\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

“Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5:14) (2a parte)

di Marco Soranno

(Segue dalla prima parte)

Chi rappresenta la luce del mondo oggi? Vi sono denominazioni che proclamano di essere l’unica espressione legittima della luce del mondo, ma ciò è fuorviante, perché la metafora della luce è rivolta al gruppo dei discepoli, gruppo piccolo e perseguitato. Gesù coinvolge tutta la Chiesa, non soltanto quelli che da molti sono considerati “addetti ai lavori” (teologi, pastori e predicatori).

V’è un richiamo all’Antico Testamento, poiché Israele fu chiamato da Dio ad essere Luce delle nazioni (Isaia 42:6; 49:6). Allo stesso modo, la Chiesa è da Lui chiamata a svolgere il medesimo ruolo, perchè tutto il Corpo di Cristo attraverso le epoche (Universale) e in ogni luogo (Locale) illumina il mondo (i Cristiani non debbono coltivare soltanto tra loro la speranza in Gesù, altrimenti diventano una consorteria).

Come intendere la parola mondo? Non pochi tra noi ne fanno una applicazione che risulta drastica: tutto ciò che riguarda noi “non piace a Dio” ed è prossimo ad esser distrutto. Ma non è così, perché il mondo è oggetto dell’amore di Dio (Giovanni 3:16) e proprio per questo va evangelizzato, non “bannato”.

Le persone hanno bisogno d’essere illuminate per poter capire la loro condizione peccaminosa, dovuta alle tenebre che separano da Dio.

Il pronome voi è enfatico. Se il cristiano è fedele alla sua missione, avendo accettato Gesù come luce del mondo, diverrà riflettore di questa luce.

Occorre dire cosa significhi essere luce per noi, oggi:

1] La luce vince le tenebre: Non è uno slogan. La luce è da sempre simbolo della presenza di Dio, che ha suscitato la Chiesa affinché vinca le tenebre del peccato e dell’ignoranza, rettificando gli errori e annunciando l’Evangelo ai perduti, affinché si ritrovino. La missione della Chiesa viene meno se prevale la tendenza a sminuire la gravità del peccato, poiché ancora oggi vi sono quelli che mutano la luce in tenebre (Isaia 5:20). Parlare di tenebre che accecano l’umanità per molti sa di “medioevo”, eppure è una verità senza tempo, proprio come lo è la promessa di Dio di vincere le tenebre.

2] La luce serve per indicare la direzione: Nell’annunciare la Buona Notizia, siamo tutti coinvolti quale popolo di convertiti: Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte, la luce risplende (Isaia 9:1).

L’Evangelo invita alla conversione, cioè al cambio di direzione/comportamento.

Nel condurre a Cristo gli altri, indichiamo loro la strada giusta da seguire. La via per guadagnare il Cielo? No, ma il modo di ricevere il Cielo dentro di noi. Il nostro stile di vita testimonia il cammino che si è intrapreso in Cristo, ma dobbiamo ricordarci che in quanto Cristiani, siamo guidati dalla Parola (Salmo 119:105), dal precetto e dall’insegnamento (Proverbi 6:23). Quindi la dottrina è importante.

3] La luce significa separazione: Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre (Genesi 1:4). In vista della nuova creazione (Matteo 19:28), Dio ci separa, o ci mette a parte, per uno scopo: appartenergli appieno. La luce di Cristo esorta a santità tutti quelli che Egli chiama (Romani 8:30). Ci separiamo dalle cose del mondo (1Giovanni 2:15) ma non compiamo una fuga dalla vita! dobbiamo viverla come dono anziché peso, a motivo della nuova umanità che abbiamo ricevuto in Gesù. Soltanto così, i cristiani non rimarranno al di sotto del livello morale indicato nel Sermone sul monte.

(seconda parte – continua)

Una speranza viva e producente – Culto di domenica 23 aprile 2017

Sono tanti i motivi per i quali nella nostra vita possiamo sentirci scoraggiati, demotivati, frustrati… C’è però un modo potente ed efficace per vederci restituire coraggio e motivazione. Non consolazioni a buon mercato, ma una forza potente: guardare con fiducia alla risurrezione del Signore Gesù Cristo dai morti e lasciare che essa ispiri, sostenga, rafforzi e motivi la nostra vita. È ciò che Dio vuole comunicarci questa Domenica attraverso il testo biblico di 1 Pietro 1:3-9. Vediamo.

