\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Riforma e Risveglio sono annuncio dell’Evangelo – Troppo spesso dimenticato

Sergio Rastello segnala un articolo di Philippe Decovret dal sito evangelico protestante svizzero Christianisme aujourd’hui, che pubblichiamo con la sua traduzione. Philippe Decovret è un pastore emerito che ha lasciato la chiesa evangelica riformata del cantone di Vaud a causa della decisione di quella chiesa di instituire un rito per le coppie non sposate. Per questo è stato accusato di una lettura letteralistica della Bibbia.

Questo 2017 segna l’anniversario di 500 anni della Riforma. Sono numerose le manifestazioni che lo ricordano. Ma il 2017 si distingue anche per i 200 anni dall’inizio del Risveglio di Ginevra. È importante non dimenticare quest’altro anniversario, perché il Risveglio (detto di Ginevra) non solamente in quel momento  sconvolse la Svizzera, ma ebbe ripercussioni internazionali che sovente si ignorano.

Ripercussioni attuali

Ovviamente esso non ha avuto l’importanza della Riforma, ma la sua influenza e la sua azione furono determinanti. Jacques Courvoisier, professore di storia della Chiesa alla facoltà teologica dell’Università di Ginevra, ha persino scritto nella sua Brève histoire du protestantisme: “Quello che è vivo nel protestantesimo durante il 19° secolo deriva in gran parte dal Risveglio”.

È impressionante il numero di opere missionarie, bibliche o sociali scaturite dal Risveglio. Infatti è dovuto al Risveglio se oggi abbiamo opere sia missionarie o bibliche che sociali come la Croce Rossa (il cui fondatore Henry Dunant era segretario dell’Alleanza evangelica di Ginevra), il movimento delle diaconesse (Saint-Loup, Reuilly, www.saint-loup.chwww.diaconesses-reuilly.fr), gli Asili di Laforce , nei pressi di Bergerac, per handicappati fisici e mentali (è del loro fondatore John John Bost questo motto: “Quelli che sono respinti da tutti, io li riceverò nel nome del mio maestro”. https://fr.wikipedia.org).

Non è esagerato dire che i due momenti più vivi e fecondi del protestantesimo sono la Riforma e il Risveglio. Non bisogna confonderli ma neanche separarli. Come si capisce dallo stesso nome, Risveglio è la proclamazione di grandi affermazioni della Riforma rimaste un po’ dimenticate.

Ravvivare lo spirito della Riforma

Nel corso del 18º secolo e all’inizio del 19º, Ginevra era infatti molto fiera di essere la città della Riforma, ma l’insegnamento di Calvino e degli altri Riformatori non era più assolutamente insegnato. Persino Jean-Jacques Rousseau, nato a Ginevra, se ne rammarica. Nella sua opera Lettres écrites de la Montagne, rimprovera i suoi compatrioti: “Sono persone singolari questi Signori ministri: non si sa né quello che credono, né quello che non credono, non si sa neanche ciò che fanno finta di credere. Il loro solo modo di stabilire la fede è quello di attaccare quella degli altri”.

Per ciò che riguarda l’insegnamento alla facoltà teologica, ecco ciò che ne dice un ex studente come Ami Bost, riportato dal decano Léon Maury nella pubblicazione Réveil réligieux dans l’Eglise réformée à Genève et en France: “La Bibbia era sconosciuta al pubblico: se ne sfogliava l’Antico Testamento solo per imparare l’ebraico, e il Nuovo Testamento non lo si leggeva perché gli studenti sapevano o si supponeva che sapessero il greco.”

Che significato ha avuto dunque il Risveglio? Essenzialmente ritrovare e proclamare nuovamente le grandi verità annunciate dalla Riforma: l’autorità delle Sacre Scritture, la salvezza per sola grazia, la fede nella morte espiatoria di Gesù… È questo il messaggio che il pastore César Malan il 15 marzo 1817 ha proclamato nel tempio della Madeleine, in una sua celebre predica. Essa segna l’inizio del Risveglio.

