi abbiamo tanti difetti, ma non facciamo accuse vaghe o ambigue. Paolo Castellina potrà chiarire che cosa intende per "articolo adattato", ma in ogni caso sta al lettore farsi un'idea se quanto scritto in quell'articolo potrebbe riferirsi alla nostra realtà, o a qualunque altra chiesa.
In secondo luogo, siamo dispiaciuti se il testo pubblicato viene visto come un ostacolo al raffronto onesto e pacato e al confronto fraterno. Speriamo che il chiarimento sulla data possa tranquillizzare al riguardo. Tuttavia, ci permettiamo di sottolineare l'esistenza di un atteggiamento asimmetrico: le nostre affermazioni devono sempre essere sottoposte a scrutinio e se non rispondono a certi criteri "impediscono il dialogo". Dall'altra parte, invece, qualsiasi cosa è legittima: ignorare un appello al Sinodo, proibire di parlarne, censurare lettere e inserzioni, pubblicare articoli con attacchi feroci e personali, con ripetute attribuzioni di fatti (incluse violazioni della legge) mai compiuti e mai attribuiti da nessun altro, e infine - assai prima della pubblicazione dell'articolo adattato da Paolo Castellina, la censura sinodale (probabilmente un unicum nella storia della nostre chiesa), anch'essa contenente notizie infondate. E, a parte questo, ci sono gli atti, che pesano più delle parole, enormemente di più se fatti come chiesa o in nome di essa. Le opinioni di Castellina impegnano lui, e noi per averle pubblicate. Gli atti del Sinodo, della Fcei, e anche di un pastore se agisce in quanto tale, impegnano tutti. Differenze non da poco. Eppure noi non mettiamo condizioni al dialogo. Le mette solo la logica: per dialogare bisogna essere in due. Diamo atto che lei è disponibile ad essere il secondo (o anche il primo!) in questo dialogo. Purtroppo è quasi l'unico.
CONFESSIONE DI FEDE E ATTUALITÀ
Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese
Cosa professa la chiesa oggi
Dalla lettera del 5 ottobre 1661 con cui Antonio Legero (così si firma) la presentava ai Valdesi:
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“E certo, carissimi fratelli, lo stato vostro, e nostro pericolosissimo, richiede che tutti insieme concorriamo, combattiamo e cooperiamo con santa vigilanza, non manco contra Satana, il mondo e li vitij, che contra gl’errori, per guardar le chiese nostre da una ruina totale, vedendo già il fuoco acceso e la desolazione deplorabile di tante altre Chiese in varij luoghi vicini e lontani, alle quali Iddio per suo giusto giudicio ha tolta la luce della verità.” |
Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche et Apostoliche del Piemonte, confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura (1655)
Noi crediamo
Articolo 2 - Rivelazione
Che quello Iddio [menzionato nell’articolo1] s’è manifestato agli uomini nelle sue opere della Creazione e della Provvidenza, di più nella sua parola rivelata dal principio con oracoli in diverse maniere, poi messa in iscritto ne’ libri chiamati la Scrittura Santa.
PROVE:
Romani 1:20 : “Poiché le cose invisibili d’esso, la sua eterna potenza, e deità, essendo fin dalla creazion del mondo intese per le opere sue, si veggono chiaramente, talché sono inescusabili”. Salmo 19:1: “I cieli raccontano la gloria di Dio. E la distesa annunzia l’opera delle sue mani”. Salmo 19:8: “Gli Statuti del Signore son diritti, e rallegrano il cuore. Il comandamento del Signore è puro, ed illumina gli occhi.” Salmo 119:105: “La tua parola è una lampana al mio piè. Ed un lume al mio sentiero.” Ebrei 1:1 : “Avendo Iddio variamente, ed in molte maniere, parlato già anticamente a’ padri, ne’ profeti, in questi ultimi giorni, ha parlato a noi nel suo Figliuolo.” II Pietro 1:20 : “…sapendo questo imprima, che alcuna profezia non è di particolare intepretazione.” [21. Perciocché la profezia non fu già recata per volontà umana; ma i santi uomini di Dio hanno parlato, essendo sospinti dallo Spirito Santo].” II Timoteo 3:15-16: “Da fanciullo tu hai la conoscenza delle sacre lettere, le quali ti possono rendere savio a salute, per la fede che è in Cristo Gesù. Tutta la scrittura è divinamente inspirata, ed utile ad insegnare, ad arguire, a correggere, ad ammaestrare in giustizia”. Onde segue che in fatto di Religione non si deve ricever alcuna dottrina inventata dagl’huomini fuori della Parola di Dio contenuta pienamente nella Santa Scrittura.
ATTUALITÀ
La frase di Legero che abbiamo scelto di inquadrare è di una attualità stupefacente. L’allusione alle “altre chiese” è evidentemente a quelle di obbedienza cattolico-romana, ma non esclude confessioni diverse. Come normalmente fanno gli antichi valdesi, l’atteggiamento verso queste non è di tracotante superiorità ma di compassione per il loro errore. Del resto, val la pena sottolineare che il titolo stesso della confessione indica le comunità valdesi come “chiese Riformate, Cattoliche e Apostoliche del Piemonte”.
Le parole dell’Articolo 2, così come le prove scritturali addotte sono poche ma granitiche. Dio si manifesta a noi attraverso la Creazione, la Provvidenza e “di più” nella Bibbia.
Oggi, assai più che in passato, è molto facile farsi ingannare rispetto a tutte e tre queste rivelazioni, quotidianamente attaccate da un razionalismo tracotante, ma raffazzonato e contraddittorio. Un razionalismo che dilaga nella cultura e nell’informazione, per nulla imbarazzato dalla compagnia con oroscopi all’ingrosso,
spiritismo da televendita, dogmi pseudo scientifici e pseudo etici, relativismi religiosi ed etici, che finiscono per essere in realtà schizofrenici agglomerati di varie superstizioni, e così via. Alcuni pretendono che “la Scienza”, spiegando certi fenomeni (ma non altri!) restringa sempre più il ruolo di Dio, a cominciare dalla Creazione. In realtà, un approccio che paradossalmente potremmo definire “laico”, o semplicemente logico, ci dice che in realtà le spiegazioni scientifiche elevano l’intervento di Dio a un livello superiore. Ad esempio, nessuno pensa più a divinità che soffiano e creano i venti, ma il prodursi di un’atmosfera respirabile, con venti e stagioni e temperature variabili è prodigio assai superiore.
Nella Chiesa Valdese di oggi, però, guai a porre minimamente in dubbio i corollari più estremi della teoria di Darwin! Della Bibbia ci si può tranquillamente prendere gioco, ma avere una visione non dogmatica di Darwin è equiparato a credere che la terra sia piatta. Per cui, non si parli della teoria del “disegno intelligente”, che ammette l’evoluzione e i suoi meccanismi ma suggerisce che questi non siano meramente casuali, poiché se lo fossero dovremmo avere un numero pressoché infinito di specie animali e, in particolare, una serie di specie tra gli esseri umani e la scimmia (e “il scimmio”,perbacco! Non dimentichiamo di usare un linguaggio inclusivo “di tutti e di tutte”, per carità. Altrimenti arriva una scomunica dai sacerdoti del “politicamente corretto”!) non solo nel passato, ma nel presente.
Quanto alla Provvidenza, non ne parliamo! Pensare che Dio intervenga nelle umane vicende è ormai ritenuta una superstizione perniciosa! “Non crediamo nei miracoli” scrivono i catecumeni nella loro “confessione di fede”.
Infine, peggio che peggio, la Bibbia. Qui il razionalismo dogmatico si spinge fino a volere dare spiegazioni razionalistiche di ogni tipo a tutte le affermazione che non garbano al “teologo” (cioè loro stessi), unico interprete, peggio del più clericale dei sacerdoti. L’unica spiegazione che viene esclusa è quella di II Pietro 1: 21: la “spinta” dello Spirito Santo. E perciò cancellano anche il verso precedente che mette in guardia dalle interpretazioni eccessive. Ma le poche righe della Confessione sono di una chiarezza ineludibile.
Il Signore aiuti ciascuno di noi a guardarsi dal farsi una Bibbia ad uso e consumo proprio anziché cercare in essa la volontà di Dio.
Il furto del secolo
È STATO COMMESSO NEL 20° SECOLO ED HA A CHE FARE CON LE CHIESE PROTESTANTI STORICHE.
"Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo" (Giuda 4).
Il più grande furto del secolo è stato commesso nel 20mo secolo ed ha a che fare con le chiese protestanti storiche. Non è stato commesso un furto in chiesa, ma è stata proprio rubata, sottratta, la chiesa stessa.
La chiesa appartiene di diritto a Gesù Cristo. Essa esiste nel Suo nome, e la sua funzione è quella di predicare la Parola di Dio, amministrare i sacramenti, come pure applicare fedelmente una giusta disciplina fra i suoi membri. La chiesa, però, è stata rubata. I ladri sono i liberali, i modernisti, i socialisti, gli umanisti, gli evoluzionisti, gli ecologisti, le femministe, e chi più ne ha più ne metta. Il loro scopo? Trasformare la chiesa in "qualcos'altro". "Così com'è non va", dicono. Facendo uso del nome di Cristo, questi ladri molto "religiosi" si sono infiltrati nelle chiese, ne hanno acquisito il controllo, si sono impossessati dei pulpiti e delle sue finanze, stanno usando la chiesa per promuovere i loro propositi anti-cristiani. Invece che proclamare Cristo, la chiesa ora predica l'ideologia umanista e ne finanzia le attività.
In primo luogo, la chiesa è stata rubata dalle mani di Gesù Cristo. In secondo luogo, la chiesa è stata sottratta al popolo di Dio, ai cristiani fedeli. In numerosi casi, i cristiani fedeli, il cui denaro ha edificato la chiesa e sostenuto i pastori, si sono visti imporre predicatori compiacenti che si oppongono alle dottrine bibliche, predicano dubbi al riguardo di Cristo, promuovono un'etica non cristiana ed emarginano fino ad espellere dalla chiesa la stessa gente la cui fede, opera e denaro, ha contribuito ad edificarla. Questi cristiani sono stati derubati: la chiesa è stata loro sottratta. Quando protestano per questo furto, questi fedeli credenti sono denunciati come dei piantagrane, dei "fondamentalisti"! Fa meraviglia che le chiese che sono sorte dal risveglio biblico della Riforma, siano ora praticamente irriconoscibili e motivo di scandalo per molti che le osservano?
Che si può fare? Per rispondere a questa domanda è necessario considerare realisticamente questa situazione. Due cose sono attaccate: in primo luogo il Cristianesimo, in secondo luogo le proprietà della chiesa. Le proprietà della chiesa sono state alienate e i tribunali sostengono la legalità di quest'operazione.
La questione più importante è se essi abbiano catturato anche noi e se distruggeranno del tutto la fede cristiana. Essi non ci possono catturare se rifiutiamo di essere parte di loro, se usciamo dalle loro chiese anti-cristiane e ritorniamo a mettere altrove le antiche fondamenta della vera fede. Inoltre, essi non possono distruggere la fede cristiana, perché essa non è dall'uomo, ma da Dio, non è una forza naturale, ma una forza soprannaturale. Al contrario, Dio, a suo tempo, li giudicherà e li distruggerà, e noi faremmo bene ad evitare queste chiese che stanno per essere severamente giudicate.
Siamo in guerra, una guerra spirituale, e faremmo bene a rendercene conto ed agire di conseguenza. "Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere" (Ef. 6:13). Come potremmo fare questo se continuiamo ad associarci con questi ladri e a sostenerli?
La chiesa deve essere ricostruita, non nei termini dei desideri umani, ma nei termini della Parola di Dio. Se dev'essere la chiesa di Cristo, essa non potrà che essere governata dalla Parola di Dio e dai propositi salvifici di Cristo. Oggi ci vien detto che la chiesa deve essere "al servizio della società". Non è questo il suo scopo. Era stata chiamata all'esistenza da Gesù Cristo per essere la comunità dei redenti, la luce del mondo, e il sale della terra. Questo può essere realizzato solo con la fedeltà a Gesù Cristo.
Articolo adattato da California Farmer: 227:3 (August 5, 1967), p. 32.
Paolo Castellina
DUE RISPOSTE ALLA LETTERA DEL PASTORE PLATONE
"COSTRUITEVI UNA CHIESA". PERCHÉ, QUESTA È SUA ?
Il buon Zizzi Platone, è sempre lui.
Quando era più giovane aveva atteggiamenti meno paludati, era più “sportivo” ma sempre un po’ eccessivo e precipitoso.
Era direttore dell’allora “Eco delle Valli Valdesi” e si era innamorato di Dario Fo perché andava a dire cose al limite della blasfemia in televisione, e quindi si sperticava in elogi di ogni genere osannando anche la sua coerenza comportamentale ma dimenticando (o fingendo di non sapere) che il buon Fo era stato paracadutista della Repubblica di Salò (non uno dei più brillanti episodi della storia italiana).
Ora ci dice Costruitevi una Chiesa” (perché questa è sua?) se no zitti. Questa è la novità più interessante perché gli altri atteggiamenti sono tipici: io dico quel che mi garba, se tu dici che non sei d’accordo dico che vuoi sfasciare tutto, se dici che non vuoi sfasciare tutto dico che sei arrogante, se reclami il tuo diritto ad esprimerti senza che le tue parole vengano travisate dico che credi che la tua verità sia più vera delle altre e se dici che vuoi solo confrontarti dico che vuoi una visibilità per “risvolti politici”.. e via di questo passo.
Come dicevo, la novità è “costruitevi una Chiesa” (e non mettete il naso nella “mia”), credo che questo possa essere il motto della Chiesa dell’accoglienza che viene sbandierata come una specie di slogan pubblicitario.
Un invito di questo genere si commenta da sé ed esprime in modo inequivocabile la decadenza spirituale ed anche intellettuale di chi lo formula, mi piacerebbe sapere se questo autorevole quanto fraterno atteggiamento è condiviso da molti altri personaggi di questa brigata di monopolisti della teologia, dell’esegesi e della storia oltre che depositari della più insindacabile delle ideologie.
E’ triste osservare tanta assenza di spirito fraterno, tanta assenza di umile diposizione all’ascolto, tanta drammatica alterigia in chi oltretutto pretende di avere un ruolo di guida nella (con buona pace del Past. Platone) “nostra” Chiesa.
Fabrizio Malan
Torino
NIENTE DI NUOVO DAL PASTORE PLATONE
Finalmente il pastore Platone si è degnato di farsi sentire dando voce a mio parere ad uno dei fulcri principali delle deviazioni teologiche non bibliche che la chiesa Valdese già da anni sta assorbendo.
Il pastore menziona risvolti politici che il sito vorrebbe promuovere.
Un'affermazione che devo confessare mi porta a pensare che forse il pastore non sia semplicemente in grado di comprendere cosa sia per noi il vero cristianesimo dal momento che sembra dalle sue parole che la politica debba venire prima di una sincera ed onesta lettura biblica.
Come se le sue posizioni non combaciassero quasi perfettamente con delle ideologie politiche facilmente identificabili.
Poi il pastore menziona varie esistenti verità proponendo il conosciuto relativismo teologico liberale che affermerebbe l’impossibilità di giungere ad una verità dal momento che probabilmente per questa scuola di pensiero la verità non esiste. Al contrario, per questa corrente di pensiero esisterebbero solo varie opinioni che in qualche modo dovrebbero, nel migliore dei casi, rimanerne parallele in quanto potrebbero nello stesso tempo essere vere o false in base ad un punto di riferimento variabile nel tempo e nello spazio.
Le verità, di tanto in tanto verrebbero scosse da dogmi liberali, che si vogliono imporre e che con la Bibbia non hanno niente a che fare.
Insomma Cristo sarebbe morto solo per generare ulteriori perplessità e domande, destinate a loro volta a creare infiniti dibattiti.
La Bibbia sarebbe un postal Market da poter consultare potendo a piacimento prelevare quello che già in partenza si è deciso di appoggiare.
Che confusione, che disastro e che Dio confuso, visto che genera tanta confusione ad un’umanità già lacerata.
Un Dio di cui sicuramente, nella mia fragilità umana accompagnata da mia sete di giustizia e verità, non necessito affatto.
Poi come nello stile che di frequente contraddistingue il pastore, il dissenso non esisterebbe nelle chiese Valdesi ed evangeliche, ma sarebbe limitato a pochissime realtà pentecostali dal momento che secondo lui sarebbe caratteristica delle chiese evangeliche protestanti possedere una pluralità di posizioni quando in realtà sappiamo che nel passato che alcune posizioni come il "sola Scrittura" erano un principio indiscutibile che ha sempre generato violenti scontri con chi ha voluto metterlo in discussione
Poi, non ricordo si sia riusciti tanto facilmente (come il pastore afferma) nel protestantesimo a mantenere realtà tra loro molto differenti assieme.
Dolenti o volenti, da sempre vi sono state nel mondo protestante tante riconciliazioni, come tante scissioni e scomuniche.
Altra bugia che si vuole vendere al popolo italiano, che di protestantesimo conosce poco o niente.