Domenica 23 Aprile 2017 – Seconda Domenica di Pasqua

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

21. D. Chi è il Redentore degli eletti di Dio?

Testi biblici: Atti 2:14,22-32; 1 Pietro 1:3-9; Giovanni 20:19-31; Salmi 16

Salmo da cantare: Salmo 16 [Confido in Te (Ginevrino)].

Preghiera: Onnipotente ed eterno Iddio, che nel mistero pasquale hai stabilito il nuovo patto della riconciliazione: Concedi che tutti coloro che sono rinati nella comunione del Corpo di Cristo possano manifestare nella loro vita ciò che professano con la loro fede; per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli del secoli. Amen.

Predicazione: Una speranza viva e producente (1 Pietro 1:3-9)

Versione video: https://youtu.be/Y3IFLwEl3bQ

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Paolo Castellina

“Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5:14)

di Marco Soranno

Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Matteo 5:14-16).

Ho dunque considerato le parole di Gesù nella prospettiva di essere un Cristiano impegnato e membro della S.A.V., riconoscendoci espressione legittima della luce del mondo. Ovviamente, non riteniamo d’essere i soli a farlo, ma il nostro essere Cristiani Evangelici (Valdesi e non) desidera conformarsi sempre e comunque alle parole del Maestro.

Sin dalla nostra pubblica presa di posizione al Sinodo 2010, vogliamo illuminare il mondo ricordando che la Chiesa viene giudicata dalla Parola, da essa modellata per testimoniare alle genti la Signoria di Cristo, che venne come Colui che serve (Luca 22:27). Il servizio reso in Cristo comporta chiarezza senza compromesso, in quanto ci è a cuore il fine ultimo della fede, ovvero la salvezza delle anime (1Pietro 1:9).

§ Questa è la seconda metafora che Gesù usa per indicare ai Suoi la posizione che occupano nel mondo. Passare dalla metafora del sale a quella della luce è immediato. La salinità e la luminosità indicano quello che noi siamo nel Signore (Il sale agisce internamente, ma la luce esternamente).

La luce (insieme al sale) è la condizione di salvezza e richiesta d’azione; Esprime l’idea di chiarezza spirituale e d’ordine morale, risultando sinonimo di vita e felicità (essendo uno dei principali elementi creati da Dio) ma non è una forza divina.

Chiarire quest’aspetto è tutt’altro che marginale, poiché quasi tutti i libri del N.T. riportano il termine luce (lo fa particolarmente l’Apostolo Giovanni nei suoi scritti) non indicando l’opposizione di forze cosmiche ma l’apparizione del Verbo fattosi carne nel mondo storico degli uomini ottenebrati dal peccato.

Ma non è la luce che rivela Cristo, bensì il contrario: Io sono la luce del mondo (Giovanni 9:5); difatti, Gesù è la luce che porta giudizio sulle situazioni umane, e il Suo giudizio è motivato dall’amore. Quindi la vera luce che illumina ogni uomo (Giovanni 1:9) è il Cristo negli Evangeli non quello della religione che appesantisce le anime, poiché quando visse sulla terra, il nostro caro Salvatore provvedette luce spirituale circa i propositi e la volontà di Dio.

La luce non definisce solo Dio Padre e il Signore Gesù Cristo, ma tutti i credenti, i quali sono chiamati figli della luce (Giovanni 12:36; 1Tessalonicesi 5:5) e luce del Signore (Efesini 5:8) quindi ricevono l’ordine di camminare nella luce (Giovanni 3:21; Efesini 5:8; 1Giovanni 1:7) compiendo opere di verità e amando i fratelli (la Luce è un titolo distintivo di Gesù Cristo -Giovanni Battista non volle attribuirsela- e i discepoli uniti al Maestro risplendono della Sua luce).

Il verbo ἐστε è al tempo presente (indicativo e attivo) pertanto non Gesù non dice voi dovete essere oppure voi sarete. Il Cristiano non deve sforzarsi di raggiungere una simile condizione, poiché gli è propria dal momento in cui sperimenta la conversione e riceve lo Spirito Santo; Né l’ascesi né la mistica potranno renderci più luminosi se non v’è aderenza al Vangelo nel nostro stile di vita. La luce è Cristo in noi, non ciò che pensiamo di fare per Cristo, tenendo conto che lo faremo sempre imperfettamente (ma non per questo dobbiamo desistere dal farlo!).

(prima parte – continua)

Nuove sorprese dalla Bibbia, fin “dal principio” (5). Anche in Deuteronomio c’è la parola “Torah” criptata.