César Malan non predica una nuova dottrina anzi: annunciava semplicemente il messaggio della grazia riscoperto dai Riformatori. D’altra parte era – ed è rimasto per tutta la sua vita – un’ardente calvinista. Ovviamente il Risveglio ha proclamato l’evangelo in un modo differente dai Riformatori. Più personale, più romantico, anche più sentimentale, secondo la mentalità dell’epoca ma con lo stesso fondamento teologico: l’autorità delle Sacre Scritture, la totale sufficienza della morte di Gesù sulla Croce per la salvezza, l’importanza di una vita santificata dallo Spirito Santo dimostrata con atti concreti…

Un richiamo persistente

È più che una felice circostanza quella del 2017 che vede insieme il 500º anniversario della Riforma e il 200º del Risveglio. Io credo sia un segno del Signore e un richiamo a tutte le nostre comunità. Oggi infatti ci troviamo in una situazione stupendamente simile a quella che esisteva proprio prima che esplodesse il Risveglio. Ginevra era sempre riconosciuta come “la città di Calvino”. (Questo ha anche avuto stupefacenti ripercussioni. Se dopo la Prima Guerra Mondiale, la città di Ginevra è stata scelta per essere la sede della Società delle Nazioni, è dovuto, anche se parzialmente, a Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti dell’epoca: figlio di un pastore presbiteriano, dunque calvinista, che ha molto insistito perché fosse Ginevra ad essere scelta).

Ma sono molto rari i Ginevrini e i cittadini della Svizzera francese o Francesi che seguono e conoscono ancora il suo insegnamento. L’autorità delle Sacre scritture alle quali il riformatore accordava così tanta importanza è ancora rispettata? Quando si vengono a conoscere certe decisioni prese recentemente, per esempio sul matrimonio, ne sorge il dubbio!

Certo il mondo è cambiato rispetto al 16º secolo è anche dal 19º. Bisogna parlare un linguaggio che si capisca, ma è la forma che deve adattarsi non il contenuto. Il contenuto, cioè “il buon deposito” come dice per ben due volte l’apostolo Paolo al suo discepolo Timoteo, occorre preservarlo, conservarlo come ripete ancora. In che modo? Con lo Spirito Santo (2 Timoteo 1:14) e non adattandolo come ora sembra sia la tentazione di molti.

È in questo senso che il Risveglio del 19º secolo è un esempio eccellente per oggi: allora è stato annunciato un Evangelo nel linguaggio di quel tempo, ma era lo stesso evangelo predicato ai tempi della Riforma. Ecco perché mi sembra importante associare l’anniversario dei 500 anni della Riforma a quello dei 200 anni del Risveglio. È così che ne trarremo i più grandi benefici.

Nuove sorprese dalla Bibbia, fin “dal principio” (3). In Genesi e Esodo c’è la parola “Torah”, criptata nell’identico modo

(Qui puoi leggere la puntata precedente) Abbiamo dunque visto che all’inizio della Genesi c’è la parola “torah”, che significa “insegnamento” ed è il nome con cui fin da tempi antichissimi gli Ebrei chiamano il Pentateuco, di cui quei versetti sono l’inizio. La parola, che in ebraico è formata da quattro lettere, si trova partendo dalla prima “t” che si incontra e poi saltando “sette volte sette” lettere ogni volta. Abbiamo visto che c’è una possibilità su 2137 che si tratti di un caso, ma può essere un caso, tanto quanto vincere il primo premio alla lotteria di paese. Fin qui nulla di particolarmente rilevante, solo una curiosità.

Ma, a proposito di curiosità, andiamo a vedere se nel libro dell’Esodo accade la stessa cosa. La prima “t”, diversamente da quel che accade in Genesi, la troviamo non nella prima parola, ma nella seconda, “shemot”, che però non solo è il primo sostantivo, come in Genesi, ma è anche, come in Genesi, la parola con cui gli Ebrei chiamano il libro. Essi infatti chiamano le parti del Pentateuco con la prima o una delle prime parole del libro. L’Esodo, che è

