\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

La fedeltà di Dio, ciononostante… – Gli israeliti non sono stati sostituiti – Culto di domenica 11 febbraio 2018


Per l’11 Febbraio 2018 – Quarta Domenica dopo l’Epifanìa
Nonostante. Gli israeliti, antichi e moderni, non sono stati “sostituiti” in quanto popolo di Dio da altri. L’incredulità e i peccati della maggior parte di loro non pregiudica la loro elezione da parte di Dio, “perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Romani 11:29). Dio è sempre fedele alle sue promesse; quanto dona è per grazia immeritata, ed egli porta avanti i suoi eterni propositi in modo irresistibile, nonostante tutto. Noi credenti in Cristo di origine non ebraica, per grazia siamo stati innestati nel popolo di Dio e onoriamo l’Israele antico e moderno, perché è e rimane “speciale” agli occhi di Dio. Ma allora… Lasciamo rispondere alle perplessità dall’Apostolo nel prosieguo della lettera ai Romani.
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Paolo Castellina

Non vanagloria ma onestà di fronte a Dio – Culto di domenica 4 febbraio 2018

L’elezione, la redenzione in Cristo, la santificazione attraverso l’opera dello Spirito Santo, è sicuramente finalizzata a renderci migliori del mondo decaduto nel peccato, ma qualsiasi cosa buona ora si trovi in noi è solo opera di Dio. Non possiamo vantarci in alcun modo di noi stessi, ma solo di Dio e della sua grazia immeritata. Questo vale sia per gli israeliti che per noi, innestati in quel tronco. Questo ci deve rendere necessariamente umili e impegnati. È quanto ci dice, nel testo di oggi, la lettera ai Romani.
Letture bibliche:  Deuteronomio 18:15-20; 1 Corinti 8:1-13; Marco 1:21-28; Salmi 111
Preghiera – Onnipotente ed eterno Dio, tu governi ogni cosa sia in cielo che sulla terra. Ascolta misericordiosamente le suppliche del tuo popolo, e nel nostro tempo, donaci pace; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora ed in eterno. Amen.

La festa della riforma – Un matrimonio di interessi… e il gallo cantò

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata al quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, e ovviamente non pubblicata.

La festa della Riforma è stata una cerimonia ipocrita, un fidanzamento o forse addirittura un matrimonio di interessi, un tradimento dei veri valori del Protestantesimo – da tempo assorbiti dalla società laica civile – che consistono nel riconoscimento della autonomia dell’individuo e nell’abbattimento di ogni sudditanza nelle relazioni umane, secondo che è scritto: No ai Sacerdoti, No ai Re!

Luterani e cattolici si sono chiesti perdono reciprocamente per un peccato inventato e inesistente, creato ad hoc per vendere come riconciliazione un accordo commerciale, totalmente basato sugli interessi terreni – e non su interessi spirituali celesti, come si vuol far credere – che li renderà insieme più potenti come organizzazione umana impegnata a fare bassa politica e null’altro. Questo incredibile risultato si otterrà a scapito della figura di Lutero che sarà progressivamente ridotta a quella di un “estremista esaltato in buona fede”, colpevole nella sua foga rivoluzionaria del grave peccato della divisione e a danno della Riforma che, mentre si dice di volerla celebrare, in realtà viene indicata come un grave errore cui dopo 500 anni è doveroso porre rimedio.

La Chiesa di Roma e il Papa avranno buoni motivi per esultare perché, con la riunificazione fra le due parti in contesa, alla fine l’obiettivo – espresso dalla formula imperiale romana “in unum cogere” – dalla Chiesa sempre perseguito, di essere “cattolica” (= universale), non soltanto di nome ma anche di fatto, avrà fatto un decisivo passo avanti.

Il gallo, di evangelica memoria, che ha cantato numerose volte nel corso della storia per gli autonominatisi successori del “mai investito” Pietro, si prepara oggi a cantare ancora una volta per i grossi papaveri del Protestantesimo internazionale contemporaneo.

