\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

“Una questione di priorità” – Culto di domenica 26 giugno 2016

Essere cristiani solo per tradizione, senza coerenti forti persuasioni ed impegno personale può esserci più o meno socialmente conveniente, ma davanti a Dio non conta nulla. non salva. Nel testo biblico di questa settimana (Luca 9:57-62) Gesù incontra delle persone che vorrebbero seguirlo, ma le priorità che avevano nella loro vita, per quanto ragionevoli, di fatto li squalificano. Quali sono le vostre?
Domenica 26 giugno 2016 – Sesta Domenica dopo Pentecoste
Salmo da cantare: 77 [(A Te, Padre, io ho gridato (Ginevrino)].
D/R del Catechismo di Heidelberg: Trentunesima Domenica
Preghiera: Onnipotente Iddio, hai edificato la Tua chiesa sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendone Gesù Cristo stesso la pietra angolare: Concedici di essere uniti nell’unità dello Spirito attraverso il loro insegnamento, affinché noi si possa essere resi un tempio santo accettabile a Te; per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.
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Paolo Castellina

Riflessione sulla famiglia (2) – La modificazione del principio naturale

Arriviamo così al nostro tempo e alla nostra società del XXI secolo. Certamente di cambiamenti (progressi) negli ultimi cinquant’anni ce ne sono stai tanti, forse più che in tutti i precedenti seimila anni, e questo ha richiesto e richiede tuttora una serie di aggiustamenti, sempre più rapidi, delle norme sociali che regolano la nostra vita comune, poiché l’equilibrio è costantemente alterato proprio da queste “novità” che irrompono nella vita degli uomini, e tuttavia sarebbe un errore molto grave volere arrivare ad un nuovo equilibrio, modificando quei principi fondamentali che ci sono stati dati nella Bibbia, che sono stati provati validi nel corso della plurimillenaria civiltà umana e che, soprattutto, si sono rivelati insostituibili, pena patire gravi danni, ogni qualvolta qualcuno ha cercato di ignorarli.

La famiglia naturale (uomo, donna e prole da essi generata) qualunque sia la disciplina legale che la certifichi, che ovviamente varia in ogni legislazione, è e rimane uno di questi “principi fondamentali” della società umana che sono alla base della sua stessa esistenza. Anche dove si è cercato di modificarne il ruolo di cura/educazione della prole, si è arrivato ad un disastro sociale, a vere e proprie aberrazioni, di cui il nazismo con il suoi “lebensborn” (centri di procreazione/educazione dei figli concepiti dalle SS con giovani donne ariane secondo il metodo dell’eugenetica) è stato solo uno dei più recenti.

Nessuna società umana in passato era però arrivata a modificare il principio naturale dell’unione tra un uomo e una donna, legalizzando l’unione tra due persone dello stesso sesso, riconoscendogli la stessa consistenza di una famiglia e, benché innaturale e improduttiva di prole (e quindi destinata a portare all’inevitabile estinzione della specie umana), incuranti delle drammatiche conseguenze negative (psicologiche) che possa avere sull’educazione della prole, accettando l’ideologia “gender” come qualcosa di eticamente e geneticamente sostenibile.

A qualunque scienziato non ideologico, ma anche ad ogni uomo e donna di buon senso, questo dovrebbe apparire subito un’aberrazione, persino peggiore dei lebensborn nazisti, un tentativo assurdo di modificare uno dei principi naturale della società umana, nonché, per i credenti, una chiara violazione dei principi etici della Bibbia (ma questo vale anche per l’Antico Testamento Ebraico e per il Corano dei Musulmani!), mentre in molti casi sono proprio alcune Chiese Protestanti Storiche, che, in pieno contrasto con la volontà di Dio, “benedicono e auspicano” un nuovo tipo di famiglia (vedasi Documento Sinodale sulla famiglia) basata su un qualunque tipo di legame, purché “stabile e duraturo”, anche con persone dello stesso sesso, in nome di un nuovo equilibrio sociale resosi necessario proprio dall’evolversi della società.

Ancora più sconcertante il fatto che queste Chiese giustifichino questa palese violazione della volontà di Dio, in nome di un malinteso senso dell’amore di Dio per tutte le sue creature, e chiaramente incuranti delle ricadute negative che un tale modello di famiglia comporterebbe, sia dal punto di vista etico, sia sociale, se dovesse diffondersi nella società umana.