I primi cinque versi del libro dell’Esodo, cioè della “Torah”. I cerchietti rossi indicano le quattro lettere della parola “torah”, separate l’una dall’altra da 49 lettere. Il rettangolo verde evidenzia la parola “shemot” (“nomi”) che costituisce il titolo ebraico del libro. E’ la stessa cosa che accade in Genesi

parola greca, lo chiamano “Shemot”, cioè “i nomi”: “Or questi sono i nomi dei figli d’Israele che vennero in Egitto con Giacobbe”. Saltiamo 49 lettere e troviamo – sorpresa ! – una “o”. Precisiamo: si tratta della lettera ebraica vav che, in ebraico può valere per il suono “o”, ma anche per “u” oppure – come in questo caso – per “v”. Sta di fatto che per scrivere “torah” ci vuole una vav e qui, nella stessa posizione che abbiamo visto nella Genesi, c’è appunto una vav, nella parola “viyehudah”, che significa “e Giuda”. Saltiamo 49 lettere e troviamo una “r”, nella parola “yerech”, cioè “lombi”, i lombi di Giacobbe da cui uscirono i suoi discendenti. Altre 49 lettere e arriviamo – nella parola “hahu”, che significa “quello” riferita a “generazione” che in ebraico è maschile ma viene tradotto “quella” – alla lettera he, cioè “ah”, che completa la parola “torah”.

Diremmo che la casualità è a questo punto esclusa. Partivamo da quella una probabilità su 2137 che il fenomeno si verificasse una volta in Genesi: c’è una probabilità su 47.014 (2137×22, il numero delle lettere dell’alfabeto ebraico) che, in aggiunta, anche alla prima “t” dell’Esodo segua una “o”. E poi la stessa cosa si verifica per la terza e la quarta lettera della parola “torah”. Facendo 47.014x22x22 arriviamo a una possibilità su 22 milioni (precisamente 1 su 22.754.776). Insomma, è più facile vincere il primo premio alla Lotteria nazionale di Capodanno comprando un solo biglietto. Chiariamo: è tanto facile che questo accada per caso, quanto il fatto che tu che leggi queste righe vinca quest’anno la lotteria nazionale, comprando un solo biglietto. Oppure è come lanciare un dado da gioco dieci volte e avere sempre lo stesso numero. E – per capire meglio – ricordiamo che, a differenza dei biglietti della lotteria e dei dadi da gioco, di Bibbia ne abbiamo una sola.

Viene naturale, a questo punto, andare al terzo libro del Pentateuco, il Levitico, per vedere se la cosa si ripete. Ebbene: la cosa NON si ripete. Né si verifica negli altri due libri, Numeri e Deuteronomio. Noi siamo un po’ delusi, mentre gli odiatori della Bibbia gioiranno, diranno che abbiamo giusto giusto rilevato una stranezza, una curiosità, ma non significa nulla. Ma voi, lettori di entrambe le fazioni, non perdete la prossima puntata, perché riserva sorprese più grandi di queste prime tre.

“Il Papa è veramente il successore designato dell’apostolo Pietro?” Chi sono i successori degli apostoli?

Ci viene segnalato un bell’articolo del sito Coram Deo.

L’articolo tratta della successione apostolica. Chi sono i veri successori degli apostoli? Ecco il nocciolo della questione:

Pietro spiega che, come testimone oculare della gloria di Gesù Cristo sul monte della trasfigurazione, egli ha sentito la reale voce di Dio il Padre elogiare suo Figlio (2 Pietro 1:16-18). Ma, sorprendentemente, Pietro professa che “abbiamo la parola profetica più salda” e parla della Parola di Dio scritta dai suoi autori sospinti dallo Spirito Santo (9-21).

Se lui, che è il primo apostolo, considerava le Scrittura una sicura e divina istruzione per la chiesa nell’era post-apostolica, è molto difficile credere come la successione apostolica possa aggiungere qualcosa a questo fondamento già ben saldo e certo.”

Sono cose che a noi Valdesi sono note da sempre, ma è sempre bene tenerle a mente. Tutti i valdesi infatti sanno bene che – come scriveva il vescovo Claudio dodici secoli fa – non basta sedere sul seggio che (forse) fu di Pietro per essere veramente successore degli apostoli. Ma molti hanno dimenticato che seguire la Scrittura è l’unica strada che un cristiano ha per essere tale, e un valdese dovrebbe saperlo più degli altri. Seguire la parola di Dio, non la superbia del proprio Io. Seguire ciò che la Scrittura dice e non ciò che la vana superbia, e le personali inclinazioni, fanno passare per la testa.