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Dunque la preghiera ecumenica congiunta che le due parti, la Chiesa Luterana e quella cattolica, hanno recitato assieme nella celebrazione della festa della Riforma, in cui in rito comune le due organizzazioni in contesa si dichiarano pentite del grave peccato della divisione, si mostra per quello che è, un atto sostanzialmente politico avente chiari scopi diversivi, una copertura architettata per parlare d’altro e giustificare al pubblico dei fedeli una volontà di unificazione di vertice che non ha assolutamente nessun carattere religioso

Parlare di peccato di divisione senza avere risolto il problema di fondo, ossia se le tesi di Lutero siano vere o false, è una mistificazione che conferma il legittimo sospetto che la unificazione cui le due parti aspirano abbia ragioni assolutamente estranee al problema religioso e nasconda oscuri piani che il futuro ci permetterà di scoprire negli sviluppi che avrà la grave insidia per l’umanità che si nasconde dietro questa ambigua azione associata alla celebrazione del 500.rio della Riforma. Il futuro possibile di questo pianeta poggia sulla costruzione di una società libera e laica, ove le esigenze religiose personali siano rispettate; mentre, per contro, ogni rafforzamento delle organizzazioni religiose istituzionali, rappresentando un gravissimo rischio per la società umana, come la storia ci ha dimostrato, deve essere sempre temuto, vigilando con particolare attenzione.

Il potere economico del nord Europa che – per difendere i propri interessi e liberarsi dal giogo del potere della Chiesa di Roma, 500 anni fa trovò conveniente sostenere Lutero nella sua contesa con il Cristianesimo-Cattolico e il Papato – oggi diventato più forte con l’inclusione del Nord America, che aspira a diventare il centro del potere mondiale, trova conveniente allearsi col vecchio nemico. E il tanto propagandato ecumenismo sembra potersi riassumere tutto in un semplice miserabile “mercimonio”. La questione religiosa, la libertà di pensiero e autonomia dell’individuo, la condanna del potere sacerdotale a chi aspira a gestire la finanza e l’economia mondiale interessano ben poco: Il famoso detto “Parigi val bene una messa” è sempre di attualità a chi è dedito al culto di Mammona.

Giovanni Scavazza

Ius soli, legge di Dio e versetti a buffet

Dopo l’articolo di Leonista di qualche giorno fa, vi viene segnalato un testo di Giorgio Modolo sullo stesso argomento, di cui riportiamo qui l’inizio.

L’Agape dopo il culto è sempre stato uno dei momenti più arricchenti per me. Ricordo che le lasagne di mia moglie erano sempre le prime a finire e spesso un amico ed io che ci attardavamo a discutere il sermone arrivavamo quando la casseruola era vuota. Ma lui ed io ci divertivamo ad assaggiare un po’ di tutto, vuoi per rispetto del lavoro di tante sorelle, vuoi per curiosità. Anche questo era arricchente.

La scorsa settimana il mondo evangelico s’è scoperto teonomista. Quando ben si adatta alla loro agenda progressista gli evangelici arrivano pure ad invocare la legge di Dio come criterio su cui modellare la legge civile. Esponenti vari hanno fatto notare un verso della Bibbia, Esodo 12:49 che dice:

Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che risiede tra di voi.

Qualcuno ha ravvisato che questo verso promuova biblicamente il concetto di ius soli. Qualcun altro meno. Sta di fatto che sono andati tutti  solo alle lasagne. Prima di passare ad altro, e credetemi, c’è molto altro, fatemi spendere due parole su questo verso.

Leggi tutto l’articolo

La testimonianza della nostra coscienza (8, la lettera ai Romani) – Culto di domenica 21 gennaio 2018

 - La nostra coscienza, non del tutto sopprimibile, rende testimonianza del fatto che vi sono principi morali assoluti ai quali dobbiamo conformarci. Il senso del bene e del male è radicato in noi e, nonostante le nostre giustificazioni, “sappiamo” di essere trasgressori. L’universo di Dio è fondato su precise leggi che ne garantiscono il funzionamento. La creatura umana deve renderne conto e il giudizio di condanna da parte di Dio è giusto. Il testo di oggi parla del ruolo della nostra coscienza (Romani 2:12-16). https://youtu.be/fPiaUigWfTQ

Trascrizione: https://sites.google.com/site/dottrinariformata/giusti-agli-occhi-di-dio/capitoli/8-la-testimonianza-della-nostra-coscienza

Letture di questa domenica: Giona 3:1-5, 10; 1 Corinti 7:29-31; Marco 1:14-20; Salmi 62:6-14