Ci possiamo soltanto augurare che un tale cambiamento, semmai dovesse davvero affermarsi, sia limitato ad un ristretto ambito umano (come lo furono i metodi di Sparta o quelli dei Nazisti) e che i danni che esso inevitabilmente provocherà, siano riassorbiti da un conseguente annichilimento delle società dove un tale modello di famiglia si dovesse imporre, mentre nel resto della società umana, ancora avversa a questo tipo di mutamento (grazie a Dio), rimanga la solida concezione di famiglia basata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Di sicuro non ci può tranquillizzare, specialmente come credenti evangelici, che a sostenere questa nuova visione di famiglia siano proprio le Chiese Protestanti Storiche dell’Occidente (contro la maggioranza delle Chiese Evangeliche del resto del mondo, va detto), mentre a sostenere il modello classico di famiglia naturale (oltre alle Chiese Evangelicali e a quella Cattolica Romana), siano principalmente i governi di quei paesi dove prevalgono concezioni religiose molto più fondamentaliste (esempio Islam) che non sempre rispettano la libertà religiosa degli altri, e tuttavia qui è a rischio non solo la fede Cristiana, ma la stessa idea di società basata sui valori cristiani, che privata del modello base, del pilastro della famiglia tradizionale, rischia di sfaldarsi in una deriva libertina e perversa (le Sodoma e Gomorra bibliche ammoniscono e insegnano).

Nikodemos

(seconda parte – continua)

Gesù “dalla parte sbagliata del lago” ? – Culto di domenica 19 giugno 2016

Trasgressivo o conformista? Beh, dipende. Si può essere pure conformisti della trasgressione. In ogni caso dipende da che cosa si trasgredisce ed a che cosa ci si conforma. Il Signore Gesù, come ci mostrano i vangeli, spesso trasgrediva le convenzioni sociali del suo tempo e non raramente era occasione di scandalo. È chiaro, però, che si conformava sempre alla volontà di Dio Padre anche se questo andava contro le convenzioni. Lo vediamo nell’episodio dei vangeli di questa domenica (Luca 8:26-39) in cui Egli si reca deliberatamente “dalla parte sbagliata” del lago di Galilea e “si intromette”, incidendovi, in una società sottoposta alla pesante influenza di forze demoniache. Che cosa ci insegna?

Domenica 19 giugno 2016 – Quinta Domenica dopo Pentecoste

Salmo da cantare: 42 [Quale cerva che assetata (Ginevrino); Come il cervo assetato (Arpa)], 43 [Perché, Signor, m’hai lasciato (Ginevrino); Fammi ragione, o Dio (Arpa)].

D/R del Catechismo di Heidelberg: Trentesima Domenica

Testi biblici: 1 Re 19:1-4, (5-7), 8-15a; Salmo 42 e 43; Galati 3:23-29; Luca 8:26-39

Preghiera: Oh Signore, fa sì che noi abbiamo un amore perpetuo e rispetto per il Tuo santo Nome, perché Tu giammai fai mancare il Tuo aiuto e governi coloro che ha posto sul sicuro fondamento della Tua longanimità; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: Gesù “dalla parte sbagliata del lago”?

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Paolo Castellina

Il cattolicesimo dell’era di Bergoglio sulla scia dei valdesi fuorviati: uniti CONTRA SCRIPTURAM

Una trasmissione prodotta e trasmessa da TV2000, la televisione della conferenza episcopale italiana, insieme a parecchi altri segnali, ci dice che la Chiesa Cattolica, almeno in certe sue espressioni in Italia, ha ormai fatto grandi passi e sulla questione omosessuale e molto vicina ormai alle posizioni della Chiesa Evangelica Valdese ufficiale: riconoscimento delle unioni omosessuali come famiglia, uso equivoco e fuorviante della parola “amore”, la rivelazione della propria omosessualità descritta con la positiva intensità che un tempo si riservava alla conversione a Cristo, con l’omosessualità intesa come tratto essenziale della persona e come attuazione dell’evangelico “amatevi gli uni e gli altri come io vi ho amati”, presunta necessità di adeguarsi ai tempi e così via. Qualche frase significativa: “Dio mi diceva che mi amava così come ero”, “il padre spirituale del mio compagno, padre Giuseppe, da subito ci ha accompagnato e ci ha messo a disposizione spazi e accoglienza”, “il Signore ama tutti”, “queste persone (gli omosessuali) possono rivelare a me aspetti del Signore che ancora non conoscevo”, “(probabilmente) sono famiglia”, “la mia omosessualità mi ha aiutato nel mio cammino di fede”, .