Guarire dalla sindrome della lamentela – Culto di domenica 19 marzo 2017

 Come va?” “Non mi lamento, grazie”. “Davvero? Che strano!”. Ci sono molti motivi per lamentarsi, ma il farlo costantemente può diventare una patologia da curare! Quando è il popolo di Dio a farlo, quella è cosa piuttosto seria che rivela che… Lo vediamo quest’oggi sulla base del testo di Esodo 17:1-7. Ci porterà ad apprezzare una speciale “acqua curativa” che rimane a nostra disposizione.

19 marzo 2017 – Terza Domenica di Quaresima

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

D/R 16 Tutto il genere umano decadde nella prima trasgressione di Adamo?

Testi biblici: Esodo 17:1-7; Romani 5:1-11; Giovanni 4:5-42; Salmo 95

Salmo da cantare: Salmo 95 [Venite insieme cantiamo (Ginevrino)].

Preghiera: Onnipotente Iddio, sappiamo che in noi stessi non abbiamo forza alcuna per aiutarci. Conservaci sia esteriormente nel nostro corpo ed interiormente nella nostra anima, affinché possiamo essere difesi da ogni avversità che possa capitare al nostro corpo, e da gni cattivo pensiero che possa assalirci e farci del male, per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: Guarire dalla sindrome della lamentela

Versione video: https://youtu.be/qX2NjjS4ABY

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Paolo Castellina

Partire senza sapere dove andare? – Culto di domenica 12 marzo 2017

Il dramma di intere popolazioni che devono fuggire dal loro paese a causa di situazioni per loro insostenibili deve poter trovare una soluzione. Altra cosa è però la vicenda di Abramo che parte dal suo paese con la sua famiglia anche se avrebbe potuto benissimo rimanervi e prosperare. Egli non sapeva dove Dio l’avrebbe portato ma accoglie la Sua vocazione come una sfida che avrebbe aperto per lui e per noi prospettive impensabili. La esamineremo nella riflessione di quest’oggi, tratta da Genesi 12:1-4.

12 marzo 2017 – Seconda Domenica di Quaresima

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

D/R 15 Quale è stato il peccato per il quale i nostri progenitori decaddero dallo stato in cui originalmente erano stati creati?

Testi biblici: Genesi 12:1-4a; Romani 4:1-5, 13-17; Giovanni 3:1-17; Salmi 121

Salmo da cantare: Salmo 121 [Io gli occhi ai monti levo ancor (Ginevrino); Lo sguardo mio rivolgo (Arpa)].

Preghiera: O Dio,la cui gloria è sempre quello di avere misericordia: Sii misericordioso verso tutti coloro che si sono allontanati dalle tue vie, e riportali con cuore penitente e fede costante ad abbracciare e a tenersi stretti alla verità immutabile della Tua Parola, Gesù Cristo, Tuo Figlio, che con Te e con lo Spirito Santo vive e regna, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: Partire senza sapere dove andare (Genesi 12:1-4).

Versione video: https://youtu.be/qUefSVbQVYo

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Paolo Castellina

Un complotto coronato da successo? – Culto di domenica 5 marzo 2017

 Esistono complotti segreti di grande scaltrezza a livello planetario per far andare le cose in un certo modo? Se ne teorizzano oggi diversi e ad opera di agenzie altrettanto variegate di natura politica e religiosa. Vi è chi deride chi ne parla e sicuramente il complottismo può essere patologico. Certo è che molte sono le forze che si contendono il dominio di questo mondo attraverso abili manipolazioni e che non se ne fanno scrupolo alcuno.  C’è però un complotto di natura spirituale molto più di base che mira ad allontanare l’umanità da Dio e dalle sue leggi per rovinarla così completamente. Ne parla ampiamente la Bibbia tracciandolo fin dai tempi più remoti. Ne parliamo quest’oggi riflettendo sul testo di Genesi 3:1-6.

5 marzo 2017 – Prima Domenica di Quaresima

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

D/R 14 Che cos’è il peccato?

Testi biblici: Genesi 2:15-17; 3:1-7; Romani 5:12-19; Matteo 4:1-11; Salmi 32

Salmo da cantare: 32 [Beato l'uom che d'ogni suo peccato (Ginevrino); Beato l'uomo a cui la trasgressione (Salmo 32:1-7 (Arpa)].