Dopo aver trovato la parola Torah criptata, saltando 49 lettere ogni volta, nei libri di Genesi (prima e seconda parte) e Esodo e poi, sempre con l’intervallo di 49 lettere ma all’incontrario, anche in Numeri.

È ora naturale andare a vedere che succede all’inizio del libro del Deuteronomio, il quinto e ultimo del Pentateuco, della Torah. Innanzitutto, partendo dalla prima “t” e saltando 49 lettere non si ottiene la parola “torah”, né nel normale ordine delle lettere, né in quello inverso. Ma, saltandone 48, e dunque usando la quarantanovesima, questo accade, di nuovo con la parola scritta al contrario, come in Numeri. Ma questo non accade partendo dalla prima lettera “he” ma dalla diciannovesima, che si trova al versetto 5.

Viene allora da chiedersi se tale occorrenza possa essersi verificata per caso.

I primi dieci versetti del Deuteronomio. Nel rettangolo verde c’è la parola “hadvarim” (“le parole”), che è il titolo ebraico del libro. Le 38 lettere “he” di questi versi sono sottolineate in arancione. Nei cerchi rossi, con 48 lettere di intervallo, le quattro lettere che formano la parola “torah”.

Vediamo. Di lettere “he”, nei primi dieci versetti (diciamo dieci perché partiamo dal versetto 5, dunque raddoppiamo l’ambito della ricerca  per avere un margine adeguato) ce ne sono 38. È dunque normale che, a una certa distanza da questa “he” si trovi una “r”: è più probabile che ciò succeda anziché no: ci sono 38 possibilità su 22 lettere. Se poi aggiungiamo che il numero di lettere da saltare non è quello che abbiamo verificato in Genesi, Esodo e Numeri, ma uno in meno, le possibilità si triplicano, perché poteva essere lo stesso numero, uno in più o uno in meno. Abbiamo così 114 possibilità su 22 lettere: dunque è del tutto normale che questo accada. Ma il fatto è che, dopo altrettante lettere troviamo la “o” e dopo altre 48 lettere troviamo la “t”. Fatti i conti, verifichiamo che c’è una sola possibilità su 93 che, partendo da una delle 38 “he” dei primi dieci versetti e saltando o 48, o 49 o 50 lettere si arrivi a formare la parola “torah”. Dunque tutt’altro che scontato. Ma le probabilità che questo accada insieme, cioè nella stessa Bibbia nella quale si è verificato quanto abbiamo letto a proposito di Genesi, Esodo e Deuteronomio, sono solo 1 su 1 trilione e 775 miliardi. Pensiamo che ogni giorno affidiamo la sicurezza della nostra carta Bancomat a un codice di sicurezza di cinque cifre, con tre tentativi a disposizione. Ebbene, ci sono le stesse probabilità di indovinare il PIN di tre Bancomat di seguito rispetto a questa serie di “coincidenze”.

In realtà, poi, la “he” del quinto versetto da cui si parte, è tutt’altro una “he” qualsiasi. Si tratta dell’articolo (che in ebraico è composto di una sola lettera, una “he” appunto) di quale parola? Della parola “torah”! Altra bella “coincidenza”, no? Quanto al passaggio dal salto di 49 lettere al salto di 48 lettere, si può dire che corrisponde ad utilizzare la 50a e la 49a lettera. Due numeri contenuti nel precetto del giubileo: passano sette “settimane” di anni (in ebraico “settimana” si dice “shavua”, una variazione del numero sette, “sheva”, senza quel concetto di giorni, “-mane”, contenuto nella parola italiana), cioè 49, e poi il 50° è l’anno giubilare. Queste considerazioni aumenterebbero di un centinaio di volte l’improbabilità che tutto questo sia casuale. Ma noi ci accontentiamo che ci sia 1 probabilità su 1,8 trilioni, in attesa di vedere la cosa più straordinaria: quella che si verifica nel Levitico, il libro centrale della Torah.

(quinta parte – continua)

Vincere il terrore della morte e aprirsi alla vita con Gesù – Culto della domenica di Pasqua 2017

Viviamo più che mai nell’ambito di una cultura della morte. Assassini di ogni tipo minacciano la nostra esistenza. Non si tratta solo dei terroristi devoti alle loro divinità di morte, ma di una cultura che riesce a giustificare la soppressione della vita ad ogni fase dell’esistenza. Il Salvatore Gesù Cristo, però, incarna il Dio della vita, promuove la vita e ci apre prospettive di vita. Egli può “liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita” (Ebrei 2:15). L’annuncio della risurrezione di Cristo rimane l’unico a “fare differenza”.