Che dire? Anche la storiografia valdese ufficiale ammette quasi 850 anni di separazione dei valdesi dai cattolici romani, fino a metà del XIX secolo eravamo convinti di risalire al vescovo Claudio, 1200 anni fa, secondo Calvino l’ultimo papa buono fu Gregorio Magno, 1500 anni fa, e una tradizione valdese parla di Leone, fedele alla Scrittura, che sarebbe venuto nelle Valli all’epoca di Costantino, 1700 anni fa, e altre parlano degli apostoli Paolo e Giacomo che avrebbero fatto lo stesso. In ogni caso, molti secoli in cui non abbiamo potuto accettare certe degenerazioni della chiesa di Roma, che si possono semplificare in una singola cosa: il suo allontanamento dalla Bibbia, da cui deriva tutto il resto, attraverso la dottrina per la quale la volontà di Dio non si manifesterebbe attraverso la Sola Scriptura, ma anche attraverso la tradizione. Di qui il culto di Maria e dei santi, la salvezza anche attraverso le opere e tutto il resto. Ora, in nome dell’ideologia del tutto mondana, del tutto frutto delle incrostazioni culturali del nostro secolo, del tutto anti-biblica dell’omosessualismo e del ‘gender’, tutto questo è superato. E la Chiesa Evangelica Valdese ha il triste primato di essersi piegata a questa sorta di nuova religione qualche anno prima di Roma, che però sembra lanciata a recuperare tutto il distacco, per l’impulso di Jorge Bergoglio. E quello che Bergoglio non dice, glielo si fa dire: un suo accenno alla parabola del fariseo e del pubblicano – in quella trasmissione – viene utilizzato in chiave pro-omosessuali. Certo, la Chiesa Cattolica Romana non è ancora arrivata alle benedizioni liturgiche delle coppie gay, le case editrici cattoliche non pubblicano ancora libri intitolati con bestemmie ‘gender’, ma molto è già stato fatto. E molti sono i punti in comune: anche l’omosessualismo cattolico, come quello valdese, usa ampiamente l’ambiguità (emblematico il famoso “chi sono io per giudicare” del vescovo di Roma, che lasciava spazio ad ogni interpretazione), e anch’esso preferisce disapplicare i documenti dottrinari, persino contrastarli apertamente, piuttosto che onestamente cambiarli. Il catechismo cattolico non è cambiato, come non è cambiata la confessione di fede valdese, ma nella pratica vengono ignorati, o addirittura contrastati.

Sotto la spinta di questa ideologia anti-biblica, scompare la differenza tra Sola Scriptura e la posizione cattolica, che alla Scrittura affianca la tradizione, al punto che in molti punti la Scrittura stessa viene chiaramente contrastata. Scompare in nome del principio Contra Scripturam e della sostituzione di Dio e della sua Parola con le ideologie di moda e delle proprie pulsioni.

In questo, il sovvertimento del messaggio biblico doveva essere molto più facile in ambito cattolico che già mette la Bibbia in secondo piano, dietro l’autorità del clero (e di questo non mancano gli esempi in tanti secoli), ma tanti sedicenti protestanti, tra cui i valdesi istituzionali, hanno fatto molto di più: con il pretesto della “interpretazione”, della liberazione della Scrittura dalle “incrostazioni”, si sono prima attribuiti un potere superiore a quello del clero per poi rinnegare la Scrittura stessa. Con ciò rinnegando la loro fede, la loro chiesa, la storia dei loro padri.