Preghiera: Preghiera: Onnipotente Iddio, il cui Figlio benedetto era stato condotto dallo Spirito ad essere tentato da Satana, vieni presto ad aiutare noi che siamo assaliti da molte tentazioni; e, perché conosci le debolezze di ciascuno di noi, che possiamo vederti potente a salvare; per Gesù Cristo, Tuo Figlio e nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

Predicazione: Un complotto coronato da successo? (Genesi 3:1-6).

Versione video: https://youtu.be/GNU_eFEzlk4

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Paolo Castellina

Le favole abilmente inventate sono ben altre! – Culto di domenica 26 febbraio 2017

Miti, leggende, favole e false notizie oggi ce n’è in abbondanza e sono diffuse per gli scopi più diversi. Esse non si trovano, però, nella Bibbia, che sfida i secoli e denunzia essa stessa menzogne e manipolazioni della verità portando alla salvezza in Cristo. Nel testo che esaminiamo questa settimana, 2 Pietro 1:16-21, l’apostolo contesta gli avversari e i fallsificatori dell’Evangelo confermando l’uomo e la donna di Dio nella verità rivelata.

26 Febbraio – Ultima Domenica dopo l’Epifania

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

Domanda 13 – Continuarono i nostri progenitori [a vivere] nella condizione in cui erano stati creati?

Testi biblici: Esodo 24:12-18: 2 Pietro 1:16-21; Mattdeo 17:1-9; Salmi 2; o Salmi 99

Salmo da cantare: 2 [Perché tumulto le nazioni fan? (ginevrino); Perché tumultuarono (Arpa)].

Preghiera: O Dio, che prima della passione del Tuo unigenito Figlio hai rivelato la Sua gloria sulla santa montagna: Concedici che noi, contemplando per fede la luce del Tuo volto, possiamo essere rafforzati per portare la nostra croce, ed essere trasformati a Sua immagine di gloria in gloria; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: Le favole abilmente inventate sono ben altre!

Versione video: https://youtu.be/-JJb7xBdIwQ

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Paolo Castellina

Nuove sorprese dalla Bibbia, fin “dal principio” (2) – Semplici “coincidenze”?

Nella prima parte abbiamo visto che nei primi cinque versetti della Bibbia, che sono ovviamente i primi cinque versetti del Pentateuco, chiamato “torah” dagli Ebrei, partendo dalla prima “t” e saltando 49 lettere, poi altre 49 e ancora 49 si trova proprio la parola “torah”.

Coincidenza fortuita? Potrebbe effettivamente essere una coincidenza fortuita. Ma quanto fortuita? Il primo capitolo della Genesi comprende all’incirca 930 lettere. Sono dunque possibili ben 142.758 sequenze di quattro lettere come quella di Torah: 924 sequenze saltando una sola lettera, 921 saltandone due, 918 saltandone tre e poi via via a scendere, fino a 6 sequenze separate da 307 lettere e 3 separate da 308 lettere. Quante sono le probabilità di scrivere una parola di quattro lettere (come “torah”, che in ebraico ha quattro lettere), partendo da dove casualmente si incontra la prima? L’alfabeto ebraico ha 22 lettere, dunque, dopo la “t”, c’è una probabilità su 22 di incontrare la “o”, una su 484 (22×22) di incontrare successivamente anche la “r“, una su 10.684 (484×22) di completare la parola con la lettera “h” (traslitterata in “ah”). Dunque è perfettamente normale che su 142mila combinazioni la cosa si verifichi. Anzi, dovrebbe verificarsi circa 14 volte! “Dunque, niente!” potranno gioire i nemici della Bibbia.

Il fatto però è che questa “coincidenza” è molto più circoscritta. Perché la sequenza non parte da qualunque punto del capitolo, ma dalla prima “t”, che guarda caso è l’ultima della parola che significa “in principio”. Cioè il modo più esplicito e univoco di “mandare un messaggio”. Questo riduce enormemente le combinazioni possibili: da 142.758 a sole 307: una dove si salta una lettera, una dove se ne saltano 2, e così via fino alla sequenza dove si saltano 308 lettere. Dunque c’è solo una probabilità su 34 che una sequenza, partendo dalla prima “t”, componga la parola “torah” (cioè le 10.684 combinazioni delle altre tre lettere diviso le 307 possibilità di realizzare la sequenza stessa).