Dacci la grazia, o Signore, di rispondere prontamente alla chiamata del nostro Salvatore Gesù Cristo e di proclamare a tutti la Buona Notizia della Sua salvezza, affinché noi ed il mondo intero possiamo percepire la gloria delle Sue opere meravigliose; che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

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Paolo Castellina

I nuovi modelli: meglio di quelli vecchi? – Culto di domenica 7 gennaio 2018

Prima Domenica dopo l’Epifanìa

 Il progresso tecnologico dell’umanità in sé stesso è buono perché esprime la facoltà che Dio ha concesso alle creature umane di sviluppare creativamente le risorse materiali a nostra disposizione ponendole al nostro servizio. Il progresso tecnologico va certo controllato responsabilmente, ma in sé non è negativo. Esso, però, ci ha abituato all’idea, del tutto illusoria, che corrisponda ad un inarrestabile progresso morale e spirituale dell’umanità. Non è così. A quel livello siamo rimasti “all’età della pietra”, anzi, alla corruzione che caratterizza la Caduta dalla nostra condizione primigenia, e che, inalterata è rimasta dall’antichità. Le barbarie oggi possono essere più “raffinate” di un tempo, ma tali rimangono. Disfunzioni di ogni tipo, dalla radice morale e spirituale, continuano a fare danni immani ad ogni livello, personale e sociale. Quando nel capitolo 1 della lettera ai cristiani di Roma, espone l’Evangelo, egli mette in rilievo come i problemi, dell’umanità, le sue disfunzioni, sorgano tutti dalla fondamentale ribellione dell’umanità a Dio e alle sue leggi. Quali ne siano le principali (e paradigmatiche) conseguenze, le troviamo nel testo che esaminiamo quest’oggi. Continua qui: https://sites.google.com/site/dottrinariformata/giusti-agli-occhi-di-dio/capitoli/6-i-nuovi-modelli-migliori-di-quelli-vecchi

Letture bibliche: Genesi 1:1-5; Atti 19:1-7; Marco 1:4-11; Salmi 29

Preghiera: Padre celeste, che al Battesimo di Gesù nel fiume Giordano lo hai proclamato il beneamato Tuo Figlio e Lo hai unto di Spirito Santo: Concedi che tutti coloro che  sono battezzati nel Suo Nome possano rimanere fedeli al patto che hanno firmato, e confessino audacemente Lui come Signore e Salvatore; che con te e con lo Spirito Santo vivi e regni, un solo Dio, nella gloria eterna. Amen.

Citazioni a sproposito e biblici scivoloni: “Vi sia un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero”

Sarà il fascino mediatico di Jorge Bergoglio, sarà la sudditanza culturale – ormai del tutto ingiustificata – verso le “chiese protestanti storiche”, ma a volte anche evangelici che rivendicano la propria fedeltà ai principi scritturali sono soggetti a scivoloni biblici, o biblici scivoloni.

Alleanza Evangelica Italiana pubblica, senza firma e senza possibilità di commentare, un articolo a proposito delle norme sulla cittadinanza e sul cosiddetto “Ius Soli”, che sostiene apertamente in nome di “un contributo evangelico” al dibattito in merito. Il complesso dell’articolo è tutto di teoria sociologico-politica e dunque poco ci interessa. Solo, si potrebbe notare che non prende in esame la realtà dei fatti, quella che determina le conseguenze di qualunque legge. Trent’anni fa, la più aperta delle leggi sulla cittadinanza avrebbe avuto poco o nessun effetto pratico sul tessuto sociale dell’Italia: dall’Europa dell’Est, stretta dai regimi comunisti, non arrivavano che poche decine di persone, forse meno, e poche centinaia dal resto del mondo. E la coesione culturale e sociale del Paese era alta. Oggi, in Italia, per ogni 100 nuovi nati italiani, ce ne sono 16 stranieri, arrivano 45 stranieri con i barconi e un’altra ventina in altri modi, mentre almeno 15 giovani italiani emigrano. Questa è dunque la composizione etnica dell’Italia che si va costruendo: ogni 100 italiani (di cui alcuni se ne vanno) 65 stranieri. La cosa avrebbe un’importanza limitata se pure non trascurabile, se non fosse che oltre il 75% degli immigrati sono musulmani (basta vedere la composizione etnico-religiosa dei paesi di provenienza), e che tutte le inchieste sulle opinioni dei musulmani in Europa danno riscontri preoccupanti, come il proposito di sottomettere l’Occidente alla loro religione e alla loro legge, che viene dichiarato da un terzo di loro in Italia e anche di più altrove.