Domenica 16 Aprile 2017 – Domenica di Pasqua

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

D/R 20 Dio ha lasciato che tutto il genere umano perisse in stato di peccato e di miseria?

Testi biblici: Atti 10:34-43; Geremia 31:1-6; Colossesi 3:1-4; or Atti 10:34-43; Giovanni 20:1-18; Matteo 28:1-10; Salmi 118:1-2, 14-24

Salmo da cantare: Salmo 118

Preghiera: O Dio, che per la nostra redenzione hai dato il Tuo unigenito Figlio alla morte in croce, e che con la Sua gloriosa risurrezione ci hai liberato dalla potenza del nostro nemico; Concedici in tal modo di morire ogni giorno al peccato, affinché possiamo vivere con Lui nella gioia della Sua risurrezione; per Gesù Cristo, Tuo Figlio, nostro Signiore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, ora e per sempre. Amen.

Predicazione: Vincere il terrore della morte e aprirsi alla vita con Gesù

Versione video: https://youtu.be/D3_rgAWmTIQ

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Paolo Castellina

Nuove sorprese dalla Bibbia, fin “dal principio” (4). Anche in Numeri c’è la parola “Torah”, ma…

Nelle precedenti puntate abbiamo visto che partendo dalla prima “t” del libro della Genesi e dalla prima “t” dell’Esodo, saltando 49 lettere ogni volta si trovano le altre tre lettere che formano la parola “torah” che – per l’appunto – è il nome ebraico del Pentateuco. Abbiamo visto che c’è una possibilità su 22 milioni (precisamente 1 su 22.754.776) che si tratti di un caso.

Ora, lasciamo da parte il Levitico, dove questo non accade, e andiamo a vedere il quarto libro del Pentateuco, Numeri. Neanche qui si trova – in quel modo – la parola “torah”, ma qualcuno non si è perso d’animo e ha provato a cercarlo scritto all’incontrario, cioè “ah-rot” (“ah” si scrive in ebraico con una sola lettera, cioèה , che si chiama “he”. In ebraico: הרות anziché תורה. Con la prima lettera ה non si trova nulla, ma con la quarta lettera ה ci siamo davvero:

I primi tre versetti del libro dei Numeri. Nel rettangolo verde la parola “bemidbar”, il nome ebraico del libro. Nei quadrati gialli le lettere “he” del primo versetto, da cui non si compone la parola “torah”. Nei cerchietti rossi le quattro lettere che formano, saltando 49 lettere dall’una all’altra, la parola “torah”, al contrario.

saltando ogni volta 49 lettere troviamo nuovamente la parola “torah” sia pure scritta a rovescio. Perché, mentre questa particolarità in Genesi e Esodo si verifica alla prima lettera, in Numeri la troviamo alla quarta? Non lo sappiamo. Forse perché, visto che la Torah è “insegnamento”, l’insegnamento è che si deve cercare a fondo, “addirittura” più di tre volte, tenendo presente che il numero 3 nella Bibbia è spesso segno di completezza.

Il punto è: può essere un caso che all’inizio di Numeri di trova la parola “torah”, sia pure a rovescio, partendo da una delle “he del primo versetto? Vediamo: che da una delle 6 lettere “he” del primo versetto, saltando le solite 49 lettere, si trovi una “r”, c’è una probabilità su 3 e 2/3. Molto poco: potrebbe facilmente essere del tutto casuale. Però, le probabilità che, oltre a questo, dopo altre 49 lettere ci sia una lettera “o”, sono solo una su 80, e che poi, dopo altre 49 lettere ci sia proprio la “t”, fino a formare la parola “torah”, sono solo 1 su 1774. Un fatto notevole ma non eccezionale. Ma che questo avvenga casualmente dopo che è già successo in Genesi e Esodo ha una probabilità pari a 1 su 38 miliardi, numero che possiamo dimezzare visto che, poiché abbiamo considerato la parola “torah” sia scritta nel modo normale, sia all’incontrario. Insomma una probabilità su 19 miliardi. All’incirca le stesse probabilità che al Superenalotto vengano estratti gli stessi 6 numeri, nello stesso ordine, per due volte di seguito.