Non capisco poi perché secondo il pastore l’aggettivo valdese dovrebbe essere solo utilizzato dal sito della chiesa e non da altri.
Alla faccia della libertà di pensiero e pluralità di posizioni ed identità che il pastore a parole sembrerebbe voler promuovere.
Poi secondo il pastore ogni dissenso al di fuori del Sinodo dovrebbe essere completamente azzittito proprio come in un regime dittatoriale.
Insomma niente di nuovo da parte del pastore Platone, ma al contrario uno scritto dal mio punto di vista estremamente prevedibile, mancante di spunti creativi e stimolanti e pur sempre condito con concetti politici ed ideologie che con il cristianesimo hanno pochissimo da spartire.
Scusate se sembrerò polemico ma sarei rimasto veramente sorpreso se dal pastore Platone qualcosa di diverso fosse stato detto.
Un saluto caloroso a tutti voi amici del sito.
Se per promuovere Cristo dobbiamo scuotere le anime e le menti, magari rischiando di sembrare polemici, be' io personalmente non posso che rallegrarmi.
Che Dio benedica i sui figli
Alessio Costa
SOLIDARIETÀ CON LE CHIESE CRISTIANE PERSEGUITATE?
IL SINODO BOCCIA!
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«Il Sinodo, considerato che - il Nuovo Testamento parla della persecuzione della chiesa discepola di Cristo come di una situazione determinata non da semplice intolleranza religiosa, ma dall’odio verso il nome di Cristo; – la chiesa valdese, dai suoi inizi nel movimento medievale, è stata una chiesa a lungo perseguitata nella storia; – nel XX secolo le persecuzioni nei confronti delle chiese cristiane e di suoi membri (alcuni dei quali sono stati uccisi per la loro fede) sono drammaticamente aumentate, per accrescersi ulteriormente nel primo decennio del XXI secolo, istituisce una domenica dedicata alle chiese perseguitate nel mondo, con colletta da devolversi ad apposito organismo internazionale». |
Questo ordine del giorno è stato bocciato dal Sinodo 2011 con 51 voti favorevoli, 43 contrari, 40 astenuti e 36 non votanti. La cosa è stata prudentemente tenuta "riservata" nei numerosi comunicati del Sinodo, e nel resoconto che Riforma ha pubblicato. Dobbiamo la rivelazione al fatto che il professor Paolo Ricca ha deciso di rispondere alla lettera di un lettore sull'argomento . Del resto, anche l'articolo principale del numero di questa settimana è intitolato "Non è guerra di religione", riferito agli assalti ai copti in Egitto. Le priorità della Chiesa sono infatti ribadite in un comunicato che festeggia l'aumento delle firme per la Chiesa Valdese (414.356, il 2,3% di chi esprime una preferenza) per l'erogazione dell'8 per mille. La Moderatora, pastora Maria Bonafede dice che questo successo "ci spinge ad essere ancora più attivi e coraggiosi sia nelle nostre scelte sia nelle nostre azioni... sui temi per noi rilevanti quali la bioetica, i diritti delle coppie omosessuali e degli immigrati, la laicità dello Stato", ovviamente quello italiano, perché poco importa che altri stati perseguitino i Cristiani. Grazie a Dio, le potenze protestanti dei secoli scorsi diedero priorità ai Valdesi perseguitati e li salvarono dall'annientamento.
IL PASTORE PLATONE, PRESIDENTE DEL SINODO 2011,
RISPONDE ALLA NOSTRA LETTERA :
“…Se invece volete un altra chiesa, perché avete altri obiettivi, costruitevela ma senza «approfittare» di quella esistente. A partire dal nome.”
Pubblichiamo volentieri questa lettera, precisando che è giunta il 21 settembre. Ci scusiamo per il ritardo.
Lettera alla redazione di valdesi.eu
Perché non ho risposto sinora alla vostra lettera ? Perché non desidero portare acqua al mulino della vostra ricerca di visibilità. Capisco che quest’ultima possa avere risvolti politici per voi importanti, ma appunto non m’interessa alimentare questa pretesa. Ho anche capito che qualsiasi cosa vi avessi scritto sarebbe immediatamente diventata oggetto di ironica condanna. E probabilmente sarà così anche per queste poche righe. Ma visto che insistete nel volere la mia risposta lo faccio ora.
In due parole, penso che abbiate avviato un pericoloso gioco al massacro teso, a mio avviso, ad esasperare le posizioni e spaccare la chiesa (tentando di mettere gli uni contro gli altri), quasi il vostro gruppo avesse una verità più vera delle altre. Voi date il voto: chi nell’ortodossia, chi no. Ma gli evangeli raccontano la pluralità dinamica del cristianesimo non solo come difficoltà ma anche come ricchezza. Costruire un luogo mediatico in cui manifestare un dissenso radicale strumentalizzando l’aggettivo «valdesi» ingenerando confusione, rispetto al sito ufficiale o ai siti legittimamente ad esso connessi, tende a esasperare gli animi e a promuovere litigi, giudizi categorici, insulti e via dicendo.
La nostra organizzazione ecclesiastica ha sedi idonee in cui esprimersi e decidere. Ritengo che il Sinodo si sia svolto nella pluralità e nelle dinamiche delle diverse posizioni e si sia concluso seguendo le procedure previste delle nostre discipline. E il Sinodo si è espresso sulle varie materie in piena libertà e franchezza. Non devo rendere conto a voi dei miei comportamenti in quanto presidente del Sinodo. Rispondo semmai, se richiesto, agli organismi della nostra chiesa.
C’è un solo giusto che è Gesù Cristo. Renderemo conto al Signore dei nostri comportamenti e della nostra testimonianza. Certamente ognuno, nel confronto, è convinto di avere ragione. Ma, appunto, il confronto - anche aspro - tra valdesi si svolga nelle sedi opportune che ci siamo dati e non al di fuori dei luoghi deputati a farlo. Mi sembra il minimo per mantenere oggi propositiva e fruttuosa tra noi quell’unità e ordine, nel discepolato cristiano, che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto e che faticosamente cerchiamo d’interpretare con fedeltà biblica e onestà comportamentale. In pubblico e in privato.
Se valdesi.eu si propone come orientamento critico e squalificante verso l'attuale direzione (definita in un vostro recente scritto: nomenklatura autoreferenziale) della chiesa valdese la discussione deve avvenire nelle chiese e nella gerarchia delle assemblee, non con degli appelli esterni o attraverso denigrazioni pilotate da organi esterni alla chiesa. Se invece volete un’altra chiesa, perché avete altri obiettivi, costruitevela ma senza « approfittare» di quella esistente. A partire dal nome. Volete migliorare la nostra chiesa o affossarla ? Volete dare spazio ad un ipotesi settaria o valorizzare l'unità nella diversità delle posizioni?
Non facciamoci la guerra e troviamo un nuovo terreno d'intesa che sia rispettoso delle istanze dell'ordinamento valdese. Voglio credere che entrambi, da sponde distanti tra loro, amiamo questa chiesa alla quale non pochi tra noi dedicano tutta la loro esistenza. E lo si fa nel convincimento di rispondere onestamente, pur tra inevitabili cadute e rialzamenti, alla chiamata ad essere discepoli di Cristo.
Nel Suo nome vi saluto , Giuseppe Platone
UN'ALTRA CHIESA E' QUELLA CHE STATE FACENDO VOI
Gentile Pastore Giuseppe Platone,
le dobbiamo un ringraziamento particolare per averci risposto, perché – visto il contenuto del suo messaggio - deve esserle risultato assai fastidioso. Spiace che lei ci attribuisca “ironiche condanne” a priori. Se conosce il nostro sito, sa che noi non condanniamo, e anzi apprezziamo i ragionamenti altrui anche quando arrivano a conclusioni che non condividiamo. Non apprezziamo invece i dogmi, le bugie e le contraddizioni. Quando le vediamo, le facciamo notare: tutto qui.
Lei stigmatizza la nostra presunta “ricerca di visibilità”: ci aiuti a capire qual è il criterio da usare per distinguere chi manifesta onestamente le proprie opinioni e chi invece lo fa per “la ricerca di visibilità”. Facciamo notare che la benedizione “di Ciro e Guido”, ad esempio, di visibilità ne ha avuta parecchia, e non certo involontaria, visto che era stata consentita la presenza nel tempio di giornalisti, fotografi e telecamere. Temiamo che il criterio sia: “quando chi non la pensa come me riesce a farsi ascoltare è una biasimevole ricerca di visibilità; quando succede a me, è una giusta attenzione ai miei atti e alle mie opinioni”. Un criterio che ci permettiamo di non condividere, neppure se rovesciato a nostro favore.
Ci sfuggono i “risvolti politici” di questo poco di visibilità, che - secondo lei - sarebbero importanti per noi. Questa abitudine di parecchi nostri interlocutori di fare accuse politiche sta diventando stucchevole, specie quando viene dai vertici di una chiesa che prende continuamente posizioni politiche e che negli scorsi decenni ha espresso almeno due candidature al parlamento originate esclusivamente nella chiesa stessa. Ed è anche poco edificante che tali accuse siano nel vago. Vuole gentilmente spiegarci quali sarebbero questi risvolti politici?
Prendiamo invece molto sul serio la sua preoccupazione per la nostra presunta intenzione di spaccare la Chiesa, tentando di mettere gli uni contro gli altri. Dobbiamo sempre guardarci da questo pericolo. Le ricordiamo però le parole del pastore Alessandro Esposito nella sua intervista a Repubblica dell’8 giugno 2010, a commento della benedizione di una coppia di donne da lui celebrata:
“[C’è] il timore niente affatto ingiustificato di provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese e… la paura di incrinare i rapporti ecumenici, sia intra-evangelici che con le altre confessioni cristiane. A queste pur comprensibili obiezioni, mi sento di rispondere che esistono dei punti fondamentali… rispetto ai quali una spaccatura può - anzi deve - essere provocata”. Insomma, il pastore Esposito sapeva che è chi prende le decisioni traumaticamente innovative - e contrarie a quanto è avvenuto in precedenza - a produrre spaccature, non chi reagisce. Possibile che i vertici della Chiesa seguano il pastore di Trapani al punto da legittimare ex post la cerimonia da lui celebrata, ma si dimentichino della sua accuratissima previsione, peraltro assai più importante dell’atto stesso?
Ci accusa di ritenere di avere "una verità più vera delle altre". È difficile capire perché tra due posizioni, chi ne sostiene una “pensa di avere una verità più vera delle altre”, mentre chi sostiene l’altra no. Tanto più che noi ci limitiamo ad argomentare, altri invece impegnano la Chiesa, magari anche senza prendersi la pena di aspettare una decisione del Sinodo. Ma, soprattutto, questa “verità” che noi sosteniamo, è la stessa di chi ha letto per migliaia di anni il Nuovo e l’Antico Testamento, e degli almeno 836 anni di storia valdese che hanno preceduto il Sinodo 2010. Voi, infatti, per giustificare la vostra posizione, dovete dire apertamente di saperne più dell’apostolo Paolo e dell’autore del Levitico (secondo Gesù – Matteo 8:4 è Mosè, ma alla Facoltà di Teologia dicono di saperne più). Posizione in generale rispettabile, ma un po’ problematica per chi si definisce “evangelico”, tanto più se ha sottoscritto solennemente una Confessione di Fede dove si dice che “conviene ricevere… questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita”. Le ricordiamo, poi, che – mentre noi rileviamo contraddizioni negli argomenti – è chi ci osteggia che ci etichetta come “fondamentalisti in senso deteriore”, di “mentalità cattolica”, e si lancia in attacchi personali, con tanto di attribuzione di fatti specifici inesistenti. Inoltre, è curioso che nella chiesa “del dialogo e dell’accettazione del diverso”, si sottoponga la esposizione di idee sgradite a condanna sinodale. E che dire del fatto che il Sinodo 2010 abbia del tutto ignorato il nostro appello? E del fatto che un importante esponente della Chiesa, si tratta di lei, abbia del tutto negato l’esistenza, non solo nostra, ma di tutti coloro che hanno posizioni simili alle nostre di cui noi, a differenza degli organi ufficiali della Chiesa, abbiamo riferito? È proprio sicuro che quell’arroganza che lei sostanzialmente ci attribuisce (“Voi date il voto: chi nell’ortodossia, chi no”), supponendo che ci affligga (e tutti dobbiamo sempre esaminarci al riguardo) non abbia alcun domicilio presso la parte che lei sostiene?
Inoltre, qual è l’uso “strumentale” della parola “valdesi” di cui “approfittiamo”? Una cosa, infatti, è l’uso ufficiale, che è un fatto oggettivo. Se noi tentassimo di farci passare per “la Chiesa Valdese” sarebbe scorretto. Altra cosa è rivendicare la nostra appartenenza, la nostra fedeltà alla Chiesa Valdese ed esprimere il nostro concetto di Chiesa Valdese. Nessuno pensa di accusare il quotidiano “la Repubblica” di volersi far passare per la Repubblica Italiana o di fare un uso strumentale della parola “Repubblica”. E che dire della trasmissione Protestantesimo ? Forse che tutti i protestanti italiani sono rappresentati da chi la gestisce ? E la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che rappresenta solo una minoranza degli evangelici in Italia, meno del 10% ? E l’agenzia Notizie Evangeliche gestita dalla stessa Federazione ? Temiamo fortemente che il criterio della “strumentalità” somigli a quello della ricerca di visibilità. Cioè: se una parola la usano gli altri è “strumentale”, se la uso io è cosa buona e giusta. Quanto agli insulti e la denigrazione, di certo non albergano qui, così come le attribuzioni di fatti inesistenti, le censure e le condanne. Come abbiamo già scritto, se però ravvisa degli insulti o delle denigrazioni, le saremo grati se ce le segnala. L’espressione “nomenklatura autoreferenziale”, che lei cita, ad esempio, non è non è né un insulto né una denigrazione, ma una valutazione contenuta in una singola lettera di cui è curioso abbia rilevato solo questo, poiché illustrava il dramma di un padre che non sa dove mandare suo figlio per l’istruzione religiosa visto che la Chiesa di cui aveva chiesto di fare parte e “che si rifaceva alla sola Scrittura, non esiste più”. Ecco, proprio ignorare un’istanza di questo genere (e per uno che lo dice, ce ne sono cento che tacciono e non mandano i figli da nessuna parte) forse giustifica proprio la qualifica di “autoreferenziale”.
Il dissenso, dice, dovrebbe esprimersi in sedi idonee e non al di fuori. Cioè nelle Assemblee di chiesa, di circuito, di distretto e nel Sinodo. Immaginiamo che in un paese un esponente politico dicesse che il dissenso rispetto a ciò che fa il governo si può esprimere solo in parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali, le “sedi idonee, e non al di fuori”, cioè non in manifestazioni, in pubblici dibattiti, sui giornali, in televisione, in radio, in internet. E si accusasse chi si azzarda a farlo, di “esasperare le posizioni, spaccare il paese tentando di mettere gli uni contro gli altri, di pretendere di avere una verità più vera delle altre, di ingenerare confusione, di esasperare gli animi, di affossare lo Stato, promuovere litigi, giudizi categorici, insulti e via dicendo” e lo si invitasse a tacere o andarsene e farsi una propria repubblica altrove per non “approfittare di quella esistente”. Spero che il solo pensiero di uno stato del genere ci faccia venire i brividi e il ribrezzo. Se poi, in un paese del genere il presidente del parlamento (parliamo del “parlamento” valdese del 2010), dove più di metà dei membri non sono eletti, proibisse ai deputati di parlare di una petizione al parlamento stesso firmata da pochi cittadini, ma pur sempre più di uno ogni 500, come se in Italia la firmassero in 130mila, se esponenti di spicco delle istituzioni negassero che esiste dissenso nel paese, i brividi, per non parlare del resto, aumenterebbero. Certo, una Chiesa non è del tutto paragonabile a una repubblica, ma qualche analogia c’è. Usciamo dalle ipotesi e parliamo della realtà di una chiesa, proprio la Chiesa Valdese. Che cos’era la rivista Nuovi Tempi, fondata nel 1966 niente meno che dal pastore e in seguito professore di teologia Giorgio Girardet, la cui dipartita è stata ricordata con commozione dal Sinodo da lei presieduto, se non un “un luogo mediatico in cui manifestare” se non “un dissenso radicale” quanto meno posizioni del tutto autonome rispetto alla Chiesa e al suo giornale ufficiale, all’epoca non ancora allineato al nuovo corso che si stava affermando? Ancora una volta, sembra che se certe cose le fa uno di cui si condividono le idee, fanno di lui un “maestro di giornalismo, ma anche di ecumenismo e di pratica pastorale” (parole del direttore di Riforma), se lo facciamo noi per manifestare idee sgradite, ci becchiamo una ”deplorazione sinodale”. E, ciò che è davvero mortificante, anche, in alternativa, un invito ad andarcene per non approfittare della della Chiesa. A proposito della chiesa del dialogo e dell’accettazione”, e di chi pensa di avere una verità più vera delle altre! Non solo l’emarginazione e la condanna, ma anche l’invito ad andarsene a fare un’altra chiesa! Un’altra chiesa è quella che state facendo voi, rovesciando ciò che la Chiesa Valdese è sempre stata, tanto da dover dichiarare che dall’apostolo Paolo a Vittorio Subilia hanno tutti sbagliato. Ebbene, noi preferiamo avere “torto” insieme all’apostolo Paolo e a decine di generazioni di valdesi che “ragione” insieme a voi. Certo, dal punto di vista giuridico, gli attuali organi della Chiesa Valdese hanno la piena e indiscutibile rappresentanza. Ce l’avrebbero anche se – seguendo le procedure previste dalle discipline valdesi – sostituissero la Bibbia con qualsiasi altra cosa. Ma la realtà è che le iniziative che prendono, del tutto contrarie alla nostra storia, avrebbero un rilievo pubblico bassissimo se non fossero fatte sotto il nome di “valdese”, di cui pretendono addirittura il monopolio.