Da veri valdesi ricordiamo cosa significava, nei secoli delle persecuzioni, l’arrivo, spesso forzato e costituito da poveracci certamente vittime a loro volta, di immigrati cattolici nelle Valli: uno dei tanti modi per tentare di porre fine ai Valdesi in quanto tali annichilendoli etnicamente. Non per nulla era obbligo morale di tutti i Valdesi non vendere case e terreni a cattolici, ma quando c’erano requisizioni in punta di spada non ci si poteva far nulla se non – talora – ribellarsi con le armi, come faceva Gianavello facendo storcere il naso ai benpensanti e agli amanti del quieto vivere. Le cose sono certo molto diverse oggi, ma ci sono anche punti in comune, come il fatto che in molte parti del mondo i cristiani sono perseguitati tanto quanto i Valdesi lo erano un tempo.

Il punto, però, che ci interessa di più commentare dell’articolo di Alleanza Evangelica Italiana, è il riferimento biblico. Curioso, peraltro, che un articolo che si definisce “contributo evangelico al dibattito”, lo confini in una nota a piè di pagina:

Nei testi biblici, l’elemento determinante per definire il trattamento riservato agli stranieri non è l’etnicità. Non c’è, poi, nessuna differenza tra ger e nokri – le due principali parole per descrivere le categorie di stranieri e migranti nella Bibbia. Ad essere determinante era la motivazione e l’auto-identificazione. In ogni caso, l’indicazione è chiara: “Vi sia un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che soggiorna in mezzo a voi” (Esodo 12,49). Ed è in questa cornice che le responsabilità sono articolate e precisate.

Sembra di leggere il solito “teologo” “valdese”, a cominciare dallo sfoggio di parole ebraiche simile a quello che il pavone fa delle penne della propria coda, senza però averne il controllo che il saporito parente del fagiano ha. “Nokri” (נוכרי) è talmente diverso da “ger” (גר), che colui che viene definito così, a differenza del secondo, era comunque escluso dal mangiare della Pasqua, nessuno dei suoi animali poteva essere usato per i sacrifici (Levitico 22:25), i debiti verso di lui non erano rimessi nell’anno sabbatico (Deuteronomio 15:3) e gli si poteva chiedere il pagamento degli interessi su un prestito (Deuteronomio 23:20). In Geremia 2:21 la parola al femminile, “nokria” è usata nel senso di “selvatico” e, nei Proverbi (2:16, 5:20, 6:24, 7:5, 23:27 ecc.), con un significato molto prossimo o uguale a “meretrice”. Infine, va detto che “nokri” è usato solo 36 volte nella Bibbia, contro le 70 di “zar” (זר), che le varie versioni traducono parimenti “straniero”, “forestiero” o simili e dunque non è neppure vero che “ger” e “nokri” sono “le due principali parole per descrivere le categorie di stranieri e migranti nella Bibbia“. Ma queste son pignolerie che citiamo solo per evidenziare la superficialità con cui quella nota è stata scritta.

Veniamo però al fulcro di tutto: la citazione di Esodo 12:49, presentata come definitiva risoluzione, “in ogni caso chiara”, di ogni dubbio. E’ un passo spesso citato anche dai “valdesi” istituzionali e sembra dire qualcosa di estremamente “liberal” e pro-immigrazione. Non c’è però bisogno di aver frequentato la Facoltà Valdese di Teologia (cosa che forse ha fatto l’estensore dell’articolo o colui dal quale ha preso le sue affermazioni), e aver affrontato le difficoltà della lingua ebraica, per fare una cosa molto semplice, e cioè leggere il contesto del versetto per capire cosa significa (Tutti dovrebbero sapere che Gesù non esortava alle gozzoviglie anche se in Luca 12:19 è scritto “mangia, bevi e godi”!). Se poi uno, visto che si diletta con i termini ebraici, avesse dato un’occhiata alla versione in lingua originale, avrebbe visto che propio in quel passo c’è una sonora smentita del fatto che “non c’è, poi, nessuna differenza tra ger e nokri“! Al “ger”, se circoncide sé e tutti i maschi della famigia, si applica la legge citata in Esodo 12:49 e al “nokri” no! “Ahi ahi ahi, signor teologo…!”