(quarta parte – continua)

Servire. Con fiduciosa determinazione – Culto di domenica 9 aprile 2017 – Domenica delle Palme

Lo “stile di vita” del cristiano, ad imitazione di quello di Gesù Cristo, è quello di servire con dedizione e amore, disinteressatametnte e senza vergogna. E’ l’ooposto di quanto la natura umana è disposta a fare, ed è per questo che Gesù la cambia. In che modo e perché Gesù si è posto al servizio e rigenerazione dell’umanità, compiendo così le antiche profezie? In che modo e perché siamo chiamati a seguirne il modello? Lo vediamo questa settimana sulla base del testo di Isaia 50:4-11

Domenica 9 Aprile 2017 – Domenica delle Palme

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

D/R 19 Qual è miseria di quello stato in cui è decaduto l’Uomo?

Testi biblici: Isaia 50:4-9a; Filippesi 2:5-11; Matteo 26:14- 27:66; o Matteo 27:11-54; Salmi 31:9-16

Salmo da cantare: Salmo 31 [Signor, fa’ si ch’io non sia confuso (Ginevrino)].

Preghiera:Onnipotente ed eterno Iddio, nel Tuo tenero amore per le creature umane hai mandato tuo Figlio, il nostro Salvatore Gesù Cristo per prendere su di Sé la nostra natura e per soffrire la morte in croce, dandoci l’esempio della Sua grande umiltà; misericordiosamente concedici di poter camminare sulla via della sua sofferenza, e di condividere pure la Sua risurrezione; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: Servire con fiduciosa determinazione

Versione video: https://youtu.be/SleHhrTMzow

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Paolo Castellina

Lo Spirito di Cristo – Culto di domenica 2 aprile 2017

Tanti si dicono cristiani, page doctor per tradizione, view perché sono stati sottoposti a qualche rito religioso cristiano o per convenienza sociale. Appartengono, però, veramente a Lui? La Parola di Dio ci dice: “Se uno non ha lo Spirito di Cristo non appartiene a lui” (Romani 8:9). Che vuol dire? Vediamo.

Domenica 2 Aprile 2017 – Quinta Domenica di Quaresima

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

18. D. In che cosa consiste la peccaminosità di quella condizione in cui è decaduto l’Uomo?

Testi biblici: Ezechiele 37:1-14; Romani 8:6-11; Giovanni 11:1-45; Salmi 130

Salmo da cantare: Salmo 130 [Dai luoghi più profondi (Ginevrino 130)].

Preghiera: Onnipotente Iddio, solo Tu puoi riportare all’ordine le volontà ribelli e le passioni dei peccatori: Concedi al Tuo popolo la grazia di amare ciò che Tu comandi e desiderare ciò che Tu prometti; affinché nei rapidi e vari cambiamenti del mondo, il nostro cuore possa fissarsi con certezza laddove possono essere trovate le vere gioie; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

Predicazione: Lo Spirito di Cristo

Versione video: https://youtu.be/YIKjkHEG-jY

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Paolo Castellina

Riforma e Risveglio: entrambe annuncio dell’Evangelo, troppo spesso dimenticato

Sergio Rastello segnala un articolo di Philippe Decovret dal sito evangelico protestante svizzero Christianisme aujourd’hui, pharm che pubblichiamo con la sua traduzione. Philippe Decovret è un pastore emerito che ha lasciato la chiesa evangelica riformata del cantone di Vaud a causa della decisione di quella chiesa di instituire un rito per le coppie non sposate. Per questo è stato accusato di una lettura letteralistica della Bibbia.

Questo 2017 segna l’anniversario di 500 anni della Riforma. Sono numerose le manifestazioni che lo ricordano. Ma il 2017 si distingue anche per i 200 anni dall’inizio del Risveglio di Ginevra. È importante non dimenticare quest’altro anniversario, ambulance perché il Risveglio (detto di Ginevra) non solamente in quel momento  sconvolse la Svizzera, ma ebbe ripercussioni internazionali che sovente si ignorano.

Ripercussioni attuali

Ovviamente esso non ha avuto l’importanza della Riforma, ma la sua influenza e la sua azione furono determinanti. Jacques Courvoisier, professore di storia della Chiesa alla facoltà teologica dell’Università di Ginevra, ha persino scritto nella sua Brève histoire du protestantisme: “Quello che è vivo nel protestantesimo durante il 19° secolo deriva in gran parte dal Risveglio”.