Certo, non deve renderci conto dei suoi comportamenti come Presidente del Sinodo né le abbiamo scritto in quanto tale ma in quanto membro del Sinodo che ha votato l’ordine del giorno contro di noi, sul quale ci ha cortesemente risposto. Ma non le è neppure proibito, ove lo credesse, spiegare come la mancata ammissione dei membri ad assistere ai lavori del Sinodo, ma solo alla ripresa televisiva dei medesimi, si concilia con l’articolo 9 del regolamento di quell’alta assemblea. E ci piacerebbe sapere se ritiene che il Sinodo abbia approvato con sufficiente consapevolezza l’ordine del giorno contro di noi, visto che dell’argomento nessuno ha parlato prima, se non in un solo intervento, e di passaggio. Ma neppure un procuratore della Repubblica ha il potere di obbligare a rispondere, figurarsi noi!
Detto tutto questo, aderiamo totalmente alle ultime righe della sua lettera, che ci siamo permessi di sottolineare. Che davvero il Signore possa illuminarci e farci comprendere come posizioni così diverse possano e debbano conciliarsi, tendendo tutte a rispondere alla chiamata di Gesù Cristo.
La redazione
LE SORPRESE NELLA RELAZIONE AL SINODO SULL’OMOSESSUALITÀ (1):
“LA DECISIONE SULLE BENEDIZIONI GAY HA PORTATO MINACCE DI DIVISIONE NELLE COMUNITA’ DI ORIGINE STRANIERA”
Avevamo già parlato, a Sinodo in corso, di un’espressione inquietante contenuta nella relazione al Sinodo che aveva un sentore neanche tanto vago di razzismo. La cosa si era saputa grazie all’intervento del fratello Biagini, deputato della Chiesa di Lucca che l’aveva citata ammonendo che “Le parole feriscono, la lingua è una parte del corpo umano da tenere sotto controllo.” Ora, siamo in grado di citare il testo.
La parte in questione della Relazione è a cura della Commissione Fede e Omosessualità, una commissione formata su mandato sinodale, dunque un organo del massimo livello all’interno della Chiesa Valdese e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, formato da personaggi di notevole prestigio:
Lidia Maggi, teologa e pastora battista, autrice di numerosi libri, “si occupa di formazione e di dialogo ecumenico. Parte del suo servizio è dedicato alla formazione di quanti, nelle chiese della riforma, si occupano di educazione alla fede (monitrici e monitori). E’ responsabile della rivista “La Scuola domenicale”.” (fonte: il blog di Mario Onesti);
Silvia Rapisarda, pastora battista;
Giovanna Vernarecci, pastora (valdese-)metodista;
Peter Ciaccio, pastore (valdese-)metodista;
Daniele Garrone, pastore valdese e professore ordinario di Antico Testamento alla Facoltà valdese di teologia di cui è stato anche Decano dal 2003 al 2010. Ha fatto parte del gruppo dei traduttori dell’Antico Testamento in lingua corrente interconfessionale TILC (1976-1984)
Paolo Ricca, pastore valdese e Dal 1976 al 2002 ha insegnato Storia della Chiesa e, per alcuni anni, Teologia Pratica presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma;
Letizia Tomassone, pastore valdese, vice presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, professore incaricato di Teologia pastorale “ed esercizio dei ministeri nella chiesa, con particolare enfasi sulla problematica di generi e ministeri e prassi pastorale e tematiche di genere”.
Ecco il frutto di tanta scienza, che – noi riteniamo – non è stato riletto da tutti i membri della Commissione. È invece probabile che ciascuno si sia occupato di una parte e, nella fretta sia mancata una lettura collettiva. Sta di fatto, però, che la relazione porta la firma di tutti. Nel capitoletto “Questioni aperte” si afferma con certezza: “l’omosessualità non rimette in questione la confessione di fede. I pareri delle chiese che la CFeO (è l’acronimo della commissione, Nota della Redazione) ha ricevuto (ce n’era uno contrario!, N.d.R.) confermano questa tendenza.”
“Eppure… la decisione 83/SI/2010 (quella del Sinodo 2010 a favore delle benedizioni gay, NdR) ha suscitato violente reazioni di rifiuto e ha addirittura fatto emergere minacce di divisione (grassetto nell’originale) delle comunità.” Si riferisce al nostro famigerato sito, all’epoca non ancora colpito dalla Fatwa sinodale? Ovviamente no: si era ancora nella fase in cui si affermava che noi non esisistiamo. “Queste situazioni si sono verificate in particolare nelle comunità con una forte presenza di fratelli e sorelle provenienti dall’Africa, o più generalmente dal sud del mondo come pure dall’est europeo”.
Addirittura minacce di divisione! Ma tutto è stato tenuto nascosto: avete letto qualcosa sugli organi di informazione della Chiesa che ce lo dicesse ? No, è tutto un inno alla “larghissima maggioranza” (del 58%!) con cui si è deciso, e autorevoli esponenti della Chiesa affermano che in merito solo i pentecostali creano “problemi”. Ora sappiamo che nostri fratelli da tutto il mondo sono contrari alle benedizioni delle coppie omosessuali. Ma non si sono presi una “deplorazione sinodale” perché non hanno disturbato la nomenklatura facendo conoscere le loro opinioni e lasciando che i proprietari dei mezzi di produzione delle idee potessero gestire le informazioni a modo loro. Ad esempio, non ci risulta che negli incontri e nelle assemblee sull’argomento, venga detto che i nostri fratelli africani, sudamericani, romeni ecc., così vezzeggiati quando si tratta di far vedere come siamo cosmopoliti e variopinti, specie nei manifesti per l’8 per mille, di queste benedizioni non ne vogliono sapere.
ANCORA SUL PASTORE MAROTTOLI E IL DIAVOLO
La lettera del pastore Marottoli che - da quel che avevamo capito - ci "mandava al diavolo" sia pure attraverso una citazione evangelica, ha già dato luogo a un commento di Fabrizio Malan e a una replica dello stesso pastore. Ci è giunta ora una lettera da Foxxb1 e - indipendentemente da questa - una terza lettera del pastore. Eccole
MA ALLORA IL DIAVOLO ESISTE ANCHE PER I PASTORI VALDESI?
Sarebbe interessante capire cosa intende il pastore Marottoli per diavolo dal momento che, a differenza del sottoscritto e di altri evangelici, cattolici e ortodossi, la stragrande maggioranza degli attuali valdesi a guida del Sinodo è così moderna da non credere alla sua esistenza, al punto da sostenere che Gesù nel deserto avrebbe semplicemente parlato con se stesso e con la propria coscienza.
Non capisco per tale ragione che senso abbia per il pastore menzionare le scritture che lo menzionano quando magari per il pastore il diavolo non esiste.
Be', grazie a Dio, io come altri credo nella sua esistenza e per tale motivo mi affido completamente a Cristo.
Foxxb1
QUALE CREDENTE HA LA VERITÀ DEL CRISTO?
Cari della redazione,
il punto è che lo “svarione” - la leggerezza con cui ho risposto di primo acchito, a bella prima - era voluto e per questo volutamente messo tra le virgolette (in relazione alla citazione neotestamentaria), nel tentativo di sollecitare una risposta alla domanda: chi può usare quelle parole con cui l’autore evangelico fa parlare il Gesù che si rivolge al tentatore (si rilevi anche qui il tono ironico della domanda, in quanto, nel frattempo, sappiamo che è l’autore evangelico a farne uso; ma, poi, anche chi risponde alla mia ultima sembrerebbe farne uso, consigliandolo alla chiesa valdese che non dovesse essere fedele all’art. 2 delle sue discipline)? Domanda che, nell’ultima mia missiva replicava, cercando di approfondire il discorso, con un interrogativo in tre parti: quale credente ha la verità del Cristo? E quale credente rende, a quella verità, coerente testimonianza? E, ancora, cosa sarebbe e dove si ravviserebbe tale coerenza?
Mi permetto di reiterare la domanda, in quanto convinto che proprio l’articolo 2 delle discipline valdesi - articolo in cui il legislatore (la chiesa!) scrive che la chiesa valdese "professa le dottrine (dottrine!) contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua confessione di fede" - costituisca una proposizione affermativa e sintetica di ciò a cui, con le domande qui da me riproposte, ogni generazione di credenti è chiamata a rispondere, nella e per la comprensione di quelle stesse dottrine! Sulle dottrine, dunque, sugli insegnamenti occorrerebbe far convergere lo sguardo. Detto questo, che cosa insegnano le Scritture, a proposito della fedeltà alla volontà del Dio che si rivela? Alla volontà del Dio che stringe un patto con il suo popolo?
Con un caro saluto.
Massimo Marottoli p.v.
Ringraziamo il pastore Marottoli, e anche Foxxb1, per i loro messaggi, che - in modi del tutto diversi - forniscono spunti di riflessione. Al pastore diciamo che proprio trovare e discutere le risposte alle domande che lui rappresenta, e che ci siamo permessi di sottolineare, è uno dei propositi di questo modesto organo di informazione. E siamo convinti di avere fornito in questi sedici mesi elementi utili a tale fine. Riteniamo invece che le condanne sinodali per chi vuole alimentare il dibattito non siano utili, che il pastore Marottoli le abbia votate o meno. Certo, anche noi abbiamo usato le parole di Luca 4:13, ma verso chiunque venga meno alla missione della Chiesa della quale ha chiesto di fare parte, lasciando apertissimo il giudizio su chi questi sia. Il pastore invece, l'ha detto verso di noi, specificamente. Ma preferiamo sottolineare le parole di dialogo venute in seguito.
LUCIO MALAN: “MAI VOTATO L’ODG DI CUI PARLA IL PASTORE RIBET, PERCHÉ NON È MAI ESISTITO”.
IL POLITICO DEVE ATTENERSI ALL’ETICA DELLA RESPONSABILITÀ.
Rispondo alla parte della lettera del pastore Paolo Ribet che mi riguarda, e mi dispiace di farlo su questo sito. A quanto pare, però, a qualcuno non basta la politicizzazione degli organi di informazione della chiesa e cerca, prendendo me a pretesto, di trascinare in politica anche valdesi.eu. Ma qui vengo attaccato e qui rispondo.
La parte migliore dello scritto è la citazione dell’apostolo Paolo (lo stesso che condanna duramente l’omosessualità): “Chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere” (I Corinzi 10:12). Infatti, il pastore Paolo Ribet, di ho un’opinione assai migliore di quella che mi farei solo da questa lettera, dopo aver menzionato a mio proposito “l’attinenza con la Bibbia del divieto della menzogna” – cioè dopo avermi dato del bugiardo, afferma una cosa totalmente falsa. Non mi potevo accingere a votare né ho votato in Senato, un qualsiasi documento “in cui, mentendo, si afferma che il Presidente del Consiglio era convinto che una ragazza minorenne nei guai con la giustizia fosse parente di un Capo di Stato straniero”, o qualunque cosa somigli a ciò, per l’ottima ragione che un tale documento non è mai stato presentato. Se ha notizie diverse la invito a fornirle. Tutti gli atti del Senato sono pubblici e consultabili online.
Apprezzo il suo entusiasmo, sulla base di un libro scritto dalla figlia, per come il senatore Tullio Vinay “ha svolto un ministero pastorale a Palazzo Madama”. Aver letto il suo nome nel “giardino dei giusti” di Gerusalemme me lo fa rispettare profondamente. Ma per sua informazione, anch’io ho sempre votato secondo coscienza. Tuttavia, sconsiglierei ai miei congiunti o ad altri di parlare di qualsiasi forma di “ministero di fede” neppure a proposito di singoli atti. Intanto perché ho sempre inteso che fossimo per uno stato laico e ciò mi sembra contrastare con un senatore “che svolge un ministero pastorale”. In secondo luogo perché ogni giorno l’attività parlamentare consiste in scelte non tra giusto e sbagliato, tra vizio e virtù, tra principi evangelici e abiezione, ma quasi sempre tra ciò che si può opinabilmente presumere che avrà effetti preferibili a quelli determinati dalla sua bocciatura e viceversa. E di tali valutazioni ciascuno assume la responsabilità su di sé, non certo su un ministero che dovrebbe essere basato invece sulle certezze della fede determinate dall’evangelo. Ad esempio, Vinay si batté contro lo schieramento dei cosiddetti “euromissili” a Comiso. Sicuramente una posizione ispirata a nobili ideali di pace, ma oggi sappiamo che quei missili non sono costati una sola vita umana e hanno invece contribuito in modo decisivo a dissuadere l’Unione Sovietica dall’attuare i dettagliati piani che aveva preparato per invadere l’Europa Occidentale, Italia inclusa, cosa che avrebbero comportato, nella più ottimistica delle ipotesi, centinaia di migliaia di morti. La questione dei missili fu persino portata in Sinodo nel 1983 per volere di coloro che sostenevano le stesse posizioni del senatore Vinay. È anche molto nota la sua lunga battaglia contro la presenza americana in Vietnam e Cambogia. Certo, l’impegno militare americano nel Sud Est asiatico è stato controverso e non esente da errori e forse da crimini – sia pure limitati a casi specifici, ma dopo la sua cessazione nel 1975 arrivò il mostruoso regime dei Khmer Rossi di Pol Pot che sterminarono da un sesto a un terzo dei cambogiani, mentre in Vietnam si estendeva a tutto il paese quel regime totalitario filo-sovietico con i suoi campi di “rieducazione” da cui fuggirono a migliaia i “boat people”, che affrontavano con barche precarie tempeste, squali e motovedette governative per fuggire il presunto paradiso comunista. Almeno fin dal 1971 si conosceva la propensione di Khmer Rossi e nord vietnamiti alla eliminazione in massa degli oppositori. Un’ultima cosa: il pastore Vinay fu eletto per la prima volta al Senato nel 1976. Nei 15 mesi precedenti il Partito Comunista Italiano - sotto il cui simbolo Vinay si presentò, sia pure come indipendente, e che gli diede il collegio vincente di Chivasso-Casale Monferrato nel quale fu eletto pur essendovi sconosciuto - ricevette l’equivalente di circa 40 milioni di euro del 2011, più di quanto riceva oggi qualunque partito come rimborso per le elezioni politiche dall’Unione Sovietica, che teneva migliaia di dissidenti nei gulag e diffondeva guerre e miseria in tre continenti. Ebbene, preferirei aver votato il grottesco ordine del giorno che il pastore Ribet ha inventato e mi ha attribuito di votare, che avere queste cose sulla mia coscienza, con la quale mi interrogo ogni giorno nelle difficili scelte che attendono un parlamentare. Nonostante questo, è possibile – e spero - che, nel complesso, l’apporto di Tullio Vinay alla vita politica del paese sia stato positivo, ma definirla nel suo insieme “una missione pastorale” mi sembra davvero fuori luogo. Le buone intenzioni sono innegabili, ma Weber ha molto ben spiegato come l’etica della responsabilità, propria del politico, implica di farsi carico delle conseguenze dei propri atti. Questo vale per tutti i politici, anche per i semplici cittadini che, votando, compiono un atto politico, che siano pastori o meno.
Lucio Malan
IL PASTORE PAOLO RIBET: “HO VOTATO L’ODG CONTRO VALDESI.EU”
E SPIEGA I MOLTI PERCHÉ.
RISPONDIAMO: DOV’È LA CHIESA DELL’ACCOGLIENZA?
Care sorelle e cari fratelli della redazione di “Valdesi.eu”,
sono un pastore valdese e nella vostra lettera aperta mi chiedete di dire come ho votato sull’ordine del giorno che vi riguarda e di spiegare perché non mi sono espresso prima al riguardo, inviandovi una lettera.
Comincio da quest’ultimo punto.
Innanzitutto, io non ho risposto prima perché non amo le polemiche. Da subito il vostro sito è stato fortemente polemico e non ha tenuto conto del fatto che sul tema dell’omosessualità, dell’omofobia e delle benedizioni si parlava da anni, in modo pubblico in varie istanze della nostra chiesa. Si possono avere diverse visioni sull’argomento e diverse letture bibliche, ma credo che sia importante riconoscere nell’altro quanto meno la buona fede e la ricerca di fedeltà al Signore.