Partiamo dal versetto 43 e capiamo chiaramente che il senso di Esodo 12 è tutt’altro da ciò che gli si vuole attribuire: “Quindi l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: «Questa è la prescrizione della Pasqua: nessuno straniero (“nekar” che è la forma sostantivata dell’aggettivo “nokri”) ne mangerà; ma qualunque schiavo, comprato con denaro, dopo averlo circonciso, potrà mangiarne. L’avventizio (“toshev”, altra forma ancora di questa stessa area semantica) e il mercenario  non ne mangeranno… E quando uno straniero (“ger”) risiederà con te e vorrà fare la Pasqua in onore dell’Eterno, siano circoncisi prima tutti i maschi della sua famiglia e poi si avvicini pure a celebrarla, egli sarà come un nativo del paese; ma nessun incirconciso ne mangerà. Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero (“ger”) che risiede tra di voi».

Insomma: altro che dare la cittadinanza con facilità, come dice il disegno di legge detto “ius soli”, altro che incoraggiare la “pluralità culturale e confessionale”, come dice il testo dell’articolo! Esodo 12:43-49 dice di escludere comunque dalla Pasqua lo straniero e chi non è circonciso e di far circoncidere un soggiornante se vuole parteciparvi!

Se proprio volessimo  prendere il passo biblico come indicazione di ciò che va fatto a proposito di cittadinanza nell’Italia di oggi (e, palesemente non è questo il senso di Esodo 12) dovremmo semmai dedurne che occorre dare la cittadinanza solo a ebrei o a cristiani, che siano nati in Italia o stranieri! Roba che persino Matteo Salvini non sostiene neppure quando è di cattivo umore! Si parla in realtà di una norma religiosa, non civile.

Non opprimerai lo straniero, poiché voi conoscete l’animo dello straniero, perché siete stati stranieri nel paese d’Egitto.” (Esodo 23:9) Questa sì è una norma civile valida sempre. Ma opprimere e dare cittadinanza “solo” una volta compiuti i 18 anni, non sono certo la stessa cosa. La Bibbia non è fondamentalmente né contro né a favore dello “Ius Soli”. Ma ciascuno di noi è responsabile delle conseguenze di ciò che fa e non può scaricarsi la coscienza con citazioni bibliche errate.

Anche nella discussione politica, sempre utile, il riferimento biblico è importante, ma citare un testo facendogli dire l’opposto di ciò che significa è comunque scorretto e contrario al precetto di dire la verità (Matteo 5:37, Esodo 20:16). Se poi il testo in questione è la Bibbia, la cosa è molto più grave.

Al fratello estensore dell’articolo concediamo l’errore di ingenuità, ma chi non sa non dovrebbe ergersi ad insegnare agli altri: «Può un cieco far da guida a un altro cieco? Non cadranno tutti e due nella fossa?” (Luca 6:39). Se lo ricordi anche a proposito di chi gli ha fornito le “perle” di ebraico e di Bibbia di cui ha fatto sfoggio! Annunciando l’Evangelo di Gesù Cristo non ci si sbaglia mai. Mentre a correre dietro alle idee e le mode del mondo si inciampa spesso.

Leonista

Ci ha lasciati Robert C. Sproul, scrittore, teologo sostenitore dell’inerranza biblica

R.C. Sproul è una delle figure più importanti del mondo riformato che non ha perso il riferimento al centro della Riforma, cioè la Parola di Dio. Pubblichiamo qui l’inizio dell’articolo pubblicato dal sito Coram Deo, al quale rimandiamo per leggere il testo completo.

C. Sproul, teologo, pastore e fondatore di Ligonier Ministries, è deceduto il 14 dicembre, all’età di 78 anni, dopo un ricovero in ospedale per complicanze dovute all’enfisema. Lascia l’amore della sua giovinezza Vesta Ann (nata Voorhis) con la quale era coniugato da cinquantasette anni; la figlia Sherrie Sproul Dorotiak, col marito Dennis; il figlio Dr R.C. Sproul Jr., con sua moglie Lisa; undici nipoti, una nipote deceduta e sette pronipoti.