Riflessione sulla famiglia – Seimila anni di civiltà

Nel corso degli ultimi seimila anni, ossia da quando esiste una società umana costituita, la stessa si è sempre retta su un delicato equilibrio di regole, risultato di una serie continua di aggiustamenti, resi necessari dal naturale mutare delle condizioni evolutive (progresso) che l’umanità ha saputo realizzare

Una famiglia nell’antico Egitto

in questo lungo periodo di tempo. Ogni nuovo progresso (scoperta scientifica, mutamento socio-economico etc.) ha reso necessario un adeguamento delle regole sociali, al fine di mantenere quest’equilibrio che permette alla società umana di esistere e progredire e le impedisce di dissolversi e, (ipoteticamente parlando) di tornare allo stato selvaggio in cui l’uomo viveva prima del sorgere della prima civiltà.

Questa serie di “aggiustamenti” hanno interessato prima di tutto la legislazione, ossia le regole che gli uomini si sono dati per vivere insieme. Per un credente (ebreo e/o cristiano) queste regole sono prima di tutto contenute nella Bibbia, ma ovviamente altre religioni hanno a loro volta dei testi sacri che fungono allo stesso scopo.

Mantenere l’equilibrio nella società, nonostante gli inevitabili cambiamenti avvenuti nel tempo, ha

Una famiglia oggi

richiesto dei correttivi, a volte anche profondi, nelle regole sociali, e tuttavia questi seimila anni di civiltà umana hanno permesso di identificare alcuni “principi fondamentali”, (nel nostro caso contenuti nella Bibbia), che sono stati posti alla base stessa della civiltà umana e che non sono mai stati cambiati nel corso dei millenni. Laddove questi principi fondamentali sono stati ignorati o modificati, infatti, la società umana ha finito per collassare o comunque ha subito danni enormi che hanno portato dolori e perigli agli uomini che li hanno ignorati.

Uno di questi “principi fondamentali” alla base della società umana è senza dubbio “la famiglia”. La Bibbia recita fin dalle sue prime parole: “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, …” (Ge 1:7-8) “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne” (Mt 19:5).

Durante gli ultimi seimila anni la società umana si è retta sulla famiglia, sia pure regolata con norme diverse a seconda del luogo o dell’epoca (monogama o poligama, allargata o ristretta etc.), alla base della famiglia c’è sempre il rapporto (l’unione) tra un essere di sesso maschile e uno di sesso femminile, e la famiglia è stata sempre il luogo dove l’uomo ha ricevuto le prime cure, il primo sostentamento, la prima educazione. Quindi la famiglia come (naturale) fonte di concepimento, proprio perché non esiste altra possibile fonte di procreazione se non l’unione di un uomo e di una donna, e anche come primo nucleo sociale, perché il sostentamento della prole ha sempre trovato nella famiglia stessa il suo punto di inizio.

Sempre nel corso dei seimila anni di civiltà, tuttavia, non sono mancati tentativi di modificare questo principio fondamentale, non tanto riguardo la procreazione, quanto nel mantenimento e nell’educazione della prole. Alcune società hanno provato a superare il concetto di famiglia come nucleo primario della società, per sostituirlo con altre forme, dove, dopo il necessario atto sessuale, uomo e donna cessavano di considerarsi famiglia e l’educazione della prole era demandata a forme

Lebensborn nazista: bambini programmati senza famiglia

collettive. Cito ad esempio l’antica Sparta dove i figli erano educati dalla comunità, o alcune società tribali dell’Amazzonia dove tutti gli adulti sono chiamati papà e mamma e i figli sono gestiti in comune, o l’etnia cinese dei Mosuo, che vive isolata tra le montagne dello Yunnan, dove non esiste matrimonio ma le donne, dopo aver ricevuto la “visita” di un uomo, allevano per loro conto la prole, per arrivare fino ai tentativi posti in essere dalle società totalitarie del secolo scorso (comuniste e naziste) che, volendo lo stato controllore della società, avevano sottratto alle famiglie la prole per essere curata direttamente da grandi strutture pubbliche. In tutti questi casi le conseguenze di tali scelte sono state disastrose. Questi esperimenti sono falliti miseramente e/o non hanno avuto un seguito nel resto della cultura umana, proprio perché inefficaci e contrari ai principi fondamentali che reggono la società umana stessa.