Voi parlate di “pesanti attacchi” che avete ricevuto, ma credo che voi abbiate compiuto per primi l’attacco più pesante che un credente (un pastore soprattutto) possa ricevere, quando accusate chi non la pensa come voi di aver ritenuto secondaria la Bibbia e di aver “contraddetto con protervia” la confessione di fede.
In secondo luogo non posso sopportare il piagnisteo da minoranza oppressa che gronda dai vostri comunicati, unito alla continua accusa alla “dirigenza” di ostacolarvi distorcendo i regolamenti. Non è così e non scendo nei dettagli perché sarebbe troppo lungo.
Io credo che nella Chiesa valdese vi sia una libertà ed una trasparenza che difficilmente si vedono in altre chiese. Prova ne sia il fatto che il fratello Sergio Malan, uno dei firmatari del vostro appello dello scorso anno, quest’anno è stato inviato come deputato dalla sua chiesa, ha preso più volte la parola su vari argomenti, compreso quello delle benedizioni, e dopo il Sinodo è stato nominato dalla Tavola capo della delegazione che deve discutere con i sindacati il nuovo contratto di lavoro dei dipendenti della Tavola. Si tratta di un impegno di alta responsabilità economica e etica, in quanto lì si dimostra nel concreto la posizione della chiesa riguardo ai suoi dipendenti e alla dignità del lavoro. “Esclusi, banditi, giudicati”? A me non pare…
Il terzo motivo sta nella ripetuta accusa di politicizzazione della chiesa – e voi riandate alla raccolta di firme del 1976, originata dalla candidatura del past. Vinay al Senato. Anche qui ci sarebbero molte cose da dire, ma rimando alla lettura di due libri recenti: Testimone d’amore di Paola Vinay, in cui si mostra come il past. Vinay interpretò il suo ministero pastorale al Senato, e Fede e impegno politico di Gabriele De Cecco, in cui si evidenzia il fatto che nel protestantesimo italiano, accanto ad una chiara presa di posizione politica, vi fu sempre una chiara distinzione tra il piano teologico e quello storico (con buona pace del prof. Subilia, che ho amato e che rispetto – il cui pensiero non credo possa essere riassunto in una frase). Vi possono essere state delle cadute di tono, ma la linea teologica è sempre stata chiaramente barthiana.
Un quarto motivo sta nel giudizio storico che voi date. Definire “revisionisti” gli storici che fanno iniziare il movimento nel 1100 mi sembra grottesco. Innanzitutto perché questa tesi parte per lo meno dallo storico Emilio Comba ed è accolta a livello mondiale da 150 anni. In secondo luogo perché anche in campo storico le affermazioni vanno sostenute con prove documentali e fidarsi del solo Léger può essere pericoloso.
L’ultimo motivo sta nel fatto che io ritengo che il tema delle benedizioni delle coppie dello stesso sesso non sia un argomento su cui sta o cade la chiesa, ma un tema di etica. Come tale va affrontato con cautela e dopo approfondita riflessione perché incide nelle vite delle persone (va trattato con scienza e sapienza). Io pongo questo argomento non al livello della confessione di fede, ma al livello della traduzione nella vita quotidiana degli insegnamenti biblici, laddove la vita moderna comporta risposte nuove a domande nuove – esattamente come nel caso della benedizione di nuove nozze dopo un divorzio o nel caso del pastorato femminile (contro cui furono levati argomenti di tipo biblico…) o del trattamento degli embrioni e del “testamento biologico” – e così via.
Tutti questi argomenti avrebbero provocato ulteriori polemiche, che io non volevo alimentare.
Per questo non vi ho scritto prima, anche perché speravo che almeno i toni divenissero più pacati. Ma questo non è avvenuto. Quindi ho votato a favore dell’ordine del giorno, perché il sito ha proseguito nella sua polemica usando sempre toni esasperati (degni di alcuni quotidiani italiani che francamente non apprezzo) ed un linguaggio inappropriato.
Noto inoltre che non mi pare corretto che il sito usi un nome che può confondersi con quello dei siti ufficiali della Chiesa valdese e chiarisco anche che nell’odg si parla di “siti”, al plurale, perché, almeno lo scorso anno (oggi non so) il vostro sito aveva un link col sito personale del fratello Lucio Malan. Non era molto corretto.
Ma permettetemi di terminare con una nota più forte. Io credo che anche il divieto della menzogna abbia attinenza con la Bibbia, la confessione di fede e la storia valdese. Ora, un nostro fratello si accinge a votare in Senato un ordine del giorno in cui, mentendo, si afferma che il Presidente del Consiglio era convinto che una ragazza minorenne nei guai con la giustizia fosse parente di un Capo di Stato straniero. Vinay seppe votare in Senato secondo coscienza, solo contro tutti. Lo esorto questo fratello a seguirne l’esempio.
E rimanga su tutti noi il monito dell’apostolo Paolo: “Chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere”.
Fraternamente,
Paolo Ribet
Ringraziamo il pastore Paolo Ribet per la sua articolata risposta, che è giunta da circa venti giorni, ma non era ancora stata pubblicata, nonostante una sollecitazione, per l’arretrato che abbiamo e di cui ci scusiamo. Per quanto riguarda le posizioni di Lucio Malan, abbiamo girato a lui la lettera perché possa esercitare il diritto di rettifica. Avremmo preferito non pubblicare quella parte, poiché contiene attacchi personali che nulla hanno a che fare con quel che questo sito pubblica, ma siamo talmente contrari alla censura che pubblichiamo integralmente lo scritto del pastore. Teniamo però a dire che questa nostra contrarietà alla censura non intende fornire a nessuno, né a chi ci sostiene né a chi ci avversa, uno strumento per attacchi o rivalse personali. Tanto più se si tratta di attribuire fatti specifici lesivi della reputazione. Ci riserveremo perciò di non pubblicare ciò che potrebbe costituire reato di diffamazione, al quale concorreremmo con la sua pubblicazione. Se ci accadrà di non pubblicare, comunque, lo diremo. Per quanto riguarda il resto del ricco contenuto, abbiamo parecchie cose da dire.
- La polemica. Per decenni nessuno ha fatto polemiche sui continui “balzi in avanti” imposti da una presunta “élite” all’intera chiesa, stravolgendo ciò che essa è stata per secoli e della quale a suo tempo ciascuno di noi ha chiesto di fare parte. Per decenni si è sempre stati sommessi e si è parlato solo nei pochi spazi agibili, lasciando che tutta l’informazione fosse gestita dalla suddetta “élite”. Con quale risultato? Un crescendo di atti che non tenevano alcun conto di coloro che dissentivano e dissentono. Neppure quando, oltre tremila membri di chiesa firmarono un documento che denunciava la linea intrapresa dalla Chiesa.
- Il riconoscimento della buona fede. Proprio perché riconosciamo la buona fede di chi ha voluto certe decisioni ci piacerebbe avere qualche spiegazione. Nessuno ha ancora risposto alle nostre 7 domande + altre 7 (vedi nel settore Attualità Valdese , pubblicate un anno fa, neppure indirettamente. Quanto alle benedizioni delle coppie dello stesso sesso, ad esempio, vi sono spiegazioni contraddittorie, e spesso assurde: per qualcuno omosessuali si nasce e non si può cambiare, per altri lo si può essere a fasi alterne e ne danno l’esempio, per alcuni l’apostolo Paolo non parlava di omosessuali in genere, ma di certi modi di esserlo, per altri l’Apostolo delle genti era vittima dei pregiudizi dell’epoca, per altri ancora Paolo va ascoltato solo quando dà loro ragione, per altri ancora bisogna accogliere gli omosessuali in nome del fatto che Gesù frequentava gli esclusi… Senza il sito che lei ha condannato non si potrebbe far notare queste cosucce, che non sono proprio dettagli. Senza una posizione definita non c’è né buona né cattiva fede, c’è un partito preso e basta. La stessa benedizione liturgica non si capisce cosa sia se non si sa perché e con quali limiti la si pratica
- I pesanti attacchi. È vero, confermiamo di ritenere che certe decisioni abbiano “ritenuto secondaria la Bibbia” e “contraddetto con protervia” la confessione di fede”. Se lei concedesse agli altri la buona fede che esige per sé (il professore Fulvio Ferrario su Riforma ha già avanzato la stessa pregiudiziale rivolgendosi alle altre chiese evangeliche, che – benché ignorate, tranne una, da Riforma – hanno condannato il passo della Chiesa Valdese), comprenderebbe che, almeno ai nostri occhi, qualcuno ha fatto tutto questo a nostro nome nella chiesa alla quale apparteniamo quanto lei. Dovremmo tacere? Ed è innegabile che ciò ha contraddietto secoli di storia in cui mai decisioni del genere avrebbero potuto aver luogo. Lo ammettiamo: ci sembra – quanto meno – più verosimile che sbagliate voi e non quelle decine di generazioni che hanno fatto vivere la chiesa fino a noi. È poi evidente che quando si fa l’opposto di ciò che dice la Bibbia, la si ritiene secondaria rispetto a qualcos’altro. La responsabilità è di chi fa questo, non di chi lo nota, magari polemicamente. Quanto al contraddire la Confessione di fede, è il pastore Aldo Comba ad averlo scritto chiaro su Riforma: i pastori firmano la Confessione ma non aderiscono “ad ogni singola formulazione del documento”. Se lei non è d’accordo con lui, ci aspettiamo che lo dica, non che ci faccia condannare dal Sinodo per averlo riportato.. Ma né lei né altri pastori hanno smentito Comba. Non l’ha fatto perché “non ama le polemiche”? Spiegare che si prende sul serio l’atto più solenne e decisivo della propria vita, la consacrazione pastorale, merita il rischio di apparire polemici, cosa che non risulta peraltro condannare dalla Scrittura. La “protervia” è una nostra valutazione, ma la contraddizione è dichiarata. Infine, noi, a differenza di voi membri del Sinodo, non abbiamo mai negato il diritto ad esprimersi di chi la pensa diversamente. Ecco perché gli attacchi vostri, sono più pesanti dei nostri. Per non parlare delle carinerie pubblicate su Riforma in cui addirittura si attribuiscono ad alcuni di noi atti mai compiuti, inclusa la violazione della legge. Effettivamente queste cose sono ben al di là di “pesanti attacchi”.
- Il piagnisteo della minoranza oppressa. Siamo spiacenti di turbarla con i nostri “piagnistei”. Se avesse messo una buona parola perché non ci censurassero su Riforma e in pubbliche dichiarazioni non negassero l’esistenza delle nostre posizioni, se nel Sinodo 2010 avesse chiesto che il nostro appello non fosse ignorato, avrebbe evitato il fastidio dei nostri “piagnistei” (consistenti nel riportare quanto sopra): è però curioso che sia così ipersensibile un esponente di spicco di quella Chiesa che in ogni occasione lamenta l’emarginazione dai media e simili, con la differenza che le lamentele vostre vanno certamente definite “coraggiose denuncie”, mentre le nostre sono “grondanti piagnistei”. Anche se non mi risulta che la Chiesa Valdese sia stata recentemente oggetto di diniego di pubblicare inserzioni, né di atti solenni in cui si nega il suo diritto ad esistere, né ad attribuzioni di colpe e reati inesistenti. Noi sì.
- La distorsione dei regolamenti. Noi notiamo che l’ordinamento valdese stabilisce che “la Chiesa professa le dottrine contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua Confessione di fede”. Notiamo che in cento occasioni fa tutt’altro e un pastore, non contraddetto da alcuno, afferma che l’adesione dei pastori alla confessione è generica e non impegnativa, un altro afferma esplicitamente di avere posizioni diverse rispetto ad essa. Noi notiamo che i regolamenti sinodali prevedono il diritto ad assistere al Sinodo e che quest’anno è stato possibile solo vederne le riprese televisive, il che è tutt’altra cosa. Comprendiamo che sia fastidioso che qualcuno lo noti. Ma è assai più fastidioso che queste cose vengano fatte. E le distorsioni non finiscono qui.
- I dettagli. È un peccato che non scenda nei dettagli. Le numerose accuse che ci porta sono tutte generiche. Magari fondatissime, per carità. Ma se ci desse degli esempi concreti lo farebbe capire anche a noi, che siamo un po’ lenti di comprendonio.
- Non esclusi. Ci felicitiamo per quanto Sergio Malan ha potuto e saputo esprimere nel Sinodo e accogliamo con piacere la notizia (che non ci pare nessuno abbia pubblicato, di certo, non il sito della Chiesa, né quello di Riforma) che la Chiesa Valdese potrà avvalersi della sue capacità dirigenziali in questo importante, e gravoso, incarico. Il fatto è che non è stato deputato al Sinodo per una graziosa concessione, ma perché votato dalla sua chiesa. E in quanto deputato supponiamo avesse anche il diritto di prendere la parola. Facciamo però notare che il nostro appello dell’anno scorso è stato totalmente ignorato, che molte lettere di dissenso a Riforma e la nostra inserzione sono state censurate, che importanti personalità della Chiesa hanno negato pubblicamente che esistano valdesi che hanno le nostre posizioni e che quest’anno siamo stati “deplorati” dal Sinodo con una modalità di cui non risulta ci siano precedenti. E che – senza questo “deplorato” sito – non avremmo dove esprimere compiutamente le nostre idee.
- La raccolta di firme del 1976 e la candidatura di Tullio Vinay. Siamo particolarmente contenti di avere ricordato quell’episodio della storia della nostra chiesa, visto che lei ne stravolge il contenuto, descrivendola come reazione alla candidatura al Senato del pastore Tullio Vinay. Anche un libro di storia valdese dice la stessa cosa, ma ciò non la rende vera (“Wiederholung macht die Wahrheit” – “la ripetizione determina la verità” non è un principio che condividiamo). Solo grazie a questo sito, che il Sinodo ha deplorato, chiunque può constatare che Tullio Vinay non era menzionato – neppure indirettamente – dalla petizione del 1976 (ecco il testo: “I sottoscritti, Membri della Chiesa Valdese, manifestano al Sinodo profondo dolore perché l’impegno socio-politico di una parte della Chiesa Valdese, della Federazione delle Chiese Evangeliche e dei mezzi informazione, non solo si risolve in propaganda per determinati partiti, ma giunge a modificare il concetto scritturale della Chiesa. CHIEDONO che il Sinodo consideri la reale, anche se non dichiarata, divisione prodottasi nella Chiesa e affermi che la Chiesa è la casa di tutti e che pertanto la sua conduzione, a tutti i livelli, non può essere influenzata da ideologie politiche, ma ispirata esclusivamente dall’Evangelo.”) Questo è ciò che firmarono 3338 membri di chiesa, che hanno tutt’ora il diritto a non vedere stravolto il loro pensiero, espresso così chiaramente. È vero che gli avversari della petizione tentarono sempre di politicizzarla e sminuirla legandola alla candidatura di un pastore sotto il simbolo del Partito Comunista Italiano, mentre il tema era di ben altra portata: infatti il mandato parlamentare di Vinay era comunque un fatto transitorio, mentre la politicizzazione della Chiesa Valdese era di assai maggiore portata, tanto da causare la fuoriuscita, o la cessazione di ogni impegno, da parte di molti membri di chiesa (anche questo si sa solo grazie a noi). Allo stesso modo, grossolanamente mistificatorio, molti esponenti della Chiesa (incluso lei, in questa lettera) tentano oggi di identificarci con le posizioni espresse su altre questioni da uno solo dei nostri sostenitori. Le opinioni su come il pastore Tullio Vinay abbia esercitato il suo mandato parlamentare (prive comunque di valore oggettivo - anche se non fossero scritte dalla figlia - come quelle su qualunque personaggio politico, in quanto eletto da una parte di cittadini contro il parere di altri) non hanno dunque nulla a che fare con il valore della petizione del 1976. In ogni caso, ci turba un po’ che per lei, membro di chiesa, pastore, membro di diritto del Sinodo, il fatto di denunciare la politicizzazione della chiesa costituisca buon motivo per deplorare solennemente la nostra attività. La Chiesa è dunque così politicizzata, e in modo così totalitario, che non è più legittimo dirlo, nonostante proprio quest’anno si sia costituita come parte di un organo di rilevanza istituzionale, entrando in un comitato referendario ?
- Barth. Chi ha introdotto in Italia il pensiero di Karl Barth (la cui autorità riteniamo pur sempre inferiore alla Bibbia, e lui stesso sarebbe d’accordo) è stato il pastore e professore Giovanni Miegge. Se ci segue, nei prossimi giorni parleremo di lui e di come vedeva il rapporto tra Chiesa e Bibbia, già ai suoi tempi, ed è morto 50 anni fa!