R.C. Sproul è stato un teologo al servizio della chiesa. Ammirava i Riformatori non solo per il contenuto del loro messaggio, ma per come lo avevano trasmesso alle persone. Li amava definire: “Teologi di battaglia”. Molti hanno ascoltato per la prima volta i cinque solismi della Riforma attraverso l’insegnamento di R.C. Sproul. Quando esponeva Martin Lutero, era come se lo avesse frequentato nel XVI secolo. La sua dedizione alla sola Scriptura lo aveva spinto a giocare un ruolo chiave nella stesura e promozione della Dichiarazione di Chicago sull’Inerranza Biblica del 1978, assumendo poi la presidenza del Comitato Internazionale sull’Inerranza Biblica. La sua dedizione alla sola fide, la giustificazione per sola fede, lo aveva portato a una forte presa di posizione contro Evangelici e Cattolici Insieme del 1994, le Nuove Prospettive sull’apostolo Paolo e l’orientamento della Visione Federale. Come i Riformatori, R.C. prendeva posizioni nette a difesa delle dottrine essenziali e centrali del cristianesimo ortodosso storico. Difendeva l’autorità della Parola di Dio e del Vangelo.

Da teologo e filosofo erudito, è stato propugnatore di riferimento dell’apologetica classica. Conosciuto per la sua posizione sentita a favore della vita, in un’occasione ha indicato l’aborto come la questione etica forse cruciale dei nostri giorni. Più di tutto, era un teologo. Amava la dottrina di Dio, grazie alla quale aveva individuato l’accesso alla conoscenza di Dio, la sua adorazione e lode. La dottrina di Dio può essere considerata come il mozzo della ruota del suo ministero e lascito, di cui è seminale la sua opera classica The Holiness of God (La Santità di Dio) del 1985. Come un padre e un nonno nella fede, ha aiutato una generazione intera a incontrare il Dio della Bibbia.

Originario di Pittsburgh, Robert Charles Sproul nasce il 13 febbraio 1939 da Robert Cecil Sproul e Mayre Ann (nata Yardis) Sproul. Alla vigilia di Natale del 1942, suo padre, titolare di un’azienda di contabilità nel centro cittadino, sbarca…

Leggi l’articolo completo

Inescusabili! – Culto di domenica 31 dicembre 2017

 - Potrebbe qualcuno, di fronte al giudizio di Dio, di fronte al quale noi tutti compariremo, giustificarsi dicendo: “Di te e delle leggi che hai stabilito io non ne ero a conoscenza, quindi non mi puoi condannare per averti ignorato e per averle trasgredite”. Ecco una delle tante scuse che molti crederanno di poter fare quel giorno. Saranno valide? No, la Parola di Dio ce ne spiega il motivo nel testo biblico che consideriamo quest’oggi: Romani 1:18-23.
Letture bibliche per la prima Domenica dopo Natale: Isaia 61:10-62:3; Galati 3:23-25; 4:4-7; Giovanni 1:1-18; Salmi 147 https://goo.gl/wxdxmA
Onnipotente Iddio, che hai riversato su di noi la nuova luce della tua Parola incarnata, concedici che questa luce, attizzata nel nostro cuore, possa brillare nella nostra vita; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, ora e per sempre. Amen.
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Paolo Castellina

Le aspirazioni dell’apostolo Paolo sono pure le nostre? – Culto di domenica 10 dicembre 2017

Seconda Domenica d’Avvento
 (Riflessioni sistematiche sulla lettera ai Romani)
La capitale dell’impero non era certo un luogo facile in cui vivere come cristiani. “Seguire Cristo” significava essere anticonformisti, significativamente diversi nelle proprie persuasioni e stile di vita in un contesto dove il potere politico e religioso (pagano) imponeva alla popolazione (manipolata) stretta conformità ai “valori nazionali”. La corruzione morale prevalente, inoltre, esercitava forti pressioni su chi, evidentemente, perseguendo la santità di Cristo, a questa corruzione non intendeva adattarsi. Quella dei cristiani di Roma era una fede “eroica” che molti additavano come modello. La fede, però, deve sempre essere, in qualche modo, “eroica”, nel senso che deve essere coerente. Se non è, infatti, coerente, che fede è?
Letture del lezionario per questa domenica: Isaia 40:1-11, 2 Pietro 3:8-15, Marco 1:1-8, Salmi 85:1-2, 8-13 (http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Isaia+40%3A1-11%2C+2+Pietro+3%3A8-15%2C+Marco+1%3A1-8%2C+Salmi+85%3A1-2%2C+8-13%0A&versioni[]=Nuova+Riveduta).
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Paolo Castellina

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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