È impressionante il numero di opere missionarie, bibliche o sociali scaturite dal Risveglio. Infatti è dovuto al Risveglio se oggi abbiamo opere sia missionarie o bibliche che sociali come la Croce Rossa (il cui fondatore Henry Dunant era segretario dell’Alleanza evangelica di Ginevra), il movimento delle diaconesse (Saint-Loup, Reuilly, www.saint-loup.chwww.diaconesses-reuilly.fr), gli Asili di Laforce , nei pressi di Bergerac, per handicappati fisici e mentali (è del loro fondatore John John Bost questo motto: “Quelli che sono respinti da tutti, io li riceverò nel nome del mio maestro”. https://fr.wikipedia.org).

Non è esagerato dire che i due momenti più vivi e fecondi del protestantesimo sono la Riforma e il Risveglio. Non bisogna confonderli ma neanche separarli. Come si capisce dallo stesso nome, Risveglio è la proclamazione di grandi affermazioni della Riforma rimaste un po’ dimenticate.

Ravvivare lo spirito della Riforma

Nel corso del 18º secolo e all’inizio del 19º, Ginevra era infatti molto fiera di essere la città della Riforma, ma l’insegnamento di Calvino e degli altri Riformatori non era più assolutamente insegnato. Persino Jean-Jacques Rousseau, nato a Ginevra, se ne rammarica. Nella sua opera Lettres écrites de la Montagne, rimprovera i suoi compatrioti: “Sono persone singolari questi Signori ministri: non si sa né quello che credono, né quello che non credono, non si sa neanche ciò che fanno finta di credere. Il loro solo modo di stabilire la fede è quello di attaccare quella degli altri”.

Per ciò che riguarda l’insegnamento alla facoltà teologica, ecco ciò che ne dice un ex studente come Ami Bost, riportato dal decano Léon Maury nella pubblicazione Réveil réligieux dans l’Eglise réformée à Genève et en France: “La Bibbia era sconosciuta al pubblico: se ne sfogliava l’Antico Testamento solo per imparare l’ebraico, e il Nuovo Testamento non lo si leggeva perché gli studenti sapevano o si supponeva che sapessero il greco.”

Che significato ha avuto dunque il Risveglio? Essenzialmente ritrovare e proclamare nuovamente le grandi verità annunciate dalla Riforma: l’autorità delle Sacre Scritture, la salvezza per sola grazia, la fede nella morte espiatoria di Gesù… È questo il messaggio che il pastore César Malan il 15 marzo 1817 ha proclamato nel tempio della Madeleine, in una sua celebre predica. Essa segna l’inizio del Risveglio.

César Malan non predica una nuova dottrina anzi: annunciava semplicemente il messaggio della grazia riscoperto dai Riformatori. D’altra parte era – ed è rimasto per tutta la sua vita – un’ardente calvinista. Ovviamente il Risveglio ha proclamato l’evangelo in un modo differente dai Riformatori. Più personale, più romantico, anche più sentimentale, secondo la mentalità dell’epoca ma con lo stesso fondamento teologico: l’autorità delle Sacre Scritture, la totale sufficienza della morte di Gesù sulla Croce per la salvezza, l’importanza di una vita santificata dallo Spirito Santo dimostrata con atti concreti…

Un richiamo persistente

È più che una felice circostanza quella del 2017 che vede insieme il 500º anniversario della Riforma e il 200º del Risveglio. Io credo sia un segno del Signore e un richiamo a tutte le nostre comunità. Oggi infatti ci troviamo in una situazione stupendamente simile a quella che esisteva proprio prima che esplodesse il Risveglio. Ginevra era sempre riconosciuta come “la città di Calvino”. (Questo ha anche avuto stupefacenti ripercussioni. Se dopo la Prima Guerra Mondiale, la città di Ginevra è stata scelta per essere la sede della Società delle Nazioni, è dovuto, anche se parzialmente, a Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti dell’epoca: figlio di un pastore presbiteriano, dunque calvinista, che ha molto insistito perché fosse Ginevra ad essere scelta).

Ma sono molto rari i Ginevrini e i cittadini della Svizzera francese o Francesi che seguono e conoscono ancora il suo insegnamento. L’autorità delle Sacre scritture alle quali il riformatore accordava così tanta importanza è ancora rispettata? Quando si vengono a conoscere certe decisioni prese recentemente, per esempio sul matrimonio, ne sorge il dubbio!