- Valdesi prima di Valdo? Ci inquieta che anche divergenti opinioni storiografiche siano ritenute da un pastore meritevoli di deplorazione sinodali per chi le esprime. Il dogmatismo storico è davvero un’innovazione di cui non sentiamo il bisogno. Lei vive in modo del tutto speciale il concetto di pluralismo e apertura alle opinioni altrui. Aggiungiamo che gli articoli di storia valdese che pubblichiamo, esprimono l’opinione del fratello che le scrive e che mai tali posizioni sono state alla base di iniziative particolari. Non solo, in quelle pagine ci pare ci siano riflessioni espresse in modo non definitivo, al contrario di quanto osserviamo nella storiografia ufficiale di oggi, che neppure cita quello che tutti gli storici – anche non valdesi, non certo solo il Leger - sostenevano almeno fino a 150 anni fa. E, se si dovesse accettare dogmaticamente la teoria recentemente introdotta, pena – a quanto pare – la deplorazione sinodale, restiamo in attesa di una spiegazione, anche dogmatica, se non c’è di meglio, di come i seguaci di Valdo avrebbero convertito in pochi anni l’intera popolazione di numerose valli alpine, assai distanti le une dalle altre, di come non sia restata memoria alcuna di tale portentoso evento, neppure a pochi decenni di distanza, e di come – sempre dopo pochi decenni – qualcuno abbia fabbricato la presunta menzogna che parla di origini assai più antiche, in un contesto in cui essere valdese era identificato nel “non maudire, ni jurar, ni mentir”. Se si inventano dogmi bisogna articolarli, se si formulano ipotesi scientifiche, si deve accettare il contraddittorio tentando di spiegarne i punti deboli, senza anatemi e deplorazioni sinodali.
- Le benedizioni. Lei ritiene che le benedizioni delle coppie dello stesso sesso non siano “un argomento su cui sta o cade la chiesa, ma un tema di etica”. Noi ci permettiamo di pensare chebenedire con una speciale liturgia un comportamento che la Scrittura condanna ripetutamente e specificamente sia un fatto tutt’altro che secondario. Da nessuna parte la Confessione di fede parla di omosessualità o di trattamento degli embrioni, ma essa è molto chiara sul ruolo dell’Antico e Nuovo Testamento. Certo, è da molto tempo che si diffondono modi assai innovativi di relazionarsi con le Scritture, ma l’anzianità di una posizione non la rende di per sé accettata. Per esempio, la pretesa del primato del vescovo di Roma è vecchia di almeno 1200 anni, ma non per questo credo abbia ancora convinto né lei né noi.
- Polemiche, toni e linguaggio. Come già detto, ci aiuterebbe una segnalazione specifica: dove sono questi toni ? Quale titolo o affermazione trova inaccettabile al punto da meritare una condanna sinodale ? Poiché anche noi non apprezziamo certi atteggiamenti diffusi nella stampa nazionale, abbiamo ripassato in rassegna tutti i titoli contenuti nella Home page e non ne troviamo nessuno di sguaiato o che non riporti fedelmente il contenuto dell’articolo. E ancora, noi preferiremmo, nei nostri confronti, toni accesi (che comunque ci sono, eccome!), piuttosto che diffamazioni o mistificazioni: ricordiamo che persino il direttore di Riforma ha dovuto ammettere di averci attribuito una colpa inesistente.
- Il nome del sito si confonde con quelli ufficiali? Nel mondo cattolico vi sono migliaia di siti il cui nome potrebbe confondersi con quelli ufficiali, ma non abbiamo mai letto di condanne nei loro confronti. Non avremmo mai pensato che la Chiesa Valdese dovesse un giorno prendere lezioni di pluralismo dalla Chiesa Cattolica Romana. E poi, dov’è la confusione ? Come si fa a confondere chiesavaldese.org con valdesi.eu? L’impostazione grafica è poi totalmente diversa, per non parlare delle idee e degli argomenti.
- I siti e il link “scorretto”. Non capiamo come un eventuale link possa moltiplicare i siti. Un sito con un link è un sito, non due. Quanto al link con quello di Lucio Malan, la ringraziamo per aver esplicitato una voce che – abbiamo scoperto – è diffusissima in certi ambienti. Tutti dicono di non guardare mai o quasi mai il nostro sito, eppure raccontano di aver trovato questo link, come se fosse un fatto durato chissà quanto (lei dice “l’anno scorso”, suggerendone una durata annuale). Si trattava palesemente di un errore, poiché lo si attivava attraverso una fotografia. L’errore è stato rimosso minuti dopo averlo riscontrato, ed è rimasto online non più di 24 ore. Ma questo è per lei meritevole di condanna sinodale. Tra l’altro, non risulta che il sito di Malan abbia contenuti particolarmente sconvenienti. Oppure il problema è che tratti argomenti politici? Per i siti ufficiali della Chiesa Valdese non c’è davvero bisogno di andare a caccia di link nascosti. La politica gronda spontaneamente nei siti stessi. Le facciamo poi notare che dal sito di Riforma (un sito ufficiale della Chiesa) un link, non un errore, porta a Radio Beckwith, che a sua volta si linka allo Hockey Club Valpellice. Tutte meritorie iniziative, intendiamoci. Ma un link non identifica, non confonde, non fa proprio nulla. Figurarsi un errore, durato poche ore. È poi curioso che un gruppo informale di membri di chiesa venga condannato per un semplice rimando dalla Chiesa Evangelica Valdese che figura tuttora fra gli aderenti del Genoa Social Forum , insieme a ogni sorta di gruppi politici più o meno estremisti, oltre a ultras calcistici e propugnatori dell’uso della canapa indiana, non certo per fare vestiti.
- Che centra quel che si vota in Senato ? Non riusciamo a capire il senso del suo accenno al contenuto di un ordine del giorno del Senato, che il fratello Lucio Malan si accingerebbe a votare. Certo capiamo che lei ha una particolare avversione verso di lui, visto che già si è scandalizzato per un link durato poche ore. Se ha qualcosa da dirgli – visto che conosce bene il suo sito – può indirizzarsi a quello. Sulla questione che gli imputa lasciamo la risposta a lui. Se pure fosse vero quanto gli addebita, ce ne rattristeremmo, ma ciò non aggiungerebbe né toglierebbe nulla a questo sito che non si è mai occupato, né a firma di Malan né altrimenti, di minorenni nei guai con la giustizia né del Presidente del consiglio. Ci scusi pastore: chi ha scritto questa parte della sua lettera è la stessa persona che ha scritto di non amare la polemica ? È la stessa persona che non vuole scendere nei dettagli? Ma come: su ciò che scrive questo sito, che lei ha contribuito a condannare solennemente, si limita ad affermazioni generiche senza citare un solo esempio concreto e poi va a caccia di casi personali, che non hanno nulla a che fare con il sito stesso? Aggiungiamo di non escludere che tra coloro che sostengono questo sito ci sia anche qualcun altro che abbia fatto affermazioni imprudenti a proposito di politica, calcio, affari, spettacolo o chissà cos’altro. O forse anche in materia di teologia e vita della chiesa. E allora? Neanche il Papa pretende l’infallibilità assoluta, ma solo in tema di dottrina e quando parla ex cathedra. Dal suo scandalo per un’eventuale peccato, di uno dei nostri sostenitori, deduciamo che lei postula l’infallibilità non solo sua propria, ma di tutti coloro che sostengono le sue stesse opinioni. Un passo davvero ardito! Quanto al suo – condivisibile – orrore per la menzogna, la invitiamo a rileggere quel che ha scritto sull’ordine del giorno del 1976 oltre al numero di siti citati dall’ordine del giorno del 2011 da lei votato e a ricordarle che a suo tempo ha sottoscritto solennemente una Confessione di Fede nella quale è scritto “che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita”. Qui abbiamo veramente un impazzimento della logica. La Chiesa si costituisce in un organo politico ma allo stesso tempo tenta di squalificare posizioni di carattere teologico ed ecclesiologico sulla base di quanto un singolo avrebbe fatto in ambito politico?
In conclusione, grazie ancora per la sua ampia risposta, che permette di chiarire quali sono i ragionamenti che portano a certe decisioni. Vede, pastore Ribet, nonostante noi non li condividiamo, ci paiono idee rispettabili (salvo quando implicano presupposti non corrispondenti al vero, ovviamente) che le danno ogni diritto di avere una cattiva disposizione verso di noi. Ma davvero ci è penoso pensare che la maggioranza del Sinodo, su queste basi, sia stata indotta a votare una solenne condanna. E questa sarebbe la chiesa del dialogo, dell’accettazione del diverso e dell’accoglienza? La realtà è che per troppo tempo, la nomenklatura della Chiesa Valdese si è abituata a parlare solo con chi le dà ragione e ora reagisce in modo scomposto a una voce diversa, dotata di mezzi materiali pari a pochi spiccioli, ma di due strumenti potenti: la verità e la preghiera.
La Redazione
PRECISAZIONE SU L'ESPRESSO:
IL DISSENSO VALDESE SULLE BENEDIZIONI GAY C'È ED È FORTE
Abbiamo già parlato di come il pastore Platone avesse riferito a l'Espresso che sulle benedizioni alle coppie dello stesso sesso ci fosse dissenso "solo fra i pentecostali". Oggi il settimanale, uno dei più diffusi in Italia, pubblica un'utile precisazione.
“UNA CHIESA È VIVA QUANDO LA BIBBIA È TENUTA IN ONORE”
“LA BIBBIA È PAROLA DI DIO, DI GIUDIZIO E CONDANNA, DI SALVEZZA E PERDONO”
Una chiesa è viva e desta quando la Bibbia è tenuta in onore; decade quando la Bibbia è abbandonata; e si ridesta quando ritorna alla Bibbia.
A che punto siamo, a questo riguardo, nella Chiesa Valdese?
La Bibbia, quando la comprendiamo bene, ci parla con una grave insistenza del nostro peccato. La Bibbia è il libro nel quale l’uomo si specchia senza veli, in presenza di Dio, è il libro in cui le esigenze di Dio si rivelano con una tale chiarezza, che siamo costretti a batterci il petto e ad implorare: “O Dio, sii placato verso me peccatore. ”
È non dobbiamo farci illusioni: non ci sarà risveglio nella Chiesa Valdese, se non ci sarà una rinnovata coscienza del peccato. Una chiesa degenera quando la coscienza di peccato si perde; e contro questa degenerazione c’è un solo rimedio: la Parola di Dio!
I nostri padri possedevano una profonda cultura biblica, appunto perché per essi lo studio della Bibbia non era una questione di cultura, ma una questione vitale: si trattava dell’alimento indispensabile delle loro anime.
Quello che ci vuole è restaurare la coscienza della Bibbia come Parola di Dio rivolta oggi, a noi, personalmente, come parola di giudizio e di condanna e come parola di salvezza e di perdono; o sviluppare questa coscienza dove non è perduta!
E.I.
Ringraziamo “E.I” per il suo forte messaggio, anche se contribuirà a farci dare dei “poco fraterni”, degli “astiosi” e, si capisce, dei “fondamentalisti in senso deteriore”, da parte dei molto fraterni nostri censori. D’altra parte, quante volte ci devono dire che la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene (ci piacerebbe sapere che dobbiamo fare del resto!)? Tuttavia, la Confessione di Fede dice esattamente quel che dice E.I. Certo, andrebbe profondamente corretta, per essere al passo con ciò che sentiamo da quasi tutti i pastori. Ad esempio, gli articoli 3 e 4, che parlano di divinità dell’intera scrittura, andrebbero come minimo corredati da un elenco dei passi che – lungi dall’essere divini – sono da disapplicare totalmente. E sembra che l’elenco sarebbe piuttosto lungo…
Certo, E.I. è stato un po’ pesante parlando di “giudizio e condanna”, ma se ne assume lui le responsabilità…
ATTENDIAMO COMMENTI A QUESTO MESSAGGIO“LA CHIESA VALDESE CASA DEI NUOVI RIFORMATI, SE NON LI RIFIUTASSE CON I SUOI ATTI”
Cari fratelli,
scrivo per comunicare la mia adesione al "nuovo appello," spero non sia troppo tardi.....
Non mi sarei mai aspettato, dopo aver sentito le belle parole dell'ufficialità, di trovare tanto pregiudizio in casa valdese: quello che fanno i pastori è sempre giustificabile o per lo meno non può essere condannato, sugli altri no, su loro si può sparare a zero. I pastori vanno capiti, gli altri subiscono processi alle intenzioni.
Volevo precisare anche che, attualmente, non sono membro di nessuna chiesa. "Calvinista senza chiesa" mi sono scherzosamente definito. la mia storia sarebbe lunga da raccontare, ma in due parole può essere così riassunta: nato e cresciuto in una delle più chiuse chiese pentecostali, giunto all'adolescenza ho scoperto le dottrine della Riforma, le dottrine della grazia. Questa scoperta ha segnato per me un nuovo inizio che mi ha portato, successivamente, a chiudere con l'esperienza pentecostale per andare a bussare alla porta di quella che dovrebbe essere la chiesa calvinIsta italiana (la Chiesa Valdese – Nota della Redazione)... se solo non rinnegasse la sua fede e la sua storia.
Tanti altri, come me, hanno iniziato questo percorso e la Chiesa Valdese avrebbe potuto essere la casa per questi nuovi riformati, se solo non li rifiutasse con i suoi atti. Ad una pastora a cui ho fatto presente questa realtà, dicendo che la Chiesa Valdese, invece di corteggiare associazioni di omosessuali e sette della sinistra italiana, dovrebbe guardare verso le chiese evangelicali perché solo da lì possono venire nuove forze e forze di rinnovamento, mi ha risposto con un secco: "non mi interessa!!"
Speriamo che il Signore ci faccia vedere tempi migliori.
Fraternamente,
Francesco.
Caro Francesco,
ovviamente ogni adesione è bene accetta anche ora, anche nelle prossime settimane. Purtroppo siamo noi un po’ indietro con la posta. Ci scusiamo anche con coloro i cui scritti non sono ancora stati pubblicati. Vorremmo raggiungere anche coloro che non usano Internet, che erano in maggioranza tra i firmatari dell’appello e furono raggiunti dall’inserzione su Riforma, dove però ora non possiamo più accedere.
Speriamo davvero nel Signore, caro Francesco. Grazie!
FORMARE UN GRUPPO AUTONOMO CON SPAZIO E RUOLO
I presupposti ci sono proprio tutti per la creazione di un gruppo definito che abbia il proprio spazio e visibilità nella chiesa. Anche i risultati delle visite di questo sito, www.valdesi.eu, più di 67.000 in poco più di un anno, sono la testimonianza che l'opposizione alla linea intrapresa in maniera "forzata" dal Sinodo 2010 (il primo che ho seguito, con tanto di autorizzazione del seggio, poi revocata) è una realtà viva, partecipata e attiva. Anche se sono cattolico ho aderito all'APPELLO in quanto i valori morali nella vita secondo me sono fondamentali e non possono prescindere dai "se" e dai "ma".
Mi sono reso conto immediatamente al Sinodo 2010 che i deputati sono stati messi di fronte a una scelta obbligata e forzata senza possibilità di potere sviluppare un approfondimento serio e concreto.
Tutto ciò per dire che, attenendosi alla Bibbia, delle "risoluzioni approvate dal Sinodo 2010", nemmeno interpretando nella maniera più ardita, vi è possibilità di unire persone del medesimo sesso in matrimonio, seppur sempre rispettando la loro scelta di vita.
Stefano Polastri
VINCENZO RIBET: SOLIDARIETÀ E INVITO AL DIALOGO NESSUNA NORMA IMPEDISCE DI USARE LA PAROLA "VALDESI" IN UN SITO
Spett.le Redazione,
sono rimasto assai stupito per quanto viene affermato nei Vostri confronti, nientemeno che da un OdG sinodale. Ho notato che spesso il linguaggio del Vostro sito è assai franco, ed anche spigoloso alle volte. Tuttavia, da quanto sin qui ho letto, le Vostre affermazioni sono sempre fondate su basi solide, magari opinabili, ma sempre avvalorate da fatti, o da elementi, concreti. Vale a dire che mi è parso che le vostre asserzioni prendano sempre lo spunto da passi biblici, o da precedenti Odg sinodali, o confessioni di fede. Oppure, nel caso vi sia spirito critico verso altri, riportate integralmente le altrui affermazioni.
Ciò posto, non riesco a rilevare quella “denigrazione” (cioè “offuscare il valore di qualcuno, anche con la calunnia”) della quale vi si accusa. Infatti se riportate le affermazioni di chicchessia (non smentite, peraltro) e dite che, secondo voi, chi le ha rilasciate non può ambire a determinate cariche, è certo una valutazione assai dura, ma se essa rimane senza repliche, non può non apparire fondata. In definitiva, invece di quell’ordine del giorno sinodale, a mio avviso sarebbe stato più confacente aprire un dialogo, impostare un discorso, cercare un incontro.
Ritengo, infatti, sia doveroso avere un occhio di riguardo verso chi rispetta con attenzione le propri radici. Del resto se non si conosce la propria storia non si può progettare il proprio futuro.
Quanto all’altro problema sollevato nei confronti nel nome del Vostro sito, e in merito all’uso del termine “Valdesi” ricordo che vi è un provvedimento del Ministero degli interni, a mente del quale una nuova confessione religiosa può costituirsi, purché “non utilizzi denominazioni, simboli o norme particolari che creino confusione con quelli di altre confessioni (compresa quella di appartenenza)”.