Va poi aggiunto che l’intervallo di 49 lettere non è un intervallo qualsiasi, poiché 49 è uguale a sette volte sette. E sette è un numero importantissimo nella Bibbia: dai sette giorni della creazione alle sette chiese dell’Apocalisse, passando per i sette giorni che passano dall’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme alla sua risurrezione. Il numero 7 ricorre oltre trecento volte nella Bibbia, molto più di qualunque altro numero superiore al tre. Solo il 2 e il 3, di poco, ricorrono più volte, ma per motivi pratici. Non è come se la sequenza fosse stata sulle 19 o sulle 132 lettere. Possiamo ammettere che, oltre all’intervallo di 49, anche quello di 3, oppure 9 (in quanto 3 volte 3) o 7 o 12 sarebbe stato significativo. Dunque: possiamo dire che ci sono solo 4 possibilità su 10.684, come dire 1 su 2137, che partendo dalla prima “t” e saltando un numero simbolicamente importante di lettere (3 o 7 o 9 o 12 o 49) si formi la parola “torah”. Insomma, è già una bella coincidenza.

Ancora però dobbiamo rispondere alle obiezioni dei nemici della Bibbia, con cui abbiamo concluso la prima parte. Lo faremo nelle prossime puntate.

(2 – continua)

Il capo dei gesuiti: “Le parole di Gesù vanno contestualizzate”

“Padre” Arturo Sosa Abascal, da pochi mesi eletto Preposito Generale della Compagnia di Gesù, cioè il capo dei gesuiti, ha detto in un’intervista: “bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole”.

Abascal, in un certo senso, è anche il capo di Jorge Bergoglio, in quanto gesuita.

Il catechismo della chiesa cattolica, al capitolo 81 dice: “La Sacra Scrittura è la Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito divino”.

Ma se Abascal non si fida della Scrittura, al punto da dire che “non si sa cosa ha detto veramente Gesù”, è anche giusto e coerente che non si fidi del suo catechismo. In altre parole: se non crede in Gesù, del quale sappiamo cosa ha detto e fatto unicamente dalla Bibbia, alla quale non crede, sarebbe assurdo che credesse alla Chiesa Cattolica, per quanto in essa abbia un ruolo assai importante.

Abascal, che in un certo senso è anche il capo di Jorge Bergoglio, in quanto gesuita dice anche: “nell’ultimo secolo nella chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente cosa volesse dire Gesù. Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla chiesa che è fatta di persone umane”. Notevole che dica “nell’ultimo secolo”, come se Paolo, Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino e tutti gli altri si fossero occupati d’altro che non di capire “cosa volesse dire Gesù”. E se bisogna aspettare 1900 anni per capirlo significa che la “ispirazione dello spirito divino” non funziona molto bene. La sostanza è, insomma, piuttosto chiara: “nell’ultimo secolo” c’è stato davvero qualcosa di assai diverso da quello che è accaduto nei diciannove precedenti secoli di cristianesimo, cioè sedicenti “teologi” hanno deciso di saperne più di Paolo, più degli evangelisti… alla fine più di Gesù stesso.

La Chanson del Vaudois, canto valdese probabilmente della fine del XVI secolo, dice, nell’ultima strofa:

Dieu veuille avoir merci de nos pauvres ministres

Qui sont dans le Piémont parmi les Jesuites.

Dieu leur fasse la grâce de pouvoir tenir bon

A chanter Ses louanges et à benir son nom.

Dio voglia aver pietà dei nostri poveri pastori

Che sono nel Piemonte fra i Gesuiti.

Dio faccia loro la grazia di perseverare

Nel cantare le Sue lodi e a benedire il Suo nome.

All’epoca molti pastori valdesi erano prigionieri in varie località del Piemonte e generalmente erano inquisitori gesuiti a tormentarli in ogni modo perché rinunciassero alla loro fede.La preghiera contenuta nel canto fu esaudita e le abiure furono pressoché nulle.

 

Oggi invece è successo addirittura il contrario: molti pastori valdesi hanno preceduto i Gesuiti nell’abbandonare Gesù Cristo.