Nikodemos

(prima parte – continua)

Documento sulle famiglie del Sinodo Valde 2015 (6) – Un parlare dove i “se” e i “ma”sovrastano il “sì” e il “no”

Nella parte precedente abbiamo detto dell’apertura alla benedizione/matrimonio “di coscienza”, quello cioè che salvaguarda la reversibilità. In realtà – precisa il Documento approvato dal Sinodo – “[p]ermane… il rifiuto a celebrare un matrimonio senza effetti civili, cosiddetto «matrimonio di coscienza» in assenza di relativo nulla-osta in quanto la celebrazione di un’unione di tipo non matrimoniale non è un matrimonio ma una liturgia di benedizione”. Quando nel 2010 il pastore Esposito celebrò la “benedizione” della coppia di donne a Trapani, i giornali la chiamarono “matrimonio” e lui non ebbe nulla da ridire, ma – se si fa avanti l’Inps per togliere la reversibilità che non ha più ragione d’essere in quanto la vedova o il vedovo non sono più soli – allora si precisa che, per carità!, è solo “una benedizione”. Si racconta che un tempo certi alti ecclesiastici cattolici, per superare il divieto di mangiare carne durante la quaresima, davanti al piatto di manzo dicessero: “Ego te baptizo piscem” (“Io ti battezzo ‘pesce’”), “annullando” il possibile peccato.

Altra precisazione del documento è che per accedere alla benedizione/matrimonio, che sia

“DIpende da cosa intendete per ‘è’ “

omosessuale o “di coscienza”, occorre dichiarare la “volontà di vivere l’unione secondo l’insegnamento dell’evangelo”. Una unione omosessuale secondo l’insegnamento dell’evangelo? Evidentemente anche la parola “evangelo” è flessibile e peraltro usata qui in modo anomalo: da nessuna parte nella Confessione di fede valdese si dice o si suggerisce che i quattro Evangeli abbiano una natura diversa, men che meno contrastante, rispetto al resto della Bibbia. E comunque nell’Evangelo di Matteo si dice “Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento” (5:17). E nell’Evangelo di Luca: “è più facile che passino il cielo e la terra, piuttosto che cada un sol apice della legge” (16:17).

Anche qui viene in mente una citazione storica: il presidente Clinton, davanti al gran giurì difese la veridicità della sua affermazione “non c’è nulla fra me e Monica Lewinsky”, dicendo: “Dipende da cosa intendete per «è»”. Tutte cose assai distanti dall’evangelico “che il tuo parlare sia sì sì, no no”.

(continua)

Il “Documento sulle famiglie” Sinodo Valdese 2015 (5) – Arriva il matrimonio salva-reversibilità anche per i valdesi

Esaurita la “Premessa” – che, come abbiamo visto, è già tutta un programma – si passa all’ “Introduzione”, che esordisce – per non perdere tempo – con l’ennesima tiritera sulla “pluralità della famiglia”, dove – nella foga di inventarsi presunti “nuovi modelli” – parla,  tra l’altro, di “famiglie immigrate” e di “convivenza di più generazioni”. Individuare le “famiglie immigrate” come un nuovo tipo di famiglia è davvero stravagante. Solo ai tempi della schiavitù qualcuno osava dire che la famiglia cambia di natura a seconda della provenienza! In realtà, non c’è bisogno di tutti quei teologoni e professoroni per sapere che una madre, un padre e i loro figli sono famiglia, da dovunque provengano e qualunque sia il colore della loro pelle. E quale novità sarebbe la “convivenza di più generazioni”?

Uno potrebbe chiedersi: possibile che costoro – comunque sia persone istruite – dicano stupidaggini del genere? Il fatto è che tutte queste cose non sono fondate sulla logica, non intendono sviluppare un ragionamento. Sono solo giri di parole, cortine fumogene per arrivare in qualche modo al fine ultimo: la celebrazione dell’omosessualità, della teoria gender, l’evaporazione della famiglia e il più sovrano disprezzo per la Parola di Dio.