Ciò vale a maggior ragione in questo caso, nel quale non c’è alcuna nuova confessione, né nomi che usurpano precedenti confessioni, ed ovviamente manca il termine “Chiesa” ma vi è solo l’aggettivo “Valdesi”: l’idea che rende tale titolo è di chi, accomunato da una fede, dice la liberamente le proprie idee. A titolo personale ovviamente, e senza coinvolgimento alcuno della Chiesa Evangelica Valdese.
Vi do pertanto la mia solidarietà (per quello che essa può valere…) sperando tuttavia che il dialogo rinasca senza preclusioni o anatemi.
Un fraterno saluto
Vincenzo Ribet"
Un forte ringraziamento per la solidarietà (quella di un fratello vale moltissimo!) e per gli argomenti forniti, anche da valente avvocato. E anche per l'invito al dialogo, per il quale dobbiamo sempre essere pronti, anche con chi ci ha insultato.
IL PASTORE MAROTTOLI CI SCRIVE DI NUOVO
e gli diamo la precedenza rispetto ad altri messaggi, perché si tratta di una forma di smentita
Leggo ora la risposta alla mia del 6 settembre.
È il testo di una reazione a caldo, la lettera da me inviata allora, in cui effettivamente non mi sono preoccupato della precisione linguistica, ritenendo che i destinatari fossero attenti allo spirito della missiva, più che alla sua lettera e che valutassero non doversi trattare di uno studio di natura esegetica.
In quella prima lettera, il verbo dia-ballo era posto tra le virgolette, e non a caso. Lì, la replica di Gesù è da me intesa quale replica a un’azione considerata essere come tra virgolette; forse l’ironia dell’operazione poteva essere colta…
Tuttavia, è fuori discussione che dia-ballo è il verbo, e non il sostantivo maschile che compare in Luca 4, 13 e 4,1. D’altra parte è pur vero che nel linguaggio ordinario e a maggior ragione in una comunicazione “al volo” e non tecnica, qual è quella sopra ricordata, gli interlocutori potranno riconoscere come legittimi gli usi di tipo metonimico delle parole, in cui una cosa sta per un’altra, come quando si nomina una cosa o persona, invece che col suo proprio nome, col nome di un’altra cosa o persona che abbia con essa un rapporto di dipendenza; come quando si nomina l’effetto invece della causa (o la causa invece dell’effetto); il simbolo invece della cosa da esso simboleggiata; l’astratto per il concreto, e così di seguito. È chiaro pure che nel personale, “licenzioso” uso di natura metonimica dell’azione, del verbo dia-ballo (al posto del sostantivo) l’intenzione era quella di indicare, senza altre mediazioni di specificazione, da dove derivasse il sostantivo, ricorrente nel testo biblico. Va da sé, inoltre, che il testo biblico citato - come tutte le Scritture sacre - vale per ogni credente, nessuno escluso. Non so se mi spiego!
Il punto (o anche i punti), secondo me rilevante, della questione è: quale credente ha la verità del Cristo? E quale credente rende, a quella verità, coerente testimonianza? E, ancora, cosa sarebbe e dove si ravviserebbe tale coerenza? Il tentativo di rispondere a queste domande apre lo spazio di un dibattito teologicamente serio (e serio per tutti), su alcune delle questioni che ponete, al di là dei rilievi grammaticali che potreste fare a me (con tutte le precisazioni del caso, già fatte), o di stile, che potrei fare a voi, con tutte le distinzioni del caso.
Ciò detto, aggiungo che più utile sarebbe un discorso aperto. Più utile sarebbe che dichiaraste come intendete “governare” la chiesa valdese… A partire da questa dichiarazione sarà possibile vedere cosa fare, come, ad esempio, contare i voti sinodali…
Distinti saluti.
Massimo Marottoli p.v.
Gentile pastore Marottoli, la ringraziamo per questa precisazione, di cui, per la verità, non tutto ci è chiaro. In ogni caso, il vero punto non era certo una questione grammaticale: può succedere di fare uno svarione in italiano, figurarsi in greco antico. Ciò che continua a sorprenderci, tanto più da parte di un pastore, è che in risposta, sia pure a caldo, a una lettera garbata, ci risponda con le parole di Gesù al diavolo.
Apprezziamo invece l'auspicio a un discorso più aperto, che però non capiamo come si concilia con la censura e la condanna sinodale. Quanto a dichiarare come intendiamo governare la Chiesa, ci sembra prematuro: chi la guida (ci riferiamo a tutti coloro che prendono le decisioni e a chi li appoggia, al di là delle singole cariche personali) e la governa, dopo che per un anno ha fatto credere che non esistiamo, è passato all'attacco con tanto di accuse infondate. Ci accontenteremmo di esistere e non essere condannati, mentre chiunque altro dice e fa quel che gli pare e non rende conto a nessuno. Una cosa, però, crediamo sia preciso dovere di chiunque "governi". Applicare l'articolo 2 delle Discipline Valdesi: "La Chiesa professa le dottrine contenute nell'Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua confessione di fede". Chi ritiene di fare altro dovrebbe applicare il versetto da lei citato: "E il diavolo, finita tutta la tentazione, si partì da lui" Luca 4:13.
La Redazione
CONTRO I TENTATIVI DI ALCUNI CIRCOLI ECCLESIALI DI LEGITTIMARE L’OMOSESSUALITÀ
Sulla scia della recente celebrazione fatta a Milano in una chiesa valdese di “amore omosessuale” sono intervenuto in un forum dicendo: “A coloro che appartengono a queste "chiese storiche" e che sono rimasti fedeli all'insegnamento biblico della Riforma, di fronte all'impenitenza e alle deviazioni di gran parte dei loro dirigenti, ed alla compiacenza di altri, non rimane altro che ubbidire all'esortazione biblica che dice: "Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi" (Apocalisse 18:4)” A questo un pastore valdese mi risponde:
“Non credo affatto che un dissenso su un argomento di etica (o, in questo caso, addirittura di mera liturgica) sia sufficiente per determinare uno scisma. Il riconoscimento della chiesa avviene sulla comune dottrina del Vangelo e sulla retta amministrazione dei sacramenti. E questo, secondo la Confessione di Augusta, è quanto basta. Le ammonizioni di Gesù sulla preservazione dell'unità della chiesa (Giovanni 17 e altri passi) sono chiare.”
Non ritengo valide queste argomentazioni, difatti non si tratta di un semplice ed “accettabile” dissenso su un argomento di etica” o addirittura di “mera liturgia”, ma di una questione sostanziale: la legittimazione e “benedizione” dell’omosessualità in quanto tale sotto il mantello di un non meglio qualificato “amore”. E’ una questione per la quale, ne sono persuaso, può essere legittimamente invocato lo “status confessionis”.
Queste idee e prassi, infatti, pregiudicano le dottrine cristiane di base, in questi termini:
1) Mettono in questione l’antropologia cristiana di base (in cui la distinzione fra maschio e femmina è fondamentale).
2) Mettono in questione la concezione biblica dell’involuzione e corruzione morale dell’umanità in seguito alla Caduta (una sessualità disfunzionale è una delle espressioni della Caduta).
3) Mettono in questione il concetto di peccato com’esso è chiaramente definito dalle Sacre Scritture (infrazione ad un’oggettiva legge divina).
4) Mettono in questione (alterandolo) il concetto stesso di grazia di Dio e di redenzione dal peccato (e rientrano nel concetto espresso dalla lettera di Giuda: “Empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio” (v. 4).
5) Mettono in questione la concezione della Bibbia in quanto parola di Dio, la cui autorità è pregiudicata da “letture critiche” che ne stravolgono il senso (è un tipico risultato della relativizzazione della Bibbia).
Su questa base, contesto che “la dottrina del Vangelo”, conformemente alle Sacre Scritture come riflessa dalle Confessioni di fede della Riforma, sia di fatto ancora predicata dalla maggior parte dell’attuale Chiesa valdese e che, di conseguenza, i sacramenti vi siano amministrati correttamente. Per non parlare poi del “grande dimenticato” fra i “segni” che caratterizzano l’autentica chiesa, cioè l’applicazione della disciplina ecclesiastica, oggi praticamente ignorata.
Separarsi dalle aberrazioni contemporanee di questa e altre chiese simili è quindi dovere per ogni figliolo di Dio. Il discorso se sia o non sia “conveniente” farlo lo ritengo molto discutibile.
L’attuale Chiesa valdese (salvo eccezioni locali) manifesta un’ingannevole apparenza di pietà per cui il separarsene non intacca l’unità della chiesa, anzi, la promuove, perché di fatto evidenzia falsità che disonorano Dio e alterano l’Evangelo stesso. Che sia possibile contestare e sconfiggere queste tesi all’interno delle loro strutture sarebbe auspicabile, ma mi sembra che la situazione sia così compromessa da renderlo poco verosimile.
Mi rendo conto che queste argomentazioni saranno sicuramente contestate dalla retorica dei paladini dell’omosessualità e del compromesso, abili a giustificare ogni allontanamento dall’ortodossia biblica, tanto da rendere inutile ogni tentativo di ragionare che sia contrario alle loro tesi, ma ho la certezza che saranno comprese dagli altri perché fondati su ben altri presupposti.
Paolo Castellina
“PERCHÉ QUESTO SPIRITO POLEMICO ?”
Mi sono sforzato di leggere le vostre motivazioni e non solo non mi hanno convinto ma vi ho colto uno spirito polemico, un’acrimonia, una specie di rancore mal celato, quasi che vi voleste vendicare di un torto subito da decenni.
Capisco che il sentirsi minoranza di una minoranza può mettere a disagio, tuttavia vorrei segnalarvi un errore, piuttosto comune, che credo voi commettiate e che commettono, purtroppo in tanti, soprattutto cattolici.
Voi dite che se si benedicono le coppie omosessuali, come si potrà, poi, negare la benedizione alle coppie di fatto, alle coppie adultere e via di seguito.
La Chiesa Cattolica dice che se si permette che la volontà della persona sia rispettata anche rifiutando alimentazione e idratazione come avviene in tantissime parti del mondo questo darà via libera all'eutanasia, all'eugenetica e chissà quale altra pratica.
Questo tipo di sillogismo ha conseguenze vagamente comiche, ad esempio in alcuni ambienti cattolici integralisti è forte la posizione negazionista rispetto ai cambiamenti climatici perché si pensa, a torto, che la necessità di ridurre i consumi di combustibili fossili comporti un problema di mancata produzione agricola e quindi il progredire di posizioni favorevoli al contenimento delle nascite, cioè contraccezione e aborto.
Anche il senatore Malan è su posizioni scettiche riguardo alla teoria dei cambiamenti climatici e rimprovera alla Chiesa Valdese di essere, al contrario, attiva da questo punto di vista ma, mi pare, anche non essendo uno scienziato, che proporre stili di vita più sobri, attenti all'uso delle risorse, rispettosi dell'ambiente, sia sotto tutti i punti di vista auspicabile.
L'errore, in pratica consiste nell'utilizzo del seguente artifizio retorico:
Se si decide A poi si finisce per fare B e C ma siccome B e soprattutto C sono cose deprecabili A è deprecabile.
Fermatevi ad A e tutto sarà più semplice e comprensibile, se poi qualcuno proporrà di benedire "una relazione adulterina o incestuosa" (citazione da un vostro articolo) avrete e avrò anche io, modo di oppormi a tale scellerata decisione.
Vi auguro di sentire anche voi, come me, nella Chiesa Valdese la propria casa.
Savino Curci - Milano
POLEMICA Sì, CENSURA NO
Gentile fratello Curci,
lo spirito polemico nei confronti di ciò che contraddice i fondamenti della Chiesa non ci pare fuori luogo. Dall’acrimonia e dal rancore cerchiamo di tenerci lontani. Può darsi che non sempre ci riusciamo, ma – a differenza di coloro nei quali, immaginiamo, non riscontra né acrimonia né rancore – noi non censuriamo nessuno, noi rispondiamo a tutti, anche a chi ci insulta, noi non lanciamo accuse false, né attacchi personali. Se dall’altra parte trovassimo altrettanta “acrimonia” e “rancore”, ma non fossimo censurati, diffamati, insultati saremmo più contenti.
Noi valdesi dovremmo essere abituati ad essere minoranza. Per quello ci stupisce l’intolleranza da parte di coloro ce ci trattano da nemici.
E veniamo all’ errore logico che ci imputa. I due ragionamenti che lei accosta sono ben diversi. Sulla connessione tra il rifiuto dell’idratazione in determinati casi estremi e l’eutanasia è come dice lei: si tratta di dire no a A, per paura che poi si passi a B e C (anche se ufficialmente la Chiesa Cattolica oggi sostiene che persino il rifiuto dell’idratazione in sé è male). Nel caso invece di coppie omosessuali e coppie adulterine o incestuose, invece, c’è assoluta identità. Infatti, il Documento sull'omosessualità della IV sessione congiunta dell'Assemblea generale dell'UCEBI e del Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste (3 – 4 novembre 2007), cui vediamo si dà molta più autorità che alle Scritture (che invece vanno “interpretate”, “liberate dalle incrostazioni” ecc.), tanto da essere la base della decisione del Sinodo 2010 sulle benedizioni, sostiene “che la relazione umana d'amore, vissuta in piena reciprocità e libertà, sia sostenuta dalla promessa di Dio”. Allora, se c’è un padre di famiglia che ha una “relazione umana d'amore, vissuta in piena reciprocità e libertà” con una persona che non è sua moglie, e magari è sposata anch’essa, o la “relazione umana d’amore ecc.” si è stabilita fratello e sorella, tra padre e figlia, tra madre e figlio, o – perché no ? – tra padre e figlio, o fra tre o più persone, non c’è motivo alcuno per negare loro una benedizione con abiti bianchi, decine di fotografi, telecamere, violini, addobbi floreali ecc. come già si è fatto nei nostri templi. Se si dice di no, si compie una discriminazione. Vorremmo forse negarglielo sulla base delle norme del Levitico, che però vietano l’omosessualità ? Da chi prende le decisioni a nome della “chiesa del dialogo” aspettiamo da 13 mesi una risposta, e abbiamo solo ricevuto una “scomunica”.
L’unica ragione per cui non si benedicono le unioni adulterine, incestuose o poligamiche è che oggi, secondo i mutevoli dogmi del politicamente corretto, adulterio e incesto non sono sufficientemente alla moda. Quanto alla poligamia qualche spiraglio c’è in quanto diffuso in altre culture, verso le quali “l’accoglienza” – a differenza di quella verso i fratelli in fede che la pensano in modo diverso – è d’obbligo.
Quanto al riscaldamento globale, indipendentemente da quanto pensa il fratello Lucio Malan, è chiaro che stili di vita più sobri e rispetto dell’ambiente possono trovare l’accordo di tutti. Ma chi ha scritto l’ordine del giorno approvato dal Sinodo è stato ben attento a non avere questo approccio, che avrebbe potuto trovare tutti concordi, ma ha precisato che i cambiamenti climatici sono “causati dallo sviluppo industriale umano” e che l’obiettivo non è la sobrietà ecc. ma “la riduzione delle emissioni di CO2”. Il Sinodo si è così espresso su basi ideologiche di parte, abbracciando una tesi scientifica dalla quale dissentono oltre mille scienziati di livello internazionale . Qual è la differenza con coloro che costrinsero Galileo a rinnegare le proprie convinzioni scientifiche ? Dal punto di vista pratico, gli apprendisti scienziati sinodali non hanno il potere degli scienziati papali del Seicento e non possono costringere a nulla (grazie al Cielo!). Dal punto di vista ecclesiastico, si può invece che:
- in entrambi i casi una chiesa ha preso una posizione su un punto scientificamente dibattuto, facendo proprie le posizioni più conformiste (che nondimeno potrebbero rivelarsi corrette un giorno);
- all’epoca di Galileo, l’opposizione alle teorie astronomiche “ortodosse” era assai inferiore a quello che c’è oggi nei confronti del dogma del “riscaldamento globale causato dall’uomo”;
- a posizione della Chiesa Cattolica del ‘600 era basata sulla Bibbia, se pure malissimo interpretata; infatti, mai le Scritture dicono che il Sole ruota intorno alla Terra e le famose parole “il sole si fermò e la luna si arrestò” di Giosué 10:13, sono chiaramente una descrizione di carattere relativo (ancora oggi diciamo “il Sole tramonta” e non “la Terra ruota in modo tale che i monti a occidente coprono il Sole”), in cui verosimilmente si descrive l’impressione che il giorno durasse più del normale; semmai, dalle parole di Giosué si capisce proprio che ordinariamente è la Terra a muoversi, non il Sole, altrimenti non si vede che bisogno c’era di fermare anche la Luna dato che il punto era prolungare la luce del giorno;
- la posizione fatta propria dalla Chiesa Valdese di oggi è invece basata sul conformismo ai dogmi del politicamente corretto;
- la Chiesa Cattolica ha rivisto il processo e riabilitato Galileo.
Ringraziamo molto per l’augurio di sentire la Chiesa Valdese come propria casa, che sentiamo sincero e fraterno. Per questo preghiamo in tanti.