Certo il mondo è cambiato rispetto al 16º secolo è anche dal 19º. Bisogna parlare un linguaggio che si capisca, ma è la forma che deve adattarsi non il contenuto. Il contenuto, cioè “il buon deposito” come dice per ben due volte l’apostolo Paolo al suo discepolo Timoteo, occorre preservarlo, conservarlo come ripete ancora. In che modo? Con lo Spirito Santo (2 Timoteo 1:14) e non adattandolo come ora sembra sia la tentazione di molti.

È in questo senso che il Risveglio del 19º secolo è un esempio eccellente per oggi: allora è stato annunciato un Evangelo nel linguaggio di quel tempo, ma era lo stesso evangelo predicato ai tempi della Riforma. Ecco perché mi sembra importante associare l’anniversario dei 500 anni della Riforma a quello dei 200 anni del Risveglio. È così che ne trarremo i più grandi benefici.

Nuove sorprese dalla Bibbia, fin “dal principio” (3). In Genesi e Esodo c’è la parola “Torah”, criptata nell’identico modo

(Qui puoi leggere la puntata precedente) Abbiamo dunque visto che all’inizio della Genesi c’è la parola “torah”, generic che significa “insegnamento” ed è il nome con cui fin da tempi antichissimi gli Ebrei chiamano il Pentateuco, patient di cui quei versetti sono l’inizio. La parola, che in ebraico è formata da quattro lettere, si trova partendo dalla prima “t” che si incontra e poi saltando “sette volte sette” lettere ogni volta. Abbiamo visto che c’è una possibilità su 2137 che si tratti di un caso, ma può essere un caso, tanto quanto vincere il primo premio alla lotteria di paese. Fin qui nulla di particolarmente rilevante, solo una curiosità.

Ma, a proposito di curiosità, andiamo a vedere se nel libro dell’Esodo accade la stessa cosa. La prima “t”, diversamente da quel che accade in Genesi, la troviamo non nella prima parola, ma nella seconda, “shemot”, che però non solo è il primo sostantivo, come in Genesi, ma è anche, come in Genesi, la parola con cui gli Ebrei chiamano il libro. Essi infatti chiamano le parti del Pentateuco con la prima o una delle prime parole del libro. L’Esodo, che è parola greca, lo chiamano “Shemot”, cioè “i nomi”: “Or questi sono i nomi dei figli d’Israele che vennero in Egitto con Giacobbe”. Saltiamo 49 lettere e troviamo – sorpresa ! – una “o”. Precisiamo: si tratta della lettera ebraica vav che, in ebraico può valere per il suono “o”, ma anche per “u” oppure – come in questo caso – per “v”. Sta di fatto che per scrivere “torah” ci vuole una vav e qui, nella stessa posizione che abbiamo visto nella Genesi, c’è appunto una vav, nella parola “viyehudah”, che significa “e Giuda”. Saltiamo 49 lettere e troviamo una “r”, nella parola “yerech”, cioè “lombi”, i lombi di Giacobbe da cui uscirono i suoi discendenti. Altre 49 lettere e arriviamo – nella parola “hahu”, che significa “quello” riferita a “generazione” che in ebraico è maschile ma viene tradotto “quella” – alla lettera he, cioè “ah”, che completa la parola “torah”.

Diremmo che la casualità è a questo punto esclusa. Partivamo da quella una probabilità su 2137 che il fenomeno si verificasse una volta in Genesi: c’è una probabilità su 47.014 (2137×22, il numero delle lettere dell’alfabeto ebraico) che, in aggiunta, anche alla prima “t” dell’Esodo segua una “o”. E poi la stessa cosa si verifica per la terza e la quarta lettera della parola “torah”. Facendo 47.014x22x22 arriviamo a una possibilità su 22 milioni (precisamente 1 su 22.754.776). Insomma, è più facile vincere il primo premio alla Lotteria nazionale di Capodanno comprando un solo biglietto. Chiariamo: è tanto facile che questo accada per caso, quanto il fatto che tu che leggi queste righe vinca quest’anno la lotteria nazionale, comprando un solo biglietto. Oppure è come lanciare un dado da gioco dieci volte e avere sempre lo stesso numero. E – per capire meglio – ricordiamo che, a differenza dei biglietti della lotteria e dei dadi da gioco, di Bibbia ne abbiamo una sola.