Ad esempio, dopo l’elencazione di queste presunte nuove famiglie, abbiamo una affermazione categorica e autocelebrativa: “Questa consapevolezza consente alla Chiesa evangelica valdese di calarsi nella concretezza dei problemi e delle sfide quotidiane con accoglienza, amore, perdono e fiducia.” La Chiesa Valdese si “cala” talmente “nella concretezza dei problemi” ecc., che il numero di membri “cala” – appunto  – drammaticamente di anno in anno. E poi, queste parole! La “accoglienza” sappiamo bene come la praticano con coloro che dovrebbero essere fratelli in fede: attacchi personali, falsità, censura ed emarginazione. “Amore”: sempre solo per chi piace a loro e possibilmente a spese altrui, essendo bene certi a confonderlo con il piacere sessuale. “Perdono” per che cosa, visto che non esiste peccato? “Fiducia” in cosa, visto che si fa di tutto per indurre alla diffidenza persino nella Parola di Dio?

Sempre nella prima parte dell’introduzione, arrivano le prime due citazioni. Citazioni bibliche? No di certo! Una viene dal “Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti in Italia”, e l’altra da una sentenza della Corte Costituzionale, che non si vede quale peso dovrebbe avere nella disciplina di una chiesa evangelica.

Al punto 4) dell’introduzione abbiamo una notevole novità: l’indicazione che la richiesta di una benedizione/matrimonio senza contestuale matrimonio civilmente valido vada “accolta qualora sia fondata sull’esistenza di un’unione duratura, sulla serietà degli impegni assunti, anche in vista dell’eventuale matrimonio, nei casi in cui esso possa essere celebrato”. Finora si diceva che il matrimonio in chiesa non registrato civilmente era “roba da cattolici”, di solito praticato per i vedovi che si risposano ma non vogliono perdere la pensione di reversibilità del defunto coniuge. Cattolici o no, è indubbiamente una notevole ipocrisia (confermata dall’eufemismo “matrimonio di coscienza” con cui lo si definiva) perché ci si sposa in chiesa “per essere a posto”, ma si vuole risultare non sposati per lo Stato per non perdere la pensione di reversibilità o gli assegni di mantenimento da parte del coniuge divorziato. Ora, cinque anni dopo che noi l’abbiamo segnalato, si sono accorti che con l’introduzione, prima per brutale fatto compiuto e poi per decisione sinodale, delle benedizioni/matrimoni per le coppie dello stesso sesso si violava un chiaro limite posto dal nostro ordinamento, discriminando le coppie eterosessuali. E come risolvono il problema? Ammettendo il “matrimonio di coscienza” anche per le coppie eterosessuali, introducendo – come foglia di fico – limiti contraddittori e vaghi: “l’esistenza di un’unione duratura” e “la serietà degli impegni assunti”. Per quanto riguarda il secondo punto è un limite finto, perché come si fa a non considerare serio un impegno consacrato dalla benedizione liturgica? E per quanto riguarda il primo, abbiamo una inversione di ciò che tutt’ora prevede il Documento sul Matrimonio del 1971, in linea con i secoli precedenti  e cioè che uno dovrebbe sposarsi per dare inizio a un’unione duratura. Insomma, la chiesa accetta di benedire solo coppie che hanno iniziato la loro unione infischiandosene di essa. Bel principio davvero! Non intendiamo dire che vada ignorata la realtà di tante coppie che iniziano una convivenza e poi ritengono di sancirla in qualche modo, ma che non si può addirittura discriminare coloro che fanno le cose come si è sempre detto dovrebbero essere fatte.  E poi, cosa vuol dire “anche in vista del matrimonio”? Ma perché non si sposano e basta? Come dire: chiediamo di essere uniti davanti a Dio e alla Chiesa, poi – se è una cosa seria – andiamo dal sindaco?

(continua)

Passa all’esame di una verifica accurata? -Culto di domenica 5 giugno 2016

Viviamo nell’era della pubblicità, dove tutto è commercializzato e tutti vanno non solo a caccia dei nostri soldi, ma anche della nostra vita. La pubblicità ingannevole è all’ordine del giorno, non solo nel campo dei prodotti di consumo, ma anche delle idee e persino della religione. Abbondano infatti i falsi vangeli, i falsi cristi e i falsi profeti. Abbiamo bisogno del dono del discernimento per proteggere noi stessi e i nostri cari. Lo possiamo ricevere quando verifichiamo costantemente ciò che è verità dalla Parola di Dio ed abbiamo l’audacia di presentare il Salvatore e Signore Gesù Cristo negli immutabili termini in cui viene annunciato e spiegato nel Nuovo Testamento. Solo allora attingeremo dalla sua sovrabbondante fonte di benedizioni. Rifletteremo oggi su tutto questo sulla base del testo biblico di Giovanni 1:14-18. [Sermone pronunciato in lingua inglese presso la Culverden Evangelical Church di Tunbridge Wells. Vedasi qui l’originale.