COSA VUOL DIRE ESSERE VALDESI
Giungono altre risposte

Tentare di essere fedeli alla Parola di Dio; avere una reale disponibilità e una accoglienza per ognicreatura umana. Lavorare con gioia in ogni attività, sapendo che non le nostre attività ci salvano, perché già siamo salvati per grazia, cioè gratuitamente, ma a prezzo del sangue del Cristo, mediante la fede che vogliamo coltivare e far crescere.
ACR
Credere che Gesú Cristo é il nostro unico Signore e Salvatore e riconoscerLo come tale. SeguirLo, attenendoci alla Bibbia e non alle tradizioni degli uomini. Credere alla salvezza per grazia e non per le opere, che comunque seguiranno il vero convertito. tornare al cristianesimo delle origini. metto 2 copincolla per non appesantire la mail:
http://www.laportaaperta.org/chiesa_cosa-crediamo.php
http://www.alleanzaevangelica.org/informazioni/aei-dich.html
Lanababy
Se mi attengo alla storia del Valdismo, secondo me, l'essere Valdese significa essere un Cristiano nato di nuovo nella cui vita regna Cristo e la cui fede riposa sull'autorevolezza della Sacra Scrittura, e nient'altro che la Scrittura. Per cui, Valdese non si nasce, ma si diventa.
Calangel
Per ridere
SULLA LETTERA DEL PASTORE MAROTTOLI
Ho letto con sincero interesse la risposta del pastore Marottoli: pur nella sua pregevole brevità, la trovo straordinariamente paradigmatica sia nello spirito che nel contenuto che nella forma e pertanto ci permette di fare una diagnosi di assoluta certezza.
Sulla base dei sintomi che emergono con tanta chiarezza direi che non ci sono dubbi: il pastore Marottoli è un caso inequivocabile di “pastore valdese del ventunesimo secolo”.
I caratteri più evidenti della sindrome (insieme di sintomi – lo dico per chi, come lui, dimostra poca dimestichezza con gli studi umanistici) sono:
- Ossessione per il genere: la stucchevole e pedante ricerca del maschile e del femminile di ogni sostantivo “cari e – immagino si possa dire - care”. Basta avere il coraggio di leggere Riforma o di ascoltare qualche discorso di questi teologi dell’accoglienza per sentire fiumi di “tutti e tutte” di “cittadini e cittadine” di “lavoratori e lavoratrici” e via di questo passo, in attesa di arrivare a constatare che al culto c’erano quattro “gatti e gatte”. Ci avete fatto caso? Tanta ossessione per citare sempre i due generi di ogni sostantivo sfocia poi nella loro commistione randomizzata quando si tratta metterli insieme: originale, non c’è che dire.
- Uso unilaterale e disinvolto della Scrittura: a parte la banalità del “sono tante le parole della Scrittura sacra che potrebbero essere menzionate”( tutte le parole delle Sacre Scritture possono essere menzionate), l’uso di versetti in contesti assolutamente diversi è degno dei più abborracciati testimoni di Geova.
- Concetto delirante del sé: “non tentare il Signore Dio tuo” che (cerchiamo di dirglielo con tatto) non è il pastore Marottoli ma un certo Gesù di Nazareth.
- Preparazione approssimativa: come già detto dalla Redazione (perché non Redaziono?) διαβάλλω è un verbo e non ci si rivolge ad un verbo di solito ma, probabilmente, anche la grammatica greca va interpretata.
- Disprezzo del diverso: proprio così, vi chiamo cari (e care, ovviamente) ma vi mando al diavolo perché non siete come me e dite cose che non mi fanno comodo.
- Altero, atteggiamento nei confronti degli interlocutori (e interlocutrici): quel “distinti saluti” mi piace da matti; cosa esprime? La distinzione di chi? Forse vuole marcare (fraternamente) il suo distacco, la sua distanza, da noi “cattivi” o è lui che vuole distinguersi? Purtroppo non si distingue affatto: quelli come lui sono moltissimi, avrebbe dovuto dire “omologati saluti”.
Questo per sorridere un po’ dal momento che non è davvero possibile prendere sul serio tutte queste facezie.
Fabrizio Malan
Torino
NON RINUNCIARE AL NOME "VALDESE"
Sfortunatamente assistiamo al fenomeno delle chiese che si secolarizzano. E a questo punto perfino il termine chiesa comincia a divenire improprio. Una volta che si benedicono unioni gay, convivenze e stili di vita praticamente mondani quali (a titolo esemplificativo) il fumo, ci possono essere solo 2 strade: o tornare al primitivo amore (come viene indicato da Apocalisse alla chiesa di Laodicea) o aspettarsi il rigetto da parte di Dio. Ci si puó chiamare con qualsiasi denominazione religiosa, ma poi se non si fa la volontá di Dio si ha il nome di vivere eppure si è morti. Dunque trovo che il lavoro che voi fate per tornare alle origini sia un ottimo punto di partenza, non accettando di seguire coloro che camminano disordinatamente. Purtroppo le chiese che si sono secolarizzate (ovunque, specie nei paesi anglosassoni, dove questi fenomeni si sono verificati molto prima che al Sinodo) sembra che abbiano iniziato ignorando le piccole cose (che alla fin fine non sono poi tanto piccole). Ma si sa che un peccato ignorato tira l´altro. Una sigaretta oggi Aggiungi un appuntamento per oggi, una nottata in discoteca domani Aggiungi un nuovo appuntamento per domani, un tatuaggio con la scusa di essere di vedute più larghe, una convivenza prematrimoniale....e si finisce con il benedire le unioni gay e dichiarare che il cristianesimo può diventare un ostacolo alla libera espressione del proprio orientamento. Invece di servire Dio si é scelto di servire le proprie emozioni (per la maggior parte fallibili poiché indotte dalla fallibile natura umana). Tenere questi comportamenti in nome della modernizzazione (ma Dio non cambia, era, è e sarà lo stesso in eterno, non è Dio che si deve adeguare agli uomini, altrimenti è come dire che le leggi si devono adeguare al comportamento delinquenziale - e che male c´è, si direbbe allora, tanto si delinque in numerosi, tanto vale legalizzare le condotte socialmente pericolose!- Leggendo i vostri articoli trovo giusto che non vogliate rinunciare al nome valdese, vi appoggio in questa decisione. Non siete certo voi che dovete rinunciarvi, non siete voi ad avere abbandonato i principi della confessione di fede. Valdese non dovrebbe significare etichetta di una chiesa secolarizzata. Quella che frequentavo quando vivevo in Italia non era arrivata a tanto e spero che non l´abbia fatto neppure ora. Tra l´altro si trattava di una chiesa che accoglieva pacificamente, anche in pianta stabile, persone seguaci di interpretazioni bibliche diverse una dall´altra, entravano calvinisti, arminiani (come me), a volte perfino qualche cattolico, cristiani senza denominazione, qualche carismatico, ecc. Entravano (e spesso restavano) tanti di tutti, accomunati infine sotto la denominazione valdese-metodista senza mai rinunciare al proprio back-ground. Quando dico a qualcuno di essere valdese (con il mio, di back ground, che in questo momento non posso spiegare per non far diventare questa mail lunga il triplo, che già mi sto rendendo conto che sto scrivendo parecchio) e gli spiego l´attinenza del mio credo con la Bibbia non voglio certo che la persona con cui sto parlando pensi che sono a favore del libertinaggio, men che meno che la vera Bibbia lo sia. L´allontanamento dalla verità biblica fa nascere divisioni nelle chiese (e giustamente non si può camminare con chi si secolarizza, a meno che non torni sui suoi passi) a detrimento di un comune cristianesimo, a detrimento dell´unità e del mutuo aiuto tra cristiani. E si sa che cosa succede con il tempo: gli anticristi della storia ne approfittano per creare ancora più scompiglio. Divide et impera, si dice. Nascono nuovi nomi che sembrano (ma è solo apparenza) creare nuove religioni spuntate dal nulla e chi ha sempre vissuto lontano dal cristianesimo non ci capisce più nulla. Per non parlare poi della diffidenza tra denominazioni varie, che almeno in Italia qualche danno ha già fatto(almeno in base alla mia esperienza, per altri magari non è stato così, ma non ho molta conoscenza sull´altrui esperienza per pronunciarmi oltre). Per cui trovo giusto il mantenimento del nome valdese in aggiunta ad un altra qualifica che troverete adeguata. Che il Signore vi benedica
SamuelaSOLIDARIETÀ
Rimango sconcertato dalle risposte-veleno, assolutamente prive di rispetto, anticristiane e boriose degli ultimi pastori (che sono prototipi della classe "sacerdotale" attualmente in carica nelle chiese valdesi), che hanno risposto all'invito di valdesi.eu. Questa gente si riempie la bocca di parole ed espressioni di grande intensità spirituale e umana come accoglienza, fraternità, dialogo, difesa dei diritti dei più deboli, libertà di pensiero, rispetto della dignità umana, pronunciate in pubblico e poi dietro le quinte tirano fuori tutta la loro feroce ostilità contro chi li ostacola nella loro ipocrita e malevola azione religiosa verniciata di Cristianesimo, cercando di reprimere l'azione legittima di chi dissente da loro. E ciò con una campagna denigratrice e con l'abuso dei loro poteri, violando persino le loro regole giuridiche che disciplinano il retto funzionamento amministrativo delle chiese valdesi (vedasi ad esempio gli avvenimenti tristissimi dell'ultimo Sinodo). Voglio ancora una volta esprimere la mia solidarietà nella vostra coraggiosa lotta contro i "professionisti della fede", che beffeggiano il Signore con gli sberleffi della loro dottrina umanistica atea considerata come dottrina del Signore (la Bonafede ha affermato che la benedizione delle coppie gay è biblica al cento per cento). La dottrina filosofico-religiosa dell'attuale leadershio è un altro Vangelo contro il quale Paolo scaglia il suo anatema(cfr.Gal.1:6-9).
Fraternamente
Paolo Brancè
Grazie, caro fratello,
per la verità noi siamo anche più sconcertati dalla mancanza di risposte dall'ottantina di altri pastori contattati. Ma diamo loro tempo. Ci va benissimo essere considerati dopo le altre incombenze che hanno. È giusto così. Ma, speriamo di essere considerati in qualche modo visto che molti di loro ci vogliono dare lezioni di fraternità! Sempre benvenute, ma l'esempio è più importante delle parole.
CI RISPONDE IL PASTORE MAROTTOLI,
CON LE PAROLE DI GESÙ AL DIAVOLO
Cari e - immagino si possa dire anche - care della redazione,
sono tante le parole della Scrittura sacra che potrebbero essere menzionate. Ne ricorderò solo alcune, che ritengo siano adeguate al quadro che mi si presenta con la vostra, e rispondenti alla lettera e allo spirito dell' iniziativa da voi assunta.
La replica di Gesù al "dia-ballo" in Luca 4, 12: Gesù gli rispose... "è stato detto: Non tentare il Signore Dio tuo". Interessante per me e per tutti è leggere ancora, nell'ordine, il versetto successivo a quello citato...e l'insegnamento di Matteo 10,16.
Distinti saluti.
Massimo Marottoli p.v.
Ecco cosa alcuni intendono per “dialogo e accoglienza”.
Ringraziamo anche Massimo Marottoli, pastore della Chiese di Genova Sampierdarena e Genova Sestri, per la sua risposta, che dà una idea di come alcuni interpretano quell’apertura, quel dialogo, quell’accettazione del diverso, di cui si fa un gran parlare
Si noti la premessa secondo la quale quanto sta per dire risponde ”alla lettera e allo spirito dell’iniziativa da voi assunta”. Non sono dunque parole dette per scherzo o comunque alla leggera.
La nostra limitata cultura ci impedisce di capire perché quel che la versione Riveduta (che lui usa nella citazione) definisce “il diavolo”, lui lo cita come “dia-ballo”, che non è il sostantivo ma il verbo da cui il sostantivo διάβολος deriva: διαβάλλω (diaballo), che vuol dire “dividere”, o più letteralmente “gettare di qua e di là”. Ma riusciamo a capire che il fraterno pastore Marottoli ci paragona al diavolo che lo tenta. Con modestia, poi, si paragona a Cristo e ci liquida con: “Non tentare il Signore Dio tuo”.
Val la pena riportare anche gli altri versetti che il pastore ritiene rispondano ”alla lettera e allo spirito dell’iniziativa da voi assunta” :
Luca 4:13 (“il versetto successivo”): “Allora il diavolo, finita che ebbe ogni sorta di tentazione, si partì da lui”…
Matteo 10:16: “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.”
Abbiamo il sospetto che Luca 4:13 costituisca un invito ad “andarcene al diavolo”, o quanto meno “come il diavolo”. E che con il versetto di Luca ci paragoni ai lupi che minacciano le pecore mandate da Gesù.
La Moderatora, in conferenza stampa ci ha incolpato di essere “molto poco fraterni” e per questo ritiene giusta la censura da parte di Riforma. Ci piacerebbe conoscere come il “capo del governo” della Chiesa (come l’ha definita il pastore Ciaccio) valuti la fraternità del pastore Marottoli. Abbiamo il sospetto che il grado di fraternità dipenda da quanto si è allineati alla linea dei vertici. A meno che sia più “fraterno” mandare al diavolo membri di chiesa anziché discuterne le idee.
Chiudiamo con due passi del Vangelo, crediamo molto appropriati: "Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio" (Giovanni 8:47). "Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ma ora non hanno scusa per il loro peccato" (Giovanni 15:22).
ALTRI PASTORI RISPONDONO
CIACCIO: “NON C’ERO MA NON CONCORDO CON VOI”
SECONDO IL PASTORE NON DOVEVAMO FARE UN SITO, NÉ ACCETTARE NON
VALDESI, MA DOVEVAMO ATTACCARE PAOLO RICCA
Gentile redazione di valdesi.eu,
a me piace giocare a carte scoperte. Non ho partecipato a quel voto. Non ero in aula per motivi che per ora non mi sento di diffondere, ma che non esiterei a rivelare su richiesta esplicita della Tavola, responsabile del mio comportamento come pastore.
Non commento l'atto sinodale che, pur non avendo votato, faccio mio, perché questa è la democrazia. Non importa chi o cosa voti: se partecipi ad un sistema devi accettarne l'esito (eccetto gravi motivi di coscienza che, da quanto mi dite però, qui non ravvedo).
Per vostra informazione non ho condiviso la vostra campagna. Non condivido il vostro stile. Non concordo con la vostra analisi, con i vostri presupposti e il tutto va ad inficiare le vostre conclusioni. La mia personale scelta è di però di non reagire. Esattamente come se un mio vicino di casa dicesse cose che ritenessi non vere sulla mia casa e sulla mia famiglia, potrei decidere di rispondere o di ignorarlo. Oggi vi scrivo perché mi avete scritto e ad una lettera rivolta direttamente (anche se con il meccanismo della mailing list, per cui non proprio direttamente) si risponde. Ritengo che, anche se alcune questioni che ponete possano o debbano essere dibattute di più o in maniera diversa da quanto già non si faccia, il vostro modo di porle tende a radicalizzare le posizioni e ad annullare ogni sfumatura. E questo non fa sicuramente il gioco di chi vorrebbe esprimere un dissenso o costruire un'alternativa all'attuale modo di condurre l'Unione delle chiese valdesi e metodiste. Mutatis mutandis, è la stessa cosa che succede in Parlamento, dove la radicalizzazione delle posizioni, favorisce nei fatti il potere, sia quello del governo sia quello dell'opposizione rappresentata.
Innanzitutto ringraziamo molto Peter Ciaccio, pastore delle Chiese metodista e valdese di Palermo/Noce, che è stato il primo a rispondere, poche ore dopo l’invio del nostro messaggio. Per quanto ci muova una lunga serie di critiche, ci risponde. Sommessamente, pensiamo che questo - a differenza di altri - sia un atteggiamento franco e fraterno. Ignorare dei fratelli e delle sorelle, invece, non ci pare esserlo molto, specie quando all’indifferenza segue l’attacco. Perciò apprezziamo le divergenze e la pazienza avuta nel manifestarle.
Qualche puntualizzazione.
Il suo atteggiamento nei confronti dei “vicini di casa” e anche verso di noi è comprensibile. Ciò che ci ha sconcertato è quello di chi prima non risponde e poi condanna. Mantenere l’unione nella Chiesa è responsabilità di tutti. Ma più alti sono i ruoli più alta è la responsabilità. Non rispondere alle domande di membri di chiesa, in primis all’Appello del 2010, ci sembra equivalga a considerarci estranei, esterni, in altre parole non “il tuo prossimo”. Il che ci pare l’opposto del compito di chi guida il gregge.
Lei ritiene che il nostro modo di porre le questioni tende a “radicalizzare le posizioni”. Ma chi radicalizza? Volere a tutti costi una decisione sulle benedizioni gay, pur sapendo che avrebbe creato spaccature (il pastore Esposito lo disse chiaro) è stata la vera radicalizzazione. Se degli operai manifestano contro un improvviso cambiamento nel contratto di lavoro o una serie di licenziamenti, li si può accusare di altro, non certo di aver radicalizzato il confronto. Il fatto è che senza di noi, senza il nostro appello e questo sito, sarebbe passato incontrastato il messaggio che ancora pochi giorni fa il pastore Giuseppe Platone, Presidente del Sinodo 2011, ha comunicato a L’Espresso: non c’è dissenso tra i Valdesi sulle benedizioni, tutt’al più “qualche problema tra i Pentecostali”. Chi non frequenta il nostro sito ma legge solo Riforma, non sa che le maggiori organizzazioni evangeliche in Italia hanno espresso una fortissima contrarietà, non sa che il pastore Domenico Maselli, già presidente della Fcei, dissente sul tema, non sa che una professora di teologia afferma che relazioni con entrambi i sessi sono un dono di Dio. Senza di noi si sarebbe dimenticato che più del 40% dei membri con diritto di voto del Sinodo 2010 non ha votato il famoso odg, che ancora viene raccontato come “approvato a larga maggioranza”.
PRIME RISPOSTE DAI PASTORI
Come i lettori sanno, alcuni giorni fa abbiamo inviato una lettera a tutti i pastori chiedendo di dirci, nel caso avessero votato l’ordine del giorno che ci condanna, che cosa ci rimproverassero e perché non ci avessero mai inviato una rettifica o una smentita. Ringraziamo molto i fratelli Antonio Adamo, pastore della Chiesa di Roma, piazza Cavour e Donato Mazzarella, pastore delle Chiese di Sanremo e Bordighera, innanzitutto per avere avuto la cortesia di risponderci e ancor più per non aver votato contro di noi e per le loro parole fraterne.
ADAMO: HO VOTATO CONTRO ODG, DESIDERO LA RICONCILIAZIONE
Care sorelle e cari fratelli,ho sempre avuto la convinzione che il dissenso sia nella Chiesa sia fuori debba essere affrontato nel rispetto delle persone. Sono convinto che la nostra missione sia l'annuncio gioioso della salvezza per Grazia Dio mediante l'opera del Signore Gesù Cristo. Ogni nostro intervento deve essere il risultato di una approfondita riflessione, sempre alla luce dell'Agape di Dio. Non ho alcuna difficoltà a dichiarare che non ho votato l'ordine del giorno cui fate riferimento. Personalmente, ho sempre agito secondo coscienza; desidero che la via della riconciliazione sia, almeno nella Chiesa, la via maestra che l'Evangelo ci addita. L'ordine del giorno in merito, non mi ha convinto e quindi ho votato no.
Fraterni saluti
Antonio Adamo
Grazie! Anche se è difficile, anche noi dobbiamo sempre ricordare che la riconciliazione è la via preferibile. Preghiamo il Signore Gesù Cristo, “l’unico capo del suo corpo che è la Chiesa” (articolo 12 della Confessione di Fede), perché sia anche una via percorribile.
MAZZARELLA: AVREI VOTATO CONTRO ODG, NON E’ GIUSTO SOPPRIMERE DISSENSO. NOSTALGIA PER LA FEDE DEI PADRI
Cari fratelli, vi comunico che io non ero tra i 109 che hanno votato l'ordine del giorno in oggetto: ero uscito un momento fuori dell'aula sinodale e quindi non ho partecipato alla votazione né conosco nello specifico il testo dell'odg. Ci tengo però a dirvi che se fossi stato presente avrei votato contro perché ritengo che non sia giusto sopprimere una voce dissidente come la vostra. Si può essere o meno d’accordo su quello che dite, ma ritengo che nella nostra Chiesa tutti (e quindi anche voi) debbano avere la possibilità df esprimere la propria opinione. Gli attacchi non servono a nessuno, mentre il dialogo è sempre una cosa buona. In quanto all'argomento della benedizione delle coppie omosessuali, il mio pensiero l'ho espresso in una brevissima lettera pubblicata sull'ultimo numero di Riforma, e sostanzialmente corrisponde in toto col pensiero del past. Paolo Ricca.Non vi nascondo che anch'io spesso sento una certa nostalgia per la fede e l'impegno dei nostri padri che hanno speso la vita per la causa dell'evangelo. Il Signore ci benedica tutti e tenga la sua mano sulla nostra Chiesa, poichè senza di Lui non possiamo fare nulla.
Fraternamente
Past. Donato Mazzarella
Grazie! Anche perché, non avendo votato, non glielo faceva fare nessuno di dirci come si sarebbe comportato se non fosse stato momentaneamente assente (questo ci dice anche qualcosa sul modo in cui il Sinodo ha affrontato la votazione: in molti - ben 53 membri con diritto di voto - erano usciti un momento perché ormai si era alla fase ringraziamenti e si stava per affrontare la maratone delle elezioni). Apprendiamo che anche il pastore Mazzarella condivide la posizione del teologo Paolo Ricca sulle benedizioni alle copie gay (“una decisione sbagliata”, ha scritto Ricca su Riforma). Chi afferma che il dissenso è “solo fra i pentecostali” riceve un’ulteriore smentita. Sulla frase finale, una sola parola: Amen!
LA MODERATORA NELLA CONFERENZA STAMPA DI FINE SINODO:
"RIFORMA HA FATTO BENE A NON PUBBLICARE L'INSERZIONE DI VALDESI.EU: È MOLTO POCO FRATERNO E MOLTO POCO FRANCO"
Ecco le parole della pastora Maria Bonafede, Moderatora della Tavola Valdese, nella conferenza stampa di venerdì 26 agosto, alla fine del Sinodo, in risposta al giornalista Armando dell'Eco del Chisone, che le chiedeva ragione della censura a danno di valdesi.eu:
"Naturalmente Riforma non è la chiesa, ma è una rivista con un direttore e una redazione che prendono le loro decisioni. Però credo che abbiano preso una decisione anche giusta nel senso che questo sito non fa che denigrare la Chiesa Valdese in modo anche molto poco fraterno, molto poco franco. Si dà a vedere come se ci fosse chissà quale movimento mentre si tratta di poche persone, naturalmente anche dotate di molti mezzi perché può fare pubblicità sulla stampa senza preoccuparsi dei costi che ha pubblicare una pubblicità del genere: io trovo che la critica ha un ampio spazio nella Chiesa Valdese, si può benissimo criticare, scrivere, pensare... però quello che cerchiamo è che sia fatta con criteri di rispetto e fraternità che non mi sembra di cogliere nel sito valdesi.eu, che tra l'altro mi sembra non dovrebbe utilizzare il nome valdesi perchè non ha nessun mandato sinodale per farlo."
GUARDA: La domanda è dal settimo minuto del primo video , la risposta all'inizio del secondo video .
Pensavamo che il peggio fosse l'ordine del giorno contro di noi approvato poche ore prima. Non lo era. Per la fraterna pastora, chiedere il rispetto della Confessione di Fede è "denigrare", anzi "non far altro che denigrare". Passi per il "poco fraterno": ormai ci siamo abituati. Loro prendono decisioni a tuo nome, infangano la tua chiesa, violano l'ordinamento, ti censurano, ti dileggiano, pubblicano accuse false; se tu fai finta di niente, continuano, se protesti "sei poco fraterno", anzi, "molto poco fraterno". Ma il "molto poco franco" è un'accusa decisamente vile (e peraltro "molto poco fraterna") che non possiamo fare a meno di rifiutare con forza. Ci dica in che cosa non siamo franchi. Quanto alle "poche persone", siamo di una trasparenza totale. A differenza dei siti "autorizzati dal Sinodo" (che sono "fraterni" e "franchi", immaginiamo), o di Riforma la cui diffusione è misteriosa come la composizione del Consiglio di Amministrazione che ci ha censurato, abbiamo sempre visibile il contatore delle visite al nostro sito. All'epoca dell'Appello al Sinodo 2010 abbiamo tenuto aggiornato il numero e i nomi dei coraggiosi firmatari (oggetto di pressioni per ritirare la firma). Piuttosto, il sito ufficiale della Chiesa dice che i Valdesi sono "circa 45.000", mentre gli atti sinodali dicono che in Europa siamo 19.031, oltre ai "circa 13.000" segnalati dalla Mesa sudamericana: mancano 12.969 valdesi all'appello. Forse la Moderatora dovrebbe preoccuparsi delle poche persone presenti ai culti! Quanto ai costi, un'altra insinuazione "fraterna" evidentemente, li copriamo con i contributi di alcuni fratelli e sorelle, che preferirebbero dare anche quelli alla Chiesa (oltre a quanto già danno), se questa non calpestasse ogni giorno i loro sentimenti, le loro convinzioni e la loro storia. Leggiamo che dai soldi dell'8 per mille vengono dati 14mila euro per "Abbonamenti gratuiti" a Edizioni Protestanti (l'editrice di Riforma), una delle centinaia di voci di quel fondo. Chisà cosa sono? Comunque, ecco, i nostri "potenti mezzi" nell'ultimo anno ammontano a meno di un decimo di quegli abbonamenti gratuiti.ECCO IL TESTO CHE CI CONDANNA:
DA NOI VERREBBE UNA "CAMPAGNA DI DENIGRAZIONE"
E "ATTACCHI PERSONALI A PASTORI"
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Cultura e comunicazione Il Sinodo denuncia la campagna di denigrazione dei processi decisionali della Chiesa valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) condotta attraverso siti web che utilizzano domini contenenti l'aggettivo "valdese"; deplora la pubblicazione di video relativi al dibattito sinodale registrati senza l'autorizzazione del seggio e di pubblicità a pagamento su organi di stampa che denunciano "censure" nell'informazione sul dibattito interno alla Chiesa; afferma che la possibilità di esprimere il legittimo dissenso nei confronti di decisioni assunte dal Sinodo nulla ha a che fare con attacchi personali nei confronti di pastori o di altri esponenti della Chiesa; |
HANNO PERSO LA TESTA
Mohandas K. Gandhi disse: "Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci". La prima fase è stata evidente: il Presidente del Sinodo 2010 addirittura proibì di parlare dell'Appello per la Fedeltà alla Confessione di Fede. La seconda fase (a parte un sito di peccato.org - collegato a diverse chiese valdesi - dove il massimo della spiritosaggine era l'elenco dei sottoscrittori dell'appello con i nomi veri e con "Bidet" al posto del cognome, il vilipendio del nome di un illustre storico scomparso negli anni '80, citato come Augusto Bidet-Hugon, e parlare dei cicli mestruali delle donne valdesi), è stata omessa, causa la mancanza di senso dell'umorismo da parte di coloro che ci trattano da nemici. Siamo così alla terza fase, messa in atto in modo arrogante e autoritario, ma scomposto. L'intervento della pastora Di Carlo in Sinodo aveva dato un segnale, accusandoci di essere un "potere parallelo" e di usare "ambiguità linguistica". Ci accusava anche di "denigrare" e "delegittimare", ma si era limitata a definire la cosa "triste" e "poco fraterna". Ma questo ordine del giorno, infilato nei lavori sinodali a tempo scaduto, è davvero indice che qualcuno ha perso la testa.
"Campagna di denigrazione". Per fare una "campagna di denigrazione" ci vorrebbe almeno una "denigrazione". Noi ci limitiamo a citare opinioni e discuterle, evidenziandone i punti deboli, le conseguenze e le contraddizioni, senza mai esprimere giudizi sulle persone. E non abbiamo mai ricevuto un solo messaggio che smentisse notizie, opinioni o prospettazioni, o lamentasse in qualche modo una "denigrazione". E comunque ciò che ci è stato inviato l'abbiamo pubblicato.
"Siti web". Lo dice persino il direttore di Riforma: "I 'siti' in questione sono in realtà... uno solo". Ma dire che sono numerosi, sembra essere volto a rendere credibile l'esistenza di una "campagna". Le bugie, però non rendono credibili.
"Utilizzano il nome 'valdese'." Come se "valdese" fosse diventato un marchio di fabbrica da utilizzare solo su autorizzazione del padrone! Può essere utile una visitina al sitowww.siticattolici.it: vi si trovano molte centinaia, forse migliaia, di siti - solo in Italia - che si definiscono cattolici e che spesso hanno "cattolico" o "cattolici" nel nome. I siti istituzionali sono segnalati come tali, ma con la stessa evidenza di tutti gli altri. In ogni caso, per aprire un "sito cattolico" non c'è bisogno di alcuna autorizzazione papale o vescovile o della Cei, tant'è vero che in molti si trovano pesanti attacchi alle gerarchie cattolico romane, sia "da destra" sia "da sinistra". Il sito www.cattolici.eu pubblicizza iniziative di una associazione specifica che però si autodesigna come "Fedeli della Chiesa Cattolica". Anche gruppi al di fuori della gerarchia cattolico-romana usano indisturbati l'aggettivo "cattolico". Un bell'esempio, sono i vetero cattolici (sito www.chiesaveterocattolica.it ovvero, per gruppi locali veterocattolici.it) - Missione Cristiana Cattolica Italiana, che celebrano - guarda un po' - i matrimoni gay! Nessuno è stato scomunicato o denunciato o condannato da organi ecclesiastici. Ma nella "chiesa dell'accoglienza e del dialogo" le cose vanno diversamente: attacchi, condanne e "deplorazioni".
"Deplora la pubblicazione di video relativi al dibattito sinodale". Il sito www.valdesi.eu non ha mai pubblicato alcun video dei dibattiti sinodali né li ha segnalati in nessun modo. Il testo dell'ordine del giorno induce a capire il contrario.
"Deplora la pubblicazione... di pubblicità a pagamento su organi di stampa che denunciano 'censure' nell'informazione sul dibattito interno alla Chiesa". Ma non deplorano la censura! Ricordiamo che le inserzioni sono state decise dopo che Riforma - in tre mesi e mezzo non ci ha dato una risposta alla richiesta di pubblicarle su quel settimanale, con la facoltà per il direttore di togliere frasi o espressioni non gradite. Insomma: non solo attuano la censura, non solo lo fanno senza dare una risposta, ma pretendono addirittura che non si dica che c'è censura!
"Attacchi personali". Ribadiamo di non aver mai condotto alcun attacco personale, e di non avere ricevuto alcuna lamentela o richiesta di smentita o rettifica. Ricordiamo che invece proprio Riforma ha pubblicato attacchi personali nei nostri confronti, anche menzionando fatti specifici del tutto falsi.
In conclusione, nulla viene fatto nei confronti di coloro che esplicitamente vanno contro la Confessione di Fede che la Chiesa afferma di professare, nulla contro chi impegna la Chiesa in campagne che nulla hanno a che fare con la sua missione. Ma contro chi si permette di dirlo si abbatte nientemeno che una decisione del Sinodo. Quando il Duca di Savoia, alle odiose discriminazioni, vessazioni e limitazioni, aggiungeva la violenza assassina delle persecuzioni, il Sinodo sapeva esprimersi con misura e lasciando sempre aperta la porta del dialogo. Ora invece si condanna senza processo e senza una parola di ammonizione preventiva chi non tace di fronte allo scempio che si fa "dell'aggettivo valdese", e magari si trattasse solo dell'aggettivo!
Hanno davvero perso la testa.
CONTINUANO A GIUNGERE ADESIONI. RICORDIAMO CHE PER ORA NON LE PUBBLICHEREMO, PER DARE MODO A CIASCUNO DI VALUTARE NEL DETTAGLIO LE DECISIONI CHE SI PRENDERANNO (INSIEME, DEMOCRATICAMENTE), SU COMEPROSEGUIRE L’INIZIATIVA. NATURALMENTE, CONTINUAIAMO A PUBBLICARE I MESSAGGI DEI LETTORI, INERENTI O MENO LE ADESIONI.
“SE LA CHIESA VALDESE SI REDIMESSE…”
Sono un cristiano riformato (calvinista); aderisco alla Confessione di Westminster, ma mi riconosco anche nella Confessione Valdese del 1662. Da anni prego Dio di poter partecipare al culto e allo studio biblico in una vera chiesa riformata italiana (attualmente frequento una chiesa presbiteriana di origine americana, in cui mi trovo molto bene ma che è priva delle radici della "nostra" riforma). Se la Chiesa Valdese si redimesse dalla posizioni ufficiali, ormai sempre più post-cristiane, oppure venisse fondata una *vera* Chiesa valdese, che sappia spezzare i legami con le aberrazioni che si possono facilmente leggere su questo sito, allora sicuramente io aderirei a tale comunità. Per tale ragione, sebbene io non sia ufficialmente "valdese" (da convertito ex cattolico, non potrei mai aderire ad una chiesa che attualmente non considero cristiana!), intendo appoggiare la Vostra iniziativa e firmo senza dubbio il Vostro appello.
C'è tanto bisogno in Italia di una chiesa che porti avanti la gloriosa storia della nostra Riforma, di una scuola che insegni a pastori e a tutti i cristiani la vera teologia biblica (mi iscriverei volentieri alla Facoltà Valdese ma...). Purtroppo non c'è niente di tutto questo, ed è molto triste che - per glorificare Dio - debba appoggiarmi a chiese estere che poco o nulla hanno a che vedere con la nostra gloriosa storia.
Solo a Dio la gloria!
In Cristo,
Davide Lopez
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