Nuove sorprese dalla Bibbia, fin “dal principio”. Con tanti saluti ai suoi odiatori

Mentre molti “teologi” si ingegnano ad affossare in ogni modo l’autorevolezza, la dignità e l’importanza della Bibbia, c’è chi invece – prendendola sul serio – fa scoperte straordinarie.

I primi cinque libri della Bibbia sono generalmente chiamati con il termine greco “Pentateuco”, che significa “i cinque contenitori”, “i cinque rotoli”, ma il nome ebraico è תורה , che si pronuncia “torà”, di solito si traslittera “torah” e significa “insegnamento, dottrina” più che “legge” come alcuni traducono. Il Pentateuco stesso, altri testi dell’Antico Testamento e Gesù stesso attribuiscono questi 5 libri a Mosè, ma – naturalmente – la cosiddetta critica moderna la pensa diversamente, e spesso concordano con essa anche “teologi” pagati da chiese cristiane (ovviamente anche valdesi) per dare torto

Un complicato schema che spiega la presunta eterogeneità delle varie parti del Pentateuco. Le prime “due tradizioni” sono ritenute separate sulla base del fatto che vengono usati due diverse espressioni per indicare Dio.

a Gesù. L’Enciclopedia Treccani, massimo repertorio di autorità culturale italiana spiega: “Si concorda dunque nel ritenere che la composizione dei libri del Pentateuco avvenne per epoche successive, sovrapponendo e mescolando materiale di stile e mentalità diversi, ma improntato a una sostanziale continuità culturale”. Notevole il “si concorda”,  dove, pur nell’ambiguità del verbo impersonale, si dà ad intendere che sono tutti d’accordo sull’eterogeneità dei cinque libri.

Troverete in giro grandi ragionamenti sul fatto che i termini con cui ci si riferisce a Dio sono diversi nelle varie parti del Pentateuco, il che dimostrerebbe che queste non possono essere state scritte dalla stessa persona. Argomento davvero pregevole perché consente di farsi una bella risata, cosa sempre apprezzabile e che fa bene alla salute. Prendiamo un verso della Commedia di Dante:

“fecemi la divina potestate, la somma sapienza e il primo amore” (Inferno, III, 5)

È la scritta sopra la porta dell’Inferno, dove è la porta stessa a parlare e a dire chi l’ha fatta. È evidente che le tre espressioni, “la divina potestate”, “la somma sapienza” e “il primo amore” indicano tutte Dio. Dobbiamo dunque concludere che quel singolo verso è stato scritto da tre persone diverse? Ovviamente nessuna persona sana di mente o in buona fede direbbe una stupidaggine del genere, che – a parte l’assodata certezza che l’autore dell’opera (figurarsi di un singolo verso)  è uno solo – è assurda già nel concetto astratto e si scontra con un dato di fatto tecnico, e cioè che le tre espressioni contribuiscono a creare un verso di undici sillabe, come tutti i versi della Commedia. Insomma: grazie per il buon umore.

Si dirà che per il Pentateuco non abbiamo prove come quella appena citata sul verso di Dante. Davvero? Vedremo.

Prendiamo il testo ebraico dei primi versi della Genesi, ricordando che

I primi cinque versi del libro della Genesi, cioè della “Torah”. I cerchietti rossi indicano le quattro lettere della parola “torah”, separate l’una dall’altra da 49 lettere. Il rettangolo verde evidenzia la parola “bereshit” (“in principio”) che costituisce il titolo ebraico del libro.

l’ebraico si legge da destra a sinistra. Cerchiamo la prima ת, cioè “t”: la troviamo già alla fine della prima parola, che significa “nel principio”. Poi saltiamo 49 lettere e troviamo una ו, cioè “o”. Ne saltiamo altre 49 e troviamo una ר, cioè “r”. Saltiamo altre 49 lettere e troviamo una ה, cioè “ah”. Risultato: “torah”! Dunque, la parola “torah” è nella Torah, e proprio all’inizio.

Per oggi chiudiamo qui e diamo tempo ai detrattori della Bibbia di provare a spiegare che si tratta di una coincidenza fortuita, che non significa nulla, che è già stato dimostrato che questo tipo di ricerca dà risultati casuali del tutto inattendibili, che con questo sistema si trova qualunque cosa ecc. ecc.  Torniamo presto con delle sorprese.

(prima parte – segue)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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