Domenica 5 giugno 2016 - Terza Domenica dopo Pentecoste

Salmo da cantare: Salmo 48 [Il nome santo del Signor (Ginevrino); Il Signor grande e glorioso (Arpa davidica)].

D/R del Catechismo di Heidelberg: Ventottesima Domenica

Testi biblici: Proverbi 1:20-23; Giovanni 1:14-18 [Questa settimana i testi non seguono il lezionario].

Preghiera: Signore Iddio, ti ringraziamo per aver ricevuto quest’oggi questa tua Parola e che lo Spirito Santo ci ha assistito nel rifletterci su con intelligenza in vista dell’applicazione nella nostra vita alla Tua gloria. Tutto viene da te e a te solo dobbiamo dare gloria. Abbiamo bisogno del tuo dono di discernimento per poter distinguere ciò che viene da Te da ciò che proviene da una fonte diversa ed ingannevole; abbiamo bisogno dell’audacia di proclamare la verità immutabile sul Tuo Figlio Gesù Cristo, sia che la gente la gradisca oppure meno, per la Tua gloria e per la loro salvezza; abbiamo bisogno di fare esperienza sempre più grande della Tua forza, volontà e benedizioni della Tua presenza, per la nostra santificazione e testimonianza. Solo Tu puoi darci tutto questo secondo le Tue promesse. Te lo chiediamo nel nome prezioso del Tuo Figlio e Salvatore nostro Gesù Cristo che, con Te e con lo Spirito Santo, vive e regna come un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

Predicazione: Passa all’esame di una verifica accurata?

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Paolo Castellina

Circolare SAV… di maggio

Per un errore, era saltata la segnalazione del bollettino SAV di maggio. Eccola qui: meglio tardi vche mai!

Ecco il numero di Maggio della nostra Circolare SAV pronto per inoltrare ad altri oppure stampare su 4 facciate A4.

Contiene due articoli: una meditazione dal titolo: “Intelligenza e follia” su 1 Corinzi 1:17-21) sulla corruzione della sapienza di questo mondo.
C’è poi l’articolo: “Non abbiamo bisogno di ricreare la chiesa del primo secolo”. Eccone l’introduzione: “Il nostro movimento si prefigge di camminare sui “sentieri antichi” della fede cristiana, in particolare secondo la testimonianza data dall’antico movimento valdese e l’insegnanento della Riforma protestante classica, i suoi maestri e martiri. Forse che “mitizziamo” il passato pretendendo di riprodurlo non considerando anche le sue contraddizioni e che in ogni caso noi viviamo “in tempi diversi”? Lo stesso potrebbe dirsi di chi vorrebbe imitare la fede e l’esempio delle chiese del primo secolo. Che dire di queste aspirazioni? Di fatto noi non vogliamo né tornare al passato né idealizzare uomini e donne fallibili quanto noi. Noi non mitizziamo né tempi né persone, ma desideriamo avere “lo spirito” testimoniato dai migliori cristiani del passato di seguire fedelmente il Cristo proclamato dalle Sacre Scritture. Il seguente articolo di Lenny Esposito, del ministero ”Come Reason” può essere illuminante.
Buona lettura e che il Signore vi benedica.
Il Coordinamento

Il “Documento sulle famiglie Sinodo Valdese 2015 (4) – “La famiglia è regolata dallo Stato”!

Dopo la ventata filo cattolico-bergogliana, il Documento (siamo solo a pagina 2) passa ad affermazioni socio-antropologiche assai discutibili, a cominciare da questa:

la famiglia presunta «naturale» è in realtà regolata dallo Stato che definisce per legge quali vincoli affettivi possano dirsi famiglia, ma non bisogna dimenticare che la legislazione è influenzata dai cambiamenti socio-culturali”.