Viene naturale, a questo punto, andare al terzo libro del Pentateuco, il Levitico, per vedere se la cosa si ripete. Ebbene: la cosa NON si ripete. Né si verifica negli altri due libri, Numeri e Deuteronomio. Noi siamo un po’ delusi, mentre gli odiatori della Bibbia gioiranno, diranno che abbiamo giusto giusto rilevato una stranezza, una curiosità, ma non significa nulla. Ma voi, lettori di entrambe le fazioni, non perdete la prossima puntata, perché riserva sorprese più grandi di queste prime tre.
Abbiamo dunque visto che all’inizio della Genesi c’è la parola “torah”, abortion che significa “insegnamento” ed è il nome con cui fin da tempi antichissimi gli Ebrei chiamano il Pentateuco, pharm di cui quei versetti sono l’inizio. La parola, drug che in ebraico è formata da quattro lettere, si trova partendo dalla prima “t” che si incontra e poi saltando “sette volte sette” lettere ogni volta. Abbiamo visto che c’è una possibilità su 2137 che si tratti di un caso, ma può essere un caso, tanto quanto vincere il primo premio alla lotteria di paese. Fin qui nulla di particolarmente rilevante, solo una curiosità.

Ma, a proposito di curiosità, andiamo a vedere se nel libro dell’Esodo accade la stessa cosa. La prima “t”, diversamente da quel che accade in Genesi, la troviamo non nella prima parola, ma nella seconda, “shemot”, che però non solo è il primo sostantivo, come in Genesi, ma è anche, come in Genesi, la parola con cui gli Ebrei chiamano il libro. Essi infatti chiamano le parti del Pentateuco con la prima o una delle prime parole del libro. L’Esodo, che è

I primi cinque versetti del libro dell’Esodo, il secondo della “Torah”. I cerchietti rossi indicano le quattro lettere della parola “torah”, separate l’una dall’altra da 49 lettere. Il rettangolo verde evidenzia la parola “shemot” (“nomi”) che costituisce il titolo ebraico del libro. E’ la stessa cosa che accade in Genesi

parola greca, lo chiamano “Shemot”, cioè “i nomi”: “Or questi sono i nomi dei figli d’Israele che vennero in Egitto con Giacobbe”. Saltiamo 49 lettere e troviamo – sorpresa ! – una “o”. Precisiamo: si tratta della lettera ebraica vav che, in ebraico può valere per il suono “o”, ma anche per “u” oppure – come in questo caso – per “v”. Sta di fatto che per scrivere “torah” ci vuole una vav e qui, nella stessa posizione che abbiamo visto nella Genesi, c’è appunto una vav, nella parola “viyehudah”, che significa “e Giuda”. Saltiamo 49 lettere e troviamo una “r”, nella parola “yerech”, cioè “lombi”, i lombi di Giacobbe da cui uscirono i suoi discendenti. Altre 49 lettere e arriviamo – nella parola “hahu”, che significa “quello” riferita a “generazione” che in ebraico è maschile ma viene tradotto “quella” – alla lettera he, cioè “ah”, che completa la parola “torah”.

Diremmo che la casualità è a questo punto esclusa. Partivamo da quella una probabilità su 2137 che il fenomeno si verificasse una volta in Genesi: c’è una probabilità su 47.014 (2137×22, il numero delle lettere dell’alfabeto ebraico) che, in aggiunta, anche alla prima “t” dell’Esodo segua una “o”. E poi la stessa cosa si verifica per la terza e la quarta lettera della parola “torah”. Facendo 47.014x22x22 arriviamo a una possibilità su 22 milioni (precisamente 1 su 22.754.776). Insomma, è più facile vincere il primo premio alla Lotteria nazionale di Capodanno comprando un solo biglietto. Chiariamo: è tanto facile che questo accada per caso, quanto il fatto che tu che leggi queste righe vinca quest’anno la lotteria nazionale, comprando un solo biglietto. Oppure è come lanciare un dado da gioco dieci volte e avere sempre lo stesso numero. E – per capire meglio – ricordiamo che, a differenza dei biglietti della lotteria e dei dadi da gioco, di Bibbia ne abbiamo una sola.

Viene naturale, a questo punto, andare al terzo libro del Pentateuco, il Levitico, per vedere se la cosa si ripete. Ebbene: la cosa NON si ripete. Né si verifica negli altri due libri, Numeri e Deuteronomio. Noi siamo un po’ delusi, mentre gli odiatori della Bibbia gioiranno, diranno che abbiamo giusto giusto rilevato una stranezza, una curiosità, ma non significa nulla. Ma voi, lettori di entrambe le fazioni, non perdete la prossima puntata, perché riserva sorprese più grandi di queste prime tre.

(Terza parte – continua)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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