Non arriva proprio a dire che la famiglia è stata inventata dallo Stato, ma ci arriva molto vicino. Insomma, il fatto

In nome dei dogmi “gender” si rottama anche Darwin, in nome del quale già si era rottamata gran parte della Bibbia

che, per natura, solo l’unione uomo-donna sia feconda non conta, forse – chissà – a dirlo si passa per omofobi! Conta poco o nulla anche il fatto che, avendo dei piccoli non autosuffcienti per anni, con gravidanza e allattamento particolarmente gravosi per la donna, la specie umana non sarebbe sopravvissuta senza un rapporto duraturo tra l’uomo e la donna. Questi signori ultra liberal, se gli tocchi Darwin si indignano come un tempo si faceva con chi vilipendesse la Bibbia, ma improvvisamente dimenticano la naturalità della famiglia e ci dicono che non è naturale ma definita dallo Stato.

E’ tipico delle ideologie negare la realtà naturale e scientifica in nome di qualche dogma. I razzisti si bevevano la teoria secondo cui gli individui “di pura razza” sono più forti che quelli “di sangue misto”. Una palese stupidaggine, ma si accordava con la loro ideologia. Così come l’ideologia marxista imponeva di credere che un’economia statalizzata e programmata fosse più efficiente di quella basata sul libero mercato. Oggi si è passati all’ideologia “gender”, che conserva ancora molto di quello statalismo idolatra di pochi decenni fa. Infatti si dice che, “[o]ltre alle leggi, lo Stato interviene a modellare la famiglia anche attraverso le politiche sociali”!

Insomma – secondo costoro -  se hai ha un legame di affetto, di attrazione e di fedeltà verso tua moglie o tuo marito è perché lo Stato dà le detrazioni fiscali, un certificato di matrimonio e la pensione di reversibilità! Oltre allo statalismo, torna anche un iper-materialismo ideologico. E siccome lo Stato cambia, cambia anche la famiglia, dicono.

Indubbiamente, ci sono stati dei cambiamenti nella storia: la famiglia patriarcale è diversa dalla famiglia mono-nucleare di oggi, ma non è che cento, duecento o duemila anni fa tutte le famiglie fossero tribù patriarcali! E la naturale attrazione fra i sessi, la necessità e la volontà di prendersi cura dei figli non l’ha inventata né mutata nessuno stato e nessuna legge. Tranne casi estremi, come il marxismo di Pol Pot che per creare la “società perfetta”, ha sistematicamente smembrato le famiglie, oltre a sterminare un terzo della popolazione. Ecco, semmai lo Stato ha in alcuni casi distrutto la famiglia con la violenza, ma non l’ha mai creata.

Segue un brano dove logica vorrebbe si addensassero le spiegazioni decisive e invece, è estremamente confuso:

Il protestantesimo invita a concepire ogni famiglia come un nucleo di esistenze imperniate sulla vocazione, sulla formazione di un legame duraturo e sull’alleanza di grazia con Dio. Le nuove forme di famiglia sono a volte percepite come una messa in crisi della cosiddetta «famiglia tradizionale», in realtà possono essere un contributo alla riflessione sulla vocazione dei/ delle credenti: si creano così le condizioni per vivere tutte le forme di famiglia in modo cristiano, senza però «cristianizzarle» ma mantenendo quella distanza critica che consente di relativizzare ogni forma di famiglia.”

Belle le parole sul legame duraturo e molto suggestive quelle “sull’alleanza di grazia con Dio”, ma dove sta l’alleanza se si fa il contrario di quanto Dio, nella Sua parola, più volte dice? Notevole il tentativo – fallito – di spiegare che le cosiddette “nuove forme di famiglia” non danneggiano la famiglia tradizionale, perché sono “un contributo alla riflessione sulla vocazione dei credenti”: e che significa? Parole parole, finalizzate a “relativizzare ogni forma di famiglia”, cioè “relativizzare” anche la parola di Dio, che nella Scrittura è molto specifico su cosa è famiglia e cosa non lo è: chiamare “famiglia”, ciò che la Bibbia definisce “abominio” è un bell’esempio di relativizzazione. Detto più chiaramente, l’obiettivo appare essere infischiarsene della parola di Dio e di Dio stesso.

 